Invidia al limite

Invidia sullorlo

Sì, proprio quello che ci vuole! Non capirà mai che davanti a lui non cè la sua fidanzata

Adriana si osservava attentamente nello specchio, sistemando con cura una ciocca ribelle dietro lorecchio. Il cuore le batteva forte: il risultato superava ogni sua aspettativa! Trucco, acconciatura, espressione tutto imitato nei minimi dettagli. Se aggiungeva anche il vestito preferito della sorella, nessuno, nemmeno la mamma, sarebbe riuscito a distinguerle a prima vista.

Il pensiero la fece sorridere di soddisfazione, ma subito si riscosse e diede unocchiata allorologio sullo scaffale. Mancavano venti minuti tra poco Nicola sarebbe arrivato. Lagitazione aumentava: tutto doveva andare liscio nessun gesto fuori posto, nessuna parola sbagliata. Se solo Nicola avesse anche solo sospettato qualcosa, il suo piano sarebbe crollato come un castello di carte. E ancora una volta la sorella sarebbe stata quella a vincere.

Fece un respiro profondo per calmare la lieve tremarella alle dita, poi si diresse verso la porta. Proprio quando il campanello suonò, Adriana era già lì, pronta a recitare la parte. Aprì la porta e, vedendo Nicola, si trasformò: un sorriso dolce e leggero le illuminò il volto, gli occhi si accesero come se davvero fosse felice di vederlo.

Ciao, Niki! sussurrò con voce morbida, piena di quelle sfumature che aveva tanto studiato.

Senza aspettare risposta, gli sfiorò la guancia con un bacio quasi impercettibile. Ogni gesto doveva essere calcolato: né di più, né di meno. Nessuna esagerazione, tutto preciso.

Vieni, vuoi un caffè? gli chiese con la disinvoltura di chi riceve spesso ospiti e ha a cuore il loro benessere.

Lui corrugò la fronte un attimo, come se cercasse di leggere dietro le sue parole. Ma poi sorrise appena aveva capito cosa stava succedendo, o almeno così sembrava: che cosa tramava la sorella della sua promessa sposa? E perché quellimitazione tanto accurata? Decise di stare al gioco. Annui e seguì Adriana in cucina.

Lei, intanto, trafficava nervosamente con moka e tazzine, forzando una calma che non sentiva. Il sorriso gentile cominciava già a esserle estraneo: la sua faccia era stanca da tutta quella recita. Di tanto in tanto guardava la bottiglia di vino pregiato, appoggiata con discrezione sulla mensola, riservata al momento opportuno: sperava che Nicola, se solo avesse un po abbassato la guardia col vino, potesse cadere nella sua trappola.

Nicola, intanto, si era accomodato al tavolo e la osservava con uno sguardo tra il curioso e il divertito. Finalmente, ruppe il silenzio:

Adri, ma a cosa serve tutto questo? chiese con tono quieto. E dovè, tra laltro, Martina? Se è uno scherzo, non è tra i suoi migliori.

Lei restò in silenzio, cercando le parole giuste. Gli occhi tradivano un momento di esitazione, ma riprese subito il controllo e rispose con un sorriso tirato:

Come hai fatto a capirlo? Non è uno scherzo. È più un esperimento. E Martina non sa niente.

Nicola alzò un sopracciglio, giocherellando con la tazzina. Era curioso, ma non voleva mostrarsi troppo interessato. Lasciò che Adriana continuasse.

Ma siete così diverse, anche se siete gemelle, rifletté lui. Come fanno a confondervi?

Senza aspettare la risposta, tirò fuori il cellulare e mandò alla fidanzata un messaggio rapido, domandandole dove fosse. Poi tornò a fissare Adriana:

E quindi, qual è lo scopo dellesperimento?

Lei abbassò lo sguardo sulla sua tazza di tè, si fece coraggio e finalmente parlò, con inaspettato trasporto:

Non immagini quante volte ci confondono. Dici che siamo diverse, ma se ci vestiamo uguale, mamma stessa fa fatica a distinguerci. Basta un vestito, una pettinatura: diventiamo identiche.

