Come ho messo la suocera la berlina. Scommetto che ci pensa ancora oggi.
Questa storia è accaduta allalba della mia vita matrimoniale, quando io e mio marito ci eravamo appena sposati. Notai qualcosa di strano, però allepoca non ci diedi troppo peso. Il marito era (ed è tuttora) il mio principe azzurro, la stranezza, invece, riguardava sua madre: la mitica suocera italiana.
Tutto è iniziato al matrimonio: aveva la faccia talmente scura e rugosa, che sembrava fosse venuta al funerale della speranza e non al nostro ricevimento. Subito dopo ci siamo ritrovati a vivere con lei da bravi giovani italiani alle prese con gli affitti di Milano perché ancora non avevamo la nostra casa.
Appena varcata la soglia, mi ha accolto con una dolcezza talmente smielata che quasi ci credevo pure io: pensavo che alla fine fosse entusiasta della nostra felicità e se quel broncio della festa dipendesse da un piccolo malessere. Sotto quel sorriso triste, però, si nascondeva una sottile ironia, pronta a pungere come le zanzare in agosto. Faceva le sue frecciatine passivo-aggressive di nascosto, e in più, solo per ripicca, mi muoveva certi rimproveri che sembravano innocui consigli materni.
Tipo, si svegliava in piena notte per rilavare i piatti che avevo già lavato la sera prima. Una volta mi sono alzata e le ho chiesto che stesse facendo. Mi ha guardata con gli occhi da cerbiatto e ha detto che si lavava i piatti sporchi. Cioè, i miei piatti non erano puliti? Da quel momento, ho iniziato a dubitare seriamente della sua gentilezza.
Per un bel po ho preso le sue critiche come consigli da mamma, senza rendermi conto che ogni volta le confidavo anche gli affari più privati e le liti con mio marito come se fossimo al bar a bere un espresso.
A complicare le cose, un mio caro amico lavorava come autista allazienda dove lei era impiegata e, tra le pause caffè delle sue colleghe, ha iniziato a sentire le voci sulla nostra vita: io risultavo la vipera che seduceva il figlio, mentre mio marito era un poverello, succube, che cercava disperatamente di proteggere il suo prezioso appartamento da me. Alla faccia della privacy familiare!
Da quel momento mi fu chiaro che la signora era come dire peggio che la suocera di un film di Verdone.
Madre Natura laveva dotata di una mania per la pulizia paragonabile solo a quella di uno chef napoletano ossessionato dalla cucina perfetta. Lappartamento era lucido come un laboratorio chimico e pretendeva lo stesso risultato anche da me e da suo figlio. Abbiamo provato, lo giuro sul prosciutto di Parma, ma accontentarla era come convincere un tifoso juventino a tifare Inter.
Un giorno dovette partire per una trasferta lavorativa di due settimane (non so in quale parte dItalia forse da un parente in Puglia) e ci lasciò il solenne compito di mantenere la casa in condizioni da suocera. Il minimo granello di polvere sul tappeto o il capello in bagno tragedia greca. Le stoviglie fuori posto? Pronto soccorso!
Così io e mio marito, appena sola, ci siamo concessi una tregua dalla pulizia ossessiva: relax fino al giorno del ritorno, quando avremmo fatto le pulizie speciali. Ma lei, astuta come unitaliana che cerca parcheggio in centro, ci ha dato la data sbagliata e si è presentata di sorpresa, con tanto di amiche impettite, pronte a vedere la casa in rovina.
Per fortuna il mio amico-autista aveva sentito il suo piano malefico e mi aveva avvisata. Mi sono infuriata come un napoletano senza caffè e ho deciso di organizzare una vendetta casalinga. Ho pulito lappartamento come non mai: non una briciola, non un pelo, non una macchia di sugo. Quando è arrivata, insieme al corteo delle sue amiche e al fidato autista con sorriso complice, hanno aperto la porta munite di aspettative pessimiste.
Non vi dico la scena: le invitate si sono guardate intorno sbalordite; la suocera, paonazza come un peperone, cercava angoli sporchi ovunque, mentre io, con la massima serenità italiana, mettevo via laspirapolvere e dicevo:
Da dove hai tirato fuori un tappeto così pulito, mamma?
La suocera, messa in ridicolo, ha cercato la polvere come Indiana Jones cerca la sacra reliquia. Io incrociavo le dita dietro la schiena: Tanto non trova nulla, tanto non trova nulla! pensavo.
Da quel momento, la reputazione della suocera allufficio è diventata oggetto di pettegolezzi: le sue malelingue non facevano più presa e in molti hanno iniziato a parteggiare per me. Direi che le ho fatto un bello sgambetto allautostima e anche se sono passati diciassette anni, sono sicura che ancora oggi ci pensa quando pulisce il tappeto.



