Teresa Antonelli scoprì che suo marito aveva una relazione con la vicina di casa al lago quando andò a chiedere un po di sale per conservare i cetrioli dellorto.
Le aprì la porta Vittorio. Il suo Vittorio. In boxer a fiori e canottiera lisa.
Vitto…? fu tutto ciò che riuscì a sospirare.
Lui impallidì, poi diventò rosso, poi di nuovo bianco come una mozzarella.
Teresa… adesso ti spiego tutto…
Alle sue spalle spuntò Claudia, la vicina, rimasta vedova anni prima. Aveva una vestaglia leggera, gettata addosso su un corpo nudo.
Vittò, chi cè? domandò, poi notò Teresa. Oh…
Tre figure, immobili, occhi fissi. Poi Teresa si voltò e scappò verso il cancello di legno, quasi correndo via.
Teresa! Aspetta! gridò Vittorio, rincorrendola in mutande e canottiera.
Lungo la strada, tra le villette immerse negli ulivi, dodici orti in fila, la gente uscì dai cancelli: il presidente del consorzio Vittorio Antonelli, uomo rispettato, corre dietro la moglie come un burattino sgangherato.
È arrivato il circo! commentò Mario, il vicino sulla sinistra.
Teresa corse a casa e si chiuse dentro. Vittorio bussava forte.
Teresa, fammi entrare! Lascia che ti spieghi!
Da quanto? urlò lei da dietro la porta.
Come?
Da quanti anni va avanti questa storia?
Silenzio. Poi una voce bassa:
Diciotto.
Teresa scivolò a terra, le spalle contro la porta. Diciotto anni. Era letà di Sergio, il figlio minore.
Il cancello cigolò. Entrò Claudia, stavolta pettinata e vestita.
Teresa, esci. Dobbiamo parlare.
Vai via, vipera!
Siamo adulte. Basta drammi.
Teresa si riprese e uscì, sedendosi sul gradino della porta. Claudia accanto. Vittorio restava a debita distanza.
Diciotto anni… mormorò Teresa. Ma comè successo?
Ricordi quando ti sei bloccata la schiena? Due mesi in ospedale.
Teresa ricordava. Operazione, riabilitazione, orto distrutto. Si era sempre chiesta come avesse fatto Vittorio a cavarsela.
Lho aiutato io disse Claudia. Con lorto, con la cucina. E poi…
E poi è successo borbottò Vittorio.
Diciotto anni! Teresa si alzò. Per diciotto anni vi siete presi gioco di me!
Nessuno si è preso gioco di te rispose Claudia. Tu la tua vita, noi la nostra.
Vita nostra? Lui è mio marito! Padre dei miei figli!
E allora? È forse cambiato come padre o marito? I figli sono cresciuti, la casa è curata, lorto pure.
Teresa alzò la mano, ma Vittorio la fermò.
Teresa, basta…
Non mi toccare!
Lei si liberò e rientrò. Fuori la gente si accalcava. Le voci correvano veloci tra le villette.
Andate a casa! urlò Vittorio. Lo spettacolo è finito!
Ma nessuno si spostava. Cera chi commentava a voce alta.
Lho sempre saputo! diceva Laura, del terzo orto. Li vedevo insieme!
Sei cieca replicava suo marito.
Cieco sarai tu!
La sera Teresa era in veranda. Vittorio passeggiava nervoso.
Teresa, dici qualcosa.
Cosa vuoi che dica? Divorzio?
Ma dai! A sessantanni?
E allora? Dopo i sessanta non si può?
Abbiamo vissuto quarantanni insieme!
E diciotto di questi con Claudia.
Stavo con te! Ogni tanto… andavo da lei.
Ogni tanto?
Beh… due volte a settimana.
Due volte a settimana per diciotto anni non è ogni tanto, Vittorio. È un sistema.
Si sedettero uno di fronte allaltra.
Teresa, io ti voglio bene. Ma Claudia è… diversa.
Migliore?
Solo diversa. Con te cè casa, figli, abitudine. Con lei mi riposo. Da tutto questo.
