La mamma la stringeva forte a sé, la baciava e si chiedeva: «Ma a chi assomiglia?» E sospirava. Anche parenti e amici si meravigliavano facendo la stessa domanda. Forse qualcuno aveva messo la pulce nell’orecchio al marito, o forse la suocera aveva notato qualcosa di strano, oppure fu lo stesso Vittorio a dubitare della fedeltà della moglie, ma un giorno tornò dal lavoro con il broncio.

Sai, ancora mi ricordo quando mia mamma mi raccontava questa storia su una famiglia italiana, tipo quelle che potresti incontrare in un paesino della provincia di Modena. Cera questa mamma, Paola, che stringeva forte la sua bimba, la baciava sulla fronte e pensava: Ma a chi assomiglia così tanto? E sospirava piano. Tutti gli amici e parenti si stupivano e facevano sempre la stessa domanda.

Non si capiva bene se a metter la pulce nellorecchio del marito, Andrea, fosse stato qualche amico pettegolo, oppure la suocera un po diffidente, o magari Andrea stesso iniziava ad avere dei dubbi. Fatto sta che una sera, tornato trafelato dal suo lavoro alla fabbrica, era più cupo del solito.

Andrea, cosa facciamo adesso? gli ha chiesto Paola preoccupata È troppo presto per ricominciare tutto da capo. Giulia ha appena iniziato i suoi tre anni e si è liberata dei pannolini E io non ho nemmeno fatto in tempo a riprendermi sospirava lei, stanca.

Da un congedo maternità passo allaltro E Giulia è ancora così piccola! Come faccio a portarla in braccio con la pancia grossa?

Saremmo in quattro, e lavori solo tu Forse dovremmo aspettare un pochino prima di pensare a unaltra bimba ha chiesto Paola, con voce tremante.

Ma che dici? Allontana questi pensieri! le ha risposto Andrea prima duro, poi più dolce. Scusa, hai ragione tu, ma ce la faremo. Troverò qualche lavoretto extra.

E se sarà ancora una femminuccia, tanto meglio! Abbiamo vestitini di Giulia da vendere e il passeggino cè già.

Praticamente nasceranno quasi insieme, cresceranno unite. E se invece sarà un maschietto Andrea si è fermato, poi ha scherzato: Facciamo richiesta al comune per una casa più grande! Si sono guardati e hanno riso.

Alla fine, hanno deciso così. Paola adorava la sua Giulia, la coccolava sempre, era la sua principessa dopo tanta attesa.

Non cera verso di resistere alla tentazione di prenderla sempre in braccio, stringerla, riempirla di baci, anche quando la pancia era già ben visibile.

Dentro di sé, anche se non lo ammetteva, un po sperava che non andasse tutto liscio con la nuova gravidanza: era arrivata troppo presto. Ma la vita aveva altri progetti e la seconda gravidanza andò che era una meraviglia. Nel giorno stabilito, in casa Rinaldi nacque unaltra bimba.

Quando la portarono per la prima poppata, Paola rimase colpita da quei capelli biondissimi sulla testolina della piccola. Sia lei che Andrea erano bruni, e anche Giulia era nata con una massa nera, che solo dopo aveva schiarito.

Chissà, questa magari si scurirà col tempo, pensava Paola, cercando rassicurazioni.

La piccola era chiara, con occhi di un blu trasparente. Tutti in paese si sorpresero: Che splendore! Ma come mai è così bionda? Scegliere il nome non fu complicato: la chiamarono Bianca, nome raro dalle loro parti. Così entrambe avevano le stesse iniziali, dettaglio che ai genitori sembrava importante chissà perché.

Crescendo, Bianca si distingueva sempre di più da tutti. Non solo da Giulia, ma anche dai suoi stessi genitori. Sembrava quasi arrivata lì da chissà quale vento di pianura.

Con il tempo, i capelli le si scurirono in un biondo cenere. Era tranquilla, morbida, e guardava il mondo coi suoi occhi blu pieni di domande. La mamma la stringeva forte, la baciava, la guardava e pensava: Ma a chi assomiglia? Nessuno sapeva darsi una risposta.

