Il ragazzino si svegliò sentendo un gemito della madre.
Si avvicinò al suo letto:
Mamma, fai male?
Ettorino, mi porti un bicchiere dacqua?
Subito, mamma! e corse in cucina.
Tornò poco dopo con la tazza piena:
Ecco, bevi!
Poi, ecco un bussare alla porta.
Tesoro, apri! Sarà la signora Lina, la vicina.
Entrò la vicina, con una grande tazza in mano.
Come stai, Chiara? le toccò la fronte Hai la febbre alta, te lho portato il latte caldo col burro.
Ho già bevuto la medicina
Ma tu dovresti andare in ospedale. Ci vuole una cura giusta, e qualcosa di buono da mangiare. Il frigo è vuoto!
Signora Lina, ho finito tutti i soldi per le medicine, agli occhi di Chiara spuntarono le lacrime. Eppure non mi passa.
Devi andare in ospedale, Chiara.
E Ettorino, con chi lo lascio?
E se ti succede qualcosa, con chi lo lasci? Hai meno di trentanni, senza marito e senza soldi. le accarezzò i capelli Su, non piangere.
Signora Lina, cosa devo fare?
Aspetta, chiamo io il dottore disse la vicina, prendendo il telefono.
Chiamò e si informò bene.
Mandano qualcuno oggi. Io vado di là. Appena arrivano, mi vieni a chiamare Ettorino.
La signora Lina uscì, il ragazzino la seguì fino alluscita.
Nonna Lina, la mamma non muore, vero?
Non lo so, amore Bisogna chiedere aiuto al Signore, ma tua mamma non ci crede.
Ma il nonno Dio può aiutarla? negli occhi del bimbo brillava una speranza.
Bisogna andare in chiesa, accendere una candela, pregare. Vai, piccolino.
***
Il bimbo tornò dalla madre, pensieroso.
Ettorino, magari avrai fame porta due bicchieri.
Li portò e la madre versò il latte.
Bevi!
Bevve, ma la fame si fece sentire ancora di più. Chiara se ne accorse subito. A fatica si alzò, prese il portafoglio dal tavolo:
Prendi questi due euro. Vai a prendere due focaccine, mangiane una sulla strada. Intanto preparo qualcosa. Corri!
Lo accompagnò fino alla porta e, reggendosi al muro, si diresse in cucina. Nel frigo solo delle scatolette di tonno, un po di margarina, sul davanzale due patate e una cipolla.
Farò una minestra
Le venne una gran debolezza, si sedette esausta sullo sgabello.
Ma che mi succede? Ho finito le energie. Quasi metà delle ferie sono passate. Soldi finiti. Se non torno a lavoro, come faccio a preparare Ettore per la scuola? A settembre comincia la prima elementare Non ho parenti, nessuno che mi aiuti. E poi questa malattia. Dovevo andare subito alla ASL Se mi ricoverano, come resta Ettore da solo?
Si alzò con fatica, iniziò a pelare le patate.
***
Una fame tremenda, ma il pensiero di Ettore era solo uno:
Mamma ieri tutto il giorno a letto. E se morisse davvero? La signora Lina ha detto che devo chiedere aiuto al nonno Dio, pensò, fermandosi e deviando verso la chiesetta.
***
Son tornato indietro dalla missione, ormai sono sei mesi. Mi è andata bene, sono vivo anche se zoppico col bastone. Non bado più alle ferite, alle cicatrici sul viso ormai ci ho fatto il callo. Tanto non mi vuole più nessuna donna pensava Nicola, incamminandosi verso la chiesa Devo accendere una candela per i miei fratelli caduti, oggi è un anno esatto. E io sono rimasto.
Ventanni fa era partito militare. Ora è civile, ma sentirsi inutile fa male. La pensione militare gli basta, coi risparmi potrebbe vivere tranquillo Ma a cosa serve, da solo?
Fuori dalla chiesa i mendicanti. Nicola tirò fuori due banconote da venti euro, le diede e chiese:
Pregate per i miei amici Giovanni e Stefano!
