La suocera mi ha chiamata cattiva casalinga, così le ho proposto di occuparsi lei della casa di suo …

Ma che roba è questa? Dai, Giulia, passa un dito qui sopra! Non è polvere, è feltro! Ci puoi piantare le patate, giuro! La voce acuta e autoritaria di mia suocera, Maria Grazia, squarciò il silenzio del nostro appartamento torinese come il coltello che affetta un melone maturo.

Mi chiamano Giulia Bianchi. Lasciai uscire un sospiro pesante, chiusi il portatile e mi alzai lentamente dal tavolo. Era già sera, le otto passate, ed ero tornata solo mezzora prima dallufficio, dopo una giornata passata tra bilanci e scadenze. Avevo la testa che ronzava come una cabina elettrica e lultima cosa che desideravo era una lezione sulla cura della casa. Ma Maria Grazia, mia suocera, era una presenza che non si poteva ignorare. Stava in piedi in mezzo al soggiorno, stringendo tra le mani una statuina di porcellana il classico cornetto portafortuna napoletano, alto e rosso e mi guardava con laria offesa di chi si sente custode della virtù domestica.

Signora Maria Grazia, ho pulito sabato, provai a dire con voce stanca. Qui passa il tram sotto casa, le finestre aperte portano subito la polvere

Le finestre le tengono tutti aperte, cara mia, ma lo sporco lo trovo solo qui, ribatté secca, pulendosi il dito su un fazzoletto che aveva estratto dalla borsa. Carlo torna stanco morto da lavoro, affamato, e trova questo casino. A un uomo serve ordine e calore, Giulia. Lordine! E guarda in cucina, come minimo ci sono due tazze nel lavandino. Dalla mattina, scommetto!

Eravamo di fretta, dissi piano, andando a riempire il bollitore. Carlo ha bevuto il caffè da solo, poteva anche lavarsi la tazza.

Maria Grazia mi seguì, trascinando rumorosamente le sue ciabatte porta sempre le sue da casa, mai quelle degli ospiti.

Un uomo non deve lavare i piatti! sbottò, allargando le mani. È compito della donna. La custode del focolare, lo sai cosa significa? Ma tu sei sempre presa con la carriera numeri, bilanci E mio figlio in giro con le camicie sgualcite. Ieri è passato da me, e il colletto era tutto moscio, che vergogna! La gente penserà che Carlo non ha una moglie, sembra un orfano pur essendo sposato.

Presi i biscotti dalla dispensa, facendo attenzione a non sbattere lo sportello. Dentro stavo ribollendo. Sono cinque anni che siamo sposati e da cinque anni sento sempre la stessa filastrocca. Prima provavo ad accontentarla: camicie inamidate, pavimenti tirati a lucido, pranzo con primo, secondo e dolce. Ma il mio lavoro di responsabile amministrativo mi assorbe completamente. A Carlo, mio marito, va bene così: alla fine va in cucina a mangiare i ravioli surgelati il venerdì e della polvere sul mobile non si cura. Ma a sua madre, no. Non la trova accettabile.

In quel momento sentii la porta dingresso chiudersi.

Eccomi! gridò la voce allegra di Carlo.

Amore di mamma! Maria Grazia cambiò subito tono, aprendo un sorriso e sistemando i capelli al volo mentre andava verso lui. Passavo di qua, tho portato le focacce con le cipolle che tanto piacciono a te! So che la povera Giulia lavora, lavora, poverina

Carlo entrò in cucina, baciò la madre, mi diede un bacio distratto sulla guancia e si lasciò cadere sulla sedia.

Ah, mamma, focacce, che salvezza. Ho una fame… Giuli, abbiamo già in mente la cena?

Restai ferma col bollitore fra le mani.

Sono appena tornata anchio, Carlo. Pensavo di fare la pasta al forno al volo, il ragù è già scongelato.

Maria Grazia si portò una mano sul petto, indignata.

Ancora pasta?! Carlo, senti? Sempre pasta, solo pasta. Ma il tuo stomaco? Ci vuole il brodo, la minestra come si deve! Io a tuo padre, che il cielo accolga, ogni giorno una zuppa diversa gli preparavo. E campava benissimo. Qui invece…

Guardò sconsolata la cucina.

