Rifiutato di prendersi cura della malata zia del marito, che ha già i suoi figli

Fiorenza, capisci bene che il fratello di tuo marito, Lorenzo, ha unazienda. È sempre impegnato a trattare contratti, e la sorella di tua suocera, Lidia, vive dallaltra parte di Napoli, dove le strade sono così caotiche che le sue giornate in auto durano due ore, la voce soffice della suocera, la signora Giulia Bianchi, si riversava in un patetico rimorso che fece accorpare la mascella di Fiorenza. Tu lavori da casa, hai un orario flessibile, sei sempre davanti al computer. Non ti costerà nulla andare da zia Ginevra, riscaldare una minestra, misurare la pressione?

Fiorenza posò lentamente la tazza di caffè sul piattino, evitando il tintinnio. Quel dialogo, iniziato come una banale chiacchierata sulle novità familiari durante il pranzo domenicale, era diventato rapidamente un assedio ben orchestrato. Al tavolo, oltre a Fiorenza e al marito Marco, cerano la suocera Giulia, il cugino Lorenzo e sua sorella Lidia. Tutti fissavano Fiorenza con unespressione di dolce pretensione, come se fosse lunico salvagente in un mare in tempesta di problemi familiari.

Zia Ginevra, sorella della suocera, aveva avuto un ictus una settimana fa. I medici avevano fatto il possibile, la crisi era passata e il giorno dopo lavrebbero dimessa. Ma era ancora a riposo assoluto, non poteva alzarsi, necessitava di cura costante.

Signora Giulia, cercava di parlare con calma Fiorenza, pur sentendo crescere dentro di sé unondata di rabbia. Il mio orario non è libero. Sono capo contabile in remoto. È il periodo di chiusura trimestrale, passo ore davanti al monitor, anche solo per bere un bicchiere dacqua. Andare? Zia Ginevra è a tre fermate di autobus, unora di andata e ritorno più lassistenza.

Ma dai, Fiorenza, non è così! sbatté Lidia, mentre si serviva un’insalata. La tua contabilità non sparirà. Prendi il portatile con te. Stai un attimo da zia Ginevra, fai un po di lavoro, poi le servi dellacqua. Così la tua famiglia resta sorvegliata. Siamo tutti una famiglia, no?

Fiorenza fissò Lidia. Lidia, curata fino allunghia, era amministratrice di un salone di bellezza, lavorava su turni due su due.

Lidia, il tuo turno è due su due, ricordò Fiorenza. Quindi quindici giorni al mese sei praticamente libera. Perché non ti occupi della metà delle veglie?

Lidia sgranò gli occhi, facendo cadere un foglio dinsalata.

Che mi vuoi? Nei weekend ho la mia vita! E poi ho paura del sangue, degli odori delle medicine. Mi viene nausea solo a pensarci, non riesco a stare vicino a zia Ginevra. No, non ce la faccio, ho un animo delicato.

E io ho unazienda, intervenne Lorenzo, facendo roteare sulle dita le chiavi di una berlina costosa. Fiorenza, davvero. Posso dare i soldi per la spesa. Sai, è la stagione dei lavori, non vedo la famiglia, torno a casa solo per dormire. Se lasciassi tutto, saremmo tutti in rovina.

Tutti gli sguardi ricadrono di nuovo su Fiorenza. Marco, suo marito, teneva la testa bassa, armeggiando con la forchetta nella cotoletta. Era sempre sopraffatto dalla pressione della madre e dei parenti.

Aspettate, si raddrizzò Fiorenza. Mettiamo i puntini sulle i. Zia Ginevra ha due figli adulti: Lorenzo e Lidia. È loro responsabilità prendersi cura della madre. Io ho il mio lavoro, la mia casa, e anche mia madre che ha bisogno di cure. Posso andare nei weekend, portare la spesa, aiutare con la pulizia una volta alla settimana. Ma non diventerò la sua badante.

Un silenzio pesante riempì la stanza. La suocera strinse le labbra, il suo volto si fece simile a una mela cotta.

Così lo dici? sibilò. Come Marco ricostruiva lappartamento, Lorenzo ti procurava i mattoni a sconto. Come Lidia ti dava il 5% di sconto sul suo salone, tu ringraziavi. E ora, quando arriva una disgrazia, io sono fuori. Zia Ginevra, tra laltro, ha accudito il piccolo Marco quando io lavoravo due turni in fabbrica! È stata una seconda madre per lui!

Marco sollevò finalmente lo sguardo. Il suo volto mostrava colpa.