Entrò, comprò le candele, le accese e recitò la preghiera che gli aveva insegnato il parroco:
Ricordati, Signore, dei nostri cari
Si segnava, pronunciando le parole, e davanti agli occhi aveva gli amici, come vivi.
Quando finì, rimase a guardare nel vuoto, ripensando alla sua vita pesante.
Un ragazzino magro, piccolo, si mise vicino a lui, con una candela in mano, confuso. Una signora anziana gli si avvicinò:
Dai, ti aiuto io!
Le accese la candela, la mise.
Fatti il segno della croce così gli mostrò. Poi spiega al Signore perché sei venuto.
Ettore guardò limmagine, poi disse piano:
Aiutaci, nonno Dio! La mamma sta male. Di lei ho solo lei. Falla guarire. Non abbiamo soldi per comprare le medicine. E tra poco vado a scuola. Nemmeno lo zaino ce lho
Nicola lo fissava. I suoi problemi, dieci minuti prima enormi, improvvisamente si fecero piccoli. Gli venne voglia di gridare:
Ma davvero non cè stato nessuno che aiutasse questo bambino? Almeno comprare le medicine a sua madre, uno zaino a lui
E il bimbo fissava licona, aspettando un miracolo.
Dai, vieni con me! disse Nicola deciso.
Dove? gli occhi spaventati si posarono sulluomo col bastone.
Andiamo a vedere che medicine servono a tua mamma e poi in farmacia.
Davvero?
Me lo ha detto il nonno Dio di aiutarti.
Sul serio? gli occhi si illuminarono.
Forza! sorrise Nicola. Come ti chiami?
Ettore.
Chiamami zio Nicola.
***
Da dentro la casa si sentivano le voci della madre e della vicina:
Ne ha prescritte così tante di medicine E sono costose. Dove li trovo i soldi? Mi restano solo venti euro.
Ettore aprì deciso la porta. Le voci si zittirono. La vicina guardò Nicola spaventata:
Chiara, guarda!
Anche Chiara uscì dalla camera, stupita.
Mamma, che medicine ti servono? Andiamo con zio Nicola a comprarle.
E lei chi è? domandò timida Chiara.
Andrà tutto bene, rispose calmo Nicola, sorridendole. Mi dia le ricette.
Ma sono rimasta con solo venti euro.
Ci pensa Ettore con me Nicola posò la mano sulla spalla del bambino.
Dai mamma, le ricette!
Chiara gliele diede, sentendo dentro che quelluomo dal viso segnato aveva un cuore buono.
Ma Chiara, sei matta? riprese la vicina vedendoli uscire. Nemmeno lo conosci!
Signora Lina, ma secondo me, è una brava persona
Va bene, Chiara Io vado.
***
Chiara rimase ad aspettare ansiosa il figlio e quell’uomo misterioso. Dimenticò perfino la malattia.
A un certo punto, la porta si spalancò: Ettore rientrò raggiante.
Mamma, ti abbiamo preso le medicine e un sacco di cose buone per la merenda!
Sulla soglia anche Nicola, sorridente come non mai, ora il suo volto sembrava meno duro.
Grazie, davvero! fece un piccolo inchino Chiara. Entrate, avanti!
Nicola si tolse le scarpe lentamente, si vedeva che era agitato. Andò in cucina.
Siediti pure! disse la padrona di casa.
Lui si guardò intorno, spaesato con il bastone in mano.
Aspetta, lo metto qui! glielo posò vicino. Scusa, non ho niente da offrirvi
Mamma, abbiamo comprato tutto noi con zio Nicola! e il bambino iniziò a tirar fuori dal sacchetto le cose.
Ma che vi disturbate Chiara vedeva che metà erano dolci inutili, ma cera anche un pacco di tè costoso.
Metto su lacqua, faccio il tè!
Preparò la bevanda senza sentire più la malattia, o forse non voleva farsi vedere debole davanti a Nicola. Come indovinando i suoi pensieri, lui chiese:
Chiara, ma lei non si sente troppo stanca?
