Il mio ex ragazzo mi teneva nascosta ai suoi amici, perché secondo lui non ero al suo livello.
Lho capito fin dallinizio, eppure sono rimasta.
Lui veniva da una famiglia ricca, in una piccola città vicino a Firenze: il padre era un imprenditore importante, la madre casalinga, vivevano in una villa grande e guidavano sempre macchine nuove.
Io invece vivevo in un quartiere normale, lavoravo come cassiera in un supermercato e aiutavo mia madre a pagare le bollette e laffitto.
Ci siamo conosciuti in un bar mentre prendevo un caffè prima del mio turno.
Ha iniziato a chiamarmi, a scrivermi, a invitarmi fuori.
Allinizio sembrava tutto molto bello, ma cera sempre qualcosa di strano.
Non mi portava mai nei posti dove incontrava gli amici suoi.
Sceglieva sempre locali piccoli in periferia o ristorantini lontani dove nessuno poteva riconoscerci.
Se passeggiavamo in centro e incontravo qualcuno che conoscevo, subito mi mollava la mano e diceva: Andiamo di qua. Gli ho chiesto perché, e mi ha risposto: I miei amici sono molto critici, non voglio che partano i pettegolezzi. Ho ingoiato questa scusa.
La prima volta che ho capito davvero tutto è stato a una festa.
Mi aveva invitata, mi ero vestita bene, avevo comprato un vestito semplice ma carino.
Appena entrata mi sussurra: Rimani qui al bancone, vado a salutare un paio di amici. Passano venti minuti.
Poi quaranta.
Da lontano lo vedo ridere, farsi foto, abbracciare chiunque.
Non mi presenta a nessuno.
Quando mi avvicino, lui allunga il braccio davanti a me: Aspettami fuori per un attimo. Fuori, mi dice: Qui ci sono persone importanti, non voglio situazioni imbarazzanti.
Con il tempo ha cominciato a fare dei commenti che mi facevano sempre più male.
Diceva che parlavo troppo terra terra, che dovevo cambiare modo di vestire, che non avrebbe mai pubblicato foto con me sui social perché la sua famiglia era discreta.
Non mi ha mai portata nella sua casa.
Non ho mai conosciuto i suoi genitori.
Quando lho invitato al compleanno di mia madre, ha tirato fuori scuse su scuse: il lavoro, la macchina, la stanchezza.
Ma quando cerano eventi tra i suoi, spariva per tutto il fine settimana.
Un giorno gli ho chiesto direttamente: Ti vergogni di stare con me? Lui resta in silenzio qualche secondo e poi dice: Non è vergogna è che veniamo da mondi diversi.
Sei una brava persona, ma i miei amici sono su un altro livello, non voglio essere giudicato. Quella frase mi ha spezzata dentro.
Gli ho chiesto: E tu invece mi giudichi? Lui si è limitato ad alzare le spalle.
Il peggio è arrivato quando ho visto sul suo profilo delle foto con una collega: figlia di un noto avvocato della città.
Ristorante eleganti, eventi costosi, sorrisi e tag ovunque.
Con lei posava orgoglioso.
Di me, nemmeno una parola.
Quando ho chiesto spiegazioni, ha detto che era solo unamica.
È stata una vera lite.
Gli ho detto che non sarei stata la sua storia segreta.
E lui: Se non ti sta bene, finisce qui.
E così è finita.
Ci siamo lasciati quella sera stessa.
Ho camminato da sola per alcune vie, piangendo.
Una settimana dopo era già ufficiale con lei.
Io continuo a lavorare, vedo ancora le sue foto con abiti firmati, viaggi, cene costose.
Non si è mai scusato.
Non ha mai ammesso di avermi ferita.
Oggi so che per un anno sono stata la ragazza che nessuno doveva vedere.
Quella che esisteva solo a porte chiuse.
Quella che non era abbastanza da comparire nella foto di gruppo.
E ci vuole tempo prima che una cosa così si cancelli.