Fiorenza, sul serio Zia Ginevra mi ha aiutato tanto. Possiamo organizzare qualcosa? Io potrei venire la sera

Marco, Fiorenza lo fissò dritto negli occhi. La sera arrivi alle otto. Ma chi sarà lì dalle otto del mattino? Lorenzo ha già fatto lo sconto sul cemento sette anni fa, e noi gli abbiamo pagato senza ricarico. Il sconto di Lidia è solo il cinque per cento, ma io spendo più di tanto per il carburante per arrivare da lei. Non venirmi a chiedere un conto di parentela adesso.

Lorenzo si alzò di scatto, facendo stridere la sedia.

Va bene, ho capito. Non otterrò aiuto da te. Allora cercherò una badante, visto che la famiglia è così insensibile. Ricorda, Fiorenza, la terra è rotonda. Quando avrai sete dacqua, non stupirti se il bicchiere sarà vuoto.

Gettò con fare teatrale una banconota da cinquemila euro per la frutta sul tavolo e uscì dalla cucina. Lidia lo seguì, lanciando un sguardo distruttivo. Giulia afferrò il suo cuore e cominciò a frugare nella borsa una pastiglia di aspirina.

La sera trascorse in un silenzio opprimente. Marco gironzolava per lappartamento, sospirava, ma non apriva la bocca. Fiorenza capì che lui la vedeva come una tiranna. Ma capì anche che, se avesse ceduto ora, avrebbe passato mesi, forse anni, nella casa di Ginevra, a cambiare pannolini e ascoltare capricci, mentre i figli amorevoli avrebbero costruito aziende e vite.

Il giorno seguente il telefono di Fiorenza suonò incessantemente: prima la suocera, poi una cugina lontana di Firenze, poi di nuovo la suocera. Fiorenza non rispose. Era al lavoro, i numeri dei bilanci richiedevano concentrazione, le emozioni un controllo rigoroso.

Quella sera Marco tornò a casa più scuro di un temporale.

La mamma ha chiamato, disse, senza nemmeno togliersi le scarpe. Zia Ginevra piange. Dice che nessuno la vuole, che la metteranno in una casa di riposo e la dimenticheranno. Lorenzo ha assunto una donna, ma può venire solo due ore al giorno a riscaldare il cibo. E il resto?

Marco, Lorenzo ha due figli adolescenti, la moglie non lavora, si occupa di casa. Lidia non ha figli. Perché non possono organizzare un turno? chiese stancamente Fiorenza.

La moglie di Lorenzo dice che è schifosa, che non è sua madre. E Lidia sai comè Lidia. Ha una crisi se vede una goccia di medicina. Insomma, tutti estremi, e zia è sola. Fiorenza, potresti almeno mezza giornata? Finché troviamo una badante decente?

Fiorenza guardò Marco. Lo amava. Era buono, premuroso, ma quella sua dolcezza a volte era letale.

Va bene, disse allimprovviso. Andrò domani. Ma avrò una condizione.

Quale? gli brillò negli occhi Marco.

Vedrai.

La mattina dopo Fiorenza, con il portatile in spalla, si diresse verso casa di zia Ginevra. La porta la aprì la badante di due ore, una donna corpulenta con il viso stanco.

Per lamor di Dio, almeno qualcuno è qui, sbuffò. Zia Ginevra rifiuta la minestra, vuole solo brodo di pollo, ma io non ho tempo di cucinare, devo correre da due anziani.

Fiorenza entrò nella stanza. Laria odorava di valium e biancheria ammuffita. Zia Ginevra era distesa su un letto alto, circondata da cuscini, fissava la televisione. Appena vide Fiorenza, serrò le labbra.

Ah, sei qui. Non ti sei spolverata. Pensavo venisse Lorenzo o Lidia. Invece mi hanno mandato una settima di gelatina.

Buongiorno, signora Ginevra, disse Fiorenza, contenendo lemozione. Lorenzo lavora, Lidia è impegnata. Sono qui per aiutare. Di cosa ha bisogno?

Brodo! Fresco, con crostini! E la biancheria, che mi pizzica la schiena. E le tende, la luce mi acceca. Non vedi?

Fiorenza sospirò, posò il portatile sul tavolo e si diresse verso la cucina. Nel frigo cera solo un pezzetto di pecorino e un barattolo di latte scaduto. Nessun pollo.

Signora Ginevra, non ci sono ingredienti. Lorenzo ha promesso di portare?

Ha promesso, ha promesso ha dimenticato, probabilmente. Vai al supermercato, vicino cè il Coop. Compra pollo, ricotta, frutta fresca, niente marci.

I soldi dove? domandò con freddezza Fiorenza.

Che soldi? rispose la zia, confusa. La mia pensione arriva il cinque. Tu compri, Lorenzo ti paga dopo. Oppure voi due siete al verde e contate i centesimi per una vecchia?

Fiorenza tirò fuori il portafoglio, andò al Coop, spese tre mila euro, preparò il brodo, nutrì la zia, rifacque il letto. Zia Ginevra non smise di parlare.

Non hai pestato il cuscino! Troppo forte! Chi taglia il pane così? Attento alla gamba, non vuoi farmi cadere! Lidia sarebbe stata più delicata

Dovè Lidia? scoppiò Fiorenza.

Non toccare Lidia! Ha la vita in subbuglio, deve trovare un uomo, non portare lanatra alla nonna. Tu sei sposata, non ti serve nulla, resta a badare.

Nel tardo pomeriggio Fiorenza era esausta, come se avesse scaricato una locomotiva di carbone. Riuscì ad aprire il portatile solo per quindici minuti, poi Zia le lanciò: Accendi la TV, chiudi la finestra, leggi il giornale, perché sbatti così forte sulla tastiera.

Quando Marco arrivò per il turno notturno, Fiorenza era al tavolo a fissare il muro.

Come è andata? chiese Marco, con tono di chi vuole rassicurarsi.

Marco, rispose a bassa voce. Ho comprato tutto con i miei soldi. Ho pulito, cotto, lavato tua zia. Non ho sentito un solo grazie. Solo lamentele e paragoni con Lidia, che è un angelo. Zia Ginevra pensa che io debba servirla perché mi sono felicemente sposata con te e non ho bisogno di nulla.

È malata, il suo carattere peggiora iniziò Marco.

No. Il suo carattere è sempre stato così; ora il freno è rotto. Ascolta: non tornerò più qui. Né domani, né dopodomani. Mai più come badante.

Fiorenza, che fai? E chi la copre domani? Ho il lavoro

È problema di Lorenzo e Lidia.

Fiorenza tornò a casa. Sentiva il desiderio di piangere per lingiustizia, ma si trattenne. Doveva elaborare un piano.

Il giorno dopo, alle dieci, le squillò Lorenzo.

Ciao, Fiorenza. Ho chiamato a mia madre, ha detto che ieri ti sei comportata bene, il brodo era ottimo. A che ora vieni oggi? La badante è guasta, sembra malata. Le iniezioni sono alle dodici.

Non vengo, Lorenzo, rispose fredda.

Cosa? la voce sul telefono si irrigidì. Avevamo accordi. Sei stata ieri, tutto ok.

Ieri ho valutato il lavoro, ho capito che tua madre ha bisogno di assistenza professionale 24 ore su 24. Io non sono uninfermiera, sono una contabile. Il mio orario ha un valore. Ieri ho perso quattro ore di lavoro e tre mila euro in spese.

Mi stai facendo una fattura? sbottò Lorenzo. Alla famiglia?

Faccio una fattura alla realtà, Lorenzo. Se non puoi curarla tu, né Lidia, allora dovete assumere una professionista con vitto e alloggio. Costerebbe almeno sessanta mila euro al mese, più il vitto.

Non ho soldi! È crisi, tutto è bloccato!

Allora vendi la tua berlina e compra unauto più modesta. O fai vendere la pelliccia a Lidia. O fate turni di 24 ore. Non ti muoverò più finché non vedrò un vero impegno da parte vostra.

Appese e mise il numero di Lorenzo nella lista nera, poi quello di Lidia, poi quello di Giulia. Sapeva che stava per scoppiare una tempesta e voleva rifugiarsi nel silenzio.

Marco tornò a casa quella sera pallido e tremante.

Fiorenza, che hai combinato? La mamma ha urlato al telefono, la linea vibra. Dice che hai abbandonato una persona indifesa. Lorenzo ti ha chiamata sporca mercante. Hanno litigato tutti.

Chi è con zia Ginevra ora? chiese Fiorenza, continuando a tagliare le verdure.

La suocera è andata. Mia madre ha la pressione a duecento, ma è partita. Dice: Se i giovani sono così crudeli, mi sparirò da sola.

Vedi, commentò Fiorenza. Nessuno è morto. Marco, siediti a cena.

Non posso mangiare! Non capisci? Ora ci considerano nemici! Come faremo?

Non li considereremo più finché non si scuseranno. Marco, capisci una cosa: finché qualcuno paga, il carico è su di lui. Io ho chiuso la presa. La tua mamma rimarrà un giorno lì, capirà che la salute è più importante e premerà Lorenzo. Quando Lorenzo vedrà finita la gratitudine gratuita, troverà i soldi. Laltro giorno ha comprato un nuovo magazzino, lo so.

Marco guardava la moglie con orrore e ammirazione. Era abituato a lasciarsi trasportare, ma FiorAlla fine, Fiorenza chiuse la porta sul passato, guardò Marco negli occhi e, con voce ferma, disse: «Abbiamo finito di giocare ai loro piedi, ora viviamo per noi».

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