«Davvero questa donna, crudele come una bestia in fuga – sua madre?». Le sue parole: «Sei il mio errore di giovinezza» – risuonavano nelle sue orecchie.

«Ma è davvero la sua madre, quella donna che sembra un animale in fuga?» le sue parole: «Sei lerrore della mia giovinezza» rimbombavano nella testa di Marco.

Marco sapeva di sé solo una cosa: lo avevano trovato, piccolo, a piangere di fame e di paura, sul davanzale di una porta di una casa di un neonato. La madre del bambino, forse ancora con un briciolo di coscienza, avvolse il piccolo in una coperta calda, lo coprì con un fazzoletto di lana di capra e lo mise, avvolto, dentro una scatola di cartone. Non voleva che Marco congelasse.

Non cera alcuna scheda con il nome del bambino, né indicazioni su chi fosse o da dove venisse. Lunica traccia era un grosso ciondolo dargento a forma di A, stretto nella sua mano uneredità della madre.

Quel ciondolo non era del tipo che trovi nei negozi di souvenir, ma un pezzo unico, firmato da un gioielliere artigiano. Gli investigatori, usando quel piccolo indizio, cercarono di rintracciare la madrecricca, ma si scontrarono con un vicolo cieco: il gioielliere era morto da tempo, e nei suoi registri non cera traccia del pendente.

Così il bambino fu registrato nellorfanotrofio di Napoli come Alessandro Ignoto. Divenne un altro bambino dello Stato.

Il suo intero infanzia trascorse in quel luogo, con i pasti coperti dallo Stato ma con una grossa mancanza di affetto. Sognava di trovare un giorno una mamma e un papà.

Deve essere successo qualcosa di terribile, altrimenti la mamma non mi avrebbe abbandonato. Tornerà e mi prenderà pensava, come tutti gli altri bambini sfortunati.

Quando compì i diciotto, la direttrice dellorfanotrofio gli porse il pendente al collo e gli raccontò la storia.

Quindi la mamma voleva che io la trovassi, vero? chiese Marco.
Forse sì, oppure è capitato che ti sia strappato il pendente senza volerlo. I bambini piccoli impazziscono a prendere le cose. E poi il pendente non aveva catena, era proprio nella tua mano ipotizzò la direttrice.

Lo Stato gli assegnò un piccolo appartamento: modesto, ma suo. Si iscrisse a un istituto tecnico, si diplomò e trovò lavoro in unofficina meccanica di Torino.

***

Con Ginevra si incontrò per caso: si urtarono la fronte per la strada. Allinizio le sue riviste di moda volarono dalle mani, poi Marco si lanciò a raccoglierle, scusandosi goffamente. Il colpo fu tale che entrambi scoppiarono in lacrime, e le loro mani si sfiorarono con gli occhi pieni di scintille. Restarono lì, tra la folla, a sorridere lun laltro attraverso le lacrime. Fu lì che Marco capì di essersi innamorato per sempre.

Devo rimediare al mio sbaglio! Ti invito a prendere un caffè con me propose a Ginevra.

Lei accettò subito, trovandolo dolce nella sua goffaggine quasi orsetta, quasi una sorella.

Sai, Marco, ho la strana sensazione di conoscerti da sempre! disse dopo solo cinque minuti.
Non credo, ma anchio provo lo stesso!

Iniziarono a frequentarsi, così legati che non passava minuto senza che si telefonassero o scrivessero. Si sentivano luno dentro laltro. Se Marco si feriva al lavoro, Ginevra chiamava subito: Sei tu, io sono io diceva, sento che sei il mio destino!

Che peccato non poterti presentare ai miei genitori come la mia sposa! sussurrò Marco. Non ho nessun altro.

Ma ci sono io! E sono sicura che i miei genitori ti piaceranno rispose Ginevra.

***

Ma allora il mio ragazzo dellorfanotrofio? Sei impazzita? Lì tutti sono rozzi! esclamò Laura Bianchi, la madre di Ginevra, gettandosi sulla sedia di pelle.

Mamma, Alessandro è un ragazzo buono e allegro! Non si può giudicare tutti allo stesso modo! difese la figlia.

Giusto, figlia. Prima di formarsi unopinione, bisogna vedere la persona e parlare con lei. Portalo qui, così possiamo capire che tipo di aria respira il tuo Marco. intervenne il padre, Giovanni Romano, ufficiale delle risorse umane.

Non è per questo che ti abbiamo cresciuta, per farti sposare un uomo senza storia! E se i suoi genitori fossero immorali? gridò Laura, furiosa.

Lo scopriremo quando lo incontreremo rispose Giovanni, imbronciato.

Laura smise di contestare, si chiuse nella sua stanza sbattendo la porta. Giovanni fece un occhiolino a Ginevra:

Tranquilla, figlia mia, ce la faremo!

Grazie, papà! baciò il viso di Giovanni. Allora invito Marco a casa sabato?

Certo! Devo sapere chi ha rapito il cuore della mia unica figlia.

