È il figlio di Lorenzo…
Questa storia è successa di recente a Torino, in un appartamento ben tenuto al quarto piano di un palazzo di nove piani. Lì viveva una giovane pensionata attiva, una donna sola di nome Caterina.
La sua vita non lasciava presagire nulla di straordinario: pensione regolare, lavoro, amiche, viaggi dai nipoti e aiuti allanziana madre che abitava poco distante.
Anche quel giorno era come tanti altri.
Al mattino Caterina aveva telefonato alla mamma per sapere come stava.
Un giorno normale. Era il suo giorno libero. Lavorava in pensione facendo turni ogni tre giorni come centralinista in una clinica privata, rispondeva al telefono e prendeva appuntamenti.
E oggi? Che cera oggi? Come sempre: preparare qualcosa e andare dalla vecchia madre un rituale di ogni giorno. Se fosse onesta, ammetterebbe che ormai questa routine le dava un po fastidio, tanto da farle spesso alzare gli occhi al cielo.
Due cortili da attraversare, niente di che Cucinare? Nemmeno quello era un problema, tanto più che la mamma aveva ancora un po’ di minestrone e torta del giorno prima. Ma il quinto piano di quella casa senza ascensore santo cielo!
E poi cerano anche le lamentele della mamma, lunghi resoconti sui dolori e i malanni che si spostavano da una parte all’altra, raccontati con dovizia e senza soluzione, nonostante le mille diagnosi dei medici, sempre rivisitate, mescolate ai consigli delle vicine e ai pareri della dottoressa Tozzi dalla TV.
Le sue raccomandazioni da infermiera, anche dopo quasi quarantanni in sala operatoria, venivano puntualmente messe in discussione.
Ma cosa ne sai tu di medicina per me?!
Ma così andava la giornata.
E il supermercato? Ci sarebbe passato andando dalla mamma. Mise il sacchetto dellimmondizia nellingresso, si avvicinò allo specchio per sistemarsi il trucco. Nonostante i sessantanni passati, Caterina sembrava ancora giovane: solo qualche piccola ruga agli angoli degli occhi. Il viso era dolce, i capelli corti color cenere e grossi orecchini. Solo un po il viso più segnato, ma nulla di più.
Alla mamma serve ancora del pane integrale e del burro, pensava mentre contornava le labbra, quando il campanello squillò.
Nel loro palazzo cera il videocitofono. Chi poteva essere? Forse la vicina, zia Sandra, che Caterina ogni tanto invitava per un caffè.
Andò ad aprire, ancora con il rossetto in mano.
Davanti a lei cera una ragazza dai capelli castano chiaro raccolti in una coda, maglietta a righe, lunga felpa e jeans, uno zaino sulla schiena. Solo dopo Caterina rivide tutto mentalmente. Sul momento, notò solo il viso serio della ragazza e soprattutto il fagottino che teneva in braccio: un neonato avvolto in una copertina marrone.
Gli occhi della ragazza erano decisi; fece un passo avanti, le porse il pacco e disse solo:
È per lei!
Caterina prese il bambino distinto, la pomata ancora tra le dita. Sentì il peso, abbassò lo sguardo Santo cielo, era davvero un bambino!
Quando rialzò la testa, la ragazza stava già scendendo le scale.
Caterina la seguì sulla rampa, ancora incredula perché aveva lasciato un bambino?
È il figlio di Lorenzo, io devo studiare sentì le sue scarpe fare eco rapidi sui gradini.
La porta dingresso sbatté forte.
Silenzio.
Caterina rimase lì per un attimo, aspettando che la ragazza tornasse indietro a riprendersi il bambino, magari scusandosi. Poi rientrò, gettò unocchiata al sacchetto: Non devo dimenticare la spazzatura andando da mamma, pensò.
Cera anche una borsa estranea lasciata nellingresso, nemmeno si era accorta che la ragazza laveva appoggiata.
Solo dopo le venne la consapevolezza: Oh Signore! È un neonato! E cosa aveva detto? Il figlio di Lorenzo?
Davvero Lorenzo?
Caterina sedette sul divano con il bambino in braccio. Sì, aveva sentito proprio dire Lorenzo.
