16 marzo
Oggi tutto è andato al contrario delle mie speranze. Sono arrivata a casa prima del previstovolevo fare una sorpresa ad Andrea, ma forse avrei fatto meglio ad avvertirlo.
Sei già alla fermata? la sua voce improvvisamente acuta mi ha gelato. Ma come? Perché non hai avvisato? Dovevamo vederci giovedì!
Volevo farti una sorpresa ho risposto, aggrottando la fronte Andrea, ma non sei contento? Sono sfinita, davvero. Vieni a prendermi!
Aspetta! ha gridato lui d’improvviso. Non venire qui… cioè, vieni ma… Claudia, ascolta, non c’è nulla da mangiare in casa. Ho finito tutto ieri.
Facciamo così: vai un attimo al supermercato, quello aperto tutta la notte qui dietro l’angolo. Prendi un po di carne, della buona carne di manzo.
Le borse pesavano su una spalla già dolorantenegli ultimi due mesi la schiena è diventata la mia nemica quotidiana, un dolore sordo che a volte mi piega in due.
Ho poggiato lentamente le sporte sullasfalto sconnesso della fermata e ho preso fiato stringendo una mano sulla pancia. Il piccolo dentro si è agitato subito, come per protestare.
Sei mesi non sono uno scherzo, soprattutto quando decidi di fare una sorpresa e torni dai tuoi a Roma tre giorni prima del previsto.
Mi mancava così tanto che negli ultimi chilometri, osservando i cipressi oltre il finestrino, contavo letteralmente i minuti. Chissà cosa sta facendo ora Andrea? Di certo non sospetta che sono già a un passo da casa.
La strada verso il portone sembrava infinita. Le borse traboccavano dei regali di mamma: vasetti di marmellata, prosciutto fatto in casa, mele tanto pesanti che mi pareva di trascinare un quintale.
Dopo cinquanta metri ero già senza forze. Mi fermai, schiena in fiamme e occhi lucidi.
Presi il telefono, cercando di nascondere il pianto nella voce.
Andreino, sono io ho sussurrato.
Claudia? Tutto bene? era allarmato.
Sì, tutto bene, sciocco. Sono qui! Sono sotto casa. Vieni giù ad aiutarmi?
Le borse sono pesantissime, mamma ha esagerato come sempre
Silenzio.
Sei alla fermata? Proprio ora? Ma non dovevi arrivare giovedì?
Volevo sorprenderti. Andrea, ma che cè, non sei contento? Sono uno straccio. Dai, scendi!
Aspetta! gridò. Non venire cioè, vieni, ma a casa non cè nulla. Ieri ho finito tutto.
Ascolta, passa prima dal supermercato, quello qui dietro. Prendi della carne, bella tenera.
Oggi non vado a lavorare. Ho preso un giorno liberovolevo prepararti una bella accoglienza, un pranzo come si deve.
Carne? Andrea ma mi ascolti? Sono incinta, al sesto mese, con due valigie enormi, in strada!
Mi fa male la schiena! Carne? Ma a casa cè la pasta, le uova!
Ti prego, vieni solo a prendermi. Voglio solo mangiare e poi sdraiarmi.
No, Claudia, non capisci ha iniziato a parlare sempre più veloce, quasi sovrapponendosi alle mie parole Voglio che sia tutto perfetto. Dai, non ti costa nulla.
Il supermercato è dietro langoloprendi carne, patate fresche, quelle nostre sono ormai vecchie.
Chiedi a qualcuno di aiutarti o vai un po alla volta
Ti supplico! È per noi. Intanto preparo tutto qui.
Ho guardato le mani arrossate, segnate dai manici delle borse di tela. Nel petto è salita unondata calda e amara.
Andrea, sei normale? adesso la voce mi si spezzava Tu suggerisci a tua moglie incinta di andare al supermercato perché vuoi il manzo?
Non puoi venire tu, magari?
Sto già beh, sto preparando! Se esco ora rovino tutto.
Cla, per favore. Ti ho aspettato tanto.
Prendi otto etti di manzo e un sacchetto piccolo di patatequelle nella retina. Dai, ti prego!
La chiamata si interruppe. Rimasi a fissare il telefono nero, stordita. Mi veniva voglia di piangere, lì sotto il lampione.
Al posto di un abbraccio o delle lenzuola frescheil banco della carne.
Forse sta davvero organizzando qualcosa di speciale? pensai.
Sospirai, sollevai le borse, e zoppicando mi avvicinai al supermercato.
***
Spingevo il carrello tra gli scaffali, la cassiera mi guardava con uno sguardo di compassione, gli occhi ancora mezzi chiusi.
Il manzo pesava come un macigno e la retina di patate sembrava impossibile da alzare.
Quando sono uscita, le mani erano insensibili e le dita rigide.
Il telefono squillò di nuovo.
Hai preso tutto? Andrea era allegro.
Sì, risposi a denti stretti sono già davanti al portone. Apri tu, per favore.
No! Non salire! Siediti un attimo sulla panchinadammi solo dieci minuti!
Ma sei fuori? gridai, senza preoccuparmi dei pochi passanti. Andrea, davvero, mi sento scoppiare! Dieci minuti? Ho i piedi gonfi, non sto in piedi!
Il mio regalo non è pronto! insisteva lui. Se ora sali è tutto rovinato. Siediti, prendi aria.
Cinque minuti, Claudia, giuro! Chiudo ora, se no non faccio in tempo!
Mi sono lasciata cadere sulla panchina davanti al portone, le borse sbattute per terra.
Mi veniva voglia di lanciare il sacchetto col manzo fino al terzo piano.
