Mio marito invita gli amici a casa senza chiedere, così io prendo la sua carta e passo la notte in h…

Ma dai, Lucia, non esagerare! Sono solo entrati i ragazzi per vedere la partita, che sarà mai? Non li vedevo da una vita, dai tempi delle superiori. Taglia un po di cetrioli, e anche quel salame buono che avevamo preso per le feste, va. Qui cè birra, ma da stuzzicare mica cè niente urlava la voce di Gabriele dal soggiorno, superando la telecronaca e le risate grosse dei suoi tre amici.

Lucia era ferma nellingresso, le chiavi della casa strette come un talismano. Aveva sperato solo in una cosa: togliersi le scarpe dopo nove ore in ufficio erano diventate trappole medievali struccarsi e distendersi sul divano con un romanzo. La giornata era stata un inferno: bilancio annuale, la capa fuori di testa, due ore di traffico sotto una pioggerella appiccicosa. Tornava a casa come in porto sicuro, sognando il silenzio. E invece sembrava lora di punta in stazione Termini.

Unondata acre di birra scadente e pesce secco la investì subito. Sullamato tappeto beige dellingresso, una montagna di scarponi da uomo, alcuni ancora infangati. Una giacca, caduta dalla stampella, giaceva come un gabbiano abbattuto.

Lucia inspirò lentamente, provando a fermare il tremore delle mani. Entrò in salotto. Surrealismo puro: Gabriele, il marito, si era sdraiato in poltrona, mentre il divano era conquistato da Matteo, Paolo e uno sconosciuto col barbone. Sul tavolino di vetro, quello che lei lucidava sempre con il prodotto apposta si accumulavano bottiglie, sacchetti di taralli, una distesa di lische di pesce su un vecchio giornale.

Gabriele sussurrò Lucia . Avevamo detto niente ospiti in settimana, senza avvisare. Sono esausta. Voglio solo quiete.

Gabriele la scacciò con un cenno, lo sguardo immerso nei ventidue calciatori sullo schermo.

Eh, ricominciamo ora! sbuffò . Sono stanca, ho mal di testa. Piantala di fare la vecchia, Lucia. Oh ragazzi, diteglielo pure voi!

Ma figurati! rispose Matteo con voce abbastanza potente da spaccare il soffitto . Lucia, si sta tranquilli qui! Se segna la Roma magari balliamo pure! Su, vieni anche tu. Vuoi una birra?

Non mi serve la birra Lucia sentì quella rabbia gelida salire e solidificarsi dentro di lei . Voglio che tra dieci minuti qui sia tutto silenzioso e pulito.

Non fare figuracce, Lucia finalmente Gabriele si degnò di guardarla. Il volto rosso, contrariato . Vai in cucina, dai, fa qualcosa di utile. Metti su quella pasta ripiena che hai comprato. I ragazzi hanno fame. E non stare qui a rovinarci la serata.

Lucia lo fissò come fosse uno sconosciuto. Dieci anni di matrimonio. Dieci anni a cucire, pulire, preparare cene, a sopportare le serate in garage, la suocera con i suoi consigli, i calzini lasciati ovunque. Ma oggi, qualcosa si era spezzato. Forse la goccia era stata quella lisca di pesce sul tavolo, o forse quel tono perentorio: vai a cucinare.

Si voltò, uscendo senza una parola.

Ecco, si è offesa borbottò qualcuno alle sue spalle . Va tranquillo, tornerà con qualcosa da mangiare. Lucia ha il carattere fatto così.

In camera da letto, sul comò, cera il portafogli di Gabriele. Lui aveva questa abitudine di svuotarsi sempre le tasche appena tornava: chiavi, spicci, carte. Lucia sapeva che il giorno prima gli era arrivato il premio trimestrale sul conto. Una bella cifra, destinata alla ristrutturazione del terrazzo, o magari a comprare le gomme da neve.

Lo sguardo le cadde sulla carta di credito dorata.

Il piano accadde da solo, come nei sogni in cui si fanno cose impossibili: rapido, sfrontato, da una Lucia che non esisteva più. Prendendo la carta, aprì larmadio, fece la valigia. Biancheria fresca, il pigiama di seta (scivoloso e scomodo, diceva Gabriele), caricabatterie, pochette.

Un boato dalla sala: Gool! Forse qualcuno stava saltando sul divano.

Lucia indossò il trench, le scarpe, e si guardò allo specchio: occhi stanchi, bocca tesa.

Pasta ripiena, vero? sussurrò . Sta arrivando, la tua pasta ripiena

Uscì piano, la porta chiusa dietro di sé venne inghiottita dal rumore della tv.

Fuori, laria era umida, ma sentiva calore nelle vene: ladrenalina pulsava. Richiamò un taxi Comfort Plus? No, questa volta Business.

Arrivò un Mercedes nero. Il tassista, elegante in giacca scura, le aprì lo sportello.

Buonasera, dove andiamo?

Al Grand Hotel Excelsior, grazie rispose Lucia. Il più lussuoso in città, marmi, lampadari, portieri in livrea. Da anni passava davanti a quella facciata, senza mai pensare di entrare da ospite.