Ma che Lorenzo? Lei aveva solo un figlio, si chiamava Paolo. Era sposato, viveva a Firenze con la moglie e i due figli. Caterina era rimasta a Torino dopo la morte del marito Vittorio, cinque anni prima.
Niente aveva senso Il bambino si mosse tra le sue braccia. Caterina pian piano lo distese sul divano, aprì la coperta: vestitino beige, tutina, ciucciotto a forma di rana. Poteva avere un mese, non di più.
Tranquillo, piccolino gli carezzò la testa, e il neonato tornò a ciucciare felice.
Cercò risposte nel sacchetto estraneo: cerano due biberon, una scatola di latte artificiale, un pacco di pannolini e abitini per bebé.
Aspettava ancora. Tra poco avrebbero suonato di nuovo, la ragazza sarebbe tornata e la giornata sarebbe ripresa: spazzatura, supermercato, mamma…
Caterina sistemò il trucco, si sporse più volte alla finestra. Ma niente. Che assurdità!
Dopo un po il bambino iniziò a lamentarsi. Caterina era impacciata. Non era suo figlio, aveva il diritto di cambiarlo? Di nutrirlo? Continuava a guardare fuori dalla finestra, aspettando…
Ma dovette svestirlo. Sotto la tutina, body, vestitino. Era una bambina.
Solo allora Caterina fu colpita dalla responsabilità. La bambina era stata affidata proprio a lei!
Lorenzo, Lorenzo
E se?
Paolo, suo figlio, in gioventù aveva avuto molte avventure. Lei lo aveva rimproverato mille volte. Ma ormai era sposato, sembrava felice: qualche affanno tra mutuo e famiglia, ma meglio da un po di tempo.
Su, stellina, non piangere. Ora cambiamo il pannolino…
Sua madre aveva proprio abbandonato questa bimba?
Ancora incredula, Caterina si mise a cambiarla con sicurezza, le azioni riprese come un automatismo dopo anni. Poi tra biberon e pannolini, ricevette una telefonata.
Perché ci metti tanto a rispondere? era la mamma.
Nulla, mamma, che cè?
Sei già al supermercato?
Non ancora.
Vorrei delle pere, però non quelle di ieri, quelle rosse con la punta sottile, sì, le dolci e morbide
Va bene, mamma.
La bimba si muoveva tra le sue braccia.
Che succede lì da te?
La TV, mamma. Ora vado. Altrimenti finisce il pane!
Terminata la chiamata, Caterina pesò bene la situazione: doveva fare qualcosa, chiamare la Polizia? Ma se fosse davvero figlia di Paolo? La bimba le ricordava la nipote Sofia.
Cosa sarebbe successo? Uno scandalo, la nuora non lo perdonerebbe di certo. I bambini?
Paura.
Forza, piccolina brava
La bambina beveva avidamente, Caterina si sciolse, un po commossa. Com’era dolce! Forse le mancava davvero avere un bebè per casa.
Appena la bimba si addormentò, Caterina chiamò il figlio. Nulla, cellulare irraggiungibile.
Che guaio…
Decise di aspettare. Non voleva creare problemi al figlio. Forse la ragazza avrebbe ripensato tutto e sarebbe tornata. Non sembrava una ragazza problematica, era solo una giovane studentessa magra.
Meglio tacere con la mamma: niente drammi, niente supposizioni spaventose.
Chiamò il nipote Marco, e seppe che il padre era fuori città per lavoro, in un luogo senza rete, sarebbe tornato solo dopodomani. Telefonava solo la sera, tutto bene.
Ma almeno potevano avvisarmi! sbuffò Caterina, anche se capiva bene che suo figlio non la avrebbe aggiornata sui suoi spostamenti per lavoro.
Chiamò la nuora Francesca, le chiese di dire a Paolo di chiamarla appena possibile.
Qualcosa che non va? domandò Francesca.
No, voglio solo sentirlo appena può.
Dopo si giustificò con la madre:
Mamma, ho storto una caviglia, oggi non vengo. Ma cè ancora il minestrone, il pane cè
La mamma borbottava, la chiamava anche cinque volte per sincerarsi che andasse tutto bene.