Fra una chiacchiera e laltra in paese, a un certo punto perfino Andrea cominciò ad avere dubbi. Forse la suocera gli aveva messo strane idee in testa, forse era lui. Una sera, tornato dal lavoro, si chiuse in un silenzio sospetto e poi accusò Paola di tradimento, ricordandole del biondino simpatico che anni prima le aveva fatto il filo. Magari era stato quello, insinuava Andrea, o magari, peggio, cera stato uno scambio in ospedale, cose che qualche volta si leggono sui giornali.

Non cè mai stato nessun altro, quella è nostra figlia, non lhanno scambiata! piangeva Paola, ferita da quelle accuse.

In casa scoppiò il putiferio, ogni giorno una discussione diversa. Paola, esausta, fece le valigie e fu proprio allora che Andrea si rese conto che rischiava di perdere tutto. Amava sua moglie, non voleva restare da solo. Però voleva sapere la verità, la verità vera.

Si vergognava anche a sentirsi dire sempre quella domanda: Ma come mai vostra figlia è così bionda? Si sentiva addosso gli occhi di tutti e iniziò a parlare di fare il test del DNA.

Se fai il test, fallo su entrambe, magari anche Giulia non è tua gli lanciò Paola, esasperata.

Andrea fece da solo: saliva di Bianca in un barattolo, qualche capello di Giulia, e via in laboratorio. Per giorni stressò i dottori con domande: Ma siete sicuri di non sbagliarvi? Gli assicurarono che era tutto sotto controllo.

Le bambine sentivano tutto, anche se erano piccole. Bianca aveva già quattro anni e capiva che mamma e papà litigavano per colpa sua. Giulia una sera, stanca dei rimproveri, sbottò con la sorella: Tu non sei mia sorella! Ti hanno portata qui, per te mamma e papà litigano sempre!

Bianca pianse così tanto che nemmeno mamma riuscì a consolarla.

Nel frattempo, Giulia pensava che, se la sorella spariva, forse i genitori smettevano di litigare. Un giorno, mentre mamma era a fare la spesa e papà a lavoro, Giulia vestì Bianca e la portò lontano per le stradine del paese.

Al rientro, né nel cortile né dai vicini si trovavano più le bambine. Una signora le aveva viste andare via ma aveva troppa fretta per il suo programma del pomeriggio in TV per avvisare qualcuno.

Paola, fuori di sé, corse per tutte le vie, Andrea la raggiunse, e solo allimbrunire, dopo lallarme ai carabinieri, ritrovarono le bimbe: prima Bianca che piangeva in un cortiletto, poi Giulia dispersa e impaurita.

In quel giorno, i genitori erano troppo sollevati per sgridarle. Ma Paola e Andrea ripresero presto a litigare: lui accusava lei di non vigilare, lei lui di essere assente.

Quando finalmente arrivò la risposta del DNA, la verità fu chiara: Andrea era padre di entrambe. Nessun tradimento. Spiegarono che erano semplici giochi dei geni ancestrali.

Pian piano la serenità tornò, ma Bianca continuava a sentirsi fuori posto, odiata dalla sorella. Giulia, quando litigavano, le diceva: Io ho i vestiti nuovi, tu tieni sempre i miei vecchi perché sei solo una figlia di nessuno.

Bianca, triste, non si lamentava mai con la mamma, anche perché Giulia la metteva sempre nei guai, e sentiva solo: Impara da Giulia che è così brava!

Così smise di chiedere aiuto. Si rifugiava in un angolo, occhi chiusi, sperando che sparendo dal suo sguardo, sparisse anche dal mondo.

Col tempo, Giulia finì la scuola, ma non aveva voglia di studiare ancora, andò a lavorare. Bella comera, si fidanzò e si sposò in fretta con Lorenzo, figlio di un commerciante di auto usate, che le mise a disposizione un appartamento. Paola amava Bianca, ma senza volerlo portava sempre Giulia come esempio.

