Non riesco a capire da dove nascano le tue gelosie così intense. Ogni giorno, da quando ci frequentiamo, sento solo accuse. Nei tuoi occhi c’è sempre sospetto. Mi invidi per i pazienti, le infermiere, i medici… persino per ogni lampione della città. È già oltre ogni limite… E… sono davvero esausto, lo ammetto.

Massimo, cosè questo? chiese severamente la ragazza, stringendo tra le mani una camicia. Che macchia rosa è? Un rossetto? Ah, quindi sei rimasto al lavoro
Ginevra, che dici? sbadigliò il ragazzo, smistando gli attrezzi del suo turno. Sono al pronto soccorso. Che rossetto? Qui al reparto siamo solo io e linfermiera nonna Nadia. Davvero sono esausto.

Ginevra strinse le labbra, stracciò la camicia e si diresse verso il bagno. Massimo emise un sospiro pesante.

Da più di sei mesi Ginevra e Massimo erano una coppia. Pareva che tutto fosse perfetto, tranne un dettaglio: Ginevra era incredibilmente gelosa. Trovava scuse anche dove non ne poteva esistere.

Guarda, gemette Ginevra, ti sta tradendo, lo vedo! Guarda qui.

Allungò la camicia alla sorella e incrociò le braccia, il volto tinto di amarezza.

Margherita, la sorella di Ginevra, osservò la camicia, annusò la macchia e scoppiò a ridere.

Che ridi? si offese Ginevra.

È solo una macchia di marmellata di frutta.

Ginevra strappò immediatamente la camicia dalle mani di Margherita e la annusò. Sorpresa e confusione si mescolavano sul suo viso.

È ora che ti calmi. Non capisco da dove nasca questa tua strana sfiducia.

Ginevra si sedette di fronte alla sorella.

Non è che abbiamo appena iniziato a frequentare Massimo. Lho tolto da una relazione, confessò, guardando altrove. Capisci? Lui ha tradito la sua ex con me. Allinizio pensavo che non se ne sarebbe mai andato, poi ho capito che sì che se ne sarebbe andato, e come! E

Non è scusa per parlare di tradimento. Impara a fidarti.

Mi fido, ribatté Ginevra. Ma continuo a temere di perderlo.

Margherita scosse la testa, senza sapere cosa dire.

Dove eri? incrociò le braccia Ginevra. È già luna di notte.

Massimo sbuffò, stanco.

Ginevra, sei stata tu a lasciarmi stare con gli amici. Guardavamo la partita, ci siamo rilassati un po. Che cè di male?

Dima è a casa, ho chiamato Lisa. Dove sei stato nelle ultime due ore?

Dmitri era già partito, aveva promesso a sua moglie di tornare, e io e Sergio siamo rimasti. Ginevra, calmati. Vado a letto.

Massimo entrò nella camera e si sdraiò sul letto, cercando di dimenticare il peso dei suoi sospetti, di ritrovare la leggerezza di un tempo. Ma Ginevra, di nuovo, rovinò tutto, come sempre.

Ginevra uscì dal supermercato e si avviò verso lappartamento, gli occhi fissi sul cellulare, ignara del mondo intorno. Voltandosi di scatto, un sussulto le trafisse il petto: sullaltro lato della via, al collo di Massimo, pendeva una ragazza bionda che rideva, stringendosi a lui senza pudore.

Gli occhi di Ginevra si velarono di una nebbia; lanciò la borsa di spesa e corse verso il ragazzo. Afferò la mano della bionda e la tirò indietro.

Lo sapevo! esclamò Ginevra. So che mi tradisci. Sei un disonesto! scosse la testa. No, avevo ragione! Tu, traditore!

Massimo la guardò con ombra, le mani serrate per rabbia, gli occhi lanciando accenni di colpa verso la bionda, che rimaneva impassibile.

Ginevra

Non parlare più con me. So cosa dirai. Non voglio sentire scuse senza senso.

È mia sorella. La cugina di mia zia, intervenne Massimo, interponendosi.

Cosa? Ginevra rimase immobile.

La figlia di zia Ines. La conosci, vero? E Vika è mia sorella, siamo cresciute insieme. È meglio se torni a casa; parleremo lì.

Ginevra obbedì, lanciando una breve scusa: Mi dispiace.

