Mio marito mi ha ordinato: «Non discutere». Io non discutevo, semplicemente ho smesso di dire sempre sì. Ed è proprio allora che tutto è cambiato.

Diario di Giulia, 15 marzo

Stasera, mentre scrivo queste righe con la penna rossa che mi porto sempre dietro, sento la casa insolitamente silenziosa, come se respirasse con me. È successo tutto così velocemente che ancora fatico a crederci.

Enrico è entrato in cucina con laria trionfante di chi ha appena mediato la pace tra due pianeti in guerra, quando invece aveva solo comprato una michetta e una bottiglia di latte. Da una settimana, da quando hanno nominato mio marito Vice Responsabile ad interim al lavoro, non cammina più: sfila, con la postura di una statua romana.

Giulia, ha detto guardando la mia trota al forno come un ispettore dei Nas, sono stanco oggi, sai? Decisioni strategiche, una dietro laltra. Facciamo che qui a casa regni la pace, nessuna discussione. Voglio solo sentirti daccordo con me. Il mio cervello ha bisogno di riposo dal confronto con il mondo.

Sono rimasta con la forchetta a mezzaria. Ci vuole coraggio. Specialmente qui, nella mia casa, comprata con il mio stipendio da analista finanziaria che ci permette di non preoccuparci dellinflazione… Era come se un criceto chiedesse al gatto una stanza tutta sua.

Quindi vuoi che faccia leco alle tue idee? ho chiarito, sentendo risvegliarsi dentro di me quella tigre buona che i miei colleghi ammirano e mia suocera teme.

Sai che voglio? Che tu riconosca la mia autorità, ha declamato aggiustandosi la cravatta, quella che si mette solo nelle occasioni serie quella cravatta azzurra che si ostina a indossare anche per cena. Luomo è un vettore, la donna è il contesto. Non deviare il mio vettore, Giulia.

Lho guardato negli occhi, quelli pieni di unassoluta sicurezza tipica di chi decide di attraversare via della Circonvallazione quando il semaforo è rosso.

Va bene, caro, ho sorriso tagliando un altro pezzetto di trota. Niente discussioni. Solo consenso.

È iniziato così il mio piccolo esperimento: Fai molta attenzione a ciò che desideri, perché potresti ottenerlo nel modo più letterale.

Il primo atto della commedia è andato in scena sabato. Enrico aveva il team building aziendale lui lo chiamava vertice dei leader, per me era un semplice pic-nic aziendale.

Si aggirava davanti allo specchio con i pantaloni nuovi, comprati senza che lo sapessi. Un colore senape che credeva fosse di gran moda, ma addosso a lui sembrava la tuta di un pagliaccio per future mamme di canguri: troppo larghi sui fianchi e strettissimi sui polpacci.

Allora? mi fa tutto fiero, ti sembro elegante? Stanno bene per un capo?

Di solito gli avrei suggerito, con tatto, di cambiarsi: quei pantaloni facevano pensare più a un animatore di circo che a un manager. Ma avevo promesso!

Certo, Enrico, ho annuito, senza alzare lo sguardo dal romanzo, sono di una audacia notevole. Capiranno subito chi comanda: il colore e la linea gridano personalità.

Lui tutto raffinato:
Vedi! Se fossi stata la vecchia Giulia avresti detto cambiati, che figuraccia!. Adesso impari!

È tornato a casa la sera roso dalla rabbia e, misteriosamente, con i jeans di un collega. Durante il gioco La fune del successo, quei magnifici pantaloni sono esplosi con un rumore peggiore della nave che affonda.

Perché non hai detto che mi stavano piccoli… nei punti sensibili?! strillava gettando i brandelli in un angolo.

Ma tesoro, mi hai detto che valorizzavano il tuo status. Non ho discusso. Forse il tuo status era troppo grande per quella stoffa.

