A scuola mi coinvolgevano spesso in varie gare di matematica e scienze. Un giorno mi hanno scelto per la gara di chimica. Ho interpretato questo come un riconoscimento delle mie capacità intellettuali.

A scuola mi convocavano spesso per partecipare a certamen e olimpiadi, quasi fosse un tributo alle mie incredibili capacità intellettuali, o almeno così credevo allora. Una volta toccò allolimpiade di chimica. Quando lo seppero a casa, mia madreuna chimica a sua volta, che prima di sposare mio padre portava un antico cognome nobiliare venetosi comportò per la prima e unica volta come una donna di popolo. Di solito sorrideva con la grazia delle eroine di Elsa Morante, ma quella volta rovesciò il tè e scoppiò in una risata fragorosa, che ancora rivedo come in sogno.

Fu la prima e unica volta che la vidi ridere in quel modo. Dopo la chimica, mi spedirono anche allolimpiade distrettuale di fisica. Poi ancora a biologia. A un certo punto, mi resi conto che la presidenza del Liceo mi deportava sistematicamente per consentire agli altri ragazzi di studiare in pace senza la mia presenza turbolenta.

Alla gara di biologia però non fui mandato solo: accanto a me, sempre secondo il principio del più e meglio, fu aggregato Antonio Rinaldi, detto Tonio. Pure lui riconosceva un cervo da una tartaruga a cento passi, soprattutto se erano disegnati nel libro. Quando la professoressa di scienze naturali scoprì che avremmo rappresentato la scuola, stava per proclamare uno sciopero della fame. Però così almeno non li abbiamo tra i piedi tutto il giorno, la convinsero, prevedibilmente, la preside e la vice.

Ci ritrovammo io e Tonio seduti in uno stanzone del vecchio Istituto Tecnico di Corso Italia, circondati da sessanta sconosciuti biologi come noi. Su ogni banco un foglio protocollo grande quanto una tovaglia.

Mentre una signora dietro la cattedra pronunciava un discorso ispiratore, fissavo la sua enorme spilla di vetro, grande quasi quanto una mano. Il senso era chiaro: noi non eravamo lì per caso, la vita grande ci attendeva, e chi ora copia e fa confusione, finirà a scaricare cassette al mercato di Porta Palazzo. Anche se, aggiunse con un sorriso, pure quello è mestiere degnissimo.

Mi guardai attorno e toccai la spalla della ragazza seduta a destra. Arrossì, abbassando le sue lunghe ciglia truccate. Quasi tutti cominciarono a scrivere freneticamente. Questo agitò Tonio:

Ma io non ho capito cosa bisogna fare Si scrive? Cosa si scrive?

Fino a quel momento era fermamente convinto ci avessero portato lì per offrirci una gassosa. Io, guardando il foglio, compresi che negli spazi bianchi andavano inserite le risposte. Glielo spiegai sottovoce. La signora con la spilla ci invitò a fare silenzio.

E dove si trovano le risposte? insistette Tonio.

La signora, cogliendo la cosa con arguzia, ci domandò da quale scuola provenissimo, colpita dal nostro entusiasmo scientifico. Tonio, abituato a situazioni borderline, era imperturbabile. Risposi serafico che arrivavamo dal liceo centosettantadue, annotando con eleganza la cosa sia sul mio foglio che su quello di Tonio. Lei crocchiò gli occhiali e prese nota anche lei.

Ma siamo del centosettantacinque! protestò Tonio.

Taci, sciocco, tagliai corto.

Tonio mi dette un calcio che colpì la sedia della ragazza davanti. Questa girò la testa come una civetta, ci scrutò attentamente e disse che in futuro preferiva non essere disturbata, con uno sguardo da vera torinese di collina. Notai solo le lentiggini sulle sue guance.

Cosa vuoi? borbottò Tonio, Stai ferma là e non disturbare.

La signora fece notare alla ragazza che era lultima avvertenza. Questa scoppiò a piangere. La signora, quasi materna, la convinse a credere in se stessa e tentare lo stesso. Cera una volta in cui i professori sapevano davvero rassicurare: la ragazza si asciugò le lacrime e riprese a scrivere con vigore.

Mi trovai davanti a un dilemma: ricordare le date di Linneo o scambiare sguardi con la ragazza dalle ciglia lunghe era impossibile. O Linneo, o le cigliacercare di far convivere entrambi portava solo alla visione inquietante di un Carlo Linneo truccato come Gina Lollobrigida, qualcosa di assolutamente sconvolgente.

