Grazie, mamma, per il regalo.

Giulia uscì di casa e si fermò a guardare il cortile trasformato dalla neve caduta durante la notte. I fiocchi lanuginosi scendevano silenziosi sulle poche foglie gialle rimaste sugli alberi, sull’asfalto e sulle macchine parcheggiate.

Tese una mano, lasciando che qualche fiocco vi si posasse per poi sciogliersi all’istante. Fece qualche passo, ascoltando il lieve scricchiolio sotto i piedi che le ricordava l’avvicinarsi del Natale, con il profumo delle clementine, l’albero addobbato con palline luccicanti e, naturalmente, la magica attesa del miracolo.

Entrò al supermercato per comprare clementine, latte e dolcetti per il tè. Era già in cassa quando la chiamò sua madre.
«Giulia, puoi passare da me oggi?»
«Certo, mamma. Che c’è?»
«Niente… devi conoscere una persona. Vieni a pranzo.» Nella voce della madre, Giulia colse una vibrazione insolita, quasi elettrizzata.
«Hai ancora intenzione di presentarmi uno di quei figli di mamma in cerca di indipendenza?» chiese, un po’ delusa.
«È una sorpresa. Vedrai» rispose la madre con un tono misterioso, prima di riattaccare.

Interessante. Da tempo Giulia non sentiva sua madre così animata. Dopo che Andrea l’aveva lasciata, era corsa da lei a piangere e disperarsi. La madre l’aveva consolata, ma poi aveva rovinato tutto dicendole: «Te l’avevo detto». Aveva ragione, ovvio, ma questo non la faceva sentire meglio. Avevano litigato. Da allora, non era più andata da sua madre, limitandosi a telefonarle, cercando di affrontare il dolore da sola.

Giulia lasciò la cassa e si avvicinò al bancone delle pasticcerie, scegliendo una piccola torta. Non voleva arrivare a mani vuote.

A casa, continuava a chiedersi quale sorpresa le avesse preparato sua madre. Per sicurezza, si lavò i capelli, arricciò le punte, si truccò le ciglia e le labbra e indossò una gonna grigia e un maglione color pesca. Sorrise al suo riflesso nello specchio. Qualunque cosa avesse in serbo sua madre, l’avrebbe affrontata con stile e un sorriso.

«Andrea se ne pentirà» pensò mentre infilava gli stivali e il cappotto.

Quando sua madre aprì la porta, Giulia rimase senza parole. Gli occhi di sua madre brillavano, le guance erano rosse e il nuovo taglio di capelli la ringiovaniva di dieci anni.
«Mamma, stai benissimo» disse, porgendole la torta.
«Grazie» rispose la madre con un sorriso timido. «Spogliati e vieni in sala» aggiunse prima di scomparire in cucina con il dolce.

«Di sicuro ha invitato qualcuno» pensò Giulia. Si sistemò i boccoli davanti allo specchio, aggiustò la gonna ed entrò in soggiorno. Dal divano si alzò un uomo robusto sulla cinquantina, con i pantaloni e un maglione blu notte, la fronte alta e un naso forte. Le rughe ai lati degli occhi rivelavano una vita trascorsa a sorridere o a strizzare gli occhi al sole. La fissava con interesse. Lei lo salutò con diffidenza.

«Giulia, ti presento Massimo, un mio vecchio amico d’infanzia» disse la madre, avvicinandosi e cingendole la vita con un braccio, cercando il suo sguardo con aria supplichevole.

«Ah, capisco, di quelli di paese» commentò Giulia, delusa.

«Andiamo a pranzo, la minestra si raffredda» tagliò corto la madre, togliendo la mano e precedendole in cucina.

Giulia si sedette al suo posto abituale, di spalle al frigorifero vicino alla finestra. «Vuole farlo sedere al posto di papà?» pensò. Massimo si mise di fronte a lei, mentre sua madre si sedette tra loro, con le spalle ai fornelli, come avevano sempre fatto quando suo padre era vivo.