Bianca cresceva chiusa, sempre insicura, riciclando i vestiti della sorella.

Guarda Giulia, che bel ragazzo si è trovata! Fai qualcosa anche tu, esci, divertiti invece di stare sempre a disegnare le diceva la mamma.

In quinta superiore, un ragazzo si interessò a Bianca. Lei si fidò subito e presto scoprì di essere incinta. Disse tutto al ragazzo, e lui decise di parlarne con i genitori. Scoppiò un finimondo: la mamma di lui arrivò dai Rinaldi per convincerli a far abortire Bianca.

Improvvisamente fu Andrea a prendere le sue difese: Lasciatela stare, che ha già sofferto abbastanza. Se non vi piace mia figlia, cresceremo comunque il bambino!

Costrinsero il ragazzo a trasferirsi fuori Modena dalla zia. Bianca studiò da casa, la scuola cercò di coprire la cosa, gli esami li fece in casa, sotto la supervisione dei professori. Una professoressa di inglese ebbe compassione di lei, laiutò, ma Bianca sapeva che avrebbe dovuto occuparsi del bimbo.

Passarono i mesi e, improvvisamente, Andrea se ne andò per un infarto. Era sfinito da una vita di sacrifici e dolori.

Uscì una sera dal lavoro, si sdraiò sullamato divano davanti a “Striscia la Notizia” e non si svegliò più. Quando la mamma lo chiamò per la cena, era già freddo.

Le urla, il pianto, la corsa dei medici e a Bianca si ruppero le acque. Proprio il giorno che il padre morì, lei diede alla luce un bimbo bellissimo, tutto biondo col ciuffo chiaro, occhi cielo.

Non riuscì nemmeno ad andare al funerale; fu la madre quella che la accolse, distrutta dal dolore, e un giorno le scappò detto: Sei sempre stata solo una fonte di guai per papà. Ma al nipotino si affezionò subito, nonostante temesse che nessuno avrebbe mai sposato Bianca, madre single.

Non voglio nessuno. Mio padre non mi ha mai creduto abbastanza, come potrà mai apprezzarmi uno sconosciuto? rispondeva lei.

Il piccolo Matteo crebbe bene, vispo e intelligente. Aveva cinque anni quando Azzurra, la sorella maggiore, decise di dare una sistemata a Bianca, di nuovo.

Azzurra ormai non poteva più avere figli, il marito si era stancato, i suoi suoceri menavano il gambero che volevano un erede e lui iniziò a frequentare unaltra donna, ma Azzurra non aveva intenzione di tornare nella vecchia casa.

Intanto, Bianca aveva imparato il mestiere di parrucchiera e lavorava sodo.

Un giorno Azzurra decise di combinare un incontro a Bianca con un ragazzo che veniva spesso a casa loro a sistemare il computer. Era uno di quelli svegli, non troppo bello, ma spiritoso. Lei ci aveva pure provato, per dispetto al marito, ma fu rimbalzata con garbo. Così pensò: “Se non posso averlo io, lo appioppo a mia sorella!”

Scrisse a Marco di raggiungerla in un bar dicendo che voleva presentargli una ragazza. Bianca, alloscuro dei suoi piani, fu convinta a partecipare. Azzurra era sicura che tutto sarebbe finito in una figuraccia per Bianca.

Bianca si sistemò, mise in ordine i capelli, evitò il trucco deciso. Che mi veda per come sono, pensava.

Entra nel bar e lo riconosce: Marco era lì, al tavolino, immerso nel suo smartphone.

Sei Marco? chiese timida.

Sì, e tu chi sei?

Sono la sorella di Azzurra, mi chiamo Bianca.

Lui fece una faccia stupita, poi le offrì un caffè.

Vuoi anche una fetta di torta? Qui sono buonissime, chiese.

Come lo sai?

Lavoro spesso da queste parti, ci passo spesso.