Ebbero un attimo di silenzio, poi Adriana riprese, rievocando vecchie ferite:

A volte è fastidioso. Soprattutto quando si tratta di sentimenti. Quante incomprensioni! Una volta il mio ragazzo invitò me, ma finì da Martina solo perché era più vicina. Oppure lei, che voleva parlare col tuo amico, si sentì raccontare cose imbarazzanti perché lui la scambiò per me.

Nicola sorrise appena: Basterebbe cambiare look, no?

La risposta di Adriana fu immediata. Arricciò il naso, divertita ma anche orgogliosa:

Non ci pensiamo neanche. Ci siamo fatte una promessa, niente cambiamenti prima della laurea. È un patto tra noi. E un sorriso birichino le affiorò sulle labbra, certe volte può essere utile: anche i professori a volte ci confondono!

Risero insieme, e per un attimo latmosfera si alleggerì. In quel momento il cellulare di Nicola trillò: un messaggio. Lesse e fece un cenno per sé.

Martina mi aspetta al solito bar. Non immagina nemmeno dove sono.

Poi sollevò lo sguardo su Adriana, con un pizzico di umanità nello sguardo:

Tranquilla, non dirò nulla a Martina. Non voglio che sorgano tensioni tra voi.

Adriana si rilassò visibilmente, ringraziandolo con un sorriso sincero:

Grazie, Niki. Davvero, sei una bella persona.

A presto allora, disse Nicola alzandosi. Non farò tardi, così Martina non si preoccupa.

La porta si chiuse alle sue spalle. E allimprovviso il silenzio fu assordante. Adriana si lasciò cadere sulla sedia, stringendo il bordo del tavolo con le dita per non cedere alle lacrime. Perché non era riuscita? Perché non cedeva? Perché il suo piano, curato nei minimi dettagli per tanto, era crollato allistante?

La memoria tornava al giorno in cui Nicola aveva fatto il suo ingresso nelle loro vite: il suo sorriso, la serenità, la disinvoltura tutto laveva conquistata subito. Ogni volta che lui era vicino, sentiva le mani sudate e il cuore impazzito. Reimmaginava i dialoghi nella sua testa; ma poi mancava sempre il coraggio: la paura di essere respinta, di rovinare lequilibrio fragile con la sorella.

Martina, però, era stata più decisa. Un pomeriggio lo aveva presentato in famiglia senza battere ciglio. Vi presento, questo è Nicola, e i genitori subito entusiasti per la felicità della figlia.

Adriana ricordava ogni dettaglio di quella sera. Guardava Nicola che scherzava col padre, rispondeva garbato alle domande della mamma. Dentro, una tempesta di emozioni fuori solo una cortese, impenetrabile tranquillità. Ma era Adriana ad averlo notato per prima, era lei che si era già innamorata! Era lei a passare serate intere a pensare a lui, a sognare, a sperare. Martina invece laveva conquistato così, senza chiedersi se anche la sorella provasse qualcosa.

Adriana cercava di scacciare quei pensieri, di riprendere il controllo. Ma come si fa quando il cuore fa male così?

Martina attirava sempre lattenzione. Era come una giornata di sole allegra, aperta, con quella leggerezza contagiosa. Amava la compagnia, le feste, mille amici, eppure nonostante tutto era sempre tra le migliori alluniversità. Adriana invece era riservata, preferiva un libro e la tranquillità o una chiacchierata con unamica, piuttosto che gruppi rumorosi. Raramente partecipava alle uscite Non ho tempo da perdere per sciocchezze, diceva, convinta che fosse meglio così.

Ma ora, le veniva il dubbio: poteva, almeno una volta, rischiare qualcosa per cambiare le cose? Forse, se avesse accettato di uscire, Nicola avrebbe notato anche lei seria, riflessiva, determinata, con obiettivi e disciplina. Ma lui si era innamorato di Martina: spontanea, impulsiva, irresistibile.

Nel profondo, Adriana sapeva che il problema non era solo il modo di vivere. Martina riusciva davvero a essere sé stessa, senza sforzo. Adriana invece pensava troppo, aveva paura di sbagliare, restando sempre nellombra.

