«Non portare tua madre da noi», dissi.
Antonia mi guardava con gli occhi pieni di preoccupazione.
«E se…» cominciò a balbettare Paolo, «se la portassimo qui?»
«Dove, Paolo?», chiese Antonia, girando una mano verso il piccolo appartamento.
Sessanta metri quadri. Il nostro nido per quattro persone.
«C’è lo studio», disse lui piano.
«Lo studio dove dormono i bambini», risposi.
Paolo abbassò gli occhi.
Sua madre, Carla, era appena uscita dall’ospedale.
Una caduta in casa, l’anca rotta.
Non poteva più stare sola, questo era chiaro.
«Mamma ha bisogno di noi», disse lui.
«Lo capisco», risposi. «Ma qui non c’è spazio.»
Antonia si sedette sul divano, stanca.
«Ho già due lavori da seguire», disse. «E i bambini.»
«Lo so», disse Paolo. «Ma è mia madre.»
«E io sono tua moglie», rispose Antonia.
Il silenzio calò pesante nella stanza.
I bambini giocavano in camera, ignari.
«Potremmo cercare una badante», propose Antonia.
«Con che soldi?», chiese Paolo, amaro.
«Con i soldi che non abbiamo mai avuto», rispose lei.
Paolo si passò le mani sul viso.
«Non posso lasciarla sola», disse.
«E io non posso lasciare i miei figli senza una stanza», disse Antonia.
Quella notte nessuno dormì bene.
Il giorno dopo chiamammo mia sorella Rita.
Lei viveva vicino a Carla, in una casa più grande.
«Potrei tenerla io, per un po’», disse Rita al telefono.
Paolo si illuminò, poi si rabbuiò.
«Non voglio che pesi su di te», disse.
«Siamo famiglia», rispose Rita. «Ci si aiuta.»
Organizzammo i turni, le visite, le spese divise.
Antonia respirò per la prima volta in giorni.
«Grazie», disse a Rita, sinceramente.
«Non c’è bisogno», rispose lei.
Paolo andava da sua madre ogni weekend.
Portava i bambini, qualche volta.
Carla migliorava lentamente, con fisioterapia.
«Mi manca la mia casa», diceva spesso.
«Presto tornerai», le diceva Paolo, speranzoso.
Antonia e io parlavamo meno di stanze, più di soluzioni.
Una domenica trovammo un piccolo appartamento vicino al nostro.
Economico, con un affitto gestibile insieme a Rita.
Carla si trasferì lì due mesi dopo.
Indipendente, ma vicina.
«Così posso vederla ogni giorno», disse Paolo, sollevato.
Antonia mi strinse la mano, finalmente tranquilla.
Non c’era stato spazio in casa nostra.
Ma la famiglia aveva trovato comunque la sua strada.