Disperata, ha accettato di sposare il figlio di un ricco signore che non poteva camminare… E un mese dopo ha notato…

Stai scherzando! esclamò Ginevra, fissando il signor Giovanni Rossi con gli occhi sgranati.

Lui scrollò la testa.
Non è uno scherzo. Ti do una settimana per riflettere, perché la proposta non è per niente ordinaria. Posso già indovinare cosa pensi. Pondera bene, conta i pro e i contro tornerò fra sette giorni.

Ginevra lo guardò andare via, ancora senza capire le parole appena udite.

Conosceva Giovanni da tre anni. Possedeva una catena di stazioni di servizio in tutta la Lombardia e qualche altra attività. Ginevra lavorava parttime come addetta alle pulizie in una di quelle stazioni. Il padrone salutava sempre il personale con cortesia, parlava con calore. In sintesi, era un uomo buono.

Lo stipendio al distributore era accettabile, quindi le candidature non mancavano. Due mesi prima, appena finita la pulizia, Ginevra si era seduta fuori dalla pompa, il turno quasi finito, con un po di tempo libero.

Allimprovviso si aprì la porta di servizio e comparve Giovanni Rossi.
Posso sedermi?
Ginevra saltò in piedi.
Certo, perché chiedere?
Perché ti alzi così di fretta? Siediti, non mordo. Che bella giornata.
Lei sorrise e si risiedé.
Sì, in primavera il tempo sembra sempre buono.
Perché tutti odiano linverno.
Forse hai ragione.

Volevo chiederti: perché lavori come addetta alle pulizie? Lorenza ti aveva promesso il ruolo di operatore, no? Stipendio migliore, lavoro più semplice.
Mi piacerebbe, ma il turno non mi permette di farlo: ho una bambina piccola che si ammala spesso. Quando sta bene, il vicino può occuparsene, ma quando peggiora devo essere io. Perciò Lorenza ed io scambiamo i turni quando serve. Lei è sempre daiuto.
Capisco Che cosa cè che non va con la bambina?
Non chiedere I medici non capiscono bene. Ha crisi: difficoltà a respirare, panico, mille sintomi. Gli esami più accurati sono privati. Dicono di aspettare, sperando che cresca e superi il problema. Io non riesco ad aspettare
Resisti, andrà tutto bene.

Ginevra lo ringraziò. Quella sera Giovanni le lasciò un bonus, senza spiegazioni, semplicemente porgendolo.

Non la rivedette più fino a quel giorno in cui, improvvisamente, bussò alla porta di casa sua.

Ginevra, vedendo luomo, quasi sentì il cuore fermarsi. E la proposta che le fece fu ancora più assurda.

Giovanni aveva un figlio, Stefano, quasi trentanni. Da sette di quegli anni era costretto su una sedia a rotelle dopo un incidente. I medici avevano provato di tutto, ma non era mai più tornato in piedi. Depressione, isolamento, quasi nessuna parola, nemmeno al padre.

Allora Giovanni ideò un piano: far sposare il figlio, davvero. Così Stefano avrebbe avuto uno scopo, una ragione per lottare. Non era sicuro che funzionasse, ma provò lo stesso, e gli sembrò che Ginevra fosse la persona giusta per quel ruolo.

Ginevra, avrai tutto. La tua bambina Benedetta potrà fare tutti gli esami, ricevere le cure di cui ha bisogno. Ti propongo un contratto di un anno; alla fine potrai andare via, qualunque cosa accada. Se Stefano migliora fantastico. Se non migliora, ti ricompenserò generosamente.

Ginevra non riuscì a parlare; lindignazione le era salita alla gola. Come se avesse letto nei suoi pensieri, Giovanni aggiunse sottovoce:
Ti prego, aiutami. È vantaggioso per entrambi. Non so neanche se mio figlio ti toccherà. E ti sarà più facile: sarai rispettata, avrai un matrimonio ufficiale. Immagina di sposarti non per amore, ma per circostanze. Lunica cosa che ti chiedo è di non parlare a nessuno di questa conversazione.

Aspetta, Giovanni E Stefano, è daccordo?
Luomo sorrise tristemente.
Dice che non gli importa. Gli dirò che ho problemi con lazienda, con la salute Lunica cosa è che è sposato, a modo giusto. Mi ha sempre dato la sua fiducia. Quindi una bugia per il bene più grande.

Giovanni se ne andò e Ginevra rimase seduta, intorpidita. Dentro ribolliva la rabbia, ma le parole sincere del padre la attenuarono un po.

E se ci pensava cosa non farebbe per la piccola Benedetta? Qualsiasi cosa.

