La cognata è arrivata aspettandosi tutto pronto, ma questa volta ha trovato la tavola vuota

La sorella di mio marito si presentava sempre a tutto pronto, ma quella volta trovò la tavola vuota

Ancora vengono sabato? Ma non avevamo detto che quel fine settimana saremmo stati solo noi due, magari una gita fuori città… Ho lavorato come una matta con i bilanci, sono esausta!

La voce di Chiara rimbombava nella piccola cucina dai muri piastrellati. Stava al lavello, sfregando i piatti e gettando uno sguardo stanco su suo marito, che sedeva al tavolo fissando la tazza ormai fredda e giocherellando con lorlo della tovaglia di lino.

Dai, Chiara, cosa dovevo fare? sospirò Luca cercando di intenerirla. Paola mi ha chiamato, ha detto che lei, Andrea e il piccolo Marco sentivano la nostra mancanza. Non li vediamo da tanto, Marco vuole passare un po’ di tempo con lo zio. Non potevo dirle di no, soprattutto ora che ci contano.

Non li vediamo da tanto? Chiara chiuse il rubinetto con uno strattone che fece gemere i tubi. Si asciugò le mani e si voltò, incrociando le braccia. Luca… Sono stati da noi solo quindici giorni fa! E pure a Pasqua sono rimasti qui tre giorni. E succede sempre la stessa cosa: arrivano a mani vuote, si siedono, divorano tutto quello che io ho cucinato per ore, lasciano montagne di piatti sporchi e poi spariscono.

A Luca questi discorsi proprio non piacevano. Nella sua famiglia ospitalità era parola dordine; accogliere parenti, sempre e comunque, era la norma, anche a costo di sacrificare i propri piani o la propria stanchezza.

Ma insomma, non entrare nei dettagli del cibo, bofonchiò lui spostando la tazza. È mia sorella. Siamo sangue del mio sangue. Sono tempi duri per loro, ad Andrea hanno tagliato il premio, Paola si lamentava proprio ieri. Lasciamoli venire, staremo insieme. Vado io stesso in alimentari a prendere ciò che serve. E prometto, stavolta lavo anche tutti i piatti, giuro.

Chiara abbozzò uno di quei sorrisi amari. Promesse sentite mille volte. Luca effettivamente andava in negozio, ma tornava con un filoncino, una bottiglia di minerale e qualche salume dozzinale, convinto che fosse tutto ciò che occorreva per un pranzo festivo. La vera fatica restava sempre sulle spalle di Chiara: spesa, cucina e, alla fine, anche i piatti. Poi li lavo io, diceva lui. Ma dopo pranzo, sprofondato sul divano, si dimenticava pure di loro.

Erano sposati da sei anni. Lappartamento in cui vivevano era uneredità della nonna di Chiara, quindi formalmente era tutto suo. Il lavoro di Luca era decente, ma se ne andava quasi tutto tra il finanziamento dellauto e qualche aiuto ai suoi genitori, ormai pensionati. Chiara, caporeparto in una catena di farmacie, aveva uno stipendio buono: e su di lei gravavano tutte le spese di casa, la spesa settimanale, bollette, piccoli extra e le vacanze.

Chiara era tuttaltro che avara, anzi, aveva accolto la famiglia di Luca con entusiasmo e piacere, preparando piatti elaborati e torte soffici. Ma man mano aveva notato che la sorella di Luca, Paola, si era abituata a considerare casa loro come un ristorante gratis, con servizio completo della cognata.

Il solito venerdì sera di Chiara iniziava tra i corridoi del supermercato sotto casa. Spingeva il carrello, guardando il foglio della lista: carne buona per le scaloppine, perché il pollo è roba da poveri, così diceva Paola; salmone affumicato per i crostini, vari formaggi, verdure freschissime che costavano ormai quanto loro, e la torta preferita di Marco, il nipote.

Al momento di pagare, la cifra la fece sospirare: quasi 90 euro. Soldi messi da parte per comprarsi un paio di stivali nuovi per linverno, visto che i suoi erano ormai rovinati. Ma anche questa volta avrebbe rimandato.

Arrivò a casa stanca morta, con due buste pesanti che la facevano quasi perdere lequilibrio. Luca non era ancora tornato, impegnato chissà dove con la sua auto, quindi a salire quei tre piani senza ascensore dovette pensarci lei.

Appena entrata, poggiò le buste tirando il fiato. Da camera arrivavano voci smorzate: Luca era a telefono. Si avvicinò alla porta socchiusa per portare la spesa in cucina, ma si fermò quando sentì la voce squillante di Paola provenire dal vivavoce.

