Mamma, papà, ciao, ci avete chiamato, che succede? Marina e suo marito Lorenzo arrivarono di corsa nellappartamento di genitori. In realtà la scena si era messa in moto da tempo. La mamma, Irene, era gravemente malata, nella seconda fase di una malattia difficile
Irene aveva già terminato un ciclo di chemioterapia, poi le radiazioni. La malattia era in remissione e i capelli cominciavano a ricrescere, ma il sollievo era ancora troppo presto: la sua condizione peggiorava di nuovo.
Marina, Lorenzo, buonasera, entrate pure disse la mamma, pallida e sottile, quasi una bambina.
Figlioli, accomodatevi. Abbiamo una richiesta un po insolita, ascoltateci il papà, Alessandro, appariva un po smarrito.
Marina e Lorenzo si sistemarono sul divano e scrutarono Irene con impazienza. Irene sospirò, guardò il marito Alessandro, cercando forse un appoggio.
Marina, Lorenzo, non sorprendetevi, ma ho una domanda piuttosto strana. In parole povere Vi prego davvero di
Adoptateci un bambino, per favore! Non potremo più avere figli, e per altre ragioni
Ci fu un silenzio di qualche secondo.
Fu la figlia ad aprire la bocca per prima:
Mamma, credo ti sorprenderà, ma stavamo per dirti qualcosa da tempo. Lorenzo e io desideriamo un figlio, ma abbiamo già due figlie le vostre nipoti, Livia e Chiara.
Non cè certezza che il terzo nasca maschio. Inoltre la salute di Irene è precaria: ha già avuto un taglio cesareo, i medici le sconsigliano ulteriori gravidanze. Avevamo pensato di prendere un bambino dal bambinile di Bologna, un maschietto, per accoglierlo nella nostra famiglia.
E improvvisamente ascolti, mamma, le stesse parole che tu ci stavi appena dicendo. Da dove ti vengono questi pensieri?
Marina, non so nemmeno da dove cominciare disse Irene accarezzandosi la capigliatura che ricresceva come un ricciolino è che mi sento di nuovo peggio.
Poi è arrivata la mia amica, zia Nadia, che ho conosciuto al vecchio lavoro. Ti ricordi di lei? Una volta aveva un neo sopra locchio che quasi lo copriva. Le avevano detto di rimuoverlo perché poteva trasformarsi. Ma Nadia è venuta da me senza quel neo, bellissima.
È andata a trovare la nonna Lina in campagna, le ha raccontato la sua storia, e noi, insieme, abbiamo deciso di seguirla. Nonna Lina aiuta persone da tutte le città, ha salvato molti. Ho pensato a cosa potessi perdere e abbiamo partito.
Marina e Lorenzo ascoltavano la narrazione di Irene, trattenendo il respiro, ma non capivano bene dove volesse condurli.
Allora, bambini continuò Irene la nonna Lina mi ha subito posto una domanda strana: Hai un figlio?
Sapendo che io ho una figlia, Marina, e due amate nipotine, Livia e Chiara, la nonna ha insistito: E tua figlia, cosè successo?
Mi ha sorpreso, perché nessuno, tranne me e Alessandro, sapeva del mio aborto tardivo. Doveva nascere un maschietto, il primogenito, per te, Marina, ma non è sopravvissuto disse Irene stringendo i bordi della sua maglietta con le mani.
E adesso? chiese Marina, gli occhi grandi.
La nonna Lina ha detto: Adotta un bambino. È tornata e se ne è andata. Le lacrime mi sono scese addosso, come se fosse colpa mia non aver salvato il primogenito.
Ora devo dare a un altro bambino calore e amore, per ristabilire lequilibrio rotto.
E sapete, mi sono ascoltata dentro: è davvero ciò che desidero. Alessandro ed io possiamo dare al piccolo tutto il caldo, lamore e ciò di cui ha bisogno!
E non è neanche per guarire me stessa. È una volontà consapevole: salvare da orfanità e solitudine almeno una piccola vita. Mi capite?
Mamma, ti capisco e ti sostengo completamente Marina, con le lacrime agli occhi, si precipitò verso Irene Facciamo così!