Grande scelta annuì lautista.

Durante il tragitto, il telefono cominciò a vibrare: Gabriele. Forse la pubblicità era finita, la pancia aveva reclamato. Lucia mise il silenzioso. Che cercasse pure, che richiamasse: magari pensava lei fosse al supermercato a comprare la panna.

La hall profumava di fiori freschi e profumi costosi. Una pioggia di cristalli sul lampadario. Lucia si avvicinò al banco. Laddetta, perfetta, la accolse con un sorriso levigato.

Buonasera. Aveva una prenotazione?

No Lucia posò la carta dorata. Vorrei una suite. Con vasca idromassaggio, se possibile. E vista sul Tevere.

Laddetta digitò rapida.

Abbiamo la Suite Presidenziale al settimo piano. Colazione inclusa, spa h24. Il costo è duemila euro a notte. La confermo?

Duemila euro. Metà del suo stipendio. Un terzo della gratifica di Gabriele. Dentro Lucia, la formichina del risparmio cercò di ribellarsi: lei le schiacciò la coda.

Confermiamo disse con voce ferma.

Un documento, per cortesia.

Bip. Pagamento accettato. Quasi poteva immaginare la notifica sui messaggi di Gabriele, cellulare abbandonato tra patatine: Addebito 2.000 EUR. GRAND HOTEL.

Se ne sarebbe accorto subito? Poco probabile. Il calcio veniva prima di tutto.

Il portiere la accompagnò fino alla suite. Lucia rimase senza fiato: una reggia, non una camera. Letto king-size, lenzuola di cotone immacolato, salotto di poltrone soffici, una vasca idromassaggio grande come la sua cucina, marmo ovunque. Davanti alla finestra panoramica, la città notturna brillava sui tetti e sul fiume.

Appena sola, gettò le scarpe e camminò scalza sul tappeto spesso. Prese una bottiglietta di Franciacorta dal minibar: costava quanto due casse di quella birra che i ragazzi stavano scolando adesso.

Tanto vale rise Lucia, stappando lo spumante.

Lo versò in un flute, si mise in poltrona e accese il telefono. Quindici chiamate perse. Tre messaggi:

Lucia, dove sei?
Se vai al supermercato, prendi la maionese!
Lucia, dove diavolo sei? Ho fame!

Nessun accenno di preoccupazione. Solo comande. Lucia sorseggiò il suo spumante gelido. Che paradiso.

Poi arrivò un altro messaggio.

Lucia, qui è arrivato un sms strano. Spesa di 2.000 euro! Hai comprato qualcosa? La carta non la trovo. Rispondi subito!

Ah, ecco che si era accorto. Lucia sorrise, e chiamò il room service.

Buonasera, vorrei ordinare la cena in camera: uninsalata di mare, una bistecca media e tiramisù. E una bottiglia di Chianti, buono. Addebitate pure sul conto.

Entrò in bagno, preparò lacqua con il sale da bagno profumato. Il cellulare squillava in continuazione. Lucia rispose solo quando ormai era sprofondato nella schiuma.

Pronto?

Lucia! Sei impazzita?! urlò Gabriele. Silenzio sospetto in casa: probabilmente gli amici erano spariti. Dove sei? Che sono sti addebiti? Che hai comprato a questora di notte? Un cappotto di visone?!

No, caro. Mi sono comprata silenzio e rispetto. Sono in hotel.

In che hotel? Perché?!

Perché casa nostra era diventata una sala giochi puzzolente di pesce. E io sono stanca, te lo ricordi? Ti avevo detto di non portare ospiti. Tu non mi hai ascoltata. Mi hai detto di cucinare la pasta. Io non volevo. Voglio una bistecca e un bagno caldo.

Sei ubriaca? la voce di Gabriele era incrinata Torna subito! Sono soldi di tutti e due! Quei soldi sono per il terrazzo!

Il terrazzo può aspettare, i miei nervi no. E tra poco avrai un altro sms dal Grand Hotel, per la cena. Nulla di grave, sarà sui settecento euro.

Settecento euro per una cena?! Lucia, sei fuori?! E quella pasta in freezer allora?!

Buon appetito, Gabri. Che ti cucini Matteo, oppure Paolo. Del resto, sono amici.

Lucia, basta! Torna! Sono già andati via tutti!

Davvero? Anche la puzza è andata via? E i piatti si sono lavati da soli? No, caro mio. Ho pagato ventiquattro ore. E le voglio godere tutte. Domattina, magari, mi concedo un massaggio. Mi hanno detto che la spa qui è il massimo.

Un massaggio? E quanto costa ancora? Lucia, è una rapina! Torna, pulisco tutto io! Giuro!

Che tenerezza, ti sei riscoperto casalingo! Ottimo. Continui pure. Torno domani a pranzo. E se urli troppo, magari prenoto unaltra notte. Tanto la carta ce lho io.

Riagganciò e spense il telefono definitivamente.

Un colpetto alla porta: era arrivata la cena. Il cameriere portò un tavolo elegante, posate dargento, profumo di carne arrostita, dolce raffinato. Lucia, in accappatoio, mangiò la sua bistecca guardando Roma brillare mistica nella notte.

