Non dimenticherò mai la sera in cui mia suocera decise di farmi un regalo “davvero speciale”.
È un tranquillo martedì sera e nella vecchia cucina si sente il profumo intenso del pane appena sfornato. Sono tornata a casa prima dal lavoro e sto sistemando i piatti, quando mio marito Michele mi dice che sua madre passerà un attimo.
Deve lasciarci qualcosa aggiunge.
Il suo tono è strano. Un po nervoso. Un po colpevole.
Mia suocera Lidia arriva dopo dieci minuti. Tiene fra le mani una scatolina avvolta in una vecchia busta marrone, come fosse un tesoro.
Ti ho portato un regalo dice.
Guardo Michele. Lui fa spallucce e finge di controllare il cellulare.
Per me? chiedo.
Certo sorride lei. Sei parte della famiglia, no?
Quella frase, detta da lei, suona sempre un po strana.
Ci sediamo in salotto. La lampada proietta una luce calda sul vecchio mobile dove cè una foto ingiallita del nostro matrimonio.
Aprila, su insiste Lidia.
Scarto lentamente la busta e tiro fuori una piccola scatola di metallo. Dentro, cè una chiave antica.
La guardo, confusa.
Questa è la chiave della cantina del palazzo dice.
Rimango in silenzio. Non capisco.
E quindi?
Lidia si appoggia allo schienale e sorride appena.
Ho pensato che forse sarebbe meglio se tenessi lì una parte delle tue cose.
Cala il silenzio nella stanza.
Quali cose? chiedo.
Lei alza le spalle.
Beh le tue cose personali. Lappartamento è piccolo, lo sai.
Guardo Michele. Sta vicino alla finestra e fissa fuori.
Michele? sussurro.
Lui sospira.
Mamma cerca solo una soluzione pratica.
Qualcosa si incrina dentro di me.
Pratica? ripeto. Significa che devo spostare la mia roba in cantina?
Lidia stringe le labbra.
Non esagerare. Cè davvero bisogno di più spazio.
Guardo la chiave nella mia mano. È vecchia, un po arrugginita.
Allimprovviso mi torna in mente un episodio.
Due mesi fa aveva fatto lo stesso discorso alla nuora della vicina. Una settimana dopo, quella donna se nera andata.
Il mio cuore si stringe.
È questo il modo per dirmi che non mi vuoi qui? chiedo.
Io non dico niente risponde pacata Lidia. Ti sto solo dando una soluzione.
Michele si gira verso di noi.
Forse stiamo esagerando tutti
Lo guardo. Sei anni di matrimonio e ancora sta lì in mezzo, spettatore.
Michele gli dico piano. Anche tu pensi che questa sia la soluzione?
Tace a lungo.
Poi dice:
Non voglio discussioni.
Queste parole mi pesano più di tutto il resto.
Mi alzo dal divano e appoggio la chiave sul tavolino, accanto alla vecchia fotografia.
Sai qual è la cosa strana? dico.
Lidia mi osserva attenta.
La gente crede che chi è silenzioso sia anche disposto a sopportare per sempre.
Apro la porta dellingresso e prendo la giacca.
Dove vai? chiede Michele.
Dove nessuno può mettermi da parte come una scatola di cartone.
Si avvicina.
Non è necessario arrivare a questo punto.
Lo guardo, calma.
Invece sì. Proprio adesso.
Lidia ridacchia sommessamente.
Il dramma è la tua specialità.
Mi volto verso di lei.
No. Il dramma è quando qualcuno cerca di cancellarti dalla tua stessa vita.
Apro la porta e scendo le scale.
Alle mie spalle rimangono il silenzio, la chiave vecchia e una foto di famiglia dove tutti sembravamo felici.
A volte, il segno più chiaro che non appartieni a un posto è proprio il regalo che ricevi.
Ditemi sinceramente: se qualcuno vi donasse la chiave della cantina invece di un posto accanto a sé voi restereste?






