Resisti, figlia mia! Hai sposato unaltra famiglia e devi rispettare le loro regole. Non sei venuta qui come ospite, ma come moglie.
Che regole, mamma? Sono tutte sbagliate! Soprattutto la suocera! È ovvio che mi odia!
Hai mai sentito parlare di una suocera gentile?
Girandola! Girandola! urlò la Signora Rosetta Bianchi, in piedi al centro della cucina, il viso arrossato dalla rabbia e gli occhi fiammeggianti. Se il marito esce, è colpa della donna. Che altro devo spiegarti?
La suocera era furiosa. Urlava contro la nuora, Loredana, come se fosse impazzita, solo perché aveva sospettato linfedeltà del figlio, Alessandro.
Loredana, giovane e delicata, con grandi occhi innocenti, si aggrappava al muro, cercando di far ragionare la donna incandescente.
Signora Rosetta, è assurdo. Lui ha una famiglia, dei bambini tentò di difendersi Loredana, ma Rosetta la interruppe con un gesto brusco, come se volesse scacciare una mosca.
Questa è la tua famiglia? O il tuo bambino che non ci lascia entrare? sbuffò la suocera, sminuendo lintera educazione di Loredana. E il tuo figlio, Matteo, che ha appena compiuto un anno? È ancora piccolino!
Piccolino? corse la suocera. Il nipote dei Bianchi è ancora più piccolo. E non si comporta come il tuo indicò verso la stanza dei giochi.
In realtà è vostro nipote rispose Loredana, la voce tremante. I bambini sentono le cattive energie, forse è per questo che non vuole stare con voi.
Noi siamo cattivi? È tutta unaltra storia! alzò la voce. Chi ti ospita, dove trovi il cibo, da chi prendi i soldi? Ingrata!
Loredana non voleva più litigare con la suocera. Aveva già chiesto mille volte ad Alessandro di vivere separati dai genitori, ma lui, cocciuto come un figlio di papà, non vedeva lurgenza.
Alessandro amava la vita nella casa dei genitori, dove la quotidianità era gestita dagli anziani: il bucato, la pulizia, la cucina. Per lui era una favola, non una realtà.
Allinizio Loredana cercava di avvicinarsi alla suocera: aiutava in casa, ascoltava le lamentele sui vicini, si sforzava di essere utile. Con il tempo capì che nulla funzionava.
Nonostante i suoi sforzi, la suocera la odiava apertamente, senza cercare di nasconderlo.
Lho portata a casa, come se non ci fossero altre ragazze! confidava Rosetta alla vicina, mentre Loredana raccoglieva i giocattoli sparsi da Alessandro.
E persino la gente del paese ne parla! intervenne Manuela, la pettegola del villaggio, che aveva già sentito tutto.
Sì, ma le sue mani non sanno fare nulla di buono. continuò Manuela. Il nipote dei Bianchi è diverso: calmo e sveglio. Il vostro invece è sempre in litigio.
Quando la situazione divenne insopportabile, Loredana chiamò la madre, Marta, nel vicino borgo di Pietrasanta.
Resisti, figlia! Hai sposato unaltra famiglia, devi rispettare le loro consuetudini. Non sei una semplice ospite.
Che regole? Sono tutte pazze, soprattutto la suocera!
Hai mai sentito di una suocera gentile? Tutti noi siamo passati da lì; tu dovrai anche farlo. Non mostrare debolezza, tieni duro.
Realizzando che non avrebbe potuto convincere la madre, Loredana minacciò di denunciare il padre, Giuseppe.
Fai attenzione al tuo papà! si spaventò Marta. Sa bene che il suo periodo di libertà è limitato. Un passo falso e finisce in carcere!
Loredana sapeva che Giuseppe amava la figlia più di ogni altra cosa. Il suo periodo di condizionale era stato ridotto per una rissa in una bottega locale, dove qualcuno aveva insulti Loredana. Giuseppe non starebbe a guardare se sua figlia veniva maltrattata.