Dai, mamma, non ricominciare sbuffò Carlo addentando una focaccia. Se la cava, Giulia.

Se la cava Ma io dico queste cose per il bene di tutti! Guarda che faccia hai! Pallido, sciupato. È tutto così, senza una casa davvero accogliente, senza una cura. E qui? Polvere, tazze sporche e sempre pasta. Scusa Carlo, ma tua moglie non è brava in casa, lho detto fin dal principio…

Maria Grazia! dissi fermamente, posando il bollitore sul piano.

Si fece silenzio. Maria Grazia mi fissò sorpresa: di solito non reagivo mai.

Che cè? Non posso parlare chiaro? Io sì che so come si tiene una famiglia unita, ci sono passata!

Guardai mio marito, stanco, che masticava e faceva finta di non esserci, la suocera fiera della sua rettitudine, il ragù che iniziava a perdere acqua in ciotola. Improvvisamente mi fu tutto molto chiaro.

Ha ragione, signora Maria Grazia. Sono una pessima massaia, proprio così. Non stiro le camicie a puntino, non cucino pranzo ogni giorno, non passo la polvere tutte le settimane. Lavoro, guadagno euro che risparmiamo per comprare la macchina con cui Carlo vi porterà al lago, ma ovviamente non è una scusa.

Ecco, vedi che lo riconosci! replicò soddisfatta.

Ma non cambierò, scossi la testa. Non posso fare tutto. Però ho una soluzione. Visto che ci tiene così tanto alla cura di Carlo e ha così tanto tempo adesso che è in pensione perché non se ne occupa lei?

In che senso? balbettò la suocera.

Tutto il ménage familiare. Io mi faccio da parte: dormo qui, divido le spese, ma per il resto sarà lei la regina di casa. Prepari a Carlo i pranzi migliori, gli stiri le camicie, lavi i pavimenti. Vive solo a due fermate da qui, le chiavi ce le ha.

Carlo smise di masticare e mi fissò, interdetto.

Giuli, ma sei seria?

Certo! Mamma ha ragione: meriti di meglio. Facciamo che lei si prende cura di tutto per un mese e al termine del mese, se ti troverai meglio, vado a fare un corso di economia domestica o mi licenzio dal lavoro.

Maria Grazia rimase di sasso. Era abituata a criticare, a dare consigli, non certo a sostituirsi a una colf per un uomo adulto e un trilocale da mantenere. Ma ormai era partita loffesa allorgoglio.

Daccordo! sollevò il mento. Dimostrerò come si fa! Ma nessuno deve intralciarmi. In cucina comando io.

Certo, territorio tutto suo. Farò la colazione al bar o in ufficio.

Bene! ringhiò lei. Domani sono qui di buonora a rimettere tutto a posto!

Quella sera ci fu una tensione strana. Carlo cercò di parlare, ma io mi girai verso il muro:

Dormi, domani inizia la tua nuova vita, fatta di colletti inamidati.

La mattina dopo, Maria Grazia arrivò a spron battuto, tipo generale in una caserma. Cominciò subito con la pulizia totale. Lavò le finestre, mise a bagno le tende (sembravano grigie, ma erano beige!), catalogò le scorte in dispensa, ordinò tutti i barattoli.

Quando rincasai quella sera, non riconoscevo casa. Odorava di candeggina e soffritto. In cucina la suocera spadellava come una forsennata col grembiule, rossa in viso. Carlo era davanti a unenorme ciotola di minestrone fumante con il parmigiano, accanto una montagna di cotolette e purè, insalata russa e pane appena sfornato.

Ah, sei tornata, lavoratrice, mormorò la suocera senza guardarmi. Lavati le mani e siediti, va. Ti servo io. Minestrone vero, bollito per ore.

Ho già mangiato in ufficio, risposi gentile andandomene in camera.

In camera la sorpresa: tutti i miei vestiti erano stati messi in ordine a modo suo. Lintimo che avevo diviso per colore ora era impilato sugli scaffali. Gli oggetti personali spariti dalla mensola del comodino. La rivista che leggevo a letto, volatilizzata.

