Dopo ce mi sono fatta una chiacchierata con la ragazzina adottata, ho capito che non tutto era così limpido come pensavo.
Accanto a me, su una panchina di un parco di Firenze, cera una bambina di cinque anni. Dondolava le gambe e mi raccontava della sua vita con quella sincerità tipica dei piccoli:
Non ho mai conosciuto il mio papà, perché ha lasciato me e la mamma quando ero ancora molto piccola. La mamma è mancata lanno scorso. I grandi mi hanno detto che è volata in cielo.
La bambina mi ha guardato con i suoi occhioni scuri e ha continuato:
Dopo il funerale, la zia Ilaria, che era la sorella della mamma, è venuta a vivere con me. Tutti mi hanno fatto capire che la zia Ilaria ha avuto davvero tanto cuore a non portarmi in un istituto. Mi hanno anche detto che ora è diventata la mia tutrice e che da quel momento sarei andata a vivere con lei.
Poi ha smesso di parlare per un attimo, ha guardato sotto la panchina e si è fatta coraggio per proseguire:
Dopo il trasloco, zia Ilaria ha iniziato a mettere in ordine la nostra casa: ha raccolto tutte le cose della mia mamma in un angolino e diceva che voleva buttarle via. Io mi sono messa a piangere e lho pregata di lasciarmele, alla fine mi ha detto che potevo tenerle. Ora dormo proprio lì, in quellangolo. La sera mi sistemo tra gli abiti della mamma e lì mi sento al caldo, quasi fosse ancora con me.
Ogni mattina, la zia mi prepara qualcosa da mangiare. In cucina non è proprio bravissima, la mamma era molto meglio, però insiste che devo finire tutto ciò che mi dà. Io non voglio farla arrabbiare, così mangio sempre tutto. So che ci sta mettendo impegno e capisco che per lei non sia facile cucinare come la mamma. Poi mi manda a fare una passeggiata e mi dice che posso tornare solo quando il sole sta per tramontare. Zia Ilaria comunque è molto, molto gentile!
Le piace vantarsi un po’ quando arrivano le sue amiche, quelle che chiama zie anche se io non le conosco. Vengono spesso a trovarci. La zia si siede con loro a prendere un tè, raccontano storielle divertenti, mi dice sempre cose carine e ci vizia tutte con qualche biscotto o pezzo di cioccolato.
A questo punto la bimba ha tirato un sospiro profondo e ha proseguito:
Però non posso vivere solo di dolci. La zia non mi ha mai sgridata, su nulla. Mi tratta sempre bene. Una volta mi ha regalato anche una bambola, anche se forse era un po malconcia: aveva una gambetta rotta e un occhio che ogni tanto faceva le bizze. Mamma non mi aveva mai dato una bambola così, sempre nuove.
La bambina è saltata giù dalla panchina e ha iniziato a saltellare su una gamba sola:
Ora devo scappare perché la zia mi ha detto che oggi arrivano le zie e prima che arrivino devo vestirmi bene. Mi ha promesso anche che dopo mangeremo una fetta di torta buona. Ciao ciao!
È corsa via in fretta a sbrigare i suoi piccoli compiti. Io sono rimasta un po lì, pensierosa, e non riuscivo a smettere di riflettere su questa brava zia Ilaria. Ma davvero cè bisogno di tutta questa ostentazione di bontà? Cosa spinge una persona a voler apparire così nobile davanti a tutti? E come si fa a guardare una bambina che dorme per terra, abbracciata ai ricordi di sua madre, e restare così indifferenti…



