Sposarsi per LucaMa il giorno del matrimonio, mentre tutti gli sguardi erano fissi su Luca, Scarlitta si rese conto che l’amore vero non si compra con un nome.

Linfanzia spensierata di Giacomo si spense quando compì cinque anni. Un pomeriggio, i genitori non vennero a prenderlo dallasilo. Gli altri bambini erano già stati rimandati a casa, mentre lui rimaneva al tavolo a scarabocchiare se stesso, la mamma e il papà. Leducatrice lo osservava, asciugandogli le guance con una stoffetta come se volesse cancellare le lacrime, e poi, avvicinandosi, lo afferrò tra le braccia, lo strinse forte e gli sussurrò:
Qualunque cosa accada, non aver paura, Giacomino. Devi diventare forte, capito? Capito, piccolino?
Voglio la mamma balbettò.
Arriveranno presto zia Lucia e zio Marco. Andrai con loro, Giacomo. Ci saranno tanti altri bimbi, ma non piangere.
E le sue labbra bagnate si posarono sul suo viso. Poi lo condussero, mano nella mano, verso la macchina. Quando chiedette quando lo avrebbero restituito alla mamma, gli risposero che i genitori erano lontani, molto lontani e quel giorno non avrebbero potuto tornare. Lo sistemarono in una stanza condivisa con altri ragazzini. Ma né il giorno dopo né quello successivo i genitori tornarono. Giacomo piangeva così tanto ogni notte da alzargli la febbre.

Solo la dottoressa in camice bianco, dopo la convalescenza, gli parlò seriamente: i genitori erano ormai sopra di noi, in cielo, e non potevano più scendere. Sono sempre lì, a vegliare su di te. Tutti ti conoscono, perciò devi comportarti bene e non ammalarti, così non li farai rattristare.

Ma Giacomo non gli credette. Guardò il cielo e non vide altro che uccelli e nuvole. Decise allora di cercare i genitori da qualche altra parte. Prima setacciò il cortile nei suoi pomeriggi di gioco, finché non scoprì una piccola apertura dietro un cespuglio. Il recinto era di sbarre di ferro, e lui riuscì a infilarsi solo a metà. Iniziò così a scavare con pazienza; la terra era soffice, mescolata a sabbia. Dopo un po, nel punto dove le sbarre erano più larghe, si formò un varco.

Giacomo strisciò attraverso il buco e si ritrovò libero. Corse via dallabitacolo che gli altri bambini chiamavano orfanotrofio. Ma non conosceva la città e ben presto si perse. Doveva assolutamente trovare casa sua, ma tutti gli edifici sembravano uguali. Improvvisamente, su una traversa, vide una donna che somigliava molto alla mamma: vestito a pois, ciuffo di capelli biondi ordinatamente legato.

Mamma! balzò Giacomo verso di lei.

Lei non lo sentì e non si voltò.

Mamma! insistette il ragazzino, afferrandola.

La donna si girò, si inginocchiò e lo scrutò attentamente. No, non è la mia madre, pensò.

Giuliana aveva ventanni quando si innamorò perdutamente di Alessandro. Si incontrarono per caso in una pista da ballo estiva; lui, timido, le propose una danza lenta e, tra una risata e laltra, non la lasciò più. Dopo tre mesi si sposarono, vivevano felici come due piccioni. Tre anni dopo, Giuliana scoprì di non poter avere figli. Alessandro, sconvolto, tentò di accettare la situazione, ma lei continuò a sottoporsi a visite e cure nei centri termali. Alla fine accettarono il destino: non avremo un bambino. Un giorno Alessandro le suggerì di adottare un piccolo dal Casa dei Bimbi.

Giuliana, però, amava ancora così tanto il marito che gli propose il divorzio. Erano ancora giovani, quasi trentanni, e Alessandro, convinto a sposare unaltra donna che potesse dargli gioia, accettò. Giuliana non voleva arrendersi: gli disse che non lavrebbe mai lasciata. Allora escogitò un piano astuto, confessandogli che non lo amava più e che aveva un altro uomo. Alessandro rifiutò di crederci. La notte dopo, Giuliana scomparve, tornando a casa allalba con lodore di vino e di profumo da uomo. Quando Alessandro le chiese spiegazioni, lei rispose: Ho un amante. Lui accettò il divorzio.

Quando Giacomo chiamò mamma, Giuliana era da due mesi separata da Alessandro. Si sentiva triste, sentiva la mancanza del marito e si chiedeva dovesse andare. Allora il ragazzino, sconosciuto a lei, la chiamò mamma e il suo cuore balzò fuori dal petto.

