Caldo. Caterina
Si sono sposati Andrea e Isabella solo due anni dopo essersi conosciuti.
Alla loro felicità ci sono arrivati con molta cautela, come se camminassero sulle uova, scegliendo con attenzione ogni parola e ogni passo. Era comprensibile: dopo aver vissuto esperienze in cui le emozioni avevano tradito e lamore si era rivelato più effimero di quanto sperassero, volevano capire se quel sentimento nato dopo tante ferite fosse degno di fiducia.
Annamaria, la madre di Andrea, osservava tutto in silenzio. Non voleva spaventare la felicità del figlio, che sembrava quasi un altro uomo: le spalle di nuovo dritte, gli occhi pieni di luce, e si preparava per vedere Isabella come se dovesse sposarla da un momento allaltro.
Andrea aveva presentato Isabella subito alla madre. Annamaria ne scrutava i gesti con una certa apprensione, ma non vi trovava nulla che le ricordasse la storia finita male con Angelica. Isabella, addirittura, aveva rifiutato con fermezza di trasferirsi subito a casa del fidanzato.
No, Andrea. Non è il caso. Mira, tua mamma non capirebbe, e ci tengo al suo giudizio. È una donna eccezionale e mi ha aiutata tanto. Inoltre non sta bene, ha bisogno di assistenza. Per ora lasciamo tutto comè, il tempo non ci manca.
Andrea aveva dovuto accettare. Ma questo non ostacolò la loro relazione; anzi, il lungo tempo passato tra corte e regali li aiutò a conoscersi davvero.
Isabella andò a vivere da Annamaria poco prima del matrimonio, e fu per un motivo doloroso.
La signora Rosa, la madre affidataria di Isabella, era venuta a mancare.
Rosa aveva avuto problemi di cuore per anni. Isabella laveva accompagnata da tanti medici, si occupava della casa, cercava di farle pesare tutto il meno possibile, ma questo aveva solo rallentato linevitabile. Un giorno, tornando dal lavoro, Isabella la trovò seduta nella veranda che i figli le avevano costruito, tra le mani una lettera del nipote. Solo avvicinandosi capì che Rosa non respirava più.
Chiamò lambulanza, ma i medici non poterono fare nulla.
Dopo aver avvisato Andrea e i figli di Rosa, Isabella pianse a lungo nello stesso angolo della veranda. Ricordava i momenti semplici, le passeggiate serali sul lungomare, i pomeriggi passati a preparare marmellate nella minuscola cucina destate e a cantare vecchie canzoni. Ma soprattutto ricordava come Rosa lavesse accolta senza domande né sospetti, solo con un gesto di puro affetto, quando lei ne aveva più bisogno e nessuno era disposto ad aiutarla.
Grazie sussurrava Isabella a voce bassa, rendendo omaggio a chi per prima le aveva teso la mano e aveva aperto il cuore.
I figli di Rosa arrivarono con le loro famiglie il giorno dopo. E il maggiore, finiti i preparativi necessari, prese da parte Isabella per parlarle:
Mamma avrebbe voluto che una parte della casa restasse a te. Voleva che tu restassi qui e te ne occupassi, visto che nessuno di noi ha intenzione di trasferirsi. Voglio che tu sappia che esiste un testamento. E né io né mio fratello ci opponiamo se tu accetti la sua parte. Senza di te, Mamma sarebbe stata sola. Siamo molto grati che tu sia stata accanto a lei.
No, Isabella scosse la testa non posso. Questa è la vostra casa. Se vi serve che me ne occupi, lo farò, ma leredità deve andare a voi. Vostra madre vi amava tantissimo
Lo so
Così rimase. Col tempo Isabella trovò degli inquilini che affittarono la casa tutto lanno e mantenne i contatti con le famiglie dei figli di Rosa, quando tornavano d’estate.
Proprio una delle nuore di Rosa aiutò Isabella quando, sei mesi dopo il matrimonio, finì in ospedale.
Gravidanza extrauterina. Dovrebbe pensare seriamente alla salute! le disse il medico che loperò. Per fortuna cera sua madre con lei! Poteva finire molto peggio.
Era mia suocera. Ma in effetti sì, una madre.
Già. Da quello che so ha già avuto problemi in passato?
Sì.
Se vuole figli, deve affrontare il problema e fare tutti gli esami necessari. Altrimenti temo che solo la fecondazione assistita possa aiutarla.
Ho capito
Isabella non pianse. Le lacrime le lasciò per dopo. Bisognava capire come affrontare la questione per poterla risolvere. Aveva un grande desiderio di avere figli con Andrea, che quasi diventò il suo chiodo fisso.
Fu Annamaria a fermarla.
Isabella, ci parliamo un po? le chiese una sera, sapendo che Andrea era fuori città per lavoro.
Andrea e Isabella ormai vivevano da soli. Quasi subito dopo le nozze avevano comprato un piccolo appartamento; Andrea poteva permetterselo, il lavoro andava a gonfie vele, tanto che Annamaria pensava di riprendere il progetto di una pensione a Sorrento.