E lui? Anche lui era un padre. Amava il figlio, nonostante tutto.

Il suo turno non era ancora finito quando squillò il telefono:
Ginevra, correre! Benedetta ha unaltra crisi, una brutta!
Arrivo subito! Chiamate unambulanza!

Arrivò proprio mentre lambulanza si fermava al cancello.
Dove sei stata, madre? chiese il dottore con tono severo.
Al lavoro
La crisi era davvero seria.
Andiamo in ospedale? chiese timidamente Ginevra.
Il dottore, al suo primo intervento, alzò la mano stanca.
Che senso ha? Lì non la aiuteranno. Solo la agiterebbero. Meglio andare nella capitale, in una clinica buona, a specialisti veri.

Quaranta minuti dopo i medici se ne andarono. Ginevra prese il telefono e compose Giovanni.
Ho accettato. Benedetta ha avuto unaltra crisi.

Il giorno dopo partirono. Giovanni stesso li accompagnò, insieme a un giovane dallaspetto pulito.
Ginevra, porta solo lindispensabile. Il resto lo compriamo.

Ginevra annuì. Benedetta osservava lautomobile con curiosità, grande e lucida. Giovanni si inginocchiò davanti a lei.
Ti piace?
Un sacco!
Vuoi sederti davanti? Così vedrai tutto.
Posso? Lo voglio davvero!

La bambina guardò sua madre.
Se la polizia ci vede, ci darà una multa, disse Ginevra ferma.
Giovanni rise e spalancò la portiera.
Salta dentro, Benedetta! E se qualcuno vuole multarci, la multiamo noi!

Più si avvicinavano alla casa, più Ginevra si agitava.
Oddio, perché ho accettato? E se fosse strano, aggressivo?
Giovanni notò lansia.
Tranquilla. Hai una settimana prima del matrimonio; puoi cambiare idea quando vuoi. E Stefano è un bravo ragazzo, intelligente, ma qualcosa dentro di lui si è rotto. Lo vedrai tu stessa.

Scese dallauto, aiutò la figlia a scendere e si bloccò davanti alla villa. Non era una semplice casa, era un vero palazzo. Benedetta, incapace di trattenersi, strillò di gioia:
Mamma, vivremo come nelle fiabe?

Giovanni rise, sollevò la bimba in braccio.
Ti piace?
Un sacco!

Fino al matrimonio, Ginevra e Stefano si incontrarono solo a cena. Il giovane mangiava a malapena e parlava poco. Stava seduto al tavolo, presente nel corpo ma con la mente altrove. Ginevra lo osservava: era bello, pallido, come se non vedesse il sole da tempo. Sentì che, come lei, viveva nel dolore, e le fu grata di non parlare del matrimonio imminente.

Il giorno delle nozze, cento persone giravano intorno a Ginevra. Il vestito arrivò il giorno prima; vedendolo, cadde sulla sedia.
Quanto è costato?
Giovanni sorrise.
Ginevra, sei troppo curiosa. Meglio non saperlo. Guarda cosaltro ho.

S tirò fuori una miniatura del vestito da sposa.
Benedetta, lo proviamo?
La bambina strillò così forte che dovettero coprirsi le orecchie. Poi la prova: la piccola principessa attraversò la stanza con dignità, raggiante.

A un certo punto Ginevra si girò e vide Stefano nella soglia della sua stanza, a guardare Benedetta. Nei suoi occhi unombra di sorriso.

Benedetta adesso abitava nella camera accanto alla loro camera da letto. Non molto tempo fa, Ginevra non avrebbe mai immaginato di finire lì.

Giovanni propose di andare alla casa di campagna, ma Stefano scosse la testa.
Grazie, papà. Rimarremo a casa.

Il letto nella camera da letto era enorme. Stefano teneva le distanze, non fece mosse. Ginevra, che aveva pensato di vegliare tutta la notte, cadde rapidamente addormentata.

Una settimana passò. Iniziarono a parlare la sera. Stefano si rivelò incredibilmente intelligente, spiritoso, appassionato di libri e scienza. Non cercò di avvicinarsi a lei, ma piano piano Ginevra si rilassò.

Una notte si svegliò di soprassalto, il cuore a mille.
Qualcosa non va

Corse nella stanza di sua figlia. Come temeva, Benedetta era nel pieno di una crisi.
Stefano, aiuta! Chiama unambulanza!

Stefano fu subito alla porta, afferrò il telefono. Un minuto dopo arrivò lambulanza, con Giovanni ancora assonnato.
Chiamo io Alessio.

I medici erano sconosciuti: tuta bianca, attrezzature moderne. Arrivò anche il medico di famiglia, che parlò a lungo con Ginevra mentre la crisi si placava. Stefano teneva la mano della bambina.