Dopo quella telefonata, Caterina si rilassò, tolse i pantaloni bianchi, indossò il vestito da casa e sedette accanto alla neonata. Ragionò a mente lucida.
In fondo, cosa le impediva di chiamare la Polizia e lasciar risolvere tutto a loro?
Primo, la paura per suo figlio, anche se si chiamava Paolo, non Lorenzo. Se davvero avesse mentito, nascosto una bambina E poi, finire in complicate spiegazioni in questura? No. E cera anche compassione verso la ragazza: negli occhi di quella madre aveva percepito la disperazione ma anche la convinzione di aver fatto ciò che doveva.
Doveva parlare con qualcuno. Se non con la vecchia amica Lucia, con chi altri?
Lucia, siediti qui sono nella follia! Mi hanno lasciato un neonato
Lucia non si allarmò e si mise a investigare come una piccola detective. Promise che, appena smontava dal lavoro, sarebbe accorsa.
Calma, Caterina, niente panico! Vedrai, si risolve tutto. Prima però assicuriamoci di chi sia questa bambina.
Tutto il giorno, per Caterina, fu preso dalle cure della piccola. Si immerse su internet, ricercò consigli, si lasciò coinvolgere da mille suggerimenti sullallevamento di neonati. Le fece un massaggio, laccudì, le fece il bagnetto, la massaggiò con la crema, le cantò persino una ninna nanna.
Come va la caviglia? Domani non vieni? la madre telefonava.
Ma Caterina si convinse che la questione si sarebbe risolta entro il giorno dopo.
Lucia arrivò dopo il lavoro. Esaminò attentamente tutte le cose della neonata, poi decise di andare a cercare tra i vicini. Non raccontò nulla del bambino, ma parlò di una lettera indirizzata a Lorenzo
Trovato! esclamò battendo la porta senza ritegno.
Sta più bassa, la neonata dorme protestò Caterina.
Ma Lucia era euforica: nellingresso del sesto piano abitava proprio un Lorenzo, forse il tanto citato padre della bimba.
Ne sono certa! sussurrava eccitata. Andiamo!
Dove?
Da Lorenzo! Siamo qui per chiarire, no?
E se non centra nulla, Lucia? Ci prenderà per matte.
Vuoi sapere la verità o preferisci restare col dubbio?
Caterina accettò. Presero la bimba in braccio, salirono le scale senza prendere lascensore. Bussarono.
Chi è? voce danziana.
Cerchiamo Lorenzo rispose Lucia.
Aprì una piccola nonna, curva, e chiamò verso linterno:
Lorenzo! Vieni, cè gente!
Dalla stanza comparve un ragazzo bassino, barba corta, un po assonnato.
Buongiorno, siete per il tablet?
Tablet? No, è per altro. Qui Caterina si è ritrovata un neonato in casa, una ragazza lha lasciato con un biglietto: Figlio di Lorenzo.
Silenzio. Luomo restava a bocca aperta.
Non sono io! protestò.
Ma qui, nei ventun interni, tu sei lunico Lorenzo insistette Lucia.
Non ho nessun figlio! scuoteva la testa sbalordito.
Lucia voleva insistere, ma Caterina la fermò: «Mi scusi, è stato un equivoco. Una ragazza oggi ha lasciato una neonata davanti alla mia porta, dicendo che era figlia di Lorenzo. Abbiamo pensato avesse sbagliato interno. Nessun altro Lorenzo nei nostri piani, almeno credo.»
Ma io non centro, davvero. E comunque, se serve aiuto tecnologico sono blogger, potrei diffondere la notizia!
No, grazie asserì Caterina: aveva più paura che successo la storia riguardasse Paolo.
Che ragazzi! scuoteva la testa Lucia quando scesero. Ma sembra sincero, no?
Sì, uno di quei tipi che lavorano al computer da casa. Altro che latin lover!
Nessuna chiamata ancora da Paolo. Provò con Francesca.
Scusami, Caterina, oggi sono impazzita tra nuoto di Sofia e problema di Marco Paolo ha chiamato, ma era di corsa. Una giornata incasinata!