Massimo tornò a casa tardi, ferito. Le labbra serrate come se non esistessero, gli occhi non più rivolti a Ginevra.

Massimo

Sono stanco, ammise. Non capisco da dove nascano le tue gelosie. Da quando siamo insieme sento solo accuse. Nei tuoi occhi cè costante sospetto: gelosia per i pazienti, per le infermiere, per i medici, per ogni lampione. È oltre i limiti Sono esausto, davvero.

Massimo! urlò Ginevra. Vuoi lasciarmi? Ti prego Ti amo! Perdona, per favore. Non so cosa mi spinge, ma cercherò di non farlo più. Ti prego

Ginevra si gettò intorno a lui, afferrandogli le mani e guardandolo negli occhi. Massimo provava pietà per lei; lamava davvero e persino aveva interrotto relazioni che duravano più di cinque anni per lei. Non aveva mai immaginato di potersi schierare così, ma Ginevra aveva conquistato la sua anima. Ora, i dubbi lo divoravano dallinterno.

Ti amo, sussurrò, stringendo la mano di Ginevra. Ma tutto quello che fai è irrazionale. Non posso vivere così

Non lo farò più, singhiozzò Ginevra. Mai. Rimani con me. Non capisci, non riesco senza di te.

Massimo espirò, avvicinandola, incapace di allontanarsi, nonostante tutto.

I mesi successivi la loro storia sembrò tranquilla; Ginevra non mostrava più gelosia, e Massimo godéa della compagnia della ragazza, persino ritardando il ritorno al lavoro.

Lautunno portò la stagione delle malattie; i pazienti aumentarono. Massimo non riusciva più a venire presto al lavoro, si sfiniva, cenava a casa e andava subito a dormire.

Ginevra ricominciò a sospettare, cercando di credere a lui, ma il profumo di profumi estranei sulla sua camicia la turbava. Lambiente era prevalentemente femminile e anziano, difficile da sospettare, ma le sue incertezze crescevano; osservava, scrutava, indagava.

Una sera, dopo il turno, Massimo corse sotto la doccia, uscendo rapidamente per andare a letto. Silenziosamente aprì la porta e vide Ginevra scorrere febbrilmente nel suo telefono.

Ginevra Che fai?

Lei si irrigidì, allontanò il cellulare.

Solo una chiamata, niente di che.

Massimo notò il suo telefono rosa sul letto.

E il tuo è scarico?

Sì, è scarico.

Lo schermo di Xenia si accese; un messaggio comparve.

Davvero? Scarico? Allora menti anche su questo alzò le sopracciglia, perplesso. Forse devo scoprire altro su di te, eh?

Scusa, chinò la testa Ginevra.

Hai trovato quello che cercavi? Mister Marple sbottò Massimo, irritato.

Ginevra scosse la testa.

Massimo, in silenzio, si avvicinò allarmadio e iniziò a raccogliere le cose. Ginevra si alzò dal letto, afferrò la sua mano.

Ti prego, no! Non farlo. Ti credo Massimo!

No, Ginevra, la prima volta ti ho perdonato, la seconda non voglio inciampare di nuovo. Sono stufo. Voglio una vita tranquilla. Fidarmi e sapere di essere fidato. Questo non è vivere

In mezzora raccolse tutto, con Ginevra seduta sul letto, le ginocchia strette tra le mani.

Ti amo, davvero. Ma non posso più. Tu non cambierai.

Massimo lasciò lappartamento in affitto e tornò dai genitori, esausto.

La sfiducia distrugge ogni legame, per quanto forte sia. Alla fine, ognuno giudica dal proprio punto di vista. Forse Ginevra temeva che Massimo la tradisse, come aveva tradito la sua ex, ma fu lei a sceglierlo, a scegliere quelluomo. Senza fiducia non può esistere né amore, né amicizia, né alcun altro legame. È stato il suo più grande errore.

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Non riesco a capire da dove nascano le tue gelosie così intense. Ogni giorno, da quando ci frequentiamo, sento solo accuse. Nei tuoi occhi c’è sempre sospetto. Mi invidi per i pazienti, le infermiere, i medici… persino per ogni lampione della città. È già oltre ogni limite… E… sono davvero esausto, lo ammetto.