Ginevra, chiese piano, ha avuto questi problemi fin dalla nascita?
Sì Siamo andati in ospedale mille volte, fatti tutti i test, ma niente ha funzionato. È per questo che il mio ex mi ha detto di non ostacolare la sua vita.
Lo amavi?
Forse ma è passato tanto tempo.
Allora hai accettato la proposta di tuo padre

Ginevra alzò le sopracciglia, sorpresa. Stefano sorrise.
Papà pensa che io non sappia nulla, ma lho sempre letto come un libro aperto. Avevo paura di chi potesse trovare per me. Quando ti ho vista ero sorpreso. Non sembri il tipo che farebbe una cosa del genere per soldi. Ora tutto sembra avere senso.

Le guardò.
Ginevra, non piangere. Curaremo Benedetta. È una combattente. Non si è rotta, a differenza di me.
Perché ti sei rotto? Sei intelligente, bello, gentile
Stefano fece un sorriso ironico.
Sii onesta: ti saresti sposata con me se le cose fossero diverse?

Ginevra rifletté un attimo e annuì.
Sì. Credo che amarti sarebbe più facile che amare tutti quegli uomini che si credono eroi. Non è nemmeno questione di questo. Non riesco a spiegarlo.

Stefano sorrise.
Non serve. Per qualche ragione ti credo.

Qualche giorno dopo Ginevra lo trovò intento in una strana attività. Aveva assemblato un dispositivo complesso e vi lavorava.
È un trainer, spiegò. Dopo lincidente dovevo usarlo almeno tre ore al giorno. Poi ho pensato che non servisse più. E ora mi vergogno. Davanti a Benedetta, davanti a te.

Bussò alla porta. Giovanni apparve nella soglia.
Posso entrare?
Entra, papà.

Luomo rimase immobile vedendo quello che Stefano stava facendo. Inghiottì, si rivolse a Ginevra.
Dimmi il parto è stato difficile?
Perché?
Il dottore dice che forse hanno estratto Benedetta troppo bruscamente, danneggiando losso temporale. Allesterno tutto sembra guarito, ma dentro il nervo è compresso.

Ginevra cadde su una sedia.
Non può essere Cosa facciamo adesso?

Le lacrime le rigavano le guance.
Silenzio, non piangere, disse Giovanni. Il dottore ha detto che non è una condanna. Serve unoperazione. Rimuoveranno ciò che preme e Benedetta tornerà in salute.
Ma è la sua testa è pericoloso.
Stefano le prese la mano.
Ascolta papà. Benedetta potrà vivere senza queste crisi.

Quanto costa?
Giovanni la guardò, sbalordito.
Non è più un tuo problema. Ora sei famiglia.

Ginevra rimase in ospedale con Benedetta. Lintervento riuscì. In due settimane avrebbero dovuto tornare a casa.
Casa.

Ma Ginevra non riusciva più a capire dove fosse la sua vera casa.

Stefano chiamava tutti i giorni. Parlavano a lungo, di Benedetta, di loro, di piccole cose, come se si conoscessero da sempre.

Il contratto di un anno si avvicinava alla fine. Ginevra cercava di non pensare al futuro.

Tornarono una sera. Giovanni venne a prenderli, serio, teso.
È successo qualcosa?
Non so come dirlo Stefano ha bevuto per due giorni.
Cosa? Non beve mai!
Pensavo fosse così. Aveva fatto progressi con la fisioterapia e poi è scoppiato. Dice che nulla funziona.

Ginevra entrò nella stanza. Stefano era seduto al buio. Accese la luce e iniziò a togliere le bottiglie dal tavolo.
Cosa fai con quelle?
Non bevi più.
Perché?
Perché sei mia moglie. E non mi piace vederti bere.

Stefano rimase sorpreso.
Non durerà a lungo Benedetta è sana ora. Non hai più motivo di stare con un uomo disabile.

Ginevra si raddrizzò.
Con un idiota? Pensavo fossi forte e intelligente, che avresti superato tutto. Dovevo sbagliare così tanto?

Stefano abbassò lo sguardo.
Scusa non ce lho fatta.
Sono a casa ora. Proviamo di nuovo?

Lanno finì. Giovanni era nervoso: Stefano aveva appena iniziato a camminare con un deambulatore. I medici dicevano che presto avrebbe camminato, forse anche corso.

E Ginevra era ora di andarsene.
Forse offriamo più soldi? chiese timidamente la moglie diGinevra sorrise, accettando il futuro incerto ma pieno di speranza, consapevole che lamore e la famiglia non hanno prezzo.

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