Mamma è finalmente andata in pensione dopo una lunga carriera. Sono già passati un paio d’anni. «Sono stanca, — dice. — La salute è al minimo. Il lavoro era stressante, l’ambiente tossico, e ormai non ho più l’età. Voglio finalmente vivere per me stessa, basta sacrifici.»

La mamma, ormai, aveva finalmente raggiunto la pensione. Erano già passati alcuni anni. «Mi sono stancata», diceva. «La salute non è più quella di una volta. Il lavoro era pieno di stress, lambiente era tossico, e ormai letà avanza. Voglio vivere un po per me stessa, non così, sempre di corsa».
Nessuno in famiglia le mise mai il bastone tra le ruote. Del resto, con la mamma non ci si mette proprio a discutere: in casa nostra, a nessuno verrebbe in mente di contraddirla.

Così, la mamma si trasferì definitivamente nella casa in campagna e cominciò a godersi la sua nuova vita: coltivava rose e zucchine, fumava alla terrazza, sorseggiava caffè. Qualche volta vi aggiungeva una goccia di grappa, qualche volta leggeva un libro. Metteva sempre tutto in ordine, si riposava dai tempi del lavoro, ricordandolo con una certa inquietudine, ma con la gioia di sapere che i nipoti ormai erano grandi e che per tutta lestate non avrebbero più avuto bisogno di finire da lei.

Ogni tanto poi ci regalava anche un prezioso consiglio:
Andate in pensione solo quando i nipoti avranno finito luniversità, mi raccomando. È importante, è basilare che siano ormai autonomi, così nessuno vi carica sulle spalle la responsabilità mentre siete già pensionati. E per i pronipoti? Eh, lì sarete vecchi, ci dovranno pensare i vostri figli, o i figli dei vostri figli, insomma, lì non centrate più.

Insomma, in campagna, tutto filava liscio: la posta, il negozietto alimentari, linternet, il roseto sotto la finestra, aria buona, vicini tranquilli, una vita serena. Tuttavia, dopo un po alla mamma è venuto… un po di noia. Così ha pensato bene di divertirsi: ha deciso di cementare una bella parte del suo grande cortile.

Cera da sistemare il parcheggio. Secondo la mamma, il parcheggio aveva unaria proprio poco presentabile. E, diciamolo: non bisogna aspettare che la natura faccia regali, la natura ci ha già dato linternet. E nei suoi meandri la mamma ha trovato una squadra di operai da urlo, disposti a tutto. Naturalmente, in cambio di soldi.

Arrivò il grande giorno. La squadra giunse puntuale: erano in cinque, con il caposquadra Andrea, detto “Andrea il Grosso” per la sua mole imponente. La mamma, però, lo chiamava semplicemente “Andreino”, come se fosse ancora un ragazzino. Tutto partì con grande energia, ma ben presto le cose presero una piega diversa. Due camion betoniera erano già fermi nel cortile, pronti ad azionarsi. La mamma osservava.

A un certo punto, ad Andrea sembrò di fiutare laffare. Una signora anziana e sola, una nonna che probabilmente di lavori pesanti non sa nulla cosaltro aspettarsi? Decisero quindi di provare a spillare un extra: un po di soldi sopra quanto pattuito, magari con qualche scusa di troppo.

Andrea partì con la solfa:
Così non si può fare, tutto storto qui, là non va bene Dobbiamo raddoppiare la cifra, altrimenti mezzora e ce ne andiamo. Trovi qualcun altro.

La mamma li lasciò parlare. Annuì persino con comprensione. «Cinquantamila euro chiedete? E venticinquemila non bastano? Va bene, ragazzi… Io mi fido di voi. Come si fa a non fidarsi di uomini così seri?»

Poi però aggiunse, con tono pacato:
Facciamo così: scommettiamo?
Scommettiamo su cosa? si illuminò Andrea.
Proprio su quei cinquantamila. Scommettiamo che, sotto la mia direzione, la vostra squadra farà il lavoro meglio di tutti, non in un giorno come racconti tu, ma in tre ore. Se ce la fate, ti pago cinquantamila. Se non ce la fate, mi dai tu cinquantamila. Affare?

Io, a dire il vero, non avrei mai accettato una scommessa così. Anche se la nonna sembrava un po bislacca, chi te lo fa fare? Ma Andrea, università zero e arroganza a palate, accettò subito.

Andrea si mise al portico, con un caffè, pronto a osservare. E Maria Caterina così si chiama la mamma indossò gli stivali di gomma e si mise allopera.

In cinque minuti sistemò i ragazzi nei punti giusti, tanto che nemmeno si resero conto di essere diventati una vera squadra da sogno. Spiegò a ognuno cosa dovesse fare, dove portare i materiali, come livellare, dove accelerare e dove non sbagliare. Persino i camionisti ricevettero una lezione: come scaricare, quando scaricare, che non basta buttare lì, ma bisogna lavorare sul serio. E cosa più importante: orchestrò tutto in modo che nemmeno un secondo andasse sprecato.

Una vera maestra dellarte del cemento!

In meno di due ore e mezza aveva completato quello che avrebbero dovuto tirare per tutto il giorno. Perfetto, liscio, ordinato, intelligente. Non cera nulla da ridire.

Andrea allinizio sorrideva, fiducioso che la nonna sarebbe crollata da un momento allaltro. Poi perse il sorriso. Poi divenne pallido. Gli tornò in mente la scommessa. La parola data. I cinquantamila euro da consegnare.

Andrea rimase in silenzio per qualche secondo, interdetto. Sembrava scoprire per la prima volta che la realtà non sempre rispetta le sue attese.

Aspetti balbettò. Mi tolga una curiosità Ma come? Come ha fatto? È impossibile!

Non è impossibile rispose serenamente Maria Caterina, scuotendo la polvere di cemento dai guanti. Quando siete venuti, avete visto lo svincolo a tre livelli poco più avanti?

Sì… rispose Andrea, quasi sottovoce.

E ci siete pure passati sopra?

Sì, certo

Bene. Quello svincolo lho costruito io.

Dicono che in quel momento, a Andrea fu tutto chiaro: quel soffione di campo era una donna che aveva passato una vita là dove i deboli non resistono. E che discutere con una come lei beh, non conviene davvero.

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Mamma è finalmente andata in pensione dopo una lunga carriera. Sono già passati un paio d’anni. «Sono stanca, — dice. — La salute è al minimo. Il lavoro era stressante, l’ambiente tossico, e ormai non ho più l’età. Voglio finalmente vivere per me stessa, basta sacrifici.»