SENZA ANIMA… Claudia tornò a casa. Nonostante la sua età rispettabile – aveva appena compiuto 68 a…

SENZA ANIMA…

Claudia Vittoria tornò a casa con passo deciso. Nonostante i suoi venerabili 68 anni compiuti da poco, non rinunciava mai a lasciarsi coccolare dal suo parrucchiere di fiducia. Claudia Vittoria andava a sistemarsi la chioma, le unghie, e queste piccole vanità le regalavano nuova linfa vitale e lumore alle stelle.

Claudietta, è passata una tua parente. Le ho detto che saresti tornata più tardi. Ha promesso che ripasserà, le annunciò il marito Giulio.

Una parente? Ma quali parenti, Giulio, sono rimasta sola come un carciofo in primavera. Figurati, sarà la figlia della zia della vicina del cugino del portinaio… Sicuro che viene a chiedere qualcosa. Dovresti dirle che sono partita per lAustralia, o per lo meno in Sicilia, ribatté scocciata Claudia.

E dai, non si deve mentire! Secondo me è davvero dei tuoi, la stessa eleganza della tua povera mamma, le somigli pure. Non penso sia venuta a chiedere soldi. Gente per bene, vestita con gusto, cercò di calmare Giulio la moglie.

Dopo una quarantina di minuti, la parente suonò alla porta. Claudia aprì personalmente: somigliava proprio alla mamma defunta, vestita di tutto punto cappotto chic, stivali, guanti e orecchini con microscopici brillanti. Claudia, in quanto esperta di gioielli, ne capiva.

La invitò al tavolo, già apparecchiato per il pranzo.

Allora, presentiamoci, se siamo parenti. Io sono Claudia, senza formalità, vedo che siamo quasi coetanee. Questo è mio marito Giulio, e tu di che ramo sei? domandò lei.

La donna si fece timida, arrossì persino: Sono Galiana… Galiana Valentina. Sì, tra noi poca differenza detà. Ho compiuto 50 anni il 12 giugno. Quella data non ti dice niente?

Claudia impallidì.

Vedo che hai capito. Sì, sono tua figlia. Non ti preoccupare, non voglio niente. Volevo vedere mia madre, conoscere finalmente la donna che mi ha messo al mondo. Ho vissuto sempre nel dubbio. Non capivo mai perché la mamma non mi amava. Tra parentesi, ormai è andata da otto anni. Solo il papà mi voleva bene… è mancato appena due mesi fa. Prima di andarsene mi ha raccontato tutto, di te. E mi ha chiesto di perdonarlo, se avessi potuto, raccontava Galiana con forte emozione.

Ma cosa stai dicendo? Hai una figlia, chiese incredulo Giulio.

Pare di sì. Dopo ti spiego, replicò Claudia.

Quindi sei tu mia figlia? Benissimo! Hai visto quello che volevi? Se pensi che io mi disperi, ti chieda scusa, ti sbagli. Non ho alcuna colpa, disse secca a Galiana, spero che tuo padre abbia detto tutto come si deve. Se pensi di risvegliare in me listinto materno, ti dico subito: invano! Neppure un briciolo, mi dispiace.

Posso tornare a trovarti? Vivo qui vicino, appena fuori Milano. Ho una casa a due piani, venite tu e Giulio. Ti abitui allidea che ci sono. Ti ho portato le foto di tuo nipote, della tua pronipote… vuoi dare unocchiata? chiese Galiana, speranzosa.

No. Non mi interessa. Non venire più. Tu dimenticami. Addio, ribatté Claudia tagliente.

Giulio chiamò un taxi per Galiana e la accompagnò. Quando tornò, Claudia aveva già sparecchiato e si era piazzata davanti alla TV come se nulla fosse avvenuto.

Ma sei di pietra! Dovresti fare il generale, mica vivere in pensione. Non hai proprio il minimo di anima? Lo sospettavo che fossi fredda e dura, ma così… sbottò il marito.

Ci siamo conosciuti che io avevo ventotto anni, giusto? Caro Giulio, la mia anima lhanno strappata e calpestata ben prima di te.

Sono cresciuta in una borgata, sempre sognando di scappare in città. Così studiavo più di tutti, la sola dei miei compagni ad entrare alluniversità. Avevo diciassette anni quando ho conosciuto Valerio. Lho amato follemente. Lui era più grande di dodici anni, a me non importava. Dopo la miseria di casa mia, la città dove studiavo era come un sogno. La borsa di studio bastava giusto per un caffè ristretto. Andavo sempre affamata, perciò accettavo con adorazione le cene che mi offriva Valerio, anche solo una granita.

