Caldo Torrido. Caterina

Caldo. Caