La (ri)educazione del marito: una confessione inaspettata, un matrimonio in crisi e una vacanza tra …

Rieducare il marito

Siamo stati insieme, Vale. In quellultimo viaggio a Torino. È successo tutto in modo… davvero stupido.

Dopo la presentazione abbiamo bevuto un po, e io… non sono riuscito a fermarmi, Vale…

Tu me lo dici così tranquillamente? Valentina era quasi afona per lo shock. Michele, mi hai appena confessato di avermi tradito?!

Non ce la facevo più a tenermelo dentro, rispose lui abbassando gli occhi. Vale, perdonami, ti prego! Ti giuro che non succederà mai più. Ora ho capito tutto…

Valentina rimise delicatamente il calice sul tavolo. La sua vita si era appena sgretolata…

***

La mattina era iniziata come sempre Vale stava mescolando la crema di riso sul fornello per il piccolo e cercava allo stesso tempo di intrecciare le trecce a Sofia, la loro bimba di sette anni.

Mamma, fai piano! squittì Sofia, scostando la testa.

Scusami, tesoro, sto facendo in fretta. Ma tuo padre dovè? Che tra poco fa tardi!

Il marito uscì dal bagno, allacciandosi la camicia. Da come aveva la faccia Vale capì subito che era di cattivo umore.

Il caffè cè? chiese, senza nemmeno guardarla.

Nella moka, servitelo da solo, che sono qui incasinata.

Lui se lo versò, bevendo in piedi davanti alla finestra, guardando fuori dove il portinaio rastrellava svogliatamente le foglie umide.

Né un bacio sulla guancia, né un hai dormito bene? ormai da anni sembravano due estranei in casa propria.

Vale era una contabile in una grossa azienda commerciale, dieci anni di matrimonio sulle spalle.

Casa un trilocale in periferia, ovviamente in mutuo, auto un Suv nuovo. I bambini sani, insomma, vita apparentemente perfetta. Eppure…

Vale sentiva di non respirare più, le mancava suo marito quello di una volta, che nel cuore della notte sarebbe uscito senza battere ciglio per comprarle un gelato, o che la stringeva forte fino quasi a spezzarle le ossa.

Verso le due il cellulare vibrò sul tavolo.

Andiamo stasera a cena fuori? È una vita che non usciamo. Della bambina si occupa mia sorella, Lella la tiene a dormire da lei.

Vale rilesse il messaggio tre volte. Il cuore le saltò un battito, come una ragazzina.

Caspita… sussurrò. Si è accorto che non va?

Il resto del giorno lo passò in uno stato di nebbia. Uscì unora prima, corse a casa, rovistò nervosa nellarmadio.

Scelse un vestito di seta blu scuro che le stava bene addosso. Un po più di mascara del solito, una goccia di profumo dietro le orecchie.

Si guardò allo specchio: vedeva ancora una donna che voleva piacere a suo marito.

Al ristorante cera una bella atmosfera luci basse, musica soft dal vivo. Quando arrivò, Michele era già seduto al tavolo, in giacca, ben rasato.

Appena la vide si alzò in piedi, e nei suoi occhi passò qualcosa che sembrava ammirazione, o forse compassione. Allepoca non capì bene.

Sei bellissima, Vale, disse porgendole la sedia.

Grazie. Sono rimasta quasi sorpresa dellinvito. Che occasione è?

Nessuna occasione… Solo, mi sono reso conto che ormai parliamo solo delle cose di casa. Viviamo come due coinquilini, sul serio.

Già, sospirò lei, sorseggiando il vino. Lavoro, figli, la routine che ci inghiotte

È così anche per me, Michele rigirava il coltello tra le dita. Mi sembra di correre a vuoto, a volte non ricordo nemmeno perché.

Chiacchierarono a lungo. Ricordarono il matrimonio, i primi tempi nella casa in affitto con la doccia rotta eppure eravamo felici da pazzi.

Risero pensando a quando Michele gli cambiò il pannolino a Sofia la prima volta e svenne quasi per lo schifo.

Fu una serata bellissima. Vale sentiva il gelo sciogliersi piano piano tra loro.

Dovremmo uscire più spesso così, pensava. Alla fine il problema è solo la stanchezza…

Andiamo a casa? propose Michele, mentre portavano il conto. Passo a prendere una bottiglia di vino. Facciamo due chiacchiere tranquilli, senza bimbi.

Casa sembrava enorme, senza i giochi sparsi e le urla dei bambini, e questo la metteva a disagio.

Si misero in cucina. Michele versò il vino nei bicchieri. Latmosfera era calda, rilassata, ma improvvisamente…

Vale, dobbiamo davvero cambiare qualcosa, disse, serio.

Hai ragione, Michè. Perché non ce ne andiamo da qualche parte solo noi due? In Sicilia o anche solo alle terme. Abbiamo bisogno di staccare.

Vero, ci serve. Ma non è solo questo. Io ultimamente mi sono perso. Non ci ascoltiamo più.

Tu sempre dietro ai bambini, io sempre a lavoro. Torno e tu sei già a letto o sei arrabbiata.

Non cè più intimità, Vale, capisci? E non parlo solo fisica, ma quella vicinanza in cui basta uno sguardo.

Valentina sentì allarmarsi qualcosa dentro di sé.

Dove vuoi arrivare? domandò sottovoce.

Voglio dire che ho sbagliato.

Ed è lì che lo disse. Di Torino, della collega, del tradimento.

Lei mi ascoltava, Vale, parlava in fretta, confusamente, temeva di essere interrotto. Siamo spesso via insieme per lavoro.

Mi chiedeva come andavo, davvero. Non per cortesia. E io… Non voglio giustificarmi, lo so che è da bastardo. Ho resistito per tanto, te lo giuro.

Ma quella notte… abbiamo bevuto con gli altri, siamo rimasti solo noi due al bar dellalbergo…

Vale rimase in silenzio. Le sembrava che il cuore le si fosse spezzato e ogni frammento le tagliasse lanima.

Perdonami, se puoi. lui sembrava disperato. Sono due settimane che non mi sopporto, Vale.

Non potevo più guardarti negli occhi restando zitto. Io non voglio perdere voi. Tu e i bimbi siete tutto. Faccio qualsiasi cosa.

Qualsiasi cosa… ripeté Valentina come un eco ironico.

Davvero. Ho già parlato col capo. Mi spostano di reparto: così non la vedo più, ci ha messo la firma Stefano, mi ha detto che è fatta in un mese.

Ho già chiesto ferie. Andiamocene via, ti prego. Domani compro subito i biglietti. Solo io e te. Proviamo a ripartire da zero.

Michele provò a prenderle la mano, lei la tolse di scatto.

Da capo? fece una risata amara. Michè, ma ti rendi conto di cosa hai fatto?

Non solo mi hai tradita, mi hai proprio distrutta!

Io oggi mi sono emozionata per un tuo messaggio, ho scelto il vestito… Davvero pensavo che volessi ricostruire il nostro rapporto.

Io ti amo! urlò quasi lui. Proprio per questo te lho detto. Non ce la facevo più a mentirti, Vale.

Se mi avessi amata davvero, non ci saresti mai andato a letto… Bella premura la tua collega. E io, invece, sono solo quella arrabbiata…

Non volevo dire quello, cercò di giustificarsi Michele.

Si alzò nel tentativo di abbracciarla.

Vale, dai…

Non toccarmi! lei lo spinse via. Mi fai schifo.

Scappò in camera, chiuse la porta a chiave e si gettò sul letto.

Le lacrime non smettevano di scendere. Michele provò a parlare a lungo attraverso la porta, a chiederle perdono, poi tutto tacque: sentiva solo i suoi passi in salotto e il divano scricchiolare.

***

La mattina dopo uscì in cucina con il viso gonfio di pianto. Il marito era seduto sul divano, con la stessa camicia della sera prima. Caffè intatto, sul tavolino.

Non me ne sono andata solo perché non avevo dove portare i bambini, dichiarò gelida.

Vale…

Basta, non parlare dei tuoi sentimenti. In questo momento non mi interessa come stai tu.

Capisco.

Parliamo delle ferie. Dove volevi andare?

Pensavo a un posto tranquillo. Solo per camminare, parlare…

Perfetto, si voltò verso la finestra. Andremo. Ma non pensare che poi tutto torni come prima. Io ci vado solo per capire se riesco a starti vicino senza disgusto.

