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È mattina, e Beatrice si sveglia tardi. Non ha fretta, è in pensione da sette anni e non ha nessuno di cui prendersi cura. Potrebbe rimanere a letto ancora un po’, ma qualcosa la tormenta. Perché? Tutto sembra a posto, eppure il cuore le dice il contrario.

Si alza, si sistema, mette il bollitore sul fuoco e guarda fuori dalla finestra. Il cielo sopra la casa di fronte si tinge di rosa: il sole invernale sta per sorgere. Finalmente, dopo due settimane di clima mite, arriva il freddo. «Bene. Prendo un caffè e poi vado a fare la spesa», pensa Beatrice, togliendo il bollitore dal fuoco.

Versa il caffè nella tazzina e lo sorseggia lentamente. Il calore le si diffonde nel corpo. È minuta, delicata, e non ha mai preso peso, nemmeno dopo aver avuto il suo unico figlio. Suo marito, invece, era un uomo robusto. Lui la chiamava affettuosamente “Bice”, “Bicetta”. Ma lui non c’è più da dieci anni.

Sta per alzare la tazzina quando il campanello suona in modo insistente. Si spaventa, la mano le trema e il caffè le si rovescia sulla pelle sottile e macchiata dalle lentiggini. Il dolore è forte, ma trattiene a stento un grido. «Ecco le disgrazie. Il presentimento non mi ha ingannata. Cosa mi aspetta adesso?» Prima che finisca il pensiero, il campanello suona di nuovo, imperioso.

Beatrice soffia sulla mano e va ad aprire, borbottando: «Chi mai a quest’ora?». Non riconosce subito l’uomo vestito di stracci e con la barba incolta che le sta davanti. «Come è cambiato», sussurra. Anche Marco, probabilmente, è sconvolto nel vedere sua madre così invecchiata.

“Benvenuta l’ospite, mamma”, le dice con un sorriso stanco.

“Marco, sei tu? Perché non mi hai avvisato? Non ti aspettavo”. Si appoggia al suo petto, ma lui la abbraccia solo con un braccio, goffamente.

Beatrice sente l’odore della strada, dei vestiti sporchi e qualcos’altro che le fa scattare un allarme nel cuore. Si scosta e lo fissa negli occhi. Nota la barba incolta, il viso gonfio, le occhiaie pesanti.

“Sei solo? Dov’è Elena? E la bambina?”, chiede.

“Non sei contenta di vedermi da solo?”, ribatte, guardando oltre di lei.

“È solo la sorpresa”, mormora Beatrice, facendolo entrare. “Vieni, togliti il cappotto, figlio mio.”

Marco varca la soglia, posa a terra una grossa borsa sportiva e si guarda intorno.

“È tutto come prima.”

“Sei in vacanza? A metà gennaio?”, chiede Beatrice, fissando la borsa.

“Riparleremo dopo, mamma. Sono stanco.” Si sfilà il giubbotto e lo appende all’attaccapanni.

“Certo. Ho il caffè pronto”, dice lei, precipitandosi in cucina per prendere la sua vecchia tazzina.

Marco la segue, si siede di lato al tavolo, allargando le gambe e occupando quasi tutto lo spazio della piccola cucina. Beatrice gli posa la tazzina davanti.

“Vuoi qualcosa da mangiare? Ho fatto la pasta al forno ieri sera, come se l’avessi previsto.”

“Va bene”, risponde distratto. “Mi mancava la tua pasta al forno.” Un sorriso gli sfiora le labbra.

Beatrice s’affretta a tirar fuori la teglia dal frigo, la riscalda e gliela mette davanti, con un grosso cucchiaio e una fetta di pane. Si siede di fronte, appoggiando la testa su una mano.

“Hai qualcosa di forte per accompagnare?”, chiede Marco, dandole una rapida occhiata.

“Non ne tengo in casa”, risponde seccamente.