Lui intanto continuava a guardare il telefono, sapendo di dover sentire Azzurra. Bianca, imbarazzata, lo osservava.

Ti sto disturbando? chiese lei.

Ma no! Tua sorella viene o no?

Non so Azzurra mi ha detto che dovevo incontrare te. Forse è meglio se vado.

Intanto il cameriere portò due caffè.

Dai, almeno beviamo. propose Marco con un sorriso.

No, grazie. Bianca si ritrasse, spostando la torta.

Hai paura dingrassare? Guarda, sei bellissima così, stai benissimo.

Ma gli uomini vogliono le magre, tutte perfette

Ma chi lha detto? Cosa ne sai tu degli uomini?

Niente confessò Bianca, arrossendo. Ho un figlio, si chiama Matteo. Lo sapevi?

Avrei dovuto?

Così uscirono insieme, e Marco la accompagnò a casa. Poi, una settimana dopo, la chiamò per chiederle un altro incontro.

Trascorsero la serata in un ristorantino: Bianca si raccontò, lui ascoltò davvero. Tutto quello che aveva passato sembrava che solo ora riuscisse a guardarlo con occhi diversi, come se la sua vita fosse diventata improvvisamente una storia altrui.

Uscendo, una cagnolina randagia li seguì. Presero del pane e del salame al supermercato, anche qualcosa per una signora anziana che aveva contato monete fino allultimo centesimo. Marco pagò per lei e le regalò pure una tavoletta di cioccolato e un gelato.

Perché il gelato? chiese Bianca sorpresa.

Mia nonna li adorava ma non poteva permetterseli spesso, rispose Marco sorridendo.

E con me che fai così, perché ti faccio pena come una vecchietta o un cane?

Ma dai con te è diverso. Tu mi piaci sul serio. Ma per chi è in difficoltà, se uno ha due soldi, perché non aiutare?

Quando la sera tornò a casa, Azzurra chiamò Bianca.

Allora? Comè andata?

Bene, grazie. Ci stiamo vedendo io e Marco davvero grazie per averci presentati.

Azzurra rimase scioccata, borbottò qualcosa e chiuse. Poco dopo, si presentò a casa, Bianca stava mettendo a letto Matteo quando sentì la sorella parlare a bassa voce con la madre.

Che sfortuna! Io volevo solo vendicarmi di Marco perché mi aveva rifiutata, e adesso si è preso proprio quella stupida di mia sorella!

Ma cosa dici? Sei sposata!

Che me ne faccio di mio marito ormai? Non mi vuole più, tanto finirà tutto. Che posso fare, mamma?

E sentì pure: Meglio che allora la buttavo davvero nel tombino!

Poco dopo, la mamma ebbe un malore, Bianca chiamò subito il 118. Per fortuna, niente di gravissimo, si riprese.

Due mesi dopo, Bianca sposò Marco e si trasferì col piccolo Matteo. Ma tutti i giorni andava a trovare la mamma, mentre Azzurra sparì, forse a cercare altrove una fortuna che non aveva mai trovato a Modena

Sai, si pensa sempre che i bambini non capiscano nulla delle liti in famiglia. Ma ascoltano tutto, e certe ferite se le portano dietro per sempre. La gelosia fra sorelle può diventare una guerra. E spesso chi semina zizzania finisce per cadere nella trappola da solo.

Non scordarti mai: I bambini non ascoltano i grandi, ma non sbagliano mai a imitarli. (James Baldwin)

E le parole che diciamo alle figlie che siano piene di amore o taglienti come rasoi si fissano dentro di loro come verità su se stesse e su come si sta al mondo.

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La mamma la stringeva forte a sé, la baciava e si chiedeva: «Ma a chi assomiglia?» E sospirava. Anche parenti e amici si meravigliavano facendo la stessa domanda. Forse qualcuno aveva messo la pulce nell’orecchio al marito, o forse la suocera aveva notato qualcosa di strano, oppure fu lo stesso Vittorio a dubitare della fedeltà della moglie, ma un giorno tornò dal lavoro con il broncio.