Il marito mi paragonava sempre a sua madre, così gli ho detto di fare le valigie e tornare da lei

Giovanni spinge via il piatto fumante di spezzatino.

— Hai lesinato di nuovo il sale? Sa di niente, come l’acqua del Tevere.

Afferra la saliera come fosse un’arma.

— Mia madre il sugo lo faceva diverso, Marisa.

Io resto in silenzio, con il cucchiaio a mezz’aria.

— Tua madre è morta da dieci anni, Giovanni.

— E allora? Il sapore non si scorda.

Mi alzo e porto via il piatto senza dire altro.

Non è la prima volta che succede.

Da quando ci siamo sposati, trentadue anni fa, sua madre è sempre stata lì, tra noi due.

Anche da morta.

— Tua madre stirava le camicie meglio di te.

— Tua madre non alzava mai la voce così.

— Tua madre sapeva cucinare le lenticchie.

Ogni giorno un confronto, ogni giorno una ferita piccola.

Io ho sempre incassato, pensando fosse solo abitudine.

Ma quella sera qualcosa si è rotto dentro di me.

— Giovanni, posso chiederti una cosa?

— Dimmi.

— Perché non sei rimasto a vivere con tua madre, invece di sposarmi?

Lui mi guarda storto.

— Che discorsi sono questi, Marisa?

— Discorsi seri. Io non sono lei. Non sarò mai lei.

— Nessuno ha detto il contrario.

— Lo dici ogni giorno, Giovanni. Con ogni parola.

Lui scuote la testa, come se fossi io quella irragionevole.

— Sei suscettibile.

— Sono stanca.

Quella notte non ho dormito.

Ho pensato a tutti gli anni passati a rincorrere un fantasma.

Un fantasma con le mani sempre in pasta, la voce sempre pronta a giudicare.

Al mattino ho preparato il caffè senza parlare.

— Oggi fai le valigie, Giovanni.

Lui si ferma con la tazza a metà strada.

— Che vuoi dire?

— Vuoi tanto tua madre? Vai a stare con lei.

— È morta, Marisa, lo sai bene.

— Allora va’ al cimitero, se proprio ti manca così tanto.

Giovanni mi fissa, incredulo.

— Stai scherzando, spero.

— No. Sono seria come non mai.

— Dopo trentadue anni mi butti fuori per una battuta sul sale?

— Non è per il sale, Giovanni. È per tutto il resto.

Lui si siede, di colpo stanco.

— Non pensavo ti pesasse così tanto.

— Non me l’hai mai chiesto.

Resta in silenzio per un lungo momento.

— E adesso cosa vuoi fare?

— Voglio una casa dove io sia io, non la controfigura di tua madre.

— E se cambiassi? Se stessi più attento?

— Vorrei crederci, Giovanni. Ma ho sentito troppe volte le stesse parole.

Lui abbassa gli occhi sul tavolo.

— Dammi un’altra possibilità.

— Te ne ho già date tante.

— Questa volta è diverso, Marisa. Lo giuro.

Non rispondo subito.

Guardo la saliera ancora in mano sua, come un simbolo stupido di tutto questo.

— Fammi vedere con i fatti, non con le parole.

Lui annuisce, piano, come un uomo che ha capito tardi.

Le valigie restano chiuse nell’armadio.

Ma qualcosa, tra noi, è già cambiato per sempre.

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Il marito mi paragonava sempre a sua madre, così gli ho detto di fare le valigie e tornare da lei