Ti dico, prendi i biglietti ora, che cè lo sconto! diceva Paola. Sono mesi che voglio andare in quellhotel in Sardegna, puro relax, a due passi dal mare. Andrea ha appena preso lanticipo, abbiamo dato tutto subito. Non abbiamo badato a spese: quasi 2500 euro in una botta. Ma che vuoi, si vive solo una volta!

Caspita, siete stati bravi rispose Luca sinceramente colpito. Ma, Paola, dicevi che Andrea doveva risparmiare, che vi avevano tagliato il premio…

Paola scoppiò a ridere.

Ma va, Luca, mi sembri un ragazzino! Certo che risparmiamo, sono due mesi che faccio solo pasta e wurstel! Niente cene fuori, niente vizi! Ma tanto il sabato veniamo da voi: tua moglie fa sempre grandi pranzi, piatti ricchi, salumi, arrosti… quei due giorni da voi mangiamo per tutta la settimana! Marco adora il salmone che prepara Chiara! Mi raccomando, ricordale di prenderlo. Ok, dai, domani a pranzo arriviamo, prepara la tavola che abbiamo una fame…!

Una lieve risata da parte di Luca, poi il telefono cadde sul letto.

In quel corridoio, Chiara restò paralizzata dalle buste che le tagliavano le dita. Ma la tensione alle mani era nulla rispetto al nodo che le serrava la gola. Che Paola mentisse sui sacrifici… Che a lei, Chiara, toccasse lesinare sulle scarpe per alimentare a festa lintera famiglia di Luca… Perché i sacrifici di Paola erano solo una furbata alle sue spalle.

Piano piano, tornò in cucina, aprì le buste e cominciò a sistemare la spesa. La carne la mise in fondo al congelatore, i formaggi e il salmone in un contenitore opaco in basso in frigo, torta divisa: una parte coi dolci, il resto sul piatto col coperchio.

Sul tavolo rimase il nulla. Superficie lucida, nessun piatto, nessuna pentola.

La sera passò tranquilla: cous cous già pronto e polpette avanzate dal giorno prima. Luca mangiò, non si accorse di nulla, e si immersi nuovamente nella partita in TV. Non parlò della visita, certo che Chiara avesse preparato tutto come sempre.

Sabato mattina Chiara si svegliò tardi, si stiracchiò nel letto, si concesse una lunga doccia. Di solito sarebbe stata già indaffarata tra tagli, impasti e padelle, ma quella volta preparò un caffè forte, un pezzetto di formaggio, colazione in pace e si sedette a leggere fissando fuori dalla finestra.

Verso mezzogiorno Luca si svegliò e, entrando in cucina, non sentì gli odori usuali che annunciavano la festa.

Chiara, non cucini? Paola arriva fra unora con tutta la famiglia! Che è, rotta la cucina? chiese guardando la pentola vuota.

Non è rotta, rispose, voltando appena una pagina del libro. Semplicemente, oggi riposo. È il mio giorno libero.

Luca si fermò, sgranando gli occhi.

Riposi? Ma… e i nostri invitati? Cosa diamo loro da mangiare?

Non saprei, Luca. C’è ancora un po di cous cous di ieri e due polpette in frigo. Altrimenti cè il supermercato sotto casa: il portafoglio è nel mobiletto allingresso.

Luca rise, convinto che stesse scherzando.

Dai, basta, non prendertela così! Ho promesso che stavolta davo una mano Ma la spesa? Ti ho vista tornare carica ieri!

La spesa serve per tutta la settimana. E di certo non per chi risparmia a mie spese prima di farsi la vacanza in Sardegna, sentenziò Chiara con voce limpida e fredda. E tanto per la cronaca, ieri ho sentito tutto quello che tu e Paola vi siete detti al telefono. Dal primo allultimo minuto. Questa casa non è più una mensa aperta.

Il viso di Luca arrossì dall’imbarazzo, ma non ebbe tempo di replicare: la campanella dellandrone si mise a suonare, e in casa piombarono voci, passi, profumi di colonia scadente.

Finalmente! Un traffico bestiale! tuonò Paola. Luca, ciao! I nostri pantofole dove sono? Marco, non sporcare la parete!

Entrò Paola, in tuta sportiva, capelli raccolti alla buona, seguita dal marito Andrea, corpulento e cupo, e dal figlio quindicenne, sempre attaccato al telefono.

Paola osservò la cucina, annusò laria e aggrottò le sopracciglia.

Ciao Chiara. Ma che profumo cè che non cè? chiese, scrutando il tavolo spoglio con la sola ciotola per tovaglioli. Ma che fate, non avete ancora pranzato? Era meglio avvisarci: siamo digiuni da stamattina per fare posto alle tue scaloppine!