Rientrai in salotto.

Dove ha messo il mio libro?

Quella roba lì? Lho messa in armadio. I comodini devono essere sgombri, sennò dove la passi la polvere? E poi, Giulia, avevi tutto in disordine. Ho rimesso a posto. Una donna deve avere larmadio come una farmacia.

Stringevo i denti, ma mi ripetevo: Fa parte dellesperimento. Resisti.

Grazie della cura, sussurrai andando a cambiarmi.

La prima settimana sembrava una sagra di paese: Carlo felice come un bambino. Tornava e si trovava ogni ben di Dio pronto. Primi, secondi, dolci. Maria Grazia arrivava già a pranzo, puliva, stirava, lo aspettava, lo coccolava, lo tempestava di domande. Restava fino a sera.

Io arrivavo, salutavo, mi chiudevo in camera. Di colpo mi trovai con tre ore libere ogni sera: niente corse al supermercato, niente lavastoviglie (non lava bene come a mano), niente piatti, niente cucina. Cominciai a nuotare in piscina, a leggere, a passeggiare per il parco.

Ma a metà della seconda settimana, lentusiasmo di Carlo scemava.

Giuli, mi sussurrò a letto una notte. Ma mamma, quanto pensi che continuerà così?

Un mese, amore mio. È la regola. Ti manca già la solita routine coi ravioli?

Il fatto è che lei mi asfissia. Vorrei guardare un po di televisione tranquillo, e lei parla, racconta ogni malanno, le chiacchiere delle amiche, si lamenta dei prezzi Vuole sempre attenzione. Mangia! Non hai finito! Vuoi il massaggio? Pare dessere un bimbo!

Ma guarda che è il prezzo della vera casa italiana, sorrisi nellombra. Altro che pasta al volo.

E poi mi sposta le cose. Ho cercato i miei calzini preferiti tutto il giorno, li aveva buttati perché avevano una macchiolina! Giuli, erano miei!

Parlagliene, no? Lo fa per te!

Lho fatto. Soffende. Dice che mi devo vergognare dessere ingrato.

La terza settimana fu Maria Grazia a cedere. Letà e la fatica si fecero sentire: un trilocale da pulire, borse di spesa dal mercato (verdura migliore che al supermercato), pranzi complessi ogni giorno non era come parlare seduta in salotto.

Un pomeriggio, rincasai e la trovai sdraiata sul divano con un asciugamano bagnato sulla fronte. Odore di medicinale. Carlo le stava vicino, preoccupato.

Cosè successo?

Pressione alta, borbottò Carlo. Ha voluto fare il bollito. Poi a lavare i pavimenti in ginocchio perché lo straccio non basta e si è bloccata la schiena.

Giulietta mormorò Maria Grazia piano. Non riesco più a muovermi, il cuore mi batte a mille.

Le controllai la pressione, non era gravissima, ma era stremata.

Ora riposi, signora Maria Grazia, dissi. Perché sfinirsi così?

E chi cucina a Carlo? balbettò tentando di alzarsi. Lui resta senza mangiare!

Io non ci penso, confermai. Lesperimento è in piedi.

Mamma, basta, la cena si ordina! Mangio pizza, ravioli, non importa. Non farti del male!

Pizza, sospirò lei, ma senza più le forze per protestare. Va bene, ordinate. Domani torno.

Ma il giorno dopo non tornò. Telefonò la mattina dicendo di non riuscire nemmeno ad alzarsi: il mal di schiena laveva inchiodata a letto.

Carlo tirò un respiro di sollievo che non cercò neanche di nascondere. Quella sera, ordinammo sushi, aprii una bottiglia di Barbera, rimanemmo finalmente in silenzio, rilassati.

Giuli, basta con questo esperimento, propose Carlo, affondando la bacchetta nella salsa di soia. Ti prego. Non ce la faccio più. Mia madre la amo, ma a piccole dosi. Una volta ogni tanto va bene. Preferisco la pasta di ogni giorno, basta che nessuno mi sistemi i calzini o mi dica come vivere.

