– Vieni avanti, mamma, ti stavamo aspettando, – dice il figlio Vittorio, mentre la nuora prende il cappotto e porge le pantofole alla suocera. All’improvviso, però, il sorriso le si trasforma in un’espressione di preoccupazione.

Vieni pure dentro, mamma, ti stavamo aspettando! esclamò il figlio Marco, mentre la nuora, Giulia, le prendeva il cappotto e le offriva un paio di pantofole. Allimprovviso, il sorriso sul volto di Giulia si incrinò, sostituito da una certa inquietudine.

Caterina entrò in soggiorno per salutare tutti gli ospiti, mentre Giulia fece un cenno con la testa verso il pavimento e Marco vide ciò che aveva notato anche lei: cerano delle impronte bagnate sul parquet. I due si scambiarono uno sguardo complice, ma decisero di lasciare perdere largomento, almeno per il momento.

Marco e Giulia avevano una bellissima notizia da festeggiare: recentemente erano diventati genitori di due gemelli! Ora che i piccoli, Lorenzo e Stefano, avevano preso qualche chilo, avevano pensato bene di radunare la famiglia più stretta per celebrare come si deve.

Caterina, che ormai da un po godeva della meritata pensione, aveva portato ai nipotini degli splendidi completini di lana fatti ai ferri da lei stessa, ché soldi per comprarli non ce nerano molti. Avrebbe voluto rimandare la visita, si vergognava di non poter comprare un regalo in negozio, ma figlio e nuora lavevano convinta: in una giornata così, la mamma doveva esserci.

I nomi scelti per i bimbi, Lorenzo e Stefano, avevano scaldato il cuore a Caterina: suo marito si chiamava Stefano e suo padre Lorenzo. Marco aveva dunque rispettato la tradizione di famiglia, e non poteva che renderla felice.

Ma guarda che visetto carino che ha questo, è tutto il ritratto della mamma, cara Giulia! E questo invece prende da te, Marco Oddio, aspetta, mi sono già persa, sono talmente uguali che non ci capisco più nulla! sbottò nonna Caterina, girando intorno alle culle e confondendo subito chi fosse chi. I gemelli parevano davvero una fotocopia luno dellaltro.

Marco e Giulia si fecero una bella risata, perché la gioia mista a confusione della nonna era semplicemente contagiosa.

Quando gli altri parenti se ne andarono, anche Caterina prese a prepararsi per tornare a casa. Ma Giulia lanciò uno sguardo al marito e Marco le propose:

Mamma, vuoi fermarti a dormire qui? È tardi, magari il bus per la periferia non passa più. Così dai una mano a Giulia con i piccoli: oggi dobbiamo fare il bagnetto e poi metterli a nanna

Va bene, figliolo, come preferite, acconsentì Caterina.

Aiutarono tutti insieme a sparecchiare e a lavare i piatti, poi si dedicarono al rito del bagnetto ai neonati. Quanta felicità negli occhi di Caterina! Giulia le allungò uno dei bimbi tra le braccia, ma lei esitò:

Oddio, che paura! È così piccolo, mi sembra di non saperlo nemmeno prendere, sospirò Caterina, impacciata.

Suvvia, mamma, hai cresciuto Marco e non te ne è mai cascato uno di mano! la rassicurò Giulia ridendo.

Eh, era unaltra vita oramai non mi ricordo nemmeno come si fa a tenere un bambino, si lamentò la suocera.

Giulia le affidò Lorenzo, che si addormentò allistante, come se sentisse di essere finalmente al sicuro tra le braccia della nonna. Lei stessa, invece, cullava Stefano.

A Caterina prepararono una stanza tutta per lei, per farla riposare in pace. Ma chi poteva dormire? Rimase tutta la notte con le orecchie tese, pronta a intervenire se uno dei piccoli solo avesse fiatato. Era così sfinita di mattina che finalmente crollò sul cuscino, proprio mentre fuori spuntava il sole.

Quando si svegliò, Giulia aveva già preparato la colazione, e i gemelli dormivano ancora beati.

Ma dovè Marco? chiese Caterina stupita, trovando solo la nuora in cucina.

Mamma, siediti pure e fai colazione, Marco arriva subito la tranquillizzò Giulia.

Dopo pochi minuti, Marco tornò a casa con un enorme pacco in mano.

Mamma, questo è per te. Dai, aprilo! disse sorridendo.

Caterina aprì la scatola e rimase senza parole: cera un nuovissimo paio di stivali invernali. Per poco non si commosse.

Ma ragazzi, sono troppo costosi, non posso accettare protestò Caterina, con un filo di voce.

Niente è troppo per te, mamma. Su, provali e goditeli! la rassicurò Marco, con affetto.

Caterina infilò gli stivali e non capiva come avessero fatto a intuire che ne aveva proprio bisogno: i vecchi, ormai, avevano fatto la loro storia e pure il calzolaio le aveva detto di lasciar perdere. Ma per comprarne di nuovi non bastava certo la pensione minima.

Di colpo, uno dei piccoli si mise a piangere e la nonna, con gli stivali freschi di scatola che manco alla sfilata di Milano, corse dai suoi nipoti.

Sei stata bravissima, grazie, sussurrò Marco a Giulia. Io senza di te non ci avrei proprio pensato.

Ma cosa cera da pensare? Ieri tua mamma era tutta bagnata, ho visto le orme dacqua e le sue scarpe bucate, ho fatto due più due. Per noi tremila euro sono tanti, ma possiamo guadagnarli di nuovo. Per tua mamma quella cifra è impossibile. Che almeno stia al caldo! Giulia abbracciò il marito con una tenerezza tutta italiana.

E a Caterina il cuore si scaldava. Sarà stato per gli stivali nuovi, sarà stato perché si sentiva amata e importante fra i suoi cari ma finalmente aveva proprio tutto ciò che le serviva.

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– Vieni avanti, mamma, ti stavamo aspettando, – dice il figlio Vittorio, mentre la nuora prende il cappotto e porge le pantofole alla suocera. All’improvviso, però, il sorriso le si trasforma in un’espressione di preoccupazione.