L’ultima sfida

Lultima chiamata

Da stamattina, Giulia non riesce a liberarsi di uno strano presentimento, una sensazione che qualcosa stia per accadere.

Qualcosa di brutto…

Ha subito telefonato alla mamma, ma la signora Maria Lucia lha rassicurata:

La pressione è perfetta, non ho mal di testa. Ma perché chiedi?

Così, per sicurezza… risponde Giulia. Va bene, devo prepararmi per il lavoro, se cè qualcosa chiamami tu.

Va bene, cara.

Il colloquio con la mamma dovrebbe tranquillizzarla, eppure lansia non passa e quel presentimento rimane lì.

Giulia proprio non capisce da dove viene: non ci sono motivi evidenti per preoccuparsi.
Certo, con il suo lavoro può accadere di tutto. E poi oggi è lunedì, il giorno più pesante della settimana.

Finito il caffè, guarda lorologio: sono le sei e mezza. Si veste in fretta, prepara uno spuntino veloce e si mette in cammino verso il lavoro.

*****

Allentrata della centrale incontra Nicola, oggi suo compagno dintervento per tutto il turno in ambulanza. Quando la vede, Nicola la saluta con un cenno allegro, mentre sta accendendo una sigaretta. Giulia gli risponde con un sorriso stanco.

Giulia, che faccia scura stamattina! sorride Nicola. È successo qualcosa?

No, Nico. Non è ancora successo niente. Ma qualcosa succederà, lo sento, risponde lei, pensierosa.

Ma per carità Che ti prende già a questora? Non hai dormito bene?

Giulia non risponde, alza gli occhi verso il cielo. Le nuvole sono fitte, da un momento allaltro verrà giù il diluvio.

E lei, la pioggia, la detesta fin da bambina…

Forse è solo il brutto tempo che mi mette di malumore? Non sarà un presentimento, ma solo una giornata no?
Quasi si rassicura, contenta di aver trovato una ragione ai suoi pensieri cupi.

Peccato che il senso di disagio ritorna appena dopo.

Buon lavoro, colleghi! urla una giovane infermiera che passa di corsa.

Sentendo ciò, Nicola tossisce colpito dal fumo, le fa segno con il pugno, e lei sbianca subito.

Oh mamma Scusate Mi è scappato dice con imbarazzo,

Quella infermiera lavora qui solo da una settimana e ancora non ha imparato che non si augura mai buon turno a una squadra in servizio.

Porta sfortuna.

Adesso sì che succederà qualcosa mormora Giulia, mentre un brivido le corre lungo la schiena.

Tocca ferro… borbotta Nicola, spegnendo la sigaretta nel cestino di metallo.

*****

Giulia si morde nervosamente le labbra ogni volta che la centrale invia un nuovo indirizzo sul tablet e comunica il motivo della chiamata durgenza:

Uomo, 35 anni, lamenta forte mal di testa. Da come parla, si sospetta un ictus.

Era proprio quello che ci voleva pensa Giulia. Sa che chi fa il suo mestiere deve essere pronta a tutto, però…

Giulia si fa coinvolgere da ogni chiamata, e soffre molto soprattutto quando il caso è grave, o peggio ancora, fatale. E lictus spesso non perdona.
Soprattutto oggi…

Per fortuna, quando arrivano dal paziente, scoprono che non si tratta affatto di un ictus.

Luomo era semplicemente reduce da una nottata di festa e aveva il mal di testa per i troppi brindisi. Giulia gli dà una pastiglia e lo consiglia di dormire.

Una birra aiuterebbe? domanda luomo, speranzoso.

Assolutamente no! Solo peggiorerebbe. Vuole stare bene? Meglio evitare del tutto lalcol!

Rientrando in ambulanza, Giulia tira un sospiro di sollievo. Finalmente una buona notizia.

Forse Nicola ha ragione, e questa sensazione che le ho raccontato è solo frutto della stanchezza e dello stress? Forse sì.
Giulia comincia a rilassarsi, ma la centrale la richiama subito e la invia insieme a Nicola… al cimitero.

Dove?! chiede incredulo Nicola.

Al cimitero… risponde Giulia, stringendo forte il tablet.

Stamattina al cimitero di Firenze cè il funerale di un noto artista locale (Giulia non ne aveva mai sentito parlare).

La folla è tanta.

