Alessio, sono ancora qui: una storia d’amore e speranza sulla riva del mare

Paolo, sono ancora qui: storia damore e speranza sulla riva del mare

Paolo, sono ancora viva. Con un lento animo, si avvicinò nuotando. Promettimi una cosa: non mi seppellire prima del tempo.

Paolo, guarda che meraviglia! esclamò con entusiasmo Giulia, la pelle dorata dal sole, gli occhi che riflettevano lenergia del Mediterraneo. Allargando le braccia come per abbracciare linfinito, sembrava fondersi con lazzurro del mare.

I suoi capelli castani, accesi di riflessi chiari dal sole italiano, danzavano nel vento caldo. Vedi? Te lho detto che questo mese sarebbe stato il più bello della nostra vita!

Accanto a lei, Paolo si aggiustò il cappello di paglia e sorrise, i piedi immersi nella sabbia bianca e fine di Sabaudia. Un sorriso che voleva sembrare sereno, mentre dentro il cuore batteva ansioso. Non riusciva a scacciare il pensiero che potesse essere lultimo mese per riscoprire la felicità perduta.

Sì, Giulia, hai ragione tu: sarà il migliore, rispose cercando leggerezza nella voce. Daltronde, indovini sempre tutto prima degli altri.

Ma le parole del medico tracciavano unombra costante nella sua mente: Tumore in stadio avanzato, due o tre mesi. Ed erano arrivati lì, sul mare laziale, perché Giulia aveva scelto di vivere, non di arrendersi.

Gli occhi di Giulia si accendevano di sfida mentre gli stringeva la mano: Vieni a nuotare? Non pensarci troppo, Paolo! Ricordi da bambini, quando saltavamo nel fiume dalla nonna? Tu avevi paura che la corrente ti portasse via i calzoncini!

Paolo scoppiò a ridere, e per un attimo il peso slittò sul fondo dellanima. Sapeva che Giulia era la sua forza, capace di strapparlo al buio anche nelle notti più nere.

Io non avevo paura, ero solo prudente, la canzonò, scherzando. Daccordo: tuffiamoci pure. Ma se mi mangia uno squalo, sarai tu la responsabile!

Si gettarono nelle onde, ridendo come ragazzi, Giulia a giocare e tuffarsi, Paolo la guardava con gli occhi pieni damore e dolore. Era bellissima, la sua forza, il suo coraggio: perderla, semplicemente, non era pensabile.

Nellamore si trova la forza di sperare, anche quando il tempo sembra scivolarci tra le dita.

La loro storia era nata in terza superiore, in un piccolo paese in provincia di Latina dove tutti si conoscevano. Giulia era arrivata come una cometa: nuova, con quel sorriso brillante e quei lunghi capelli castani capaci di sciogliere anche il cuore più duro.

Trasferitasi con la sua famiglia da un paese vicino, catturò subito lattenzione di tutti. Paolo, alto e un po impacciato, sempre con i libri sotto braccio, non avrebbe mai pensato che proprio lei si sarebbe avvicinata. E invece, a una festa di fine anno, trovò il coraggio di invitarla a ballare un lento.

Tu sei diverso, aveva detto, guardandolo negli occhi. Non cerchi di essere qualcun altro.

Non hai paura che ti calpesti i piedi? aveva scherzato lui. Il suo riso limpido fu la risposta, e da quella sera furono inseparabili amici.

Dopo il diploma, Paolo si trasferì a Roma per ingegneria, Giulia a Firenze a studiare lettere. Si scrivevano lunghissime lettere, aspettando le vacanze per ritrovarsi. La distanza fortificava il loro sentimento. A ventidue anni si sposarono, appena laureati. Un matrimonio semplice nel municipio del paese, decorato con fiori di carta e le note delle canzoni di Battisti sullo sfondo. Erano felici, il resto non contava.

Poi la vita vera, talvolta pesante e avara. Affittavano un piccolo appartamento, lavoravano senza sosta, sognando una casa tutta loro e una piccola caffetteria. La stanchezza, le difficoltà quotidiane finivano spesso in litigi.

Discussioni per piatti non lavati, bollette dimenticate. Una sera, Paolo, esasperato, sbatté la porta:

Forse faremmo meglio a separarci!

Giulia rimase seduta sul divano, silenziosa. Poi, in un soffio:

Paolo, io ti amo troppo per perderti. Proviamo a cambiare, insieme?

Scelsero un giorno a settimana solo per loro: niente lavoro, niente cellulari. Passeggiate, tè caldo sul balcone, a raccontarsi storie di gioventù. Il loro amore rifiorì, come un gelsomino allalba dopo linverno.

