Stavo preparando le crespelle in casa mia quando nella cucina è entrato uno sconosciuto racconto a tutti ora, con una certa ironia. Allepoca, però, la paura era ben reale. Solo immaginate: siete sole. In casa non cè anima viva, e non potrebbe esserci. E allimprovviso qualcuno vi viene incontro dal nulla! Proprio così mi è successo.
Sono divorziata da mio marito, Giovanni, ormai da cinque anni. Ho quasi sessantanni e di nuove relazioni non ne ho mai nemmeno pensato. I figli sono lontani. Vivevo tranquilla. Buoni rapporti con i vicini, ci si aiutava a vicenda. Forse per questo, anche se i tempi sono un po incerti, avevo la strana abitudine di non chiudere sempre la porta dingresso a chiave. Chissà, magari la vicina Caterina sarebbe arrivata allimprovviso. Quel giorno, però, non era prevista nessuna visita. E io, tra una corsa a buttare la spazzatura, lavarmi le mani, dar da mangiare alla mia gatta Marisa, mi sono dimenticata del chiavistello. E poi, chi dovevo temere? Era giorno! Il palazzo viveva, non era certo una passeggiata nei boschi di notte.
Avevo deciso di preparare crespelle. Mentre stavo sistemando lultima sul piatto, lo vedo: uno sconosciuto, nella mia cucina, proprio davanti a me! Sembrava sbucato dal nulla.
In quel momento mi è passata tutta la vita davanti agli occhi, dallasilo in poi. Vi assicuro che succede davvero! Ho pensato: eccoci, che disastro. Non ho granché di valore, ma la TV nuova lho presa da poco, il computer pure, ho appena ricevuto la pensione, e i soldi sono in borsa, nel corridoio. Ho pensato che me lavesse già presa, e adesso era lì a vedere cosaltro poteva portare via. Ho sussurrato: Prenda tutto, ma la prego, non mi faccia del male. Ho dei nipoti, mi piacerebbe vederli ancora. Non dirò mai nulla a nessuno, glielo giuro!. E lui, quasi subito, ha cominciato a scusarsi, cercando di spiegarsi. Io, con la testa imbottita, a malapena capivo cosa dicesse. Mi ha suggerito di spegnere il fornello. Ho obbedito senza rifletterci. Mi sono seduta. Lui di fronte a me, iniziando a raccontare.
Mi ha spiegato che stava camminando per strada, in giro per Firenze, senza far male a nessuno. Un gruppo di ragazzi alticci laveva importunato, volevano soldi. Per evitare guai, era scappato. In quel momento qualcuno usciva dal portone del mio palazzo. Lui è entrato, inseguito da quelli che gli stavano alle calcagna. Non cera tempo per chiamare aiuto. Ha provato a bussare a varie porte, nessuna risposta. Ha girato maniglie: la mia era aperta. Del resto, non lavevo chiusa! Mi ha chiesto di guardare fuori dalla finestra. Mi sono affacciata, e davvero: quei tizi stavano ancora lì a radunarsi. Sono rimasti un po, poi se ne sono andati. Che impressione!
Luomo si è presentato: si chiama Antonio Alessandri. Quando la paura è passata, lho osservato meglio. Alto, un po goffo, ma con occhi buoni. Se gli metti un mantello rosso, sembra proprio Babbo Natale!
Vi dispiace se assaggio una crespella? Da quando è mancata mia moglie, non ne mangio più da una vita, ha chiesto con timidezza.
Aveva già tolto le scarpe e sedeva in giacca.
Ma davvero lhai ospitato? Sei matta! Io lavrei cacciato in un attimo! così poi mi ha detto Caterina, la vicina, quasi ammirata.
E invece io, chissà perché, mi sono fidata. Gli ho chiesto solo di lavarsi le mani. È corso in bagno. Poi ci siamo messi a bere il tè e a parlare di noi. Vedovo, senza figli. Viveva da solo.
Alla fine è andato via, ancora mortificato per lo spavento.
Mi sono sentita una protagonista di quelle serie italiane che danno in TV. Me la ridevo ripensandoci. Dopo aver raccontato tutto a telefono a figli, parenti e amici è arrivata la malinconia. Dovevo forse continuare a conoscerlo? Invitarlo ancora per un dolce? Con i funghi, con la marmellata, mi vengono sempre bene.
E adesso? Loccasione era persa, ormai. Ma il giorno dopo, ho fatto ugualmente i dolci. E allimprovviso, un bussare timido. Ho pensato subito a Caterina. Spio dallo spioncino, sistemo i capelli, tolgo la vecchia vestaglia, mi infilo velocemente nel completo in maglia, pantaloni, mi metto anche un po di profumo ormai dimenticato. Apro la porta.
Antonio era sulla soglia, con un mazzo di fiori in mano.
Ehm volevo solo scusarmi ancora per laltra volta, mi dispiace daverla spaventata. Tenga questi fiori, e vado via subito, ha detto, imbarazzato.
Ma quale via! Ho sfornato delle crostate, entrate a fare merenda!, gli ho risposto sorridendo larga.
Mah, già sulle scale sentivo che profumava come una pasticceria! Ho pensato: devessere da lei. Che fortuna avrà avuto suo marito!, ha sospirato Antonio con sognante nostalgia.
Ma non sono sposata! Su, venga dentro!, ho replicato.
Da allora abbiamo cominciato a vivere assieme. Oggi lui è il mio braccio destro in giardino. I miei figli lhanno accettato, i nipoti ormai lo chiamano Nonno Toni. E lui, con quei bambini, ci gioca come fossero suoi.
Ha vissuto tanto da solo, ma ora finalmente si è sciolto in questa nuova famiglia. QuellAntonio sconosciuto è diventato parte di noi.
Le mie amiche, lo ammetto, mi invidiano.
Alla tua età trovare un uomo perbene e pure in un modo così originale! Ti è venuto in casa da solo!, commentano stupite.
Io acconsento. Solo che adesso, la porta, la chiudo sempre a doppia mandata!