Col tempo aveva cercato di convincersi che la serietà sarebbe stata apprezzata. Ma le serate silenziose si riempivano di rimorsi: come sarebbe stato, se solo avesse osato essere diversa?

Il giorno in cui Martina annunciò il matrimonio durante una cena di famiglia, Adriana si sentì spezzare. Si sforzò di sorridere, labbracciò e finse di essere felice, ma dentro aveva un vuoto infinito.

Per molte notti non dormì, cercando una soluzione. Finché ideò un piano che le parve infallibile.

Se Nicola si confonde, se fa un passo falso davanti a Martina E se la sorella li cogliesse insieme, tutto sarebbe finito. Martina non potrebbe mai perdonarlo. A quel punto, nemmeno io, ma almeno nessuno vincerebbe, pensava amaramente.

Curò tutto nei dettagli: vino per rilassarlo, le frasi giuste, la luce soffusa, i movimenti studiati tutto per sembrare Martina. Ma al momento giusto, Nicola la smascherò al primo sguardo. Il fallimento fu totale: lui capì subito, la salutò con gentilezza e se ne andò dalla vera fidanzata.

Adriana rimase sola, il piano naufragato. Il tempo passava, il matrimonio si avvicinava, e lei ancora non sapeva come cambiare le cose.

Devo pensare a qualcosa di nuovo e in fretta, si ripeteva, nervosamente arrotolando la tovaglia. Ma nessuna idea sembrava davvero realizzabile.

***

Alcune settimane dopo, Martina raccolse tutti attorno al tavolo e annunciò con gli occhi che brillavano che sarebbe diventata mamma. I genitori si commossero, felicissimi; la casa si riempì di gioia.

Adriana sedeva con una tazza di tè ormai freddo, impegnandosi a sorridere e a rispondere alle congratulazioni, ma dentro sentiva solo un dolore lancinante. Immaginava le future cene di famiglia, Nicola al fianco della sorella, le feste con il pancione di Martina, la gioia dei parenti. Ogni immagine era un coltello.

Sentiva, ora più che mai, che doveva fare qualcosa. E questa volta il pensiero fu tanto oscuro quanto fulmineo: niente avrebbe ferito di più la coppia che perdere quel bambino. Era brutale, ma nella sua disperazione Adriana lo considerava lunica via duscita.

Guardò Martina, radiosa, e per un momento esitò. Ma la mente già correva: aveva un amico farmacista disposto, per qualche centinaia di euro, a procurarle la cura giusta. Nulla di criminale, solo qualcosa per causare complicanze

Sorrise amara tra sé, e quando Martina le lanciò unocchiata felice, ricambiò, fingendo di condividere la gioia.

Il vostro tempo felice finirà presto, ripeté dentro di sé, gelida, come chi si è già arreso al peggio.

***

Vuoi un succo? domandò Adriana alla sorella con tono sereno, indossando la solita maschera di normalità. Ho preso il tuo preferito.

Sei unica, grazie! rispose Martina, stringendole la mano con gratitudine.

Adriana si bloccò un istante, ma si riprese subito. In cucina, aprì il frigo, versò il succo nel bicchiere e infilò la mano in tasca dove teneva la minuscola pasticca. Poi si fermò.

Cosa stava facendo? Guardò il bicchiere, poi la pasticca. Immaginò Martina che ride, i genitori che esultano, Nicola felice. Poteva davvero arrivare a tanto? Così crudele? Il disgusto per se stessa la paralizzò.

No! Questa non era lei. Era solo un momento di follia, di rabbia repressa. Non poteva non doveva compiere quellatto.

La mano si aprì e la pasticca cadde silenziosa sul tavolo. Adriana inspirò profondamente.

Adri, va tutto bene? Martina era già sulla soglia, sinceramente preoccupata. Sei pallida, ti chiamo il medico?

Adriana sollevò lo sguardo e vide, limpidi, laffetto e la fiducia nei suoi occhi. Erano sorelle, legate da tutto ciò che conta: il passato, il sangue, una vita intera insieme.