Riposo… E a me non tocca mai riposare? Io a salare i cetrioli!
È questo il punto! Tu sempre ad affaccendarti! Cetrioli, pomodori, marmellate! Ogni tanto vorrei solo sedermi, bere un bicchiere, parlare.
E con me non puoi parlare?
Con te parlo di figli, nipoti, orto. Con lei parliamo della vita, dei libri.
Legge? Claudia?
Teresa la credeva rozza, di campagna.
Legge. E conosce poesie. Ama i classici.
Teresa quasi rideva. Vittorio e la letteratura.
E adesso?
Non lo so. Tocca a te decidere.
Io? E tu?
Ho sessantadue anni, Teresa. Decisioni? Dovrei solo stare in pace.
Con chi? Con me o con lei?
Vittorio tacque. Poi chiese:
Posso stare con entrambe?
Teresa afferrò un barattolo di cetrioli sotto mano e glielo lanciò. Colpì il muro.
Vai via!
E se ne andò. Da Claudia, ovvio.
Quella notte Teresa non dormì. Quarantanni insieme. Due figli, nipoti. Villetta costruita mattone su mattone.
E diciotto anni di menzogna.
O era menzogna? Non aveva mai giurato fedeltà eterna. Aveva vissuto. Con lei e con Claudia.
La mattina dopo venne Gina, dal quinto orto, con una ciambella.
Teresa, tieni duro.
Grazie.
Se vuoi, mio marito può sistemare Vittorio di botte.
Non serve. Non siamo a scuola.
Che farai?
Niente, per ora.
Io lo caccerei. Infedele!
Gina, tuo marito non va mai da Laura, quella del terzo orto?
Gina diventò paonazza.
Ma che dici?
Li ho visti tra i lamponi.
Ehm… stavano discutendo delle aiuole!
Abbracciati?
Gina uscì sbattendo la porta.
A mezzogiorno arrivò Mario.
Teresa Antonelli… vuoi che ti zappi la terra? Ti serve una mano?
No, grazie.
Comunque, Vittorio mi ha detto che passa stasera per prendere le sue cose.
Quali? Quelle mutande sformate?
Eh… non saprei. Te lho detto.
Mario sparì.
Vittorio venne davvero, quella sera, dimesso.
Prendo le mie cose.
Prendile.
Teresa lo seguì dentro.
Ma perché proprio Claudia? Cosha di speciale?
Lui si fermò.
Non so. Con lei è facile.
Con me difficile?
Non difficile. Ma tu sai sempre come si fa tutto: i cetrioli, le patate, il regalo perfetto ai nipoti. Lei non sa. Mi chiede.
E ti senti intelligente?
Mi sento… necessario.
Teresa si sedette sul letto.
Vittorio, anchio non so tutto. Questa, ora, non la so: come si va avanti con un marito che per diciotto anni vede la vicina.
Teresa…
Non so come spiegare ai figli, ai nipoti, perché il nonno vive oltre la siepe.
Non spiegare!
Qualcosa lo dirò. Domani arriva Alessandro, con moglie e bambino. Cosa dico?
Dì che abbiamo litigato.
Vittorio si sedette vicino.
Teresa, proviamo a dimenticare?
Come?
Fingiamo che non sia mai successo.
Claudia la incontro ogni giorno! Fingo cosa?
E tu che proponi?
Teresa si avvicinò alla finestra. Claudia annaffiava i cetrioli in vestaglia.
Guarda, vivi dove vuoi. Ma spiega tu ai nipoti.
Teresa!
E questanno i cetrioli li condisci da solo.
Non lo so fare!
Claudia ti aiuterà. È colta, può imparare anche questo.
Vittorio se ne andò col fagotto. Tutti lo guardavano.
A notte fonda, Teresa sentì rumori. Qualcuno trafficava nellorto. Uscì e vide Vittorio.
Che ci fai?
Controllo i pomodori, domani fa caldo, devono respirare.
Sei andato via.
Sì… però i pomodori sono miei! Li ho coltivati io!
E allora?
Non li lascio morire!