Lo osserva mentre mangia con avidità, sbuffando di piacere come un gatto al sole.

“Come sta Elena? E la bambina, in che classe va? Perché non sono venute con te?”

Marco continua a mangiare, ignorandola.

Beatrice capisce solo dal suo aspetto che suo figlio ha ricominciato a bere. Sua moglie non l’ha sopportato e l’ha cacciato. E dove poteva andare, se non da sua madre? Non ha altro posto. Certo, è felice di vederlo. Ma l’ansia non la abbandona, anzi, cresce.

Marco finisce la pasta. Beatrice si alza subito, gli versa un altro caffè e gli avvicina un vasetto di biscotti.

“Io ed Elena abbiamo divorziato. Sono qui per restare.”

“Non importa. Riposati, poi troverai lavoro. Andrà tutto bene”, dice Beatrice, mettendo il piatto nel lavandino.

Marco beve rumorosamente il caffè, evitando il suo sguardo. Poi spinge via la tazzina e si alza.

“Va bene, mamma. Sono stanco. Vado a riposare, ok? Parleremo dopo.”

Beatrice lava i piatti e pensa che il cuore non l’ha ingannata. Sapeva che sarebbe arrivato. E capisce che non sarà facile. Quando entra in camera, Marco è sdraiato sul divano con la TV accesa. Si siede accanto a lui.

“Dimmi cosa è successo. L’appartamento gliel’hai lasciato? Hai fatto bene, da uomo. Qui è casa tua.”

“Che c’è da dire? Abbiamo divorziato, punto.”

Beatrice lo studia e non lo riconosce. È invecchiato, gli occhi pieni di dolore, la fronte solcata da rughe profonde. Sembra perso. Forse è solo la stanchezza. Il viaggio da Milano è lungo. Lei stessa non è mai riuscita a fargli visita, tra soldi che mancavano e paure immotivate.

Ricorda quando, dopo la laurea, lui le annunciò che sarebbe partito per Milano con un amico. Avevano aperto una nuova fabbrica, cercavano giovani promettenti. Sognava una carriera, soldi. Poi si sposò, nacque la bambina.

I primi anni venivano tutti e tre in vacanza. Poi sempre più raramente. A pranzo, Marco iniziava sempre con una bottiglia. Suo marito scuoteva la testa, Elena arricciava il naso.

Una volta Beatrice le chiese se Marco bevesse spesso. Lei scoppiò in lacrime.

“Litigavamo, minacciavo di lasciarlo… Prometteva di smettere, ma dopo tre giorni ricominciava.”

Marco evitava ogni discorso con i genitori. Poi smise di venire del tutto. Chiamava poco, diceva che tutto andava bene, che c’era tanto lavoro, che avevano un nuovo appartamento da arredare. Beatrice osava chiedere se bevesse, e lui sbatté il telefono in faccia.

Beatrice sospira. Meglio muoversi, Marco è qui, deve fare la spesa. Lui può riposare. Ma quando torna con le buste pesanti, Marco non c’è più.

Guarda nella sua stanza. Ha già spostato la borsa. Le piacerebbe vedere cosa si è portato, che vita ha fatto. Ma non è il caso. E poi, non le servono regali.

Marco torna a tarda notte. È ubriaco. Barcolla nell’ingresso, lascia cadere qualcosa. “Avrà rivisto i vecchi amici. Forse qualcuno gli darà una mano con il lavoro?”

“Ho bevuto un po’, mamma. Non sgridarmi”, borbotta, entrando in camera e dondolando. Poi scompare nella sua stanza.

Quando sente russare, Beatrice sbircia dentro. Marco dorme vestito, con le braccia aperte. Il cuore le si stringe di pietà.

La mattina prepara la colazione, ma Marco rifiMarco non torna più quella notte, e Beatrice, seduta al buio in cucina, aspetta in silenzio, sapendo che ormai il figlio è perduto per sempre.

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