Dopo cinque anni riuscirono ad acquistare una casa con giardino e aprire la caffetteria che avevano sempre sognato. Presto arrivarono le gemelle, Elisa e Marta: la casa si riempì di risate e chiasso dolcissimo. Giulia era la mamma ideale: dolce, paziente, capace di favole a lume di luna. Spesso Paolo si sorprendeva a pensare: Che fortuna ho avuto.

Gli anni passarono. Le figlie crescerono e se ne andarono a studiare, la casa restò vuota. Per non sentire la solitudine, riempirono le giornate di lavoro, aprendo una seconda caffetteria e lavorando fino a tardi. Un giorno, allimprovviso, Giulia impallidì e cadde a terra.

Giulia! Rispondimi! Paolo la scosse fino allarrivo dellambulanza. In ospedale: diagnosi, solo stanchezza. Giulia liquidò la cosa: Solo stanca, Paolo. Passerà.

Ma il giorno dopo svenne di nuovo. Il medico, senza alzare lo sguardo, pronunciò la sentenza: tumore, non operabile, massimo due mesi.

A casa, con calma, Giulia confessò:

Paolo, non chiamare le ragazze. Non voglio che mi vedano così. Voglio andare al mare, come abbiamo sempre sognato. Distesi in spiaggia, un drink, ballare sotto le stelle. Facciamolo ora.

Avrebbe potuto opporsi, ma non ci riuscì. Se quello era il suo ultimo desiderio, avrebbe fatto limpossibile per realizzarlo.

Paolo, dove sei perso? la voce di Giulia lo scosse, spruzzando acqua. Ehi! Vedo che il tuo cuore non è qui!

Sono qui, sorrise lui, nascondendo le lacrime, tuffandosi tra le onde. Pensavo solo a come ieri mi hai battuto a carte Che mossa!

Non distrarti! rise lei, e quella risata si sparse sul mare. Dai, stasera andiamo in quel ristorante con la musica dal vivo? Voglio ballare fino a crollare!

Ma sei sicura di farcela? Forse meglio riposare la voce di Paolo era incerta; Giulia non sopportava certi ricordi.

Paolo, sono viva e voglio vivere! lo interruppe decisa. Promettimi che non mi seppellirai prima del tempo. Prometti.

Prometto, sussurrò lui, abbracciandola; nel tepore dellacqua, stretti nel loro destino.

Momento chiave: lamore e la fede possono cambiare persino il corso di una malattia terribile.

Quel mese sul mare fu come un sogno: passeggiate sul lungomare, gelato, balli notturni con la banda locale. Giulia rifioriva: le gambe tornate rosee, gli occhi brillanti. Paolo iniziava quasi a sperare: forse i medici si erano sbagliati? Forse era un miracolo?

Una sera, sul balcone dellalbergo, Giulia gli sussurrò:

Paolo, non ho paura. Anche se fosse la fine, sono felice. Ho te, le nostre figlie e questo tramonto. Ho vissuto una meravigliosa vita.

Non parlare così, la voce di Paolo vibrò. Ballerai ancora ai matrimoni dei nostri nipoti.

Lei gli sorrise, stringendo forte la sua mano.

A casa, fu Giulia a chiedere nuovi accertamenti. Paolo temeva quel giorno come la peste, convinto che il tempo fosse sfuggito.

Ma il medico, guardando le lastre, disse incredulo:

È quasi incredibile. Dopo ulteriori esami, la massa è quasi scomparsa. Può succedere raramente: signora Giulia, il suo corpo è un leone.

Paolo guardò prima il dottore, poi Giulia, senza fiato. Giulia pianse, di gioia. Si abbracciarono in ambulatorio, mentre il medico usciva lievemente commosso.

Paolo, è stato il mare, sussurrò lei. E il nostro amore.

Sei tu che mi hai salvato, mormorò lui. Da sempre.

Ripresero la loro vita: la caffetteria, gli amici, nuove speranze. Giulia continuò le cure per un altro mese, la malattia si allontanò. Le figlie vennero a casa, e le risate tornarono a riempire i muri.

Guardando la moglie, Paolo pensò: Quanto sono stato cieco da giovane. Giulia, parve leggere nei suoi pensieri, sorrise:

Paolo, niente malinconia! Perché non prepari i tuoi mitici pancakes? Non ricordo più il loro profumo!

Li cucinò. Seduti assieme in veranda, davanti a un tramonto tiepido, capirono che finché erano insieme, niente avrebbe potuto spaventarli.

Questa storia di amore, speranza e forza interiore ci ricorda che anche nelle prove più dure cè spazio per la luce e il miracolo. Giulia e Paolo lo hanno dimostrato: la fede e il sostegno reciproco sanno creare veri prodigi.

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