Il dramma vero, però, è arrivato quando è intervenuta l’artiglieria pesante: la signora Antonietta, la temuta mamma di Enrico. È venuta a trovarci e, vedendo la mia docilità, Enrico si è sentito in diritto di lanciare nuove idee.

A tavola, la signora Antonietta, con la sua acconciatura barboncino e l’occhio inquisitorio, passava in rassegna il soggiorno.

Giulietta, queste tende sono davvero tristi, ha osservato, masticando la mia crostata. E la polvere sui mobili… In una casa ben tenuta, la polvere ha paura di posarsi! Tuo marito ha bisogno di un ambiente accogliente, non di un ufficio.

Enrico, trionfante, mi fa eco:

Sì, Giulia. Mamma ha ragione. Dovresti lavorare meno. Forse potresti ridurre lorario? Tanto ora porto a casa più soldi.

Ho riso dentro di me. Quel bonus da capo copriva appena la benzina e il pranzo. Ma ricordavo: non si discute.

Voi avete ragione, signora Antonietta, ho risposto pacata. E anche tu Enrico. Mi dedico troppo alla carriera. Le tende sono lo specchio della donna.

Vedi come impara! felice la suocera.

Perciò, ho continuato, ho deciso di licenziare la donna delle pulizie.

Silenzio. Laria era gelata.

Quale donna delle pulizie? si è oscurato Enrico.

Quella che viene due volte a settimana, mentre noi lavoriamo. Se dobbiamo risparmiare per il tuo status di padrone di casa e la mamma dice che latmosfera la fa la moglie, mi adeguo. Da ora in poi pulirò io. Nel weekend.

E durante la settimana? ha deglutito mio marito.

Godremo dellentropia domestica. Non vorrai che mi sfinisca dopo lufficio, vero?

Per due settimane Enrico ha vissuto in un incubo fatto di piatti da lavare, polvere che si accumula come la neve sulle Dolomiti, camicie mai stirate.

Giulia, non ho camicie pulite! ha urlato martedì mattina.

Lo so, caro. Ieri cercavo tende nuove, come consigliava tua madre. Ho finito le energie solo per quello. Ma tu sei un responsabile, puoi delegare la stiratura… a te stesso.

Lui ha preso il ferro da stiro, si è bruciato un dito e ha lasciato una macchia sul polsino. Indossava un maglione per coprire il pasticcio: sembrava uno uscito sconfitto da un western.

Il capolavoro della mia conformità è andato in scena la sera che Enrico ha organizzato la cena di lavoro a casa. Avrebbe dovuto venire il vero capo, Federico Lombardi, quello per cui Enrico stava facendo il reggente, e altri colleghi importanti.

Giulia, questa è la mia occasione, correva in cucina, sudato, dobbiamo mostrare che ho una famiglia stabile e ordinata. Sul tavolo tutto ricco ma tradizionale. Niente sushi, niente carpaccio, solo cibo da uomini veri. E tu, stai zitta, servi e sorridi. La tua opinione sui flussi logistici non la vuole nessuno, hai capito?

Ho capito, ho detto docilmente. Ricco, tradizionale, silenziosa.

E mettiti qualcosa di… femminile.

Come vuoi, caro.

Per quella cena ho tirato fuori il vestaglione di flanella con le ruches regalo di Antonietta, quello che avrei usato solo per Carnevale. In testa mi sono fatta una specie di nido imponente.

Ho servito un piatto di gelatina di carne (comprata pronta, tremolava come le gambe di Enrico quando vede il suo capo), un mucchio di patate lesse e un enorme stinco arrosto, grasso e lucido come una vittoria della domenica allo stadio. Niente fronzoli, niente portatovaglioli dorati: solo tradizione.

Sono arrivati gli ospiti. Federico Lombardi, uomo distinto con gli occhiali, mi ha guardata perplesso ma non ha detto nulla. Enrico era rosso come la carta da parati.

Signori, prego a tavola! ho intonato con tono da massaia di campagna.