Non dirò nulla a papà, ma se la suocera continua così non so più cosa farò. confessò Loredana.
Tutto si sistemerà, cara la rassicurò Marta. Tra qualche settimana non ne parlerai più.
Il conflitto non accennava a diminuire. Rosetta sembrava sempre più ostile, come se Loredana fosse la colpa di tutti i suoi mali. Anche il vecchio marito di Rosetta, il signor Pietro, stanco della situazione, intervenne un mattino.
Basta con le urla! disse, cercando di calmare gli animi. Andrà a finire male!
Io lo farò! scoppiò Rosetta, minacciando di portare in tribunale ogni euro speso e di portare via il bambino.
Loredana temeva le parole di Rosetta, ma amava ancora Alessandro. Le voci sul presunto tradimento di Alessandro con una ex, Oksana, erano solo pettegolezzi di paese, non fatti concreti.
Il tono della suocera non smise mai finché non arrivò il padre di Loredana, Giuseppe, su due ruote con il suo vecchio motorino Ural. Portò con sé una grande ascia, testimonianza della sua forza.
Nel frattempo, nella casa di Rosetta scoppiò una lite quando la giovane madre, per un attimo, lasciò Matteo sul divano giallo brillante per prendere un pannolino. Al ritorno trovò una macchia marrone sul bambino. Locchio di Rosetta trasformò quella macchia in un buco nero che minacciava di inghiottire tutta la stanza.
Hai rovinato il mio divano! urò la suocera. Quanti euro è costato? Ti taglierò le mani e poi le ricucirò!
Pulirò tutto, prometto balbettò Loredana, afferrando un panno tremante.
Cosa pulirai? È nuovo! rispose Rosetta. Tu non compri mai nulla da sola!
E voi? scoppiò Loredana, stanca delle continue critiche.
La suocera, rossa di rabbia, ordinò a Loredana di lavare la macchia e poi di uscire di casa con il bambino, minacciando di farla morire di fame.
Mentre Loredana piangeva, il piccolo Matteo piangeva ancora più forte, intensificando la tensione. Rosetta lanciava insulti, ignara che alla porta stava arrivando Giuseppe.
Il padre di Loredana, con lascia alzata, entrò nella stanza. Rosetta, intuendo il pericolo, si girò di scatto.
Ciao, Giuseppe! Stavo solo balbettò Rosetta.
Ho sentito tutto ruggì Giuseppe, entrando a piedi nudi. Non ti permetterò più di trattare così la mia figlia.
Lascia scese leggermente, ma Giuseppe la pose sul suo braccio e, con voce ferma, prese per mano Loredana e il piccolo Matteo.
Andiamo via, non hai più nulla da fare qui disse, conducendoli verso la porta.
Aspetta! cercò di fermarsi Rosetta, ma la sua voce era ormai un sussurro.
Giuseppe, con un sguardo gelido, rispose: Il tuo figlio dovrà venire da me quando sarà pronto. Parleremo come uomini.
Portò via Loredana e Matteo. Alessandro, il genero, rimase a lungo a riflettere. Giuseppe gli parlò con calma, ma con autorità, facendo scivolare lascia sul tavolo per dare peso alle parole.
Alessandro promise di vivere separato da sua madre, di non far più interferire Rosetta nella loro vita, e di proteggere Loredana e il bambino. Stringendo la mano di Giuseppe, sentì il peso delle promesse.
Da quel giorno Rosetta evitò Loredana e il nipote, non li salutava più per strada. Alessandro e Loredana, ora indipendenti, costruirono una vita serena e armoniosa.
Il rispetto reciproco, la comunicazione e il coraggio di chiedere aiuto avevano spezzato il ciclo di odio. In fondo, come dice il nostro proverbio: Chi semina rispetto, raccoglie pace.