Se solo sapesse che giornata aveva passato lei!
Domani chiamo la Polizia, decise finalmente.
Si mise a letto stanca, e ogni volta che la piccola si muoveva, si alzava: la cullava, le preparava il latte.
Allalba fu svegliata dalla chiamata della madre.
Come va la caviglia? Vieni oggi?
Sì, vengo, mamma.
Prendi le pere buone, e
Alla fine anche i bambini hanno bisogno di passeggiare. Sistemò una fascia con la neonata, le cambiò tutina i vestitini erano quasi nuovi, graziosi e andò al supermercato.
E le fece anche piacere uscire così: non più sola.
Al quinto piano, la madre si stupì:
Questa cosè?
Non cosè, chi è. Dai, prendi le borse.
Da dove salta fuori?
Nadia mi ha chiesto di tenerle un po’ la nipote mentre è dal parrucchiere, unoretta e via.
E la caviglia?
Passata
Si misero tutte e due ad ammirare la piccina. Niente lagne, nessun discorso su malanni.
Ma guarda comè vivace! Come si attacca al dito! Come si chiama?
Non lo so per così poco non lho chiesto.
Non si fa! Un bambino deve avere un nome!
E in effetti, sulla via di casa, Caterina già pensava a quale nome potesse avere la bimba. Perché? Non sapeva, ma le veniva da sperare di indovinarlo.
A casa, ecco un messaggio: Paolo è di nuovo reperibile.
Si sedette con la neonata in braccio e chiamò subito.
Mamma, che dici?! Sono sposato! Paolo rimase scioccato dopo il racconto.
Ma la bimba lhanno portata proprio da me… e se tu fossi Lorenzo?
Mamma, mi chiamo Paolo! Lo hai scelto tu il mio nome! È un errore, chiama subito la Polizia. Se vuoi la chiamo io.
No, lo faccio io, ora Ma la piccola ha fame, usciamo poco fa, la cambio
Mamma! Devi chiamare subito! Sei matta mi fai preoccupare
Tranquillo, è solo che La bimba è proprio adorabile!
Dovevo fare prendere la casa in affitto a un altro, vediamo se ti stai cacciando nei guai!
Dai, basterà chiamare oggi. Lucia mi aiuta.
Oggi? Subito, mamma!
Ma Caterina non lo ascoltò. Ancora una poppata, un cambio pannolino E poi avrebbe chiamato Lucia e la Polizia.
Mentre si prendeva cura della piccola, pensava: Dove la porteranno, in una casa famiglia? E poi, che sarà di lei? Certo da me sta meglio.
Ma il giorno dopo aveva un turno in clinica, e poi era anche un reato tenere una minore senza avvertire nessuno…
Aveva ragione Paolo.
Si mise al lavoro con la neonata. Nonostante la stanchezza, furono giorni intensi e pieni di senso.
Si addormentarono insieme, vicine vicine.
Furono svegliate dal campanello insistente.
Caterina si liberò piano dal braccino della piccola, sbirciò dallo spioncino, si irrigidì e aprì.
Dovè lei? Dove lavete portata? Perché non mi avete detto nulla?
Sulla soglia la stessa giovane madre, la ragazza che aveva lasciato la bimba. Occhi spaventati, in canottiera e pantaloncini malgrado il freddo. Respirava affannosamente.
Perché non mi avete detto subito che non era il vostro figlio? Caterina ancora assonnata.
Forse perché mi ha colto alla sprovvista rispose onestamente Caterina e poi lei se nè andata di corsa.
Voi però sapete dovè, vero? Mi aiutate?! Nei suoi occhi una tale supplica
Caterina la fece entrare.
La ragazza entrò con speranza, guardò dritta negli occhi.
La bimba è qui, in camera dorme indicò Caterina.
La giovane entrò esitante, poi si lasciò andare in un pianto liberatorio sul tappeto, le spalle magre che scuotevano. Caterina la aiutò a rialzarsi, le offrì acqua, qualche dolcetto e cioccolata, un po di tè caldo.
Forza. Mangia un po che ti riprendi.