***

Il giorno stabilito, Alessandro, elegante e leggermente impacciato, bussò alla porta di Ginevra con due mazzi di fiori (uno per lei, laltro per la futura suocera) e una torta. Ginevra lo condusse in cucina.

Mamma, papà, vi presento il mio Marco! annunciò.

Giovanni gli strinse la mano, Laura prese i fiori e, per un attimo, si sbiancò come un lenzuolo. Poi, riprendendosi, invitò tutti a tavola.

Scusate, ho solo perso un po il filo spiegò.

Durante il pranzo, Laura chiese:

Alessandro, che bel ciondolo. Non è di produzione di massa.

È lunico ricordo di mia madre. Quando mi trovarono sulla soglia dellorfanotrofio, lo tenevo stretto in pugno. rispose.

Laura non parlò più per il resto della serata, le uniche cose che mangiò furono i piselli verdi spinti dalla forchetta.

A Giovanni, il futuro genero sembrava un ottimo ragazzo: parlavano di calcio, sci, pesca.

Un gran tipo! commentò quando Alessandro se ne andò.

Che tipo? ribatté Laura, isterica. Nessuna educazione, né buone maniere

Laura, ma che fai? chiese Giovanni, sorpreso.

Laura, inflessibile, si rivolse alla figlia:

Devi lasciarlo! Subito!

E chiuse di nuovo la porta della sua camera.

***

Marco si trovò a pensare: «Come può succedere che due cuori si incrocino sotto questo immenso cielo?». Sollevò gli occhi lacrimanti su una vecchia foto dietro la libreria: una giovane donna, la stessa Laura, con il medesimo ciondolo al collo.

«Allora non lho perso allora! Deve essere stato il piccolo bastardo a strapparlo!» pensò. Nascondeva la foto in tasca: «Devo impedire a Giovanni e Ginevra di vederla ora! Devo inventare qualcosa!»

Non dormì quella notte. Lunica idea sensata: parlare con Alessandro e convincerlo a lasciare la città per sempre.

Figlia, scusami, ho sbagliato ieri. Vorrei chiedere scusa anche a Alessandro. Mi dai il suo numero? chiese Laura.

Ginevra, ignara di tutto, gli diede il numero del fidanzato e uscì di buon umore.

Laura, sola in casa, compose subito il numero di Alessandro.

Alessandro, ciao! Puoi venire da noi oggi, tra unora? chiese.

Certo, ci sarò. rispose lui.

Unora dopo, Alessandro bussò alla porta di Ginevra. Laura lo accolse, visibilmente pallida e in lacrime.

Dobbiamo parlare! disse, trascinandolo in camera.

Alessandro, devi rompere con Ginevra. È un mio segreto. Giura che né mia figlia né mio marito lo scopriranno. implorò.

Va bene, lo giuro! esclamò Marco, tremando.

Laura tirò fuori una foto del suo collo, con lo stesso ciondolo.

Mamma? chiese Marco, con gli occhi che si riempivano di lacrime. E il padre?

Laura scosse la testa:

No, Giovanni non è tuo padre. Io e Vanni eravamo giovani, folli, e poi lui è partito per laccademia militare. Quando ho scoperto di essere incinta, lui mi ha lasciata. Ho mentito alla nonna, ho dato il bambino allorfanotrofio e sono tornata a casa. Dopo qualche mese ci siamo sposati.

E io? implorò Marco.

Tu sei solo un errore della mia giovinezza. Non hai diritto a distruggere tutto quello che ho costruito con fatica! Sei arrivato qui senza invito e ora è il momento di sparire! lo urlò.

Marco rimase immobile, senza parole.

«Ma è davvero la sua madre, quella donna che sembra un animale in fuga?», riecheggiavano le sue parole.

Marco, con un lungo sospiro, si alzò:

Addio, Laura! Non dirò a nessuno il tuo segreto.

Ma io lo dirò a tuo padre! si sentì una voce alle sue spalle.

Alessandro e Laura si irrigidirono. Alla porta, con le braccia incrociate sul petto, cera Ginevra, con gli occhi pieni dodio.

Ti ho sempre considerata una buona persona, mamma, ma sei una porcheria! sputò.

Scusa, sorellina! balbettò Marco, abbassando lo sguardo per nascondere le lacrime.

Corse via, come una bolla daria che scoppia, desiderando svanire per sempre.

Dopo qualche giorno, Marco si arruolò al caserma. Giovanni e Ginevra lo accompagnarono. Giovanni lo abbracciò forte:

Stai bene, ragazzo! Sappi che noi, con Ginevra, siamo la tua famiglia. Torna da noi!

Ginevra gli sussurrò allorecchio:

Torna, fratello, ti vogliamo bene.

Marco sentì un calore nel cuore. Non aveva più una madre, ma ora aveva un padre e una sorella. Solo un piccolo rimorso rimaneva: aveva amato Ginevra più di chiunque altro.

Laura rimase sola, Giovanni la lasciò. Lei continuò a incolpare Marco per i suoi ritardi.

Cosa facciamo? si chiedeva, guardando la foto con il ciondolo.

E così, la vita andò avanti, tra sorrisi, lacrime e qualche like nei commenti.

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