Quanti tipi di pesci vivono nel Po? chiese Tonio tra sé e sé.

Novecentododici, risposi convinto.

Sicuro?

Su queste cose non si scherza.

Scrissi la risposta su Linneo in modo così ispirato che sarebbe andata bene anche nella biografia di Italo Calvino, se avessero chiesto qualcosa del genere. Limportante era non sembrare presuntuosi durante la correzione.

Vuoi venire al cinema? scarabocchiai su un foglietto che lanciai alla ragazza dalle ciglia truccate. Dopo un minuto arrivò la risposta: Ho già un amico, elegantemente scritto. Mi colpì la tipica incapacità femminile di dire sì subito. Ma io mica volevo rompere qualche relazione! Offrivo umilmente solo una nuova amicizia. Avevo già due amiche che erano amiche tra loro, ne ricavo solo qualche lira in meno che mio padre sbraitava nel darmi ogni settimana.

È meglio di me?, chiesi di rimando. Sì, rispose la ragazza. E allora perché non è allolimpiade? Rimase perplessa; la capivo bene.

Non hai confuso il Po con lAdriatico? mi sussurrò la signora per la terza volta passando accanto a noi, sospettando eventuali cartucciere di suggerimenti. Ma se volevamo copiare, dovevamo almeno sapere largomento generale. Non eravamo neanche a quel livello.

Tonio esibiva la statura delladolescente bellicoso, ma era solo la sua faccia. La signora non lo sapeva.

Ma che mare, cosa vuole questa! mi spinse ancora, impedendomi di instaurare rapporti loschi. Qui non cè manco una domanda sul mare.

Mistofele o Belmondo?, domandai ancora alla ragazza. No! rispose, disegnando sul foglietto una faccina con le trecce e le orecchie. Che sbaglio! Quelle orecchie mi colpirono quasi più delle ciglia. Gli emoji di oggi non sono così affascinanti. Mi stavo quasi innamorando quando Tonio tornò allattacco:

Senti questa: qual è la conf conformazione non so dei capelli, cioè dei peli di cheratina? Cheratina è la risposta? Qualche pugliese lha inventatale scoiattolo hanno il pelo rosso?

Annuii con serietà:

E dinverno sono grigi.

Tonio annotò senza batter ciglio: Rosso. In inverno lo scoiattolo grigio. Sapeva adattarsi a ogni contesto sociale.

A questo punto la ragazza dalle lentiggini si girò e sussurrò: Alfa-elica.

Dove? chiesi spaesato.

La struttura, spiegò, e si rimise al lavoro.

Osservai ancora i suoi orecchini, annotai la risposta e le mandai un ultimo bigliettino: Cinema? Prima o poi qualcuno avrebbe detto di sì

Vengo, mi arrivò decisa la risposta. Un minuto dopo, da destra: Ok, vengo anchio.

Fu uno stallo esistenziale. Mentre cercavo una via duscita mi capitò la domanda: Come si chiama il piccolo del rinoceronte? Difficile pensare quando due fanciulle ti chiedono impegni seri nello stesso tempo. Rinoceretto? Rinocermanino? Vitellino? Rinotonio? A destra le ciglia, davanti le lentiggini. Alla fine scrissi: Il piccolo si chiama: piccolo di rinoceronte.

Con la ragazza dalle lentiggini siamo durati fino allinverno, giusto in tempo perché lo scoiattolo cambiasse pelo. Quella dalle ciglia lunghe, invece, al cinema non venne mai. Ero già segnato da allora: il mistero eterno delle donne.

Benché tutto, alla fine arrivai secondo alla gara. Il diploma me lo consegnarono solo due mesi dopo: per giorni interi cercarono ovunque uno studente col mio cognome nella scuola centosettantadue, trovarono solo un bambino di prima elementare, che interrogato dalla preside scoppiò a piangere e promise di non farlo più. Ma alla fine mi trovai.

Fui lunico, in quel raduno di scienziati improvvisati, a sapere come si chiama il cucciolo di rinoceronte. Gli scienziati veri, a quanto pare, ancora non sono daccordo su quel punto. Così, entrando nel mondo dei sapienti, cominciai a sentirmi dei loro Poi, col tempo, mi sono guastato, e ne sono uscito. Come si vede.

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