E i colletti inamidati? lo presi in giro.

Che vadano al diavolo. Mi compro le camicie no stiro. Giulia, avevi ragione. È un lavoro da impazzire, e con il nostro mestiere non so come hai sempre fatto.

Sorrisi. Era proprio quello che speravo di sentirmi dire.

La scena finale si svolse qualche giorno dopo, quando Maria Grazia, un po ripresasi, tornò di colpo a controllare. Vide le scatole della pizza nella pattumiera, una ciotola sporca in lavandino e non disse nulla.

Si sedette piano in cucina, con lo sguardo pensieroso.

Giulia, disse quando entrai. Ci ho pensato. È dura.

In che senso?

Fare tutto da sola. Casa grande, pavimenti, cucinare ogni giorno La schiena non regge più. E Carlo, guarda è un disordinato, non me nero mai accorta. Lascia i calzini, le briciole, sparge dappertutto. Ho passato ore dietro a rimettere tutto in sesto. Gli dico qualcosa e si stizzisce.

È un uomo, ripetei, sorridendo ironica. Vuole solo sentirsi a casa.

Sì, la casa va tenuta, ma ci vuole rispetto! sbottò lei. Gli ho preparato gli involtini per tre ore e lui: La verza è dura, mamma!. Preparameli tu, gli ho detto. Mamma, non brontolare, mi ha risposto. Che maleducato!

Trattenni una risata. Il figlio perfetto si era sbriciolato davanti alla routine, quando la madre era diventata una serva, non una regina.

Maria Grazia, mi sedetti accanto e le presi la mano. Lei è bravissima, davvero. Ma io e Carlo abbiamo un nostro equilibrio. Funziona per noi: lavoriamo, siamo stanchi, ogni tanto si mangia male o si salta una spolverata, ma siamo felici. Se ci manca la sua cucina, veniamo noi a trovarla. Va bene?

Mi guardò le mani arrossate dalla candeggina delle ultime settimane.

Va bene, sospirò. Ma basta che mi avvertiate prima. Tra orto, telenovele e il centro anziani ho anche io da fare E digli a Carlo che le ultime camicie le ho stirate, sono appese in armadio. Le prossime, se le stiri da solo o le indossi sgualcite. Ci tengo alla salute.

Finì il tè, si alzò, si sistemò la giacca.

Ah, la tua rivista sta di nuovo sul comodino. Sci-fi che strane cose leggi tu giovani, ma va bene così.

Quando Carlo rientrò, la casa era tranquilla. Non odorava di candeggina o di cipolla fritta, ma semplicemente di aria pulita e un po del mio profumo. In cucina bollivano salsicce, sul tavolo un barattolo di piselli.

Mamma è andata via? domandò speranzoso.

Sì, feci cenno. Ha passato il testimone. Esperimento concluso per condizioni di salute.

Carlo mi abbracciò stretto.

Grazie, sussurrò.

Per le salsicce?

Per avermi restituito la pace e la normalità. Ti amo. Anche se non sei una casalinga modello.

Non sono inadatta, risposi stringendolo. Sono solo moderna. E le salsicce sono di Chieri, le migliori.

Da allora Maria Grazia non ha più smesso del tutto i consigli il carattere è carattere ma se passa il dito sulla polvere, si limita a sospirare. E se comincia a parlare di ruoli femminili, io le chiedo: Vuole fermarsi una settimana ad aiutare? Proprio ora che sono in trasferta? Lei si ricorda subito di avere lacqua sul fuoco, il gatto da nutrire o un programma TV da non perdere. E sparisce di corsa.

La pace in casa è tornata. La polvere resta al suo posto, e nessuno se ne preoccupa davvero. Limportante è che a non darsi fastidio siano le persone.

Se ho imparato qualcosa, è che nessuna casa è perfetta se chi ci vive non è libero di essere se stesso. In famiglia bisogna rispettarsi, e certi equilibri specie oggi non hanno più nulla da spartire con i rotoli di polvere.

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La suocera mi ha chiamata cattiva casalinga, così le ho proposto di occuparsi lei della casa di suo …