Marina e Lorenzo avevano già parlato con la direzione del bambinile di Bologna, dove volevano adottare un maschietto. Li invitarono a vedere i bambini.
Irene e Alessandro, ovviamente, andarono anchessi. Nella stanza giochi, su un tappeto, giocavano bambini di tre anni e più grandi.
Mamma, guarda quel ragazzino biondo, ti somiglia, sta costruendo una piramide con tanta cura. Ha persino spinto fuori la lingua per concentrarsi sussurrò Marina indicando un piccolo sul pavimento.
Anche a Irene piacque quel bimbo. Ma da un angolo della stanza si udirono parole sconclusionate.
Irene si girò: in un angolino, accanto a loro, cera un ragazzo più grande, dagli occhi tristi, che mormorava a bassa voce.
Stai parlando a noi? Dillo più forte, non ho capito chiese Irene.
Il ragazzo fece un passo verso di lei e ripeté: Zia, per favore, prendetevi di me, vi prometto che non rimpiangerete mai. Prendetemi
Marina e Lorenzo completarono rapidamente tutti i documenti e adottarono Michele. Livia e Chiara erano molto orgogliose di avere un fratellino.
Michele si abituò in fretta, chiamando Marina mamma e Lorenzo papà. Passava spesso a trovare la casa di Irene e Alessandro, perché abitavano vicino, e la scuola era a due passi.
Irene lo chiamava strano, non nonna, ma mamma Irene. Per qualche ragione lo chiamava così, e lei, trattenendo il respiro, lo guardava come se fosse davvero quel figlio perduto.
Su insistenza dei medici, Irene iniziò un nuovo ciclo di cure, ma la terapia non dava sollievo, anzi, la sua salute peggiorava.
Michele le fissava gli occhi, accarezzava i suoi capelli corti.
Mamma Irene, perché sei malata? Voglio che guarisci!
Non lo so, Michele, a volte succede, ma cercherò di guarire, te lo prometto amava Irene sentirsi chiamare mamma Irene.
Alessandro parlò con il chirurgo, che insisteva per unoperazione.
Quali sono le probabilità? chiese Alessandro.
Il dottore non mascherò il risultato:
Cinquanta su cinquanta. Faremo tutto il possibile e questo la salverà.
Alessandro e Irene decisero di andare avanti.
Il giorno dellintervento tutti erano nervosi. Marina chiamava incessantemente il papà. Alessandro aveva accordato con il medico di ricevere aggiornamenti non appena possibile; Alessandro era come un filo teso.
Non capì subito dove fosse Michele. Lo trovò nella loro camera, accanto alla sedia dove era appoggiata la camicia di Irene.
Michele non sentì il passo di Alessandro, era seduto sul pavimento, con la faccia nascosta nel camice di Irene, piangendo e ripetendo sottovoce:
Mamma Irene, non andare via, non voglio perderti di nuovo, per favore! Voglio che tu resti con me sempre, mamma Irene!
Il telefono suonò, facendo sobbalzare sia Alessandro che Michele.
Chiamava il dottore, con voce affaticata e senza gioia, e il cuore di Alessandro sembrò fermarsi.
È davvero finita? Irene non ha superato lintervento?
Alessandro? Sono il dottor Marco, lintervento è stato difficile, ma alla fine è andato a buon fine, tua moglie ce lha fatta.
È stata sul filo del rasoio, è la prima volta che vedo una cosa del genere, come se qualcuno dallalto la sostenesse nei momenti in cui la sua vita sembrava appesa a un filo.
Complimenti, è ancora con noi, ha ancora tanto da vivere, cè davvero un motivo per andare avanti
Grazie, grazie, dottore! Alessandro abbracciò Michele.
Hai capito, tutto sta bene, la nostra mamma Irene è viva! Che gioia, sei qui con noi, piccolo.
Scusa, ho sentito che chiedi per la mamma Irene, grazie di cuore, mio caro figlio!
Il loro viaggio, dalle tenebre della malattia alla luce di un nuovo amore, ha insegnato una verità profonda: la vita non si misura solo dal sangue che scorre, ma dalla capacità di aprire il cuore e dare una casa a chi ne ha bisogno. Solo così si ricostruisce lequilibrio spezzato e si trova la vera serenità.