Chiara posò il libro e si voltò serena verso gli ospiti.

Ciao Paola. Ciao Andrea. Nessun pranzo: la cucina oggi è chiusa.

Paola sbatté gli occhi allibita, guardò il fratello, incapace di capire.

Come sarebbe… niente pranzo? Luca, ma tu avevi detto che ci aspettavate! Siamo ospiti! Marco deve mangiare, ha bisogno di orari precisi! la voce di Paola si faceva stridula.

Se Marco doveva mangiare a orario, potevate nutrirlo prima di uscire, replicò Chiara, con un mezzo sorriso. Oppure fermarvi in un bar.

Andrea sbuffò sedendosi pesantemente.

Ma che, una burla? Abbiamo attraversato mezza Milano per vedere il tavolo nudo? Dai, Chiara, tira fuori almeno un’insalata… Abbiamo fame.

Quel abbiamo fame urtò le orecchie ma Chiara non si scompose.

Non cè niente, Andrea. Né insalata, né scaloppine, né salmone. Ieri per caso ho ascoltato uninteressantissima conversazione dove si diceva che casa mia è perfetta per mangiare gratis così vi potete permettere lalbergone in Sardegna.

Paola si girò verso Luca con sguardo infuocato.

Ma Luca! Parlavi con me in viva voce con lei lì? strillò, tradendosi.

Luca abbassò lo sguardo, imbarazzato.

Non credevo fosse lì nellingresso

E allora? Paola aggredì Chiara, credendo di passare allattacco. Sì, andiamo in vacanza e risparmiamo! E allora? Siamo famiglia, ci dovete ospitare! Voi non avete figli, soldi ve ne avanzano, e aiutateci un po, no? Non vi manca nulla!

Chiara si raddrizzò. Tutta la stanchezza covata negli anni si sgretolò in parole severe e gelide.

Prima di tutto in questa casa non è obbligatorio niente. Questa casa è mia, non vostra. E il mio portafogli non è un fondo di beneficenza per le vostre vacanze. In tre mesi siete costati quasi 500 euro. Io quei soldi li uso per me, non per chi mi prende in giro alle spalle.

Ma come fai i conti su quello che mangia mio figlio? tentò Paola di piangere.

Andrea si alzò lentamente, stringendo le mani a pugno.

Senti, padrona di casa, stai attenta: qui siamo dal fratello, non da te.

Andrea, basta! per la prima volta fu Luca a parlare deciso. Non ti permettere. Questa casa è di Chiara e devi rispettarla.

Paola sogghignò.

Allora sei proprio un debole, Luca! Ti fai comandare? Le dici pure di mettersi ai fornelli! Lha detto mamma che sei troppo succube!

Ma per la prima volta Luca la guardò con occhi nuovi. Davanti a sé vide solo una donna pretenziosa che non aveva mai avuto rispetto per lui o per sua moglie. Si vergognò di averle permesso tutto ciò per anni.

Mia moglie non è la vostra serva, Paola, dichiarò deciso. Ha ragione lei. Venite solo per mangiare gratis, non vi è mai importato nulla di noi. Mai un pensiero, mai un dolce portato. Niente.

Così sia, non metterò più piede qui! sbraitò Paola trascinandosi dietro Marco che nemmeno smise di guardare il telefono.

Mentre infuriati si avviavano alla porta, Chiara, glaciale, aggiunse: Paola, se vi serve il supermercato, è allangolo. Lì ci trovate le vostre salsicce preferite. Buon pranzo, e arrivederci.

La porta si chiuse con un tonfo. In casa cadde un silenzio irreale: Chiara tremava, ma sentiva sulle spalle una leggerezza mai provata, come dopo aver tolto finalmente una scarpa che la stringeva.

Luca si avvicinò, mesto.

Scusami, Chiara. Come sono stato sciocco Solo ora capisco quanto ci hanno sfruttato, anzi, sfruttato te.

Lei gli sorrise con indulgenza. Lui aveva scelto la sua famiglia, finalmente.

Limportante è che ora lo sai, disse calma. I parenti sono sempre i benvenuti, se portano rispetto e magari anche una torta. E dopo delle scuse, forse.

Daccordo, annuì Luca. Abbozzò un sorriso timido. Allora… che ne dici di ordinare una pizza? O sushi? Pago io, tutto quello che vuoi. E oggi niente piatti da lavare.

Chiara rise di cuore, come non le succedeva da tempo.

Facciamo pizza. E vediamo quel film che rimandiamo da mesi.

Mentre Luca ordinava, tutto allegro, Chiara tirò fuori dal frigo la fetta di torta messa da parte, si preparò un altro caffè e si accomodò al tavolo pulito. Il weekend finalmente era solo loro.

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