Diario di Lorenzo, 16 maggio
– Mamma, ti presento la mia ragazza, Beatrice… cercai di dirlo così, solo tra una cosa e laltra, ma lagitazione nella voce si sentiva comunque. E noi vorremmo insomma… ci piacerebbe… ehm… insomma…
– Ah già So bene cosa vuoi tu, caro rispose la mamma, fissando attentamente Beatrice. Ma sei sicuro che questa sia anche la volontà della ragazza? Beatrice, conosci davvero bene mio figlio?
– Eccome, rispose lei senza il minimo imbarazzo. Lo conosco come le mie tasche.
– Come hai detto? Mamma, tra lo stupore, passò improvvisamente al lei. Ma le signorine si esprimono così?
– Che cè di strano? Da noi si dice conoscerlo come le proprie tasche. Ma adesso, sinceramente, piuttosto che parlare di Lorenzo, sarebbe il caso che ci conoscessimo meglio io e lei. Magari non ci piacciamo.
– In che senso? si confuse la mamma.
– Nel senso che magari capiamo di non andare daccordo e invece tocca aspettare Lorenzo insieme, di notte, mentre esce a divertirsi in giro con gli amici. E ascoltare assieme le sue russate, da ubriachi.
– Che centro io? la mamma sembrava confusa e non riusciva a riprendere il controllo. Dormirete ognuno a casa propria almeno lo spero
– Sì, però lei resterà dietro la porta in pensiero. Le mamme fanno sempre così.
– Ma insomma intervenni, ormai incuriosito da quel dialogo Ma che state dicendo su di me?
– Silenzio! esclamarono insieme, in perfetta armonia.
– Dunque, signora Maria Rinaldi, vorrei davvero sapere: lei, non è mai capitato di litigare in casa? Sa, Lorenzo su questo tema non si espone mai.
– Come dice? Mamma spalancò gli occhi. Ma le donne litigano a quel modo?
– Eccome ridacchiò Beatrice. Certe mogli menano i mariti che non le riconosce neanche sua madre!
– Oddio… si prese la testa fra le mani la mamma. Ma che modi sono questi che drammi…
– Ma su via Beatrice guardò la mamma con complicità femminile. Vuole dirmi che non le è mai venuta la tentazione di dare uno scapaccione a suo marito? O a suo figlio?
– Beh la mamma voleva ammetterlo, ma il buon senso prese il sopravvento. No. Mai.
– Apprezzo limpegno a essere signora per bene, Beatrice sorrise, ma non ci credo. Essere mamma di uno come Lorenzo e non desiderare mai una bella sculacciata Dica la verità: gli dava le bacchettate da piccolo?
– Mai! la mamma, per una volta, disse la verità.
– Eh intervenni di nuovo, ma mi arrivò subito un altro:
– Silenzio!
– Peccato, signora Maria Beatrice mi diede un buffetto sul didietro. Un sederino così curioso andrebbe corretto di tanto in tanto… Ma, nel complesso, il suo Lorenzo non è male. Si può ancora mettere sulla retta via. A proposito, signora Maria, che ne dice di una tazza di tè? Con il tè vengono le confessioni più sincere. E ho portato anche una torta alla ricotta…
Verso sera, quando tornò mio padre dal comune, la mamma annunciò davanti a me:
– Amore! Lorenzo finalmente si sposa!
– Santo cielo! Non ci posso credere! esclamò entusiasta papà.
– Calmatevi, sto solo pensando tentai di farli ragionare, ma
– No, tesoro la mamma alzò la voce con tono perentorio. Stavolta ti sposi, punto. E se cambi idea, io questa Beatrice me la tengo come figlia!
– Mamma, non è unorfana. Ha già i suoi genitori, risi.
– Allora porta pazienza ribatté severa la mamma ti riporto in clinica e dico che mi hanno dato il figlio sbagliato E papà sta dalla mia parte.
– Se serve, giuro che confermo! annuì papà mostrandomi il pugno.
Morale della storia: la famiglia in Italia, tra affetto e ironia, non dà mai nulla per scontato… ma il calore che si sente in casa è impagabile, più di qualsiasi euro possa esistere.