La cena è iniziata nel gelo. Enrico cercava di impressionare parlando di ottimizzazione dei flussi tramite la redistribuzione delle ore-uomo, usando termini che palesemente non capiva.

Enrico, scusami, lo ha interrotto Federico, ma, adottando la tua proposta, rischiamo di perdere il contratto coi cinesi. Giulia, lei cosa ne dice? Mi hanno parlato molto del suo lavoro a ItalFinance…

Il momento della verità. Enrico mi lanciava fulmini con lo sguardo: Stai zitta!.

Gli ho sorriso e ho guardato lui con occhi da fidanzata devota:

Ma Federico, dove volete che capisca io? In casa nostra, il cervello è tutto di Enrico. Lui è il vettore! Io sono solo il contorno. Il mio compito è lessare patate e ascoltarlo. Anzi, mi vieta pure di interessarmi a queste cose difficili: dice che a noi donne viene la pelle brutta.

Federico si è strozzato con la patata, i colleghi si scambiavano occhiate divertite.

Enrico stava ingrigendo. Sul suo viso scorrevano rivoli di sudore.

No, davvero, sono andata avanti, non potevo fermarmi ormai, Enrico sostiene che le sue strategie porteranno milioni. Io con i miei rapporti non conto niente. Anzi, racconta a Federico come volevi sostituire tutto il sistema con… come hai detto? Excel nel cloud?

Questo era il colpo di grazia. Lidea dellExcel aveva fatto ridere tutto lufficio, ma a casa Enrico la presentava come una rivelazione.

Enrico? Federico si è tolto gli occhiali e lo ha fissato come una formica curiosa su uno zucchero. Ha davvero proposto questo?

Era solo unipotesi… biascicava Enrico, arrossendo sempre più.

Davvero, caro? Ma ieri mi hai detto che i tuoi capi sono retrogradi e tu sei un visionario. Io non ti ho mai contraddetto, ho solo acconsentito.

Enrico ha urtato la ciotola del sugo, che si è riversata sulla tovaglia avvicinandosi ai suoi pantaloni come lava su Pompei. Sembrava il comandante di una nave appena autoaffondata.

Gli ospiti se ne sono andati dopo una ventina di minuti, con mille scuse. Federico mi ha stretto la mano alluscita:

Giulia De Santis, se un giorno ti stufi delle patate, nel mio reparto ho bisogno di un vice strategico. Tu le cose le rimetti sempre al posto giusto.

Appena la porta si è chiusa, Enrico si è girato verso di me, tremava.

Mi hai distrutto! Lhai fatto apposta! Mi hai fatto sembrare uno stupido!

Io? ho domandato sincera, togliendomi il vestaglione ridicolo, ho fatto tutto ciò che mi hai chiesto. Mai ho discusso. Ho solo tenuto il tono basso. Se su questo sfondo hai fatto figuracce, forse il problema non è lo sfondo, ma quello che si mette in primo piano.

Ha aperto la bocca per protestare, ma io ho sollevato la mano.

Ora ascoltami tu, e non discutere. Anche il mio cervello merita riposo dalla tua arroganza. Ho già preparato la tua valigia. La trovi in corridoio. Il tuo vettore ora punta dritto verso casa di tua madre a Cassino. Lì sono sicura che nessuno ti contraddirà mai.

Non puoi farlo… Sono tuo marito!

Lo eri, quando eri partner. Da quando hai deciso di fare il padrone, hai dimenticato che il trono stava nella mia casa.

Lho guardato caricare la valigia sul taxi. Né tristezza, né rimpianto. Solo un profumo nuovo di libertà, e un po di arrosto che ancora aleggiava nellaria basta aprire le finestre e passa tutto.

Ricordatevelo, ragazze: non discutete mai con chi si crede superiore. Lasciatelo andare a schiantarsi da solo contro la realtà. Il suono della sua corona che cade è la miglior melodia per le orecchie di una donna.

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