In vacanza in campagna abbiamo portato con noi da Milano il nostro gatto Semolino. In campagna il fratello di Semolino, Lemure, vive già da tempo. Lemure è soprannominato così per i suoi occhi grandi e sporgenti.

In vacanza in campagna abbiamo portato con noi, direttamente dalla città, il nostro gatto Giacomo. In quella stessa campagna, infatti, viveva il fratello di sangue di Giacomo: Leopoldo. Leopoldo aveva gli occhi grandi e sporgenti, da cui appunto gli derivava il soprannome. Qui in paese la gente non va per il sottile con i nomi.

Allinizio, per Giacomo, non è stato affatto semplice. Nonostante fosse di taglia piccola, Leopoldo gli impose subito la sua supremazia, prendendo il controllo della casa e cacciando il fratello persino da vicino alla dispensa, soffiando tanto forte da sembrare una signora imbestialita in un talk show pomeridiano.

Ad un certo punto, Leopoldo commise lerrore tipico del bullo: pensò di essere immortale e attaccò Giacomo a viso aperto. Giacomo, con tutta la grazia di un gentiluomo stanco, gli diede una zampata come a sventolare un ventaglio, stile oh, lasciami stare conte, ma per sbaglio lo colpì dritto in pieno muso: da lì dovemmo letteralmente tirare fuori Leopoldo dal bidone della spazzatura.

Così, in modo del tutto casuale e sconclusionato, come per tutte le cose della sua vita, Giacomo si ritrovò in cima alla catena alimentare della cascina.

Qui in campagna i gatti sono considerati semplici strumenti: Giacomo fu risparmiato dai lavori nei campi solo perché era inverno.

Per quanto riguarda la pappa, qui il pasto è una questione creativa e tuttaltro che regolare. Giacomo proprio non riusciva ad abituarsi: in città mangiava a orari fissi, su ciotole dargento e servito dal maggiordomo. Qui, invece, regnava la legge della giungla.

Lo stress risvegliò rapidamente i suoi istinti felini: spesso lo trovavo, in piena notte, con il muso immerso nelle pentole sui fornelli.

Leopoldo, postato di guardia vicino allo sgabello, soffiava come un dannato per avvisare il fratello del mio arrivo. Giacomo si girava appena verso di me e miagolava a Leopoldo: Questo non temerlo, è dei nostri: dovresti vederlo come rovista nel frigo di notte.

Un giorno, pensai che Giacomo fosse ormai pronto, così lo portammo fuori e lo mettemmo sulla neve. Quando ci guardò, il musino bianco, negli occhi gli leggemmo una tristezza da vita vissuta male degna di Al Pacino in Scarface, nella celebre scena. Da allora, non labbiamo più fatto uscire.

Qualche sera dopo, degli amici di mio figlio Lorenzo vennero a trovarci. Ci sistemammo nel salotto e io lessi ai ragazzi ad alta voce La notte di maggio di Gogol. Proprio mentre leggevo del gatto nero che gratta sul pavimento con gli artigli, la porta del salotto si aprì con uno stridio da far venire i brividi e in sala, pavoneggiandosi, fece il suo ingresso Leopoldo.

Purtroppo, Giacomo era riuscito a insegnare al fratello il suo colpo segreto: aprire qualsiasi porta con la zampa.

Il salotto era minuscolo, ma riuscimmo tutti a scappare in ogni direzione. Da una finestra dovemmo tirare fuori persino un ragazzino: si salvò dal cadere di sotto solo grazie alla nonna che, dal cortile, se lo coccolava sempre con panzerotti e lasagne.

Ah già, dimenticavo di dire che Leopoldo era completamente nero, nerissimo, senza un filo di luce.

Ditemi voi se spesso capita che un classico lasci un tale segno nei bambini di oggi.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

10 − nine =

In vacanza in campagna abbiamo portato con noi da Milano il nostro gatto Semolino. In campagna il fratello di Semolino, Lemure, vive già da tempo. Lemure è soprannominato così per i suoi occhi grandi e sporgenti.