Una Nuova Felicità Ritrovata «Signore, la prego, smetta di seguirmi ovunque! Le ho già detto che po…

Uomo, la smetta di seguirmi ovunque vada! Le ho già detto che sono in lutto per la morte di mio marito. Non perseguiti, la prego! Inizio davvero ad aver paura di lei! ormai stavo quasi gridando.
Mi ricordo, mi ricordo Ma ho come limpressione che lei sia in lutto più per sé stessa che per suo marito. Mi scusi, insisteva il mio pretendente.
Ero in una casa di cura sulle colline umbre. Avevo bisogno di silenzio, di ascoltare solo il canto degli uccelli del bosco, non le avances di uomini invadenti. Da poco mio marito era venuto a mancare, improvvisamente. Dovevo rimettermi in piedi, riuscire a comprendere e accettare quella perdita insostituibile.
Con mio marito Paolo avevamo cominciato a ristrutturare casa, risparmiavamo ogni centesimo, rinunciando a tutto e invece, guarda che destino: Paolo si è sentito male, neanche il pronto soccorso è riuscito a salvarlo. Un secondo infarto, stavolta fatale. Lho salutato per sempre, e mi sono ritrovata sola, con la casa ancora a metà e due figli adolescenti da crescere. Mi sentivo persa. Come si supera una perdita così?
A lavoro mi assegnarono una vacanza in una casa di cura vicino Perugia. Inizialmente mi sono opposta non volevo nemmeno uscire di casa. Ma le colleghe hanno insistito:
Non sei la prima vedova e nemmeno lultima, Lucia. Hai dei figli, devi andare avanti! Vai, riprenditi un po, schiarisciti le idee.
Così, a malincuore, sono partita.
Era passato esattamente un mese dalla morte di Paolo. La tristezza non mi lasciava mai.
Mi misero in stanza con una ragazza di Napoli, Federica, una di quelle sempre sorridenti, piene di vita. Quasi mi dava fastidio la sua allegria. Non volevo aprirmi, né riversarle addosso il mio dolore. E poi, cosa poteva capire una ventenne come lei? Aveva già puntato su di lei uno degli animatori della casa di cura. Come si sa, in questi posti chi non è sposato è divorziato o reduce da qualche storia infelice. Io non mi facevo certo abbindolare. Misi in guardia Federica:
Fidati, quello sarà già al secondo o terzo matrimonio.
Lei rideva:
O Lucia, non ti preoccupare so badare a me stessa, non sono nata ieri!
E la sera spariva, chi sa dove, a qualche appuntamento. Io, invece, sono rimasta barriccata in camera per una settimana intera. Leggevo un libro di cui non ricordo una parola, guardavo la TV senza vedere nulla.
Una mattina, però, mi sono svegliata serena. Ho spalancato la finestra, laria era fresca, profumata ho deciso: oggi cammino nel bosco, ascolto gli uccelli. E qui ho incontrato un uomo.
In realtà lo avevo già notato in sala da pranzo: bassino, con uno sguardo troppo diretto per i miei gusti, decisamente più basso di me. A pelle mi stava antipatico. Eppure era sempre impeccabile, vestito in modo ordinato, rasato di fresco, educatissimo. Ogni sera chinava la testa davanti al mio tavolo e io a mala pena accennavo un cenno, solo per cortesia. Fino a quando, un giorno, si è seduto al mio tavolo:
Si annoia, signora? mi ha chiesto con una voce sorprendentemente calda.
No, ho risposto fredda.
Non menta, signora, si legge la tristezza nei suoi occhi. Posso farle compagnia? insisteva.
Ha visto giusto: tristezza per mio marito che non cè più. Altro? ho preso il tovagliolo e mi sono alzata, chiudendo il discorso.
Mi dispiace, non lo sapevo. Le faccio le mie condoglianze. Però mi permetta di presentarmi. Mi chiamo Valentino, ha detto in fretta.
Era evidente che temeva mi allontolassi.
Lucia, ho risposto, poco convinta, e sono scappata via.