Giovani e anziani, uomini e donne. Chi porta un garofano in silenzio, chi piange, chi ricorda il defunto con una parola affettuosa.
Giulia ha limpressione che da un momento allaltro debba accadere qualcosa. Nicola fuma più spesso.

Ma non succede nulla, nessuno ha bisogno del pronto intervento.

Arrivano poi altre chiamate, tutte però piuttosto ordinarie, come capita quasi tutti i giorni.

Dun tratto, senza nemmeno accorgersene, sono passate quasi dodici ore e il turno sta per finire.

Ancora dieci minuti e potranno tornare alla loro centrale.

Giulia sogna già la doccia calda, il letto, una notte di sonno. Domani sarà un altro giorno e spera che il suo umore sarà migliore.

Per sicurezza, Giulia chiama di nuovo la mamma per sapere se va tutto bene.

Tutto a posto risponde Maria Lucia. Ora ceno e poi guardo la televisione.

Allora, come sta la mamma? chiede Nicola appena Giulia mette via il telefono.

Tutto tranquillo.

Hai visto?! ride Nicola. Te lavevo detto, che oggi non sarebbe successo niente. Basta con questi cattivi presentimenti!

Non lo so, Nico C’è ancora qualcosa che mi turba, ma non so cosa.

Dovresti prendere un animale domestico: sono fantastici per lo stress.

Dici davvero?

Certo! Io ho il gatto Luigi a casa. Quando torno, mi salta in braccio, fa le fusa e ogni inquietudine sparisce. E dormo da favola.

Dai, Nico, con i miei turni che animale potrei tenermi? Quando sto fuori tutto il giorno, chi lo guarda? Tu hai moglie, figli, io sono sola.

Giulia vorrebbe aggiungere altro, ma il tablet si attiva improvvisamente e arriva la voce della centrale:

Giulia, scusa, ma il turno non è ancora finito; prendi lultima chiamata. Via Leopardi, 23. Lappartamento Aspetta un attimo…

Sarà mica il 48?

Sì, proprio il 48. Come lo sai? chiede incuriosita la centrale.

Lì abita Federico Alessio. È come andare a casa di amici, ci vado così spesso. Si lamenta ancora per il cuore?

Si sente il sospiro affranto della centrale. Giulia viene attraversata da un brutto presentimento.

È morto, Giulia Pare stamattina. La polizia è già là, e anche voi dovete esserci, come sai

Lo so… risponde Giulia con voce spenta.

Con le mani tremanti, appoggia il tablet sulle ginocchia e guarda Nicola. Lui ha sentito tutto, tace.

Poi dice:

Mi dispiace per Federico Alessio. Era una brava persona, dal poco che mi hai raccontato. Però, Giulia, non è colpa tua. Non voleva andare in ospedale, non si faceva mai visitare… Non puoi fartene una colpa, capisci?

Giulia si appoggia allo schienale, chiude gli occhi e per un attimo si isola dal mondo.

*****

Aveva conosciuto Federico Alessio appena un mese e mezzo fa. Aveva chiamato lambulanza per forti dolori al petto.

Luomo ha lasciato la porta aperta, potete entrare senza bussare le aveva detto la centrale.

Va bene.

Appena entrata, nella piccola entrata di casa, un cagnolino la accoglie abbaiando. Piccolissimo, grande come una mano.

Prima ringhia, poi abbaia più forte, e solo dopo essere stato chiamato dal padrone corre da lui, scodinzolando.
Lho trovato per strada e lho adottato. Ora mi fa la guardia, sorride lanziano cercando di alzarsi dal letto.

Resti pure disteso, lo ferma Giulia. Il cagnolino è adorabile. Ne prenderei anchio uno, se potessi.

E perché non puoi?

Ci sono dei motivi. Ma ora parliamo di lei, Federico. Da quanto tempo sente dolore? Si fa seguire da un medico?

Lanziano risponde a tutto. Il suo cuore ha cominciato a dargli problemi dallanno scorso, quando è morta la moglie. Prima andava alle visite, ma non serviva a nulla, così

Peggioro soprattutto in coda allambulatorio. Il dolore va e viene.

Può descriverlo meglio?

Non cè niente da spiegare: un po mi fa male, poi passa. Prendo il Corvalolo, o il Valori sotto la lingua.

Nemmeno uno dei due è una cura, sorride Giulia. Facciamo allora un ECG.

Giulia nota problemi sul tracciato e vuole farlo ricoverare, ma lui rifiuta.

