Un passo dalla felicità
Fin da piccola, Giulia era sempre stata carina. Bassa, bionda, con un fisico perfetto e un viso da favola. Dopo la laurea, aveva deciso di rimanere a lavorare a Roma. Ma per quanto riguardava la vita sentimentale, non le andava proprio bene. Non le mancava certo l’attenzione degli uomini, ma nessuno le aveva mai chiesto di sposarla. E ormai si avvicinava ai trent’anni.
All’inizio scherzava, dicendo che non c’era fretta, aveva tempo. Poi era diventata triste. Il tempo, si sa, è un gran burlone.
“Magari ti hanno fatto il malocchio! Pensa, a chi hai tagliato la strada?” le aveva chiesto l’amica di sua madre l’ultimo Capodanno.
“Non ho tagliato la strada a nessuno, non ho preso niente che non fosse mio, non ho rovinato nessuna famiglia” aveva risposto Giulia con fermezza.
“Allora qualcuno ti ha invidiata tantissimo” aveva sentenziato zia Elena, l’amica di sua madre.
Giulia non aveva obiettato. Era vero, alcune l’avevano invidiata, perfino le compagne di scuola. Di ragazzi ne aveva sempre avuti tanti attorno. Studiava con impegno, ma l’amore lo rimandava sempre a dopo.
Sua madre l’aveva cresciuta da sola. Non erano mai state povere, ma neanche ricche. La mamma sapeva lavorare a maglia alla perfezione. Giulia aveva un’infinità di maglioni sottili, eleganti, caldi, morbidi, alla moda e colorati. La mamma ne vendeva anche alcuni.
“Ma che dici, Elena? Ha una fila di pretendenti. Può scegliere con calma” la difendeva la mamma.
“Appunto, pretendenti. Ma le serve un marito, o almeno un amante serio” insisteva zia Elena.
“E qual è la differenza?” chiese seccata la mamma.
Non voleva nemmeno pensare che la sua brava figliola potesse diventare l’amante di qualcuno.
“Nessuna, a parte il timbro sul passaporto, che è importante per i figli. E poi, certe volte un amante vale più di un marito…” E zia Elena cominciò, per la centesima volta, a raccontare di come aveva trovato un amante che le aveva comprato casa e pagato gli studi al figlio, mentre il marito buono a nulla e alcolizzato l’aveva cacciato.
Giulia decise che non sarebbe più andata a festeggiare il Capodanno dalla mamma. Ne aveva abbastanza di quei discorsi, meglio restare da sola. Intanto, le feste si avvicinavano.
Giulia camminava con lo sguardo fisso a terra per non scivolare. Si spostò di lato per lasciare passare una donna con il passeggino.
“Giulia!” esclamò quella all’improvviso, fermandosi. “Non mi riconosci? Sono Simona Rossi, adesso Ferri” disse tutta contenta.
“Simona…” Giulia le sorrise tirata. “Non ti avrei mai riconosciuta. Vivi a Roma adesso? Da quanto?”
“Già da tre anni. Che bello, ci siamo ritrovate proprio bene. Ho sentito che tu…” Simona sembrava pronta a tirare fuori un sacco di domande.
“È tuo?” chiese Giulia, cercando di evitare le domande. Le mamme adorano parlare dei loro figli. “Posso vedere?”
“Certo. È la mia bambina” rispose Simona con orgoglio, e i suoi occhi si illuminarono.
Giulia si chinò sul passeggino e sbirciò sotto la copertina. In un mare di pizzi bianchi, con un cappellino rosa calato sugli occhi, dormiva un piccolo miracolo. Lunghe ciglia appoggiate su guance paffute, bocca a cuoricino. Un odore di latte, di dolce tepore e di lana avvolse Giulia.
“È bellissima. Somiglia al papà?” chiese.
“Sì. Quando è nata…” cominciò Simona, tutta entusiasta.
“Scusami, ho fretta. Ci vediamo, okay?” disse Giulia, allontanandosi in fretta.
Le era venuta una gran malinconia. “Dovevo proprio incontrarla proprio qui, in una città così grande? A scuola era una mosca morta, insignificante. E invece guarda, si è sposata, vive a Roma, ha pure avuto una figlia. E la felicità le esce dagli occhi. E la mia dov’è finita? Gli anni passano, e io sono sempre sola…” pensò Giulia.
Persa nei suoi pensieri, arrivò a casa senza rendersene conto. L’albero di Natale lo aveva decorato già una settimana prima. I primi giorni era felice, ma ora la dava solo fastidio. Le ricordava che le feste erano vicine, e non aveva nessuno con cui festeggiare.
Appena si cambiò e mise l’acqua a bollire, squillò il telefono. Era Andrea.
“Sei già a casa, tesoro? Arrivo tra poco” le disse.
Giulia avrebbe voluto rispondergli che non c’era, che era da un’amica, per farlo desistere. I primi momenti di passione erano ormai un ricordo, restava solo un po’ di abitudine. Andrea era divorziato da tempo, e Giulia non ne era stata la causa, ma lui e sua moglie vivevano ancora insieme, per la figlia, diceva lui.
Giulia sospirò, rispose che era a casa, e andò in cucina a preparare la cena. Andrea arrivò mezz’ora dopo con un sacchetto regalo in mano.
“Ecco, tesoro. Non si sa mai, potrei non riuscire a farti gli auguri per Capodanno. Abbiamo la cena aziendale, devo finire il bilancio annuale, ho promesso alla figlia di portarla a vedere le luminarie…” si giustificò mentre si toglieva il cappotto.
A Giulia non importava nulla delle sue scuse. Ma il regalo la fece contenta. Tirò fuori dal sacchetto un set di lingerie rossa e un lungo portagioie di velluto. Dentro c’era una collanina d’oro con un ciondolo a forma di cuore.
“Grazie!” Giulia gli diede un bacio sulla guancia. “È bellissima.” Il morale le migliorò.
“Non ceno, scusa. Non te l’ho detto prima.” Andrea la prese per mano e la portò in camera…
Fu piacevole, ma troppo breve. Andrea la baciò a lungo, riconoscente. Poi si alzò e cominciò a vestirsi.
“Quanti anni ha tua figlia?” chiese all’improvviso Giulia.
Era seduta sul letto, avvolta nel lenzuolo.
Andrea si bloccò con i pantaloni in mano, alzando gli occhi al cielo come se lì potesse trovare la data di nascita di sua figlia. Aveva già infilato una gamba. Giulia notò con disagio l’altra: un calzino nero che contrastava con la pelle pallida e sfiorita, con qualche pelo sparso. Quella gamba le sembrò repellente, fredda e sgradevole, come la pelle di un pollo spellato. Distolse lo sguardo, pentendosi di aver chiesto. Avrebbe potuto aspettare che si vestisse. E cosa ci trovava in lui? Ci dormiva insieme da anni e non aveva mai notato quelle gambe orribili. Eppure, all’inizio sarebbe persino stata disposta a sposarlo, se glielo avesse chiesto.
“Dieci, mi pare. Sì, dieci” disse Andrea, infilando l’altra gamba nei pantaloni.
Giulia ricordava se stessa a dieci anni, magra come uno stecco, con le treccine e gli occhi grandi. Suo padre se n’era andato quando ne aveva sette. Le venne quasi pena per la figlia di Andrea.
Quando finalmente se ne andò, dopo un ultimo bacio, Giulia si alzò, buttò le lenzuMa mentre accarezzava il viso del suo bambino addormentato nella culla, capì che finalmente aveva trovato tutto l’amore che cercava.



