Mi sono sposata a 50 anni convinta di aver trovato la felicità, ma non avevo idea di cosa mi aspetta…

Mi sono sposata a cinquantanni, convinta di aver finalmente trovato la felicità. Non avrei mai immaginato però ciò che mi aspettava

Faccio parte di quelle donne che hanno scelto di sposarsi tardi nella vita. Purtroppo, la mia relazione iniziata così tardi, si è conclusa troppo in fretta.

Fin da giovane mi chiamavano spesso la secchiona, perché adoravo studiare. Ho terminato la laurea magistrale e sono diventata bibliotecaria. Un amico, vedendo che stavo sempre in mezzo ai libri, mi ha presentato colui che sarebbe poi diventato mio marito. Si chiamava Giorgio, aveva cinquantanove anni, ma non aveva smesso di cercare la compagna giusta. Io ero di nove anni più giovane. Giorgio mi ha rapita subito il cuore: era colto, educato e amante della poesia e della letteratura. Abbiamo iniziato a frequentarci e, dopo alcuni mesi, mi ha chiesto di sposarlo.

Ho accettato volentieri: sognavo da tempo di creare una famiglia tutta mia. Dopo il matrimonio, ci siamo trasferiti a casa mia, poiché la figlia di Giorgio con la sua famiglia abitava nell’appartamento di lui. Sinceramente non ero preparata a ciò che avrei trovato. Avevo sempre vissuto da sola, ma la convivenza ha cambiato tutto e mi sono sentita contrariata. La macchia sulla tovaglia, il copriletto stropicciato, i calzini sparsi ovunque e mille altre piccole cose strane che mai avevo inserito nei miei programmi Insomma, tutto mi dava fastidio. Sembrava quasi che lui fosse un ospite in hotel e io la cameriera che si occupava di ogni faccenda. Aveva anche qualche difficoltà economica. Ho perso la pazienza il giorno in cui, invece di aggiustare il rubinetto, lha rotto ancora di più e solo dopo ha chiamato lidraulico.

Proprio in quel momento mi sono resa conto di non avere più voglia di portare pazienza e soffrire: ormai siamo adulti e abbiamo abitudini troppo diverse. Poco tempo dopo abbiamo affrontato la questione; alla fine Giorgio si è dichiarato soddisfatto così comera. Io sono una persona pacata, non amo le discussioni, ma non abbiamo trovato una soluzione civile: sua figlia aveva già organizzato la propria vita nellappartamento paterno, convinta che suo padre si sarebbe trasferito definitivamente da me. Solo dopo tre mesi Giorgio ha accettato il divorzio. Mi ha chiesto pure di restituire i regali che mi aveva fatto. Restituire il cestino dellimmondizia e la catenina doro non mi è costato nulla.

Questa esperienza mi ha fatto riflettere se davvero sia possibile costruire una famiglia felice dopo i cinquantanniCosì, mi sono ritrovata ancora una volta sola tra i miei libri, con il silenzio della casa che sembrava avvolgermi come una coperta. Per un po, ho sentito il peso della sconfitta, ma poi qualcosa è cambiato. Ho riscoperto il piacere delle mie abitudini: il caffè la domenica mattina, la poesia letta ad alta voce davanti alla finestra, la libertà di riordinare o lasciare in disordine, senza dover spiegare nulla a nessuno.

La biblioteca era tornata rifugio e porto, e tra le pagine di romanzi che raccontavano storie di seconde possibilità, mi venne da sorridere. Forse la mia felicità non era racchiusa in unabitudine di coppia, ma nellabbraccio lieve della mia autonomia. Un giorno mi sorpresi a pensare che, nonostante tutto, sposarmi era stato un atto di coraggio: non avevo trovato un lieto fine da fiaba, ma avevo scoperto che a cinquantanni si può ancora scegliere, si può ancora cambiare strada.

Adesso quando qualche utente timido mi chiede un consiglio di lettura, io rispondo sempre così: Cerchi qualcosa che le somigli, o qualcosa che la sorprenda? La risposta, ormai, la conosco anche per me stessa. E ogni volta che chiudo un libro alla sera, sento che questa, sì, è la mia vera casa.

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