E a chi lascio Briciola? Datemi piuttosto una pastiglia, una punturina.

Questo può essere solo temporaneo. Le consiglierei lospedale.

Gli altri vostri colleghi facevano sempre così. E io sono ancora vivo. Ma in ospedale non vado. Se serve, firmo la rinuncia.

Giulia non riesce a convincerlo, né quella volta né le altre.

Da allora, agli interventi da Federico andava sempre lei. Federico chiamava spesso: almeno una volta a settimana.

Prima non mi succedeva mai. Ora mi prende e non mi lascia.

Perché i problemi peggiorano, senza nessuna cura. Vuole ripensarci e venire almeno una volta in ospedale?

Mi dispiace, Giulia, ma proprio non posso, diceva lanziano accarezzando a lungo il suo cagnolino. Nessuno può badare a Briciola. È ancora piccolo.

E se dovesse succederle qualcosa? chiede Giulia.

Non succederà. Ma se se capita, ci saranno persone buone al mondo. Ho avvertito la vicina, le ho anche fatto vedere dove tengo i soldi.

I soldi? Perché?

Perché così potrà comprare il cibo al cane. So che tanti non prendono gli animali perché non possono permettersi di mantenerli.

Veramente una brava persona.

Ora Giulia sta andando ancora da Federico Alessio, ma stavolta non potrà più scambiare due parole come sempre. È triste…

Lultima chiamata è davvero lultima.

E, a essere sincera, Giulia non è daccordo con Nicola: lei si sente comunque in colpa. Avrebbe dovuto convincerlo a farsi curare. Avrebbe dovuto…

Giulia, siamo arrivati.

Eh? sente la mano di Nicola sulla spalla.

Dico che siamo arrivati.

Trascinando le gambe pesanti, Giulia sale al terzo piano, entra nell’appartamento dove ci sono il poliziotto e la vicina, Vera Paolini, che ha conosciuto durante unaltra chiamata.

A Federico Alessio una volta era venuto un malore per strada e, stringendo Briciola tra le braccia, aveva chiesto a Vera di chiamare lambulanza. Così Giulia aveva conosciuto anche lei.
Buonasera, Giulia.

Buonasera, Vera, risponde piano Giulia. Ho capito, avete chiamato voi la polizia?

Certo, non cera altro da fare. Il cane abbaiava da stamattina. Mi sono stupita di non vedere Federico a passeggio, ma ho pensato che non avesse voglia. Poi

E poi?

Poi sono andata in campagna, sono tornata tardi. Ma quel cane abbaiava ancora, così ho chiamato la polizia. La portinaia è salita con il fabbro, hanno aperto la porta e indica la stanza col braccio.

Ho capito, grazie.

Giulia entra nella camera, rimane a guardare Federico a lungo, cercando di non piangere. Poi compila il referto. Allimprovviso…

…ricorda qualcosa, si guarda intorno, va in cucina, in bagno, anche sul balcone.

Scusi, cerca qualcosa? chiede il poliziotto osservando incuriosito.

Il cagnolino dovrebbe essere qui, ma non lo vedo da nessuna parte. Lavete visto?

Piccolino, nero? Sì, era qui che gironzolava e abbaiare, ride il poliziotto, poi si fa serio ricordando dove si trova. Credo la vicina labbia preso.

Grazie al cielo! pensa Giulia.

Aveva temuto che lo avessero buttato fuori. Federico gli voleva davvero bene e si sarebbe disperato sapendo una cosa del genere…

Detto addio al poliziotto, Giulia esce e va da Vera, che era uscita dicendo di avere da fare.

Giulia? si stupisce la vicina. Serve qualcosa?

Volevo solo ringraziarti per aver preso Briciola. Come sta? È molto spaventato?

Chi sarebbe spaventato?

Briciola Ce lhai tu, no?

Ah, quel cane? No, mica lho preso. A che mi serve un cane?

Il poliziotto mi ha detto che lhai portato con te.

Sì, ma poi lho lasciato uscire. Abbaiava, dava fastidio anche al poliziotto, ho pensato stesse meglio fuori. E poi mi era venuto il mal di testa per tutto quel baccano.

Hai lasciato il cucciolo fuori in strada?

Non lho buttato fuori, lho solo lasciato andare. Che senso ha tenerlo qui? Il padrone non cè più.

Ma Federico mi aveva detto di aver accordato tutto con te, aveva perfino mostrato dove teneva i soldi per il cibo di Briciola.