Che succede, tesoro? Ti sei perso? chiese dolcemente.
Sto cercando mamma e papà. Mi hanno detto che sono in cielo, ma non ci credo singhiozzò Giacomo.

Vieni, abito qui vicino. Ti offro dei pasticcini, che ne dici? prese il piccolo per mano e lo condusse a casa sua.

Nel suo appartamento, Giacomo divorava pasticcini alle fragole, accompagnati da una tazza di tè al ribes. Raccontò a Giuliana tutto quello che era accaduto. Era evidente che non mangiava dolci da tempo; gli altri ragazzini più grandi gli avevano rubato le caramelle e lo avevano preso in giro, a volte colpendolo.

Giuliana si commosse per il piccolo e gli chiese:
Vuoi venire a vivere con me? Quando sarai più grande capirai tutto. Un giorno incontrerai i tuoi genitori, ma non è ancora il momento.

Giacomo accettò. Giuliana telefonò subito alla Casa dei Bimbi, segnalò il ritrovamento e parlò con gli educatori per farli più attenti. Lo visitava ogni giorno, ma non poteva adottarlo: aveva un lavoro, un appartamento, ma non un marito. Nessuno voleva affidare un bambino a una donna sola.

Allora, per sistemare le cose, propose a un collega di nome Stanislao un matrimonio di comodo. Lui, appena divorziato, era un po donnaiolo ma anche un bravo professionista e avrebbe ottenuto un certificato di stato libero. Stanislao esitò, poi accettò, chiedendo però una ricompensa. Giuliana, troppo legata a Alessandro, rifiutò lidea, ma il suo desiderio di salvare Giacomo la spinse ad accettare.

Il giorno successivo, Giuliana preparò una cena a lume di candela, indossò un vestito rosso come aveva richiesto Stanislao, accese le candele e attese lospite. Il suo cuore era un groviglio di emozioni: rabbia, tristezza, ma doveva mantenere la promessa a Giacomo. Quando suonò il campanello, aprì la porta con un misto di timore e speranza.

In sogno, al varco, apparve Alessandro, pallido, con i pugni stretti. Volevo parlarti, Giulianina. Ti ho osservata da lontano. Non ti ho mai vista entrare in casa. Ma, e la porta del condominio si aprì e uscirono Stanislao con un mazzo di fiori e una bottiglia di spumante.

Alessandro arrossì, ma senza dire una parola scese rapidamente le scale. Giuliana lo inseguì, gridando: Alessandro, aspetta! Ti spiego tutto!. Lui balzò sul tram e sparì.

Giuliana tornò in lacrime, cacciò Stanislao fuori e il suo cuore si lacerò pensando al futuro di Giacomo.

Passarono due anni. Giacomo, ormai un ragazzino fiero, stava in fila per la foto di classe, indossando una giacca elegante e una camicia bianca, con un enorme mazzo di fiori per la maestra. Lo accompagnavano i genitori e la sorellina Margherita, che non smetteva di girarsi tra le braccia del papà. La mamma indossava il vestito a pois che Giacomo amava. Questi erano Giuliana, Alessandro e un altro figlio adottivo della famiglia.

Stanislao, contrariamente a quanto creduto, non era un cattivo. Si incontrò con Alessandro, spiegò tutto e i due si strinsero la mano. Il giorno dopo Alessandro corse da Giuliana, la trascinò al municipio e si sposarono, così da poter adottare ufficialmente Giacomo.

Da quel momento, la famiglia continuò a fare volontariato nella Casa dei Bimbi, portando regali e dolcetti. Quando Margherita fu accolta, la portarono subito a casa.

Mamma, papà, prometto di studiare bene sussurrò Giacomo guardando il cielo. Non fatevi arrabbiare per i miei nuovi genitori. Li voglio bene, anche se sono temporanei, finché non potrò rivedere i miei veri.

Giacomo sapeva che i suoi genitori erano andati in un incidente stradale; li aveva visitati al cimitero. La domenica andava alla scuola domenicale del parroco, dove capiva cosa fosse davvero il cielo.

Giuliana, dopo un periodo di incomprensioni, si ricongiunge di nuovo con Alessandro; si risposarono e vissero tutti felici, con Giacomo, Margherita e il nuovo fratellino, in un piccolo appartamento romano, dove il rumore delle campane della basilica ricordava loro che la vita, nonostante i guai, è sempre un po più dolce con un biscotto al cioccolato e una risata.

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Sposarsi per LucaMa il giorno del matrimonio, mentre tutti gli sguardi erano fissi su Luca, Scarlitta si rese conto che l’amore vero non si compra con un nome.