Sono passati dieci minuti. Poi venti. Abbracciavo la pancia e sentivo la rabbia che saliva.
Mi sono immaginata la scena fiori ovunque? Una colazione romantica? Qualche sorpresa incredibile?
Eppure nulla valeva la pena di lasciarmi fuori, dopo una notte insonne.
Alla trentacinquesima il portone si è aperto.
Andrea è uscito: maglietta al contrario, ciuffi in disordine, viso bagnato di sudore, sorriso tirato.
Ah, stai qui! sorrideva stringendo le borse Ma dai, non essere arrabbiata! Hai visto che bel tempo?
Ma senti come puzzi di detersivo! lo fissai, alzandomi a fatica e aggrappandomi al corrimano. Che hai combinato?
Vedrai! euforico, saltellava verso lascensore.
Arrivati sopra aprì la porta con enfasi, aspettandosi il mio stupore.
Entrando, fui travolta dallodore pungente di candeggina e uno spray economico freschezza marina.
Gironzolai per tutta casa: camera, cucina, bagno.
Tutto estremamente pulito ma anche insolitamente vuoto.
Gli oggetti spariti dalle sedie, il tappeto ancora umido, i soprammobili spostati in un angolo.
Allora? Andrea raggiante come uno zecchino. Che ne pensi? Sorpresa!
Mi voltai piano.
Tutto qui?
Come tutto? si indignò, sedendosi di peso. Claudia, ma hai visto? Ho lavorato tre ore!
Ho lavato i pavimenti anche sotto il divano e la vasca pare nuova!
Volevo che arrivassi e trovassi tutto impeccabile, senza doverti preoccupare di niente.
Ho corso come un matto mentre tu eri in negozio.
Sentivo un nodo in gola.
Per questo motivo balbettai, cercando di non piangere, mi hai lasciata fuori?
Non sei sceso perché stavi lavando i pavimenti?
Certo! Volevo farti vedere che anche io ci tengo alla casa! Sei sempre a lamentarti che non faccio niente, così volevo stupirti.
Se arrivavi giovedì avevo il tempo per tutto! Ho dovuto trattenerti fuori solo per finire.
E tu invece di dirmi grazie sembri arrabbiata come se avessi rovinato la cena.
Andrea ma tu sei pazzo? Non mi importa niente del pavimento!
Mi fa male tutto, le borse erano pesanti!
Sono incinta! Capisci? In-cin-ta!
Tutto quello che volevo era che mi accompagnassi a casa, non che stessi qui con stracci e detersivi!
Lui diventò rosso, lanciando lo strofinaccio nel lavandino.
Ecco, lo sapevo! urlò Sei sempre scontrosa! Sto qui dalle cinque che mi ammazzo di fatica per renderti felice e la prendi così!
Ma lhai vista la casa? Non era così linda neppure il giorno delle nozze!
Ma a che serve questa pulizia, se costa così tanto? ansimavo Mi hai fatto aspettare fuori per mezzora!
Sono gelata, le gambe mi fanno male!
Mi hai costretta a comprare carne e patate quando non reggevo nemmeno le buste! Andrea, questa non è una sorpresa, ma una tortura!
Ah, sì? Una tortura? iniziò a camminare avanti e indietro in cucina, agitando le braccia. Perdona la mia imperfezione!
Unaltra sarebbe stata felice: marito casa e cucina in ordine ma tu!
Pensi solo a te! Al tuo pancione, alla tua schiena!
Anchio ero stanco! Non ho dormito nemmeno io stanotte, pensavo a come sorprenderti!
Mi sono coperta il viso. Tu proprio non capisci scoppiai in lacrime Hai preferito un pavimento lucido alla salute mia e del bambino.
Che centra il pavimento! urlò, battendo il pugno sul tavolo.
Sei tu che sei tornata in anticipo! Mi hai rovinato la sorpresa! Se fossi arrivata giovedì avresti trovato tutto pronto e sarebbe stato perfetto.
Invece sei venuta in piena notte! E alla fine sono io il cattivo!
Sei solo ingrata, Claudia, ingrata.
Sparì in camera, sbattendo la porta.
Il piccolo nella pancia scalciava senza pace.
Mi sono seduta fissando il pacco di carne che Andrea aveva abbandonato sul tavolo.
Sudavo freddo e la nausea tornava.
Dopo dieci minuti, la porta si è aperta appena.
Allora, preparo la carne? O ora non mangi più per farmi dispettucci?
Lasciami stare, Andrea ho sussurrato senza voltarmi Voglio solo dormire.
E va bene! ha richiuso la porta di scatto.
Mi sono trascinata in bagno.
Davanti allo specchio vedevo solo una donna pallida, coi cerchi sotto gli occhi e i capelli scombinati.
Mi ricordai di quando fantasticavo sul viaggio in autobus pensavo che Andrea mi avrebbe abbracciata e detto: Finalmente sei a casa.
Quando, uscita dal bagno, il litigio è ricominciato.
Andrea ancora urlava, e a un certo punto mi ha lanciato dietro un pezzo di carne.
Alla fine sono uscita così come eromeno male che non avevo ancora tolto la giacca.
Sono tornata dai miei, di nuovo.
***
Mi hanno supplicata tutti: mamma, papà, anche i suoceri e i parenti lontani. E Andrea chiamava spesso, chiedendo che tornassi.
Ma dentro di me la decisione era ormai presa: Andrea non farà più parte della mia vita.
Perché mai dovrei restare con un uomo che mette lo splendore dei pavimenti davanti alla salute del nostro bambino?