Michele annuì, disposto a tutto.

Prenoto oggi stesso.

E unaltra cosa aggiunse mentre si girava. Il modulo di trasferimento. Voglio una copia con la firma del capo. E il tuo telefono, da ora senza password.

Certo. Come vuoi.

Lui le porse lo smartphone, ma lei fece no con la testa, schifata.

Dopo. Ora vai in bagno. Devo raccogliere le idee prima di andare a prendere i bimbi da Lella. Non voglio che ci vedano così.

Quando lui entrò in bagno, Vale si lasciò cadere sulla sedia. Andarsene, abbandonare quelluomo che fino a ieri amava alla follia, lo avrebbe voluto, ma non ce la faceva. Almeno per i figli…

***

I giorni prima della partenza passarono lenti, comunicavano solo per necessità.

Hai preso i biglietti?

Sì, partiamo sabato.

Vai tu a prendere Sofia a scuola.

Va bene.

I bambini la sentivano, la tensione. Sofia si zittiva quando entravano entrambi nella stanza, il piccolo faceva più capricci del solito.

Mamma, perché papà dorme in sala? chiese una sera Sofia, già a letto.

Vale ingoiò il nodo in gola, sistemandole la coperta.

Papà lavora tanto, amore. Gli fa male la schiena a stare seduto in ufficio, sul divano sta meglio.

Avete litigato?

Siamo solo un po stanchi, piccola. Ma va tutto bene. Presto andiamo al mare, ricordi?

Sofia annuì, ma dagli occhi si capiva che non ci credeva. Ai bambini non si può mentire, capiscono tutto.

***

Il venerdì, il giorno prima di partire, Michele arrivò a casa prima con delle carte.

Ecco qui, lasciò il foglio sul tavolo. Lordine di trasferimento. Dal lunedì dopo le ferie sarò allufficio analisi.

Niente più trasferte. E quella collega… resta agli acquisti, noi saremo in edifici diversi.

Vale controllò la firma e il timbro.

Bene.

Vale esita sulla soglia della cucina. Lo so che sono stato un… bastardo.

Basta, Michè! Tu hai scelto a Torino, ora scelgo io: sto decidendo se restare o no!

Non gli disse che, la sera prima, quando lui crollò sul divano aveva controllato il telefono.

Le era venuto il voltastomaco, le mani tremavano, ma non poteva farne a meno. La conversazione non era stata cancellata: lultimo messaggio partiva da Michele.

Tutto finito. Ho fatto un errore enorme. Non cercarmi più.

E la risposta: Come vuoi. Buona fortuna!

Si sentì meglio? No, ma qualcosa laggiù in fondo aveva tremato. Almeno su questo non aveva mentito.

***

Il sabato piovigginava. Caricarono le valigie in macchina in silenzio.

Michele era premurosissimo: le teneva la mano, controllava finestre e stufa, le aveva comprato il caffè preferito al distributore. E proprio questo le dava fastidio.

In aeroporto, in sala dattesa, lui si sedette accanto a lei, mentre i bambini guardavano i decolli dalle vetrate.

Sai, disse piano Michele, fissando gli aerei , ieri pensavo alla nostra prima vacanza: quando eravamo andati in Liguria con la tenda. Te la ricordi, la notte del temporale?

Vale sorrise senza volerlo.

Certo. Tu hai tenuto la tenda tutta la notte e io dormivo con limpermeabile addosso.

Avevo pensato che nessuno al mondo fosse meglio di te. Lo penso ancora, Vale. Solo che… mi sono perso.

Ci siamo persi entrambi, Michè, lo guardò negli occhi, la prima volta dopo una settimana.

Lui le prese la mano. Questa volta lei non la ritirò, ma nemmeno la serrò. In fondo era scossa pure lei.

Probabilmente alla fine lo avrebbe perdonato. Magari anche solo per non far soffrire i figli con una separazione.

Ma prima di perdonarlo, gliela avrebbe fatta sudare. Così che non gli venga più la minima voglia di guardare unaltra donna.

E adesso, la rieducazione comincia proprio in vacanza…

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