Non mi ha promesso nulla, ma io ero sicurissima: dopo tutta questa passione, lui mi avrebbe sposato.

Una sera mi invitò nella sua villetta fuori città. Neanche ci pensai a rifiutare. Ero convinta: ora che tutto era successo, lui è mio per sempre. Le sere in villetta si fecero abitudine. Presto fu chiaro che avevamo collaborato un po troppo e sarei diventata madre.

Glielo dissi. Era pazzo di genio. Capendo che ormai ero incinta, chiesi subito quando ci saremmo sposati. Avevo compiuto 18 anni, si poteva fare richiesta in Comune.

Ti ho mai promesso di sposarti? mi rispose ironico Valerio.

Non te lho promesso, e non ti sposo. Anche perché sono già sposato… sempre con calma, continuò.

E il bambino? Io?

Tu cosa? Sei giovane e sana, potrei scolpirti come la statua della Ragazza con Remo. Alluniversità prendi una pausa. Fino a che non si nota la pancia, studi, dopo andrai a stare da noi.

Noi non riusciamo proprio ad avere figli. Forse perché mia moglie è un po avanti con letà. Quando nascerà, il bambino ce lo prendiamo io e mia moglie. Dettagli burocratici non sono affari tuoi. Ho un certo ruolo nel Comune di Milano, e mia moglie dirige il reparto di ginecologia allospedale centrale. Puoi stare tranquilla. Dopo il parto ti rimetti e torni alluniversità. Ti paghiamo anche.

Allepoca di maternità surrogata non si parlava affatto. Credo proprio di essere stata la pioniera italiana. Che dovevo fare, tornare in paese e vergognare la famiglia?

Prima del parto vissi nella loro villa. La moglie di Valerio non mi rivolgeva parola, forse rosicava. La bimba nacque in casa, con ostetrica e tutto. Mai vista così tanta professionalità. Ovviamente, la bambina non la allattai: la portarono via subito. E mai più lho rivista. Una settimana dopo mi salutarono cortesemente. Valerio mi diede un po di soldi, duemila euro in contanti.

Rientrai alluniversità, poi lavorai in fabbrica. Mi diedero una stanza nello studentato. Dapprima ero solo una semplice operaia, poi caporeparto dei controlli qualità.

Amici ne avevo tanti, ma nessuno mi chiedeva in moglie, fino a quando sei arrivato tu. Ormai ero a ventotto anni, e si doveva sistemarsi.

Il resto lo sai. Abbiamo vissuto bene, tre macchine cambiate, la casa un gioiello, la villa al lago in ordine. Ogni anno ferie: Rimini, Sardegna, Sicilia. La fabbrica nei 90 è sopravvissuta perché il reparto dei pezzi per trattori era segretissimo. Da allora è ancora circondata dal filo spinato e dalle guardie coi cani.

Pensione anticipata, abbiamo tutto. Di figli non ne abbiamo voluti e non ci servono. Quando vedo che razza di bambini girano oggi… concluse Claudia con tono ironico il suo monologo.

Non è mica vero che abbiamo vissuto bene. Io ti ho amato, ho provato per una vita a scaldarti il cuore, niente da fare. Nemmeno un cucciolo, neppure un cagnolino hai mai voluto. Mia sorella ti ha chiesto aiuto per sua figlia, e tu mai che le aprissi la porta per una settimana.

Oggi tua figlia ti è venuta a trovare, e tu? Tua figlia! Te lo giuro, se fossimo stati più giovani, ti lasciavo. Ormai è tardi. Con te cè sempre gelo, sempre, ribatté Giulio, ferito.

Claudia rimase scossa, Giulio non le aveva mai parlato così.

Quella figlia aveva stravolto la sua tranquilla esistenza.

Poi Giulio si trasferì nella casa al lago. Da allora vive lì, con tre cagnolini randagi che ha raccolto, e una comunità felina che nessuno è riuscito a contare.

A casa torna di rado. Claudia sa che va spesso a trovare Galiana, sua figlia: ha fatto amicizia con tutti, è pazzo della pronipote.

Giulio è sempre stato uno svitato, e svitato rimane. Che viva come vuole, pensa Claudia, compiaciuta.

Nessun desiderio le è mai sbocciato di conoscere meglio figlia, nipote o pronipote.

In estate prende il treno e si fa una vacanza al mare, da sola. Ritrova forze, buonumore e, francamente, si sente meglio che mai.

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