Perdonami, figlio mio.

Perdonami, figliolo.

Questa è la storia di una famiglia difficile, come spesso si dice da noi, in Italia. Una madre, sola, cresce il figlio dopo aver divorziato quando lui era ancora nella culla. Ora Francesco ha quattordici anni, lei, Lucia Moretti, ne ha trentaquattro, e lavora come contabile in un piccolo ufficio pubblico di Bologna.

Lultimo anno è stato un inferno. Fino alla quinta elementare Francesco era un bravo studente, poi sono iniziate le insufficienze. Le cose sono peggiorate, e a Lucia rimaneva una sola speranza: che suo figlio riuscisse almeno a prendere il diploma delle medie e magari imparare un mestiere.

Le chiamate da scuola erano continue: la professoressa principale non aveva peli sulla lingua durante i colloqui, la rimproverava davanti a tutti gli insegnanti, che a loro volta non perdevano occasione di elencare tutte le mancanze di Francesco. Lucia tornava a casa affranta, sentendosi impotente. I suoi richiami e prediche lui li ascoltava in silenzio, cupo. Non studiava, in casa non aiutava mai.

Anche oggi, tornata dal lavoro, lha trovato come sempre: stanza in disordine, nessuna cura per la casa. Eppure, quella mattina, prima di uscire, gli aveva detto chiaramente: Quando rientri, sistema la camera, per favore!

Stanca, con una tazza di tè che bolliva sul fornello, Lucia ha cominciato a riordinare senza voglia. Pulendo, ha notato che mancava il vaso di cristallo lunico regalo prezioso che le sue amiche le avevano fatto anni prima, unico oggetto di valore in casa. Il cuore le è sprofondato. Lavrà preso lui? Lha venduto?

Pensieri sempre più angoscianti la tormentavano. Proprio di recente lo aveva visto in compagnia di ragazzi poco raccomandabili. Alla domanda: Chi sono questi?, Francesco aveva risposto in modo sfuggente, con lo sguardo che diceva chiaramente Non sono affari tuoi.

Brutta compagnia! si disse Lucia con terrore. Forse lo hanno spinto loro Lui non potrebbe mai! Non è così! E se fuma qualcosa? O… Si precipitò giù per le scale. Fuori era già buio e Bologna era attraversata da pochi passanti frettolosi.

Risali lentamente: La colpa è mia! Tutta mia! si accusava tra sé. A casa non trova mai pace. Lo sgrido al mattino appena sveglio. La sera continuo a urlargli dietro Povero Franci, che mamma hai avuto! Pianse a lungo. Poi si rimise a pulire la casa, perché fermarsi le sarebbe stato intollerabile.

Muovendo il frigo scoprì uno spesso giornale. Tirò e sentì un tintinnio di vetri: avvolti nella carta, cerano i cocci del vaso di cristallo

Lha rotto Lha rotto davvero! capì finalmente, e si mise di nuovo a piangere, ma questa volta di sollievo. Non laveva rubato, né venduto: semplicemente laveva rotto e nascosto, impaurito. E ora, forse, si teneva lontano da casa perché aveva paura della sua reazione. Ma, rifletté Lucia, come poteva biasimarlo? Si immaginò furiosa davanti al vaso rotto Sospirò profondamente, poi si mise a cucinare. Mise la tavola, stese le tovagliette, preparò i piatti preferiti da suo figlio.

Francesco rientrò quasi a mezzanotte. Si fermò, esitante, sulla soglia. Lucia gli andò incontro: Francesco! Dove sei stato fino a questora? Ero preoccupata, amore mio! Hai freddo? Gli prese le mani gelide tra le sue, le scaldò, lo baciò sulla guancia e disse: Vai a lavarti, ho preparato il tuo piatto preferito. Sconcertato, lui andò in bagno.

Poi Lucia lo chiamò in soggiorno, dove tutto era pulito, ordinato, calmo. Francesco si sedette timido. Mangia, tesoro! disse Lucia con una dolcezza che il ragazzo non ricordava da anni. Si sedette, ma non toccò nulla, tenendo il capo basso.

Cosa cè, amore?

Lui sollevò lo sguardo, la voce tremava:

Ho rotto il vaso.

Lo so, tesoro, rispose Lucia. Non importa. Tutto, prima o poi, si rompe.

Improvvisamente, Francesco scoppiò a piangere. Lei gli si sedette accanto e, abbracciandolo, pianse con lui. Quando si fu calmato, Lucia gli disse:

Perdonami, figliolo. Urlo, ti sgrido. È dura per me, lo sai. Pensi che non veda che ti vesti diversamente dai tuoi compagni. Sono stanca, il lavoro è tanto, porto anche i conti a casa. Perdonami, non ti farò più del male!

Cenarono in silenzio. Andarono a letto tranquilli. La mattina dopo, per la prima volta, non fu Lucia a doverlo svegliare: Francesco si alzò da solo. Accompagnandolo alluscita, non disse il solito Non fare guai!, ma lo baciò sulla guancia e gli sussurrò: A stasera, amore!

Quella sera, rientrando dal lavoro, Lucia trovò la casa con il pavimento pulito e Francesco che aveva preparato la cena: patate saltate in padella.

Da quel momento smise completamente di parlare con lui di scuola, di voti. Se lei soffriva anche solo per poche visite a scuola, chissà come si sentiva lui!

Quando Francesco un giorno le disse che dopo il diploma sarebbe andato alle superiori, Lucia non mostrò i suoi dubbi. Qualche volta, di nascosto, sbirciò il diario: nessuna insufficienza.

Ma il giorno più bello fu quello in cui, dopo cena, stava sommersa dai conti, e Francesco si sedette accanto a lei dicendo che lavrebbe aiutata. Dopo unora, Lucia sentì la testa del figlio reclinarsi sulla sua spalla.

Si bloccò. Ricordò quando, piccolo, dopo aver giocato, si addormentava sul suo braccio. Lucia capì che era riuscita a ritrovare suo figlio.

La vita ti insegna che, anche nei momenti più bui, lamore e la comprensione possono guarire le ferite più profonde. Basta saper ascoltare il cuore e dare fiducia a chi si ama.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

1 × four =

Perdonami, figlio mio.