Aperta la serra, sparì nel buio oltre il recinto.
La mattina dopo arrivò Alessandro.
Mamma, dovè papà?
Dalla vicina.
In visita?
Ci vive.
Alessandro si sedette.
In che senso?
Teresa fu concisa.
Diciotto anni?! Però… allora quando è nato Sergio già…
Già.
Alessandro andò da Claudia. Teresa sentì urla, poi il cancello sbattuto. Alessandro tornò.
Dice che vi vuole bene entrambe.
Che fortuna.
Mamma, magari è vero?
Tu ci riusciresti? Due donne?
Io no. Ma papà è papà. Unico, davvero.
Il nipotino corse dentro.
Nonna, perché il nonno dorme dalla signora Claudia?
Aiuta con lorto, rispose Teresa.
Alessandro rise.
Mamma, sei un mito…
Di notte ancora rumori. Teresa lo trovò a bagnare le aiuole.
Vittorio, ma non sei normale?
Siccità! Secco tutto!
Bagna lorto della tua nuova famiglia.
Quello è di Claudia, questo è il mio.
Allora fa pure.
Però mi dispiace lasciarlo morire!
Teresa prese il tubo.
Dai, aiutiamo. Sennò finiamo domani.
Lavorarono zitti. Poi si sedettero.
Vittorio, chi ami di più?
Teresa, che domanda…
Domanda normale. Allora chi?
Vittorio guardava le stelle.
Vi amo tutte e due. Ma in modo diverso.
Come sarebbe?
Tu sei come la mia mano destra: familiare, affidabile. Non so farne a meno. Lei… lei è come una festa. Rara, luminosa.
Se non ci fossi più?
Non dire così!
Dico, sposeresti Claudia?
Non credo. Perché poi diventerebbe mano destra lei. E non ci sarebbe più la festa.
Quindi tu vuoi tutto.
Pare di sì.
Stettero in silenzio.
Vittorio sospirò Teresa magari anchio mi faccio una festa.
Lui saltò su.
Eh!? Con chi?
Magari Mario, si è offerto di aiutarmi.
Mario?! Gliela faccio vedere io!
E che fai? Vivi da Claudia, no?
È diverso!
Perché?
Teresa, tu non sei così!
Che ne sai? Magari pure io leggo i classici.
Non li leggi.
Comincerò adesso.
Vittorio si alzò.
Teresa, dai, dimmelo seriamente. Che vuoi?
Cosa voleva davvero? Comera prima non sarebbe più stato.
Voglio la pace. Voglio salare cetrioli. Coccolare i nipoti.
E poi?
E basta. Vivi dove vuoi.
In che senso?
Vai pure da Claudia, torna se vuoi. Solo basta bugie.
E se viene Mario da te?
Non verrà. Sta con Natalia, del nono orto.
Come lo sai?
Non sono cieca. Facevo finta di niente, come tutti.
La mattina dopo, Vittorio tornò con la valigia.
Teresa, posso davvero rientrare?
Il letto in legno è in rimessa. Gonfia il materassino e dormi lì. Ti sistemerai.
Lasciò il sacco e corse a gonfiare.
I vicini guardavano, mormorando. Claudia annaffiava i cetrioli, indifferente.
Alessandro uscì sul portico.
Papà è tornato?
Sta gonfiando il materassino.
Sei un angelo, mamma? Lhai perdonato?
Sono solo scema. Ormai cambiare è tardi.
Dopo una settimana Vittorio tornò in casa. Un mese dopo, Teresa non badava più alle visite da Claudia due volte a settimana. Un anno e nessuno ricordava.
Cerano nuove storie: Laura dal terzo orto passata a casa di Pietro dal quinto, mentre Gina si fidanzava con il marito di Laura.
Teresa salava i cetrioli. Vittorio costruiva una nuova serra. Claudia leggeva, assorta.
Cosè lamore? Forse vivere quarantanni insieme, far crescere figli, piantare il giardino.
E imparare che la perfezione non esiste. Neanche nellamore.
Specialmente nellamore.



