Vale, non puoi immaginare! Io e Matteo abbiamo deciso che l’anno prossimo torniamo in Sardegna!

Mio patrigno Renato aveva gli occhi che brillavano di gioia.

— Vale, non puoi immaginare! Io e Matteo torniamo in Sardegna l’anno prossimo!

— Davvero? — ho chiesto, fingendo entusiasmo.

— Matteo vuole lo stesso hotel con vista mare. Che ci posso fare con il figlio di sangue?

Come se volesse ricordarmi che io non lo ero.

Da quando aveva sposato mia madre, dieci anni prima, non avevo mai sentito quella parola da lui.

Fino a quest’anno.

Da quando è nato Matteo, tutto è cambiato.

— Renato, non dire così — ho risposto piano.

— È solo un modo di dire, Vale. Non offenderti.

Ma offendeva, ogni volta.

Mia madre era in cucina, fingeva di non sentire.

— Mamma, lo senti anche tu? — le ho chiesto.

— Vale, lascia stare. Renato è stanco.

Stanco di cosa, poi?

Io lavoravo, pagavo metà delle bollette di casa.

Matteo aveva solo tre anni, non pagava niente.

— Quest’anno in Sardegna ci sono andata anch’io — ho detto.

— Sì, ma quella volta fu diverso — ha risposto Renato.

— Diverso come?

— Eri già grande, ti sei divertita per conto tuo.

Come se io non facessi parte della famiglia in vacanza.

— E quest’anno dove andiamo io e te, Renato?

Lui ha fatto una pausa, imbarazzato.

— Vale, i soldi sono pochi. Prima i bambini piccoli.

Bambini piccoli. Al plurale, ma c’era solo Matteo.

— Io sono tua figlia da dieci anni — ho detto.

— Lo so, lo so. Ma è diverso col sangue.

Quella frase mi è rimasta addosso come un peso.

Mia madre è uscita dalla cucina, nervosa.

— Basta, voi due. Non voglio litigi in casa.

— Mamma, lui mi tratta diversa da Matteo.

— Non è vero, Vale. Non esagerare.

Ma era vero, lo sapevo bene.

Ho preso le mie cose, sono andata in camera.

La sera ho scritto un messaggio a Renato.

“Se per te sono una figlia diversa, trovati un’altra casa dove tornare.”

Ho prenotato un appartamento tutto mio, da sola.

Ho pagato l’affisso, ho firmato il contratto.

Mia madre ha pianto al telefono, implorando.

— Vale, torna, parliamone con calma.

— Mamma, io ho bisogno di rispetto, non di pietà.

Renato non ha mai chiamato, nemmeno una volta.

Forse aveva ragione lui: il sangue conta.

Ma anche il rispetto conta, e io l’ho scelto.

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