In quei momenti Carmen, la ragazza, riuscì a raccontare. La bambina si chiamava Giulia.
Storia spesso sentita: Carmen era studentessa allultimo anno di infermieristica, come Caterina tanti anni prima. Venne da un piccolo borgo in provincia di Cuneo.
Si innamorò la scorsa estate di un ragazzo di Torino, Lorenzo, studente universitario. Fu a casa sua una volta sola, e lui promise daiutarla, anche la madre avrebbe dato una mano.
Alla nascita della bambina però Lorenzo era sparito; telefono bloccato, nessuna traccia. Sapeva dove studiava, Cera qualche informazione, nulla di più.
A casa, appena il padre seppe, la cacciò di casa, senza più aiuti economici sebbene una zia le mandasse quello che poteva. Carmen continuava a studiare, sognava di fare linfermiera.
Lei partorì a Torino, non potendo rimanere in studentato aveva vissuto per alcune settimane da unamica, ma i soldi erano finiti e non sapeva a chi lasciare la piccola Giulia durante gli esami.
Cercando in qualche modo Lorenzo, scoprì online che lui non sapeva nulla della figlia: aveva cambiato casa, forse anche quartiere, e la stessa madre di Lorenzo aveva tagli di capelli simili a Caterina.
Nel mezzo della paura e della disperazione, Carmen aveva consegnato Giulia dove pensava vivesse la madre di Lorenzo. Poi, terrorizzata, aveva passato la notte a piangere, cercandolo su internet, senza ottenere risposta.
Solo la mattina dopo, grazie a uno scambio di messaggi, capì che aveva sbagliato indirizzo: Lorenzo viveva nella palazzina accanto, interno 21. Non sapeva più che fare.
Ma cosa ho combinato? Non lo so nemmeno io, tutto per confusione la mia mente era vuota e pensavo solo che sua madre sapesse prendersi cura di lei Carmen si mise le mani sul viso e scoppiò di nuovo a piangere.
Si dice che la più grande follia sia creare un capolavoro e rinnegare la propria paternità disse Caterina con dolcezza. Ho guardato tua figlia e pensavo: come può una madre rinunciare a un piccolo miracolo come questo? Così sono contenta che tu sia tornata. Ora, dove andrai?
Basta così Carmen si asciugò le lacrime Sto con Giulia in studentato, poi vedo Chiederò aiuto a mia zia. Spero non mi rifiuterà.
Fermati da me almeno questo mese! Io vivo sola, qui cè posto e Paolo insiste che dovrei prendere una coinquilina.
Da lei? Ma non ho soldi… esitò ancora Carmen. Meglio resistere in studentato, almeno fino agli esami.
Sta qui, davvero. Domani sono al lavoro, tu sta tranquilla, preparati. Prepara le cose, porta i libri
Guardando Carmen e la piccola addormentate, Caterina si accorse che il cuore si era davvero riempito di dolcezza, non di pena.
Chiamò Lucia:
Lucia, tutto bene no, non è figlia di Paolo, mi ha chiamato pure lui… E nemmeno di Lorenzo il vicino! Vieni dopo che ti racconto che bello, Lucia, che non sono andata subito dai carabinieri!
***
Il latte di Carmen non smise di arrivare. Gli esami furono superati brillantemente, e ora era proprio Carmen che spesso andava a trovare la madre di Caterina, su quel maledetto quinto piano.
Ha studiato! Ora sì, è una ragazza sveglia!
Dopo gli esami Carmen trovò un posto di tirocinio in pronto soccorso, grazie alle conoscenze di Caterina. Chiedeva spesso consiglio, si vedeva proprio che aveva il cuore per quel mestiere.
Lorenzo, il vicino, capì che la nonna aveva bisogno di cure: fu proprio Carmen a farle le punture e seguirla. A settembre si trasferirono un po’ più su, da lui, a occuparsi della nonna e provare a riscrivere la propria vita, con un gesto dopo laltro, pazienza e volontà.
***
Una piccola svolta che rivoluzionò molte vite. Perché a volte, se in mezzo al caos restiamo attenti al bisogno degli altri, è proprio lì che troviamo la chiave per curare anche noi stessi.