Vera cambia subito espressione, si spaventa, poi si fa dura:

Non capisco di che parli, Giulia. Federico non mi ha mai fatto nessuna promessa, né mi ha mai parlato di soldi.

Ma lui mi disse…

Scusa Giulia, ma ora devo andare. Comunque il cane… Se vuole sopravvivere, sopravviverà. Il mondo è pieno di brave persone, magari qualcuno lo prenderà.

*****

Giulia scende di corsa le scale ed esce. Ora piove davvero, prima solo gocce sottili, ma diventano sempre più grosse.

Giulia, che fai sotto la pioggia? le grida Nicola. Vieni in macchina, ti inzuppi!

Giulia apre la portiera, lascia nel sedile la cassetta dei medicinali e la richiude.

Giulia, che succede? Nicola la segue confuso.

Nico, tu torna pure alla centrale, abbiamo finito il turno, io devo ancora fare una cosa.

Che cosa?

Devo trovare il cagnolino.

Che cagnolino, Giulia? Mi spieghi finalmente che sta succedendo?

Lei racconta tutto in breve. Nicola accende una sigaretta, ascolta in silenzio.

Briciola non può essere andato lontano. Devi andare tu, io mi arrangio. Resta qui, lo troverò.

Nicola butta la sigaretta, la schiaccia con il piede, poi guarda Giulia:

No! Non ti lascio sola. Fra un po fa buio. Lo cerchiamo insieme, il tuo cagnolino.

Ma la macchina? La devi riportare!

Ma dai, Giulia, nessuno dirà niente. Non preoccuparti.

Il medico e lautista girano il cortile dieci minuti a cercare il cucciolo, che sembra sparito. Poi si aggiunge anche il poliziotto uscito dallandrone. Propone il suo aiuto, Giulia accetta volentieri e ne è quasi sorpresa.

Trovato! urla Nicola e Giulia corre da lui.

Anche il poliziotto segue veloce.

Guarda qui. Lho trovato io e quello ringhia, invece di ringraziarmi! dice Nicola, scherzando, vicino a una panchina davanti al palazzo di Federico.

Sotto la panchina cè davvero Briciola, che ringhia, non fa avvicinare nessuno.

Briciola, piccolo! quasi piange Giulia. O forse lo fa davvero, ma la pioggia nasconde le lacrime. Mi riconosci, Briciola?

Il cucciolo riconosce la donna che gli portava il pranzo quando andava a trovare il padrone.

Esce dalla panchina, la guarda negli occhi, guaisce piano.

Lo so, piccolo, lo so… Il nostro Federico se nè andato. Non cè più.

Nicola si gira per non farsi vedere mentre si asciuga le lacrime. Non piange mai in pubblico, ma stavolta non resiste. Anche il poliziotto guarda il cielo, per non tradirsi che gli uomini, specialmente in divisa, non devono piangere.

Forse, piccolo, non potrò mai sostituirti il tuo padrone parla Giulia al cucciolo. Ma voglio provarci, se vuoi. Vieni con me?

E Briciola va.

Perché capisce che Giulia è una brava persona e non gli farà mai del male.
E poi anche lui odia la pioggia…

*****

Allinizio Giulia teme di non farcela. Ma la mamma la aiuta.

Quando lei è di turno, Maria Lucia viene a casa, dà da mangiare a Briciola, lo porta fuori.

Quando Giulia è libera, passano ore al parco: lei, la mamma e il loro cagnolino adorato.

Non si è mai pentita di aver tenuto con sé quel cucciolo sfortunato.

Perché adesso la sua vita ha ritrovato un senso, e forse ora capisce anche Federico, anche se da medico non ha mai approvato come rifiutava le cure.

Poco tempo dopo, alla loro piccola famiglia si unisce anche unaltra persona.

Proprio quel poliziotto conosciuto a casa di Federico e che aveva partecipato alle ricerche. A Giulia era piaciuto subito, anche se il momento dellincontro non era dei migliori.
Quando Carlo si presenta con un mazzo di fiori, alla porta lo aspetta Briciola.

Il cucciolo prima lo annusa, poi lo scruta dritto negli occhi, e dopo qualche secondo abbaia forte, come per dire che lha accettato in casa: il suo giudizio è positivo.

Ora sa che alla sua amata padrona non può succedere niente di male. Tranne forse la felicità, quella che desiderava da troppo tempo.

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