Dora in poi puntualmente si sedeva al mio tavolo con un piccolo mazzo di campanelle che raccoglieva nel prato. Non nego che la cosa mi faceva piacere. Ma non avevo intenzione di lasciarmi coinvolgere ulteriormente.
Valentino non cedeva. Mi affiancava anche nelle passeggiate serali, e io mi mettevo sempre scarpe basse per sembrare meno alta. Ma a lui non importava nulla né della sua statura né della pelata lucida. Mi sono resa conto che quello che colpiva le donne era il suo modo di parlare, quella voce, mai sentita così. Credo di essere caduta nella sua trappola.
Arrivammo persino ad andare insieme ai balli del centro, a fare la spesa in paese Lui provava più volte a invitarmi nella sua stanza. Ma io resistevo ostinata, come una scolaretta.
Alla fine, la sera prima della partenza, Valentino mi dice:
Lucia, domani parto. Che ne dici, passi da me questa sera per un tè?
Ci penso ho risposto senza promettere nulla.
La sera mi sono convinta: non volevo essere scortese. E sapevo come sarebbe andata a finire
Il tavolo era apparecchiato in modo impeccabile, pieno di stuzzichini. Avrà rubato le posate dalla sala da pranzo!, ho pensato divertita. E lui, con fare galante, mi fa accomodare. Spunta fuori anche una bottiglia di Prosecco.
Cominciamo, Lucia? Non so come farò, domani, a lasciarti. Scrivimi, prometti? ha detto con uno sguardo un po triste.
Figurati se non ti dimentichi di me tra due giorni. So come siete fatti voi uomini. E allora, per cosa brindiamo, Vale?
Ma come, non hai capito? Per lamore, Lucia Allamore! ha alzato il calice.
La mattina dopo ci siamo svegliati abbracciati. Mi sono chiesta: perché mi sono fatta desiderare così tanto, tutta la vacanza? Avrei potuto abbandonarmi subito a lui, e invece Ho perso solo tempo! E ora bisogna rifare la valigia e partire.
Ho salutato Federica, la mia coinquilina. Era seduta sul letto e piangeva come una bambina.
Che succede, Fede? le ho chiesto.
Sono incinta, Lucia. Ma non so chi sia il padre, singhiozzava.
È quellanimatore la causa? ho chiesto.
Non lo so Ho conosciuto anche un altro qui, lui però è sposato. Era della casa accanto cominciava a raccontare tutta confusa.
Fede, chiama i tuoi genitori, fatti venire a prendere e racconta tutto a loro. E ora andiamo dal direttore, magari capiamo qualcosa di più le ho consigliato.
Dopo quella scena Fede è corsa via in lacrime. Eh, quante ne capiteranno ancora a questa ragazza
Anche a me spiacque andar via. In ventiquattro giorni quel luogo mi era diventato caro. Soprattutto Valentino.
Il pullman era già arrivato. Valentino è venuto a salutarmi con un mazzo di campanelle in mano. Mi sono commossa, lho abbracciato forte. Era finita. La nostra storia era stata rapida, ma intensa. Avevo proprio la sensazione che se solo Valentino mi avesse chiesto di restare, sarei rimasta per sempre
Abitavamo in città diverse. Lunico modo per comunicare era per posta, e una lettera me lha scritta sua moglie! Diceva di sapere tutto, che io non avrei ottenuto niente perché lei aveva trentanni e io quaranta. Non ho risposto. Che senso aveva?
Mezzo anno dopo, una mattina, Valentin si è presentato a casa mia, senza avvisare. I miei ragazzi sono rimasti di stucco a vedere uno sconosciuto, ma hanno preferito non fare domande.
Valentino? Di passaggio? ho chiesto sorpresa. (In realtà speravo di sentirmi dire: Sono venuto per restare per sempre!)
O magari resto Posso entrare, Lucia? ha sussurrato sulluscio.
I miei figli sono subito andati in camera loro, un po imbarazzati.
Vieni come mai questa visita? Hai portato la lettera di tua moglie? ho chiesto ironica.
Lucia, scusami, ti avevo scritto ma mia moglie ha trovato la lettera. È colpa mia. Ci siamo separati, si è scusato.