Anche i genitori di Isabella volevano collaborare, ora che i rapporti erano tornati sereni, ma Andrea si oppose.
Isa, lasciamo fare a noi, dai. I tuoi sono sempre benvenuti, ma vorrei poter garantire una casa a mia moglie per conto mio.
Isabella non insistette. Raccontò tutto al padre, che strinse la mano al genero.
Bravo, cè da esserne fieri!
Annamaria appoggiava in pieno le scelte del figlio. Anche quella di non aspettare troppo prima di provare ad avere un bambino.
Ma vedendo suo figlio di nuovo pensieroso e Isabella sempre in ansia tra cliniche e visite, decise di intervenire per il bene della giovane coppia.
Isa, ti chiedo scusa se sono invadente. Sei una ragazza intelligente, sai che mi preoccupo solo per voi. Parlami, cosa non va? Vedo che soffri
Non ci riusciamo, mamma, Isabella si aprì con la suocera. E se non potrò avere figli? Cosa succederà? Non posso condannare Andrea a una vita senza gioia
Non devi pensarla così! Nemmeno immagini quanto hai fatto per lui! Gli hai ridato la vita. E per i figli quando arrivano sono il più grande dono, ma non è tutto. Devi credermi. Anche a me ci sono voluti anni e tante preghiere prima che Andrea nascesse! Ed ero arrivata quasi a lasciare tuo suocero Pensavo che mi stesse con me solo per un figlio, e che senza non sarei servita a nulla. Ma mi sbagliavo. Anche lui la pensava come te, e per poco non ci siamo persi. Solo dopo abbiamo capito che un marito e una moglie sono molto più del diventare genitori. Ed è quello che devi difendere, Isa, il vostro amore. Tieni stretto ciò che avete!
E come hai fatto tu?
Lascia fare al destino, Isa rise Annamaria tra le lacrime. Non ci credevo più e poi, senza quasi accorgermene, aspettavo Andrea
Magari toccherà anche a me una sorpresa così Isabella sospirò.
Hai pensato a sentire la nuora di Rosa? È una brava dottoressa!
Isabella batté la mano sulla fronte:
Come ho potuto dimenticarlo!
E in meno di una settimana prese un volo per Milano, dove la aspettavano per tutti gli esami.
Un anno dopo, nacquero due gemelli.
La felicità entrò prepotentemente nella casa di Andrea e Isabella, decisa a fermarsi a lungo.
Dopo i gemelli arrivò anche una splendida bambina che decisero di adottare, quando fu chiaro che altri figli non sarebbero arrivati. Non fu una decisione rapida, ma la possibilità nacque allimprovviso: una vecchia compagna di scuola di Andrea, appena diventata mamma, scopre di essere gravemente malata. Fu Arseno, un loro comune amico, a portare la notizia a casa loro:
Povera Marina Stiamo raccogliendo soldi per farla curare a Roma, magari la aiutano. Quasi tutti noi abbiamo contribuito
Capito. Arrivo subito…
La somma che Andrea versò fu sostanziosa e Marina partì per la capitale con Annamaria a farle da supporto, visto che lunico parente era una nonna anziana e con la bimba aveva bisogno di aiuto.
Purtroppo, nonostante tutti gli sforzi, i medici riuscirono solo a regalarle il tempo di curare il futuro della figlia.
Fu proprio a Isabella e Andrea che chiese di accogliere la piccola. Isabella e Andrea non rifiutarono.
Così entrarono nel loro cuore e nella loro casa anche la terza figlia.
Nellappartamento in affitto ormai non cera più spazio. I figli crescevano, serviva una casa più grande.
Annamaria intervenne ancora una volta.
Andrea, ci sono i soldi messi da parte per lidea della pensione! Prendete qualcosa di più grande, per tutti voi.
Mamma, e il tuo sogno?
Il mio sogno è qui! le rispose ridendo, abbracciando la nipote e indicando i gemelli. Non mi serve altro. E poi non ho più energie per pensare ai miei progetti. Voglio solo vedere crescere i miei nipoti e darvi una mano, soprattutto ora che siete così presi con il negozio! Cercate una casa dove ognuno abbia la propria stanza!
Trovarono un appartamento grande, luminoso, pieno di luce. I bambini correvano per le stanze, Isabella rideva guardando i gemelli a insegnare alla sorella a gridare Ehi! per sentire leco.
La prendiamo! dichiarò deciso Andrea.
Lunica nota dolente fu proprio Caterina, lamministratrice del condominio, convinta che le famiglie numerose non siano mai affidabili e vanno sorvegliate da vicini e servizi sociali.
Sempre gente a casa loro, i bambini scalzi per il cortile! La piccola dorme sempre quando Isabella la porta fuori. Che stranezze!
Esageri, Caterina? Fa caldo, ma correre scalzi fa bene ai bambini! E se hanno ospiti, purché non facciano confusione. le rispondevano le altre donne, mentre osservavano i figli di Isabella raccontare entusiasti quanto era stato bello il calcio sul nuovo campo.
