Tutta la fila era furiosa con il mio papà di 89 anni perché rallentava la coda in banca… finché non fece piangere la cassiera.

Tutta la fila era furiosa con mio padre, che ha ottantanove anni, perché rallentava il turno in banca finché non ha fatto piangere limpiegata.
È venerdì pomeriggio, quasi lora di chiusura.
Dentro la filiale si percepisce la tensione sospiri, passi nervosi, occhi fissi sullorologio, come se così il tempo potesse scorrere più veloce.
La coda arriva fino allingresso.
Qualcuno dietro di me sbuffa, emettendo quel suono tipico di chi vuole solo sbrigare tutto e andarsene.
Mio padre sembra non dare peso.
O forse fa finta di non sentire.
Sta al banco, appoggiato al suo bastone; la mano sinistra poggiata sul piano come se si sostenesse al mondo.
Ottantanove anni. Si chiama Vittorio.
Una volta era di quelli che entrava ovunque e capiva subito cosa fare senza bisogno di parlare troppo.
Ora gli servono alcuni secondi per trovare le parole giuste come se dovessero arrivare più lentamente.
Io vorrei sparire.
Papà gli sussurro la prossima volta facciamo al bancomat, va bene?
Non risponde.
Guarda solo la giovane impiegata dietro al vetro.
Sul badge cè scritto Giulia.
Gli occhi arrossati, come se avesse pianto invece della pausa pranzo.
Il suo sorriso è quello di chi lo mantiene solo per professione, per abitudine.
Vorrei prelevare cento euro dice mio padre con voce rauca.
Ma li vorrei in banconote da cinque euro.
La tensione nella fila aumenta.
Qualcuno borbotta irritato.
Giulia sbatte le palpebre.
Tutto in cinque euro?
Sì, grazie.
Lei sospira piano, apre il cassetto e inizia a contare.
Poi passa le banconote dal foro.
Ecco qui.
Grazie dice mio padre.
Comincia a contarle di nuovo.
Davanti a lei.
Piano.
Una alla volta.
Papà sussurro io.
Un attimo replica lui tranquillo.
Cinque
dieci
quindici
Arriva a cento.
Con calma. Senza fretta.
La mano gli trema leggermente quel tremore che cerca sempre di celare davanti agli altri.
Quando finisce, esita un secondo.
Poi spinge due banconote da cinque euro verso il banco.
Questa dice è per te.
Giulia ritira subito la mano.
Non posso accettare.
Aspetta dice mio padre con pacatezza.
E questa è per il vigilante allingresso.
Tutti guardiamo verso di lui luomo è fermo, come se fosse lì da ore.
Giulia scuote la testa.
Non si può, io
Non è una mancia la interrompe mio padre.
La guarda negli occhi.
È un permesso. Una piccola pausa.
Giulia rimane in silenzio.
Sembri continua lui sottovoce come se portassi un peso da ore. Qualcosa che non ti appartiene.
Dietro di noi la fila si fa silenziosa.
Niente più sospiri.
Nessuna battuta.
Come se tutti ricordassimo che qui non ci sono clienti lenti e impiegati.
Ci sono solo due persone.
Mio padre non spinge più i soldi.
Li lascia lì.
Quando hai cinque minuti dice vai al bar di fronte. Ordina un caffè o qualcosa di dolce. Qualcosa che in una giornata normale sembra troppo costoso.
Siediti. Cinque minuti.
E in quei cinque minuti lascia tutto.
Giulia apre la bocca, forse per dire qualcosa sul regolamento.
Ma il suo volto si scioglie.
Non è una lacrima silenziosa.
Si copre la bocca e le spalle iniziano a tremare.
Un vero pianto.
La banca è immersa nel silenzio.
Grazie sussurra.
Oggi ne avevo davvero bisogno.
Mio padre annuisce soltanto.
Senza dare nellocchio.
Come se fosse la cosa più normale del mondo.
In macchina lo aiuto a sedersi.
Hai fatto aspettare tutti dico a bassa voce.
Per dieci euro.
Lui guarda fuori dal parabrezza.
Sono stato egoista borbotta.
Sorrido.
Egoista? Papà
Si gira verso di me.
Gli occhi lucidi.
Non capisci dice.
Sto tutto il giorno solo a casa. Le ore sono lunghe. A volte mi sento invisibile.
Stringe la maniglia della portiera.
Non posso più aggiustare le cose grandi. Non posso essere luomo che risolve i problemi.
Sospira.
Allora mi creo piccoli momenti. Faccio rallentare il mondo solo un attimo. E se riesco a dare a qualcuno cinque minuti di serenità allora sono ancora una persona che conta.
Mi si riempiono gli occhi di lacrime.
Quando arriviamo a casa, apro il bagagliaio.
Ho portato la lasagna che ti piace dico.
Perfetto.
La prende.
E si dirige verso la casa accanto.
Papà, dove vai?
Dai vicini dice lui.
Enrico ha perso il lavoro la settimana scorsa. Stamattina lho visto seduto sulle scale. Hanno tre bambini.
Ma quella è la tua cena!
Si gira con il solito sorrisetto birichino.
Lo so.
Ma se la do a loro mi sento ancora utile.
Solleva la vaschetta.
Te lho detto. Sono un uomo molto egoista.
Lo guardo mentre si allontana.
Lento.
Con il bastone.
Ma deciso.
E penso una cosa.
A volte ci si salva
accendendo una piccola luce per qualcun altro.
Anche se costa dieci euro.
Anche se costa qualche sguardo infastidito.
A volte costa anche la tua cena.
E voi avete mai incontrato qualcuno che con un piccolo gesto vi ha cambiato la giornata?

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