Dopo tanti anni, si sentiva di nuovo una Donna una D maiuscola. Forse anche costosa, ma almeno con dignità. Se non la amava nessuno, si sarebbe amata da sola. Anche se costava.

La notte fu un sogno: letto nuvola, niente russate, niente lenzuola torte. Alle prime luci, Lucia si stiracchiò, la testa libera.

Giù in spa: piscina, hammam, massaggio. La massaggiatrice, energica, le lavorava le spalle: Signora, quanta tensione, bisogna trattarsi bene!

Ora lo farò prometteva Lucia, lasciando andare il dolore.

Alle due tornò fuori dallExcelsior. Accese il cellulare: decine di messaggi, una sola nota da Gabriele: Ho pulito tutto. Torna. Parliamo.

Prende un altro taxi (Comfort Plus, per non smentirsi) e rientra.

Le chiavi scattano. Nellaria odore di candeggina, limone, e un vago senso di rimorso.

Gabriele era impalato in cucina, davanti a una tazza di tè ormai freddo. La casa luccicava. Nessuna traccia del disastro di ieri. Il tappeto pulito, il pavimento lucido, piatti ordinati. Anche il fornello brillava.

Al vederla, Gabriele scattò in piedi. Il viso stropicciato, occhiaie profonde: forse non aveva dormito affatto.

Sei tornata sospirò . Lucia, non ci posso credere Sai quanto hai speso?

Lucia mise la borsa, recuperò la carta dal taschino e la lasciò cadere sul tavolo.

Lo so. Tremilaottocentoquaranta euro. Il prezzo della mia pace. E della tua lezione.

Gabriele si afferrò la testa.

Tremilaotto per una notte! Ma sono i soldi del terrazzo!

Fai bene i conti: dieci anni di lavoro come domestica, cuoca, psicologa secondo te quanto costa tutto questo? Ti sei abituato al fatto che io sia comoda, zitto, servo i tuoi amici. Che il mio no non conti. Ieri mi hai dimostrato che non te ne importa nulla. Hai portato una folla quando ti avevo chiesto pace. Mi hai cacciata dalla mia stessa casa.

Gabriele provò a rispondere, poi si zittì.

Non volevo cioè, sono stati insistenti

E la bocca per dire no ce lhai? O contano di più i ragazzi? Lucia parlava piano, ma ogni parola risuonava come un sasso . Se succede di nuovo, io non vado in hotel: vado da un avvocato. E credimi, la divisione dei beni costa di più che una notte in suite.

Silenzio. Lui guardava la carta, lei, i muri insolitamente luccicanti. Improvvisamente capì che Lucia non scherzava: la Lucia-tappetino non cera più, davanti aveva una donna diversa, bella, riposata, quasi inquietante.

Va bene borbottò, evitando il suo sguardo . Ho capito. Ho esagerato. Anche Matteo un maleducato. Gli ho detto che non si presenta più senza avviso.

Ottimo Lucia si alzò . Ho fame. È rimasta un po di pasta? O hanno mangiato tutto?

Gabriele si riscosse.

No! Ho ho fatto il brodo. Di quelli in bustina, ma col patate. Lo vuoi?

Lucia nascose una risata. Brodo in busta. Unepopea.

Va bene. Servi pure.

Mangiarono senza parlare. Ogni tanto Gabriele la osservava con sospetto, come se temesse uno scherzo. Lucia invece prendeva il suo brodo un po salato, e pensava che quei tremilaottocento euro erano stati il miglior investimento. Ogni tanto per farsi rispettare devi diventare una donna di grande valore. Letteralmente.

La sera, guardarono un film (scelse Lucia: una commedia romantica, per cui lui di solito sbuffava cose da donne). A metà pellicola, Gabriele la abbracciò timidamente.

Lucia

Sì?

Davvero era così bello, in hotel?

Sì. Idromassaggio, vista sul fiume, accappatoio soffice

E se tipo, ci andassimo insieme una volta? Per lanniversario? Risparmiando, però.

Lucia posò la testa sulla spalla di lui.

Certo che sì. Solo che la prossima volta tieniti stretta la carta. Non si sa mai che mi torni la voglia di bistecca a mezzanotte.

Gabriele rise nervoso e la abbracciò più forte.

No, stavolta le bistecche imparo a farle io. Costa meno!

Sono passati sei mesi. Gli ospiti adesso entrano solo su appuntamento e solo nei weekend. Incredibilmente, Gabriele ha iniziato a lavare i piatti da solo. Forse il fantasma dellExcelsior e il buco in banca sono più efficaci di mille richieste.

Lucia poi ha aperto un conto segreto: lo chiama Fondo dEmancipazione. Ogni mese ci mette qualcosa da parte. Per sicurezza, per libertà, per sapere che al bisogno una notte in suite vista Tevere nessuno gliela leva. E questa sicurezza la fa sentire calda e al sicuro, più di ogni caminetto.

Se hai riso o ti ci sei riconosciuta, ricorda: in questa vita bisogna volersi bene. E saper mettere un prezzo, qualche volta, alla propria serenità.

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