Non sapevo nemmeno che fossi sposato Se lo avessi saputo, mai sarebbe successo nulla. E adesso cosa vuoi fare? ero sinceramente sorpresa.
Sposiamoci, Lucia, mi ha detto, allimprovviso.
Non lo so Ho i miei figli, li vedi anche tu. Come la prenderanno? Non posso decidere così su due piedi, ho risposto titubante, anche se dentro ero felice di quel gesto.
I figli sono una benedizione. Ne ho una anchio, dieci anni, si chiama Chiara, mi ha sorpreso.
Tua figlia? E lhai lasciata? incredula ho chiesto.
Ma no, Lucia Vorrei prenderla con me, la mamma beve un po troppo. Sarei felice se vivessimo tutti insieme, mi ha detto, un po sognante.
Un attimo, Vale! Ma io nemmeno la conosco tua figlia! E tu mi vuoi già promuovere madre Stai correndo troppo. Dammi tempo, parlo con i miei ragazzi e vediamo. Intanto vieni, ti preparo un piatto di pasta, futuro sposo ho sorriso.
Diciamoci la verità: la famiglia felice non è proprio andata come nei film. Discussioni, scene, la convivenza non sempre era facile. Ognuno col suo carattere, e nessuno pronto a cedere.
Il tempo scorre sempre in fretta.
Il mio primogenito, Andrea, e Chiara (la figlia di Valentino) alla fine si sono sposati. Poi, col tempo, si sono messi contro di noi. Hanno tirato fuori vecchi rancori, questioni di famiglia mai risolte. Avete distrutto due famiglie per una storia tra adulti, dicevano. Valentino non doveva lasciare la moglie, tu, Lucia, da vedova dovevi restare sola. Si sono trasferiti insieme in un bilocale in affitto.
Io e Valentino ci guardavamo in faccia e, nonostante tutto, continuavamo a volerci bene.
E passato un anno. I figli ribelli non si sono fatti più vedere. Chiara telefonava a suo padre solo per il compleanno.
Dopo tre anni, ci hanno invitati a casa loro. Ci siamo stupiti, ma ci siamo andati.
Scoprimmo che Chiara e Andrea avevano avuto un bambino, il nostro nipotino in comune. Eravamo felicissimi. Durante il pranzo, Chiara e Andrea ci hanno chiesto scusa. Hanno ammesso che, alla fine, la vita può prendere mille strade, e bisogna saper perdonare e rispettare i genitori che ci hanno dato tutto. E hanno chiamato il piccolo Mirko: Così almeno il nome ci ricorda la pace e larmonia che speriamo di portare in famiglia.
Ecco, questo è il nostro felicità rinata, la mia e quella di ValentinoAlla fine del pranzo, guardai Valentino negli occhi. Lui mi strinse la mano sotto il tavolo, forte, come a dirmi che tutto il dolore, le paure e le tempeste di quegli anni valessero finalmente questo momento. Fuori, il sole tramontava lento, e quella piccola cucina traboccava di voci, profumi e brindisi. Guardai quel bambino che dormiva sereno nella culla, sentii il cuore leggero come non mai.

Non tutte le famiglie nascono dritte, pensai. A volte bisogna attraversare bufere, litigi, solitudini. Eppure, come i rami contorti degli ulivi, alla fine portano frutti dolci, inaspettati. Mi sentii riconciliata con il passato, con Paolo e con lamore nuovo che avevo saputo accogliere, nonostante tutto.

Quando Chiara mi passò Mirko tra le braccia, sentii che avremmo ricominciato ancora una volta, tutti insieme, come una piccola orchestra che, dopo tante stecche, trova finalmente laccordo giusto. E in quel sorriso minuscolo, in quelle manine che stringevano il mio dito, lessi la risposta che avevo sempre cercato nei giorni più bui: la felicità non arriva mai come la si immagina, ma a volte si presenta, testarda, con la semplicità di un bambino addormentato dopo pranzo.

E finalmente sentii, davvero, che la vita poteva ricominciare.

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