«Quindi volevi presentarmi a lui? Non me l’aspettavo da te. Ecco perché hai questo aspetto nuovo» disse Giulia con sarcasmo.
«Perché dici così?» la rimproverò la madre.
«Ti sei stancata dei pugni? Papà non ti bastava? Dove sono le bottiglie? Non vi siete portati il vino?» chiese, fissando Massimo.
«Massimo non beve. Lui…» esitò la madre, guardando l’uomo con imbarazzo.
Lui le posò una mano ruvida sulla sua.
«Basta, Antonia.»
«Ora fate i sobri, ma appena vi trasferirete qui, tornerete alla vostra vera natura. Mamma, ma davvero vuoi risposarti? È questa la sorpresa? Massimo, tua moglie ti ha cacciato e ora cerchi rifugio da mia madre?»

Le parole le uscivano di bocca senza controllo. Non riusciva a fermarsi. Nello sguardo di sua madre apparvero lacrime, le labbra tremavano. Massimo fissava il piatto di minestra ormai fredda.

«Hai finito?» chiese improvvisamente la madre con una durezza mai udita prima. «E io cos’ho avuto nella vita? Ubriaconi e botte. Tu scappavi dai vicini quando tornava, terrorizzata. Uscivamo di casa, vagavamo per strada finché non si addormentava. Gli rubavo i soldi per comprarti vestiti o scarpe. Tu non sai niente…» Si interruppe, singhiozzando.

Giulia non l’aveva mai vista così. Sempre remissiva, impaurita, incapace di reagire. Ricordava quando suo padre le aveva urlato che era buona solo per pulirsi i piedi addosso. E ora difendeva questo Massimo?

«Dovevo dirtelo da tempo. Trent’anni di silenzio» riprese la madre, respirando a fondo. «Lui è tuo padre. Massimo Rinaldi è tuo padre.»

«Cosa?» Giulia indietreggiò, schiantandosi contro il frigorifero. Guardava alternativamente la madre e Massimo.

«Sì. Ci amavamo dal liceo. Poi lui partì per il militare. Il paese è piccolo, tutti sanno tutto. Lo confessai a mia madre. Urlò, mi colpì con un asciugamano. Poi fece entrare in casa un ragazzo di un paese vicino, per “sistemare la recinzione”. Era in visita dai nonni. Mia madre mi disse di non farmi scappare l’occasione.»

«Una sera, dopo il cinema, mi accompagnò a casa. Mia madre gli disse che non poteva uscire con me solo per divertimento. Se era serio, bene. Altrimenti, se ne andasse. Lui disse che voleva sposarmi. Così sposai Sergio, ci trasferimmo in città, e poi nacque tu. Non lo amavo. Forse sospettava che non fossi sua figlia, e per questo beveva e mi picchiava. A Massimo scrissi che mi ero sposata. Non sapeva di te.»

«Non tornavo mai al paese, per la vergogna. L’estate scorsa andai da mio fratello, ricordi? Lo rividi. Poi venne da me. Disse che non mi incolpava, che capiva. Mi aveva amata per tutta la vita. Andrò a vivere con lui, tu avrai questo appartamento. Basta affitti. Voglio passare il resto dei miei giorni con Massimo. Ho solo quarantanove anni.»

Giulia ascoltava, incapace di accettare quella nuova verità. Sì, suo padre non era stato un regalo. Ma era stato suo padre. Ora scoprire che ne aveva un altro… Si alzò e uscì nell’ingresso.

«Giulia!» gridò la madre da cucina.
«Lasciala stare. È adulta, capirà» sentì rispond”E quando Massimo, con gli stessi occhi sorridenti di Paolo, le chiese se volesse andare a prendere un caffè insieme, Giulia capì che la vita, dopo tutto, aveva ancora qualche sorpresa gentile in serbo per lei.”

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Grazie, mamma, per il regalo.