E intanto succedono disgrazie mentre voi pensate a chiacchierare! Troppo perfetti
Le altre si irritavano, ma Caterina era irremovibile. Lei, cresciuta in una casa dove la madre, donna inflessibile, aveva reso la vita dei figli un inferno. Lei e i suoi fratelli dovevano passare le notti in ginocchio, punizioni che nascondessero i segni sotto le maniche ben stirate. Nessuno ne parlava, ma lincubo li segnò a vita. Appena possibile, tutti se ne andarono di casa e tagliarono i rapporti.
I fratelli non la cercavano più, e viceversa. Nessuno voleva ricordare quellinfanzia. Neppure con i parenti aveva legami. Da adulta aveva cercato compagnia, ma lunico che aveva avvicinato laveva persa allistante, quando aveva alzato una ciabatta contro il piccolo cane malato.
Non osare! aveva gridato. Prese la cagnolina in braccio, raccolse tutto e se ne andò via senza voltarsi.
Da allora restò sola, ereditando la casa dalla nonna, donna acida e autoritaria dalla quale aveva subito anni di lamentele e vessazioni. Quando la vecchia morì, Caterina tirò quasi un sospiro di sollievo.
Così si ritrovò davvero sola, e convinceva sé stessa che la gente fosse cattiva per natura, ma che almeno lei avrebbe cambiato qualcosa. La famiglia di Isabella diventò la sua ossessione: nel palazzo non cerano altre famiglie numerose.
Un giorno Isabella, mentre osservava i figli giocare nel cortile, si rese conto che era ora di risalire: la piccola si sarebbe presto svegliata, e i gemelli dovevano prepararsi per andare al loro centro sportivo.
Davanti al portone laspettava Caterina.
Ancora i tuoi figli scalzi in cortile?! Non puoi comprargli delle scarpe serie?!
Isabella rise involontariamente. Gli scarpini da calcio dei suoi figli costavano più delle sneakers di Andrea, e Andrea insisteva: mai risparmiare sullattrezzatura dei bambini, perché giocavano tanto e si rischiavano infortuni.
Ridi? Ma che cè da ridere?! Hai dei figli! Devi vestirli, sfamarli, averne cura! E tu?!
Caterina divenne paonazza dalla rabbia cinque secondi dopo. Ma Isabella restava tranquilla, senza contestare né giustificarsi.
Mamma, dai un po dacqua alla signora Cate! dissero i gemelli.
Fu proprio allora che Caterina si sentì male. Le mancò la vista, le orecchie ronzavano di un suono acuto, e sarebbe caduta dalla scalinata se Isabella non lavesse sorretta.
Lambulanza arrivò subito. Quando Caterina si risvegliò in ospedale Isabella era al suo capezzale; i figli erano rimasti a casa con Annamaria, che era accorsa appena saputo.
Cosho? chiese Caterina, la voce strana, quasi irriconoscibile.
Calma! Hai avuto un ictus. Ma i medici hanno agito tempestivamente. È stato il caldo Non temere! Ora riposati, ci penso io. Non ti lascio sola!
Isabella mantenne la promessa. Da allora si prese cura di Caterina, ormai consapevole da quanto sentito in condominio che la donna non aveva parenti, né nessuno di caro.
Perché? chiese Caterina; la voce riprendeva lentamente vigore, Isabella non aveva bisogno di ulteriori spiegazioni.
Perché bisogna farlo. Nessuno dovrebbe restare solo, credimi.
Da dove lo sai?
Lho provato in prima persona. La solitudine è pessima compagnia. Ma ora per te qualcosa cambierà.
Come?
Pensi che ti lascerò ora? Dimenticalo! Hai custodito tanto questo palazzo; ora tocca a me.
Isabella fece finta di non vedere le lacrime di Caterina. Aveva capito che dietro la durezza della donna cera solo unimmensa solitudine. E chi riesce a far crescere rose così belle come quelle del suo giardinetto, non può avere unanima così nera.
Due anni dopo.
Isabella! Non so come riesci a gestirli tutti, sono fuoco e ghiaccio! La bambina è un angelo, i gemelli invece sono scatenati! Caterina, seduta vicino al parco giochi, seguiva la piccola, la figlia adottiva di Andrea e Isabella.
Ah, Caterina, e pensa che sono solo due! Da Arseno ne hanno già quattro, la moglie prega che il quinto non sia un maschio!
Lhanno già saputo?
No, per ora niente Isabella rise, Arseno dice che va bene tutto, tanto gli va bene ogni sorpresa.
Mamma mia che caldo! sospirò Caterina, proteggendosi gli occhi con una mano, guardando Isabella. Dimmi, sei felice?
Isabella si fermò a pensare.
Cosè che rende felici? Avere vicino i propri cari? Sì. Stare tutti in salute? Anche questo per fortuna cè. Vedere i figli crescere sereni? A quanto pare lei e Andrea ci stavano riuscendo. Dunque sì, era davvero felice, senza illusioni.
Sì!
Isabella sorrise, e Caterina rimase, come ogni volta, stupita dalla luce che cambiava tutto intorno.
Persino il caldo torrido che aveva attanagliato la città per tutta lestate sembrava allimprovviso meno soffocante e la brezza portò finalmente un po di freschezza.