No, sto meglio Ora prendo la medicina. Grazie di cuore!
***
Bevvero tutti insieme quel tè, con i dolcetti, mentre Ettore, finalmente sereno, chiacchierava allegramente. A volte gli sguardi dei due grandi si incrociavano: si sentiva chiaramente che stavano davvero bene a quel tavolo.
Ma tutto prima o poi finisce.
Grazie ancora! Nicola si alzò e prese il bastone Devo andare, lei deve riposare.
Non so davvero come ringraziarla Chiara si alzò anche lei.
Lui si avviò verso luscita, figlio e madre dietro.
Zio Nicola, torni ancora?
Certo! Quando la mamma starà meglio, andremo tutti e tre a comprare lo zaino per la scuola.
***
Quando Nicola se ne andò, Chiara mise a posto e lavò i piatti.
Ettore, guarda la tv, io mi sdraio un po.
Andò a letto e dormì profondamente.
***
Passarono due settimane. Col tempo, la salute migliorò, le medicine servirono. Gli ultimi giorni aveva persino ripreso a lavorare: lavevano richiamata in ufficio finendo le ferie. Era contenta ogni euro contava. Ad agosto bisognava preparare Ettore per la scuola.
Quel sabato si alzarono presto, fecero colazione.
Ettore, vestiti! Andiamo a vedere cosa ti manca per la scuola.
Ti hanno pagato lo stipendio?
Ancora no, ma settimana prossima arriva. Ho chiesto in prestito venti euro, prendiamo qualcosa al ritorno.
Si prepararono per uscire, quando il citofono squillò.
Chi è? domandò Chiara.
Chiara, sono Nicola
Non finì di parlare che lei aveva già premuto il pulsante per aprire il portone.
Mamma, chi è? Ettore uscì dalla stanza.
Zio Nicola! Chiara non riusciva a nascondere il sorriso.
Evviva!
Entrò, appoggiato al bastone, ma molto cambiato: pantaloni eleganti, camicia nuova, taglio di capelli fresco.
Zio Nicola, ti ho aspettato tanto! Ettore gli corse incontro.
Te lavevo promesso, gli occhi di Nicola brillavano. Ciao, Chiara!
Ciao, Nicola!
I due passarono subito al tu, senza accorgersene.
Siete pronti? Andiamo!
Dove? Chiara era sorpresa.
Tra poco Ettore va a scuola!
Ma Nicola io
Ho promesso a Ettore. E una promessa è una promessa!
***
Chiara controllava sempre i prezzi più bassi, ovunque andasse. I soldi erano pochi, non aveva parenti né marito. A parte quel ragazzo del liceo, sparito tempo fa.
E ora aveva accanto un uomo che guardava suo figlio con una gioia mai vista. Comprava di tutto, senza badare al prezzo, chiedendo solo un parere.
Tornarono a casa in taxi, con le buste.
Chiara corse in cucina.
Chiara la fermò Nicola usciamo tutti insieme? Andiamo a pranzare fuori oggi!
Dai mamma! la tirò Ettore per mano.
***
Quella notte, Chiara non riuscì a prendere sonno. Rivedeva i momenti della giornata, gli occhi pieni daffetto di Nicola. La mente e il cuore come se discutessero:
Non è bello, è più anziano di me, e zoppica diceva la ragione.
Ma è un uomo buono, ci guarda con tanto amore, rispondeva il cuore.
Ha almeno quindici anni più di te.
E allora? Guardalo con Ettore: è come un padre.
Potresti trovare uno giovane, bello, atletico
Già avuto. Voglio uno buono e affidabile.
Ma non era così che ti immaginavi il marito
Adesso sì!
Hai cambiato idea in fretta
Ho trovato quello giusto. Lo amo!
***
Si sposarono proprio in quella chiesa dove tre mesi prima si erano conosciuti Nicola ed Ettore.
Davanti allaltare, Nicola senza più il bastone. Ettore guardava limmagine del santo cui aveva parlato tempo prima. Dal profondo del cuore sussurrò:
Grazie, nonno Dio!