No, solo un po di capogiro, rispose Adriana, forzando una risata. Ecco il succo, ora mi faccio un tè e parliamo un po.

Mentre preparava il tè, le mani ancora tremavano. Rifletteva su quanto era stata vicina a oltrepassare un confine senza ritorno, quanto sia facile farsi inghiottire dallinvidia e dal risentimento se li si lascia crescere, giorno dopo giorno.

Guardando Martina che sorseggiava il succo, felice e piena di speranza per il futuro, fu sopraffatta dal rimorso.

Come posso anche solo pensare di farle una cosa simile? È mia sorella, la mia famiglia, il mio bene più grande.

Fu in quel momento che capì una verità: la sua sofferenza aveva radici profonde, alimentate dal confronto costante, dalle ferite non riconosciute. Non poteva affrontarle da sola. Era arrivato il momento di cercare aiuto, di confidarsi, di ammettere a se stessa: Non ce la faccio più, voglio davvero cambiare.

Stai pensando a qualcosa? chiese Martina, dolcemente. Sei tutta assorta.

Nulla di importante, rispose Adriana, sforzandosi di sorridere. Solo un po di lavoro accumulato, forse dovrei parlarne con qualcuno che se ne intenda

Martina sembrò accontentarsi della risposta e tornò ai suoi racconti sereni. Intanto, una nuova determinazione nasceva in Adriana: non avrebbe mai più permesso che linvidia e lamarezza prendessero il sopravvento. A rischio cerano la famiglia, la sua serenità, il suo futuro.

Il primo passo era ammetterlo: aveva bisogno di aiuto, e non se ne sarebbe vergognata.

***

Qualche mese più tardi, Martina diede alla luce una splendida bambina che subito diventò la principessa di tutta la famiglia. Nacque una notte dinizio giugno, e quella mattina i nonni poterono salutarla dalla finestra della clinica. Il volto paffuto, le ciglia scure, già addormentata tra le coperte candide: tutti si sciolsero in un sorriso.

Da lì iniziarono i piccoli, grandi momenti felici. Martina e Nicola si alternavano tra poppate e pannolini, i genitori portavano pacchetti di regali, la nonna preparava scarpette alluncinetto e il nonno raccontava a tutti del nuovo arrivo.

Adriana, zia per la prima volta, trovò finalmente un nuovo senso nelle sue giornate. Allinizio si offriva semplicemente per aiutare: tenere la bambina mentre Martina riposava, cucinare, fare la spesa. Poi quelle visite si allungarono: si fermava a osservare le dita minuscole, il broncio quando la piccola era contrariata, i sorrisi sdentati agli sguardi familiari.

Imparò a tenere in braccio la nipotina, a spingerla dolcemente nella culla canticchiando melodie inventate, a comprare vestitini colorati: un pagliaccetto rosa ricamato a fiori, un completino azzurro coi piccoli orsetti. E si impadroniva di ogni gesto con una gioia nuova.

Nel tempo, tra lei e la bambina nacque un legame profondo. Organizzavano merende con le tazzine giocattolo, leggevano libri illustrati, si esercitavano con le prime balbuzie. Quando la piccola fece i primi passi, Adriana le dava la mano, la incoraggiava e festeggiava per ogni traguardo.

Martina notava tutto questo, e una sera, mentre Adriana raccoglieva i giochi, la raggiunse silenziosa:

Sei davvero speciale. Vedo quanto la ami, e per lei è un dono enorme avere una zia così.

Adriana sorrise imbarazzata, toccata dentro. Non avrebbe mai immaginato che prendersi cura di quella bambina le avrebbe dato così tanta pace. Nei momenti semplici, nelle prime parole, negli abbracci sinceri, aveva trovato ciò che le era sempre mancato: sentirsi amata, necessaria, pienamente se stessa.

Guardando la nipotina felice, Adriana capì: a volte la vita ci offre doni inattesi. Molto spesso, proprio nel prendersi cura degli altri, si riscopre la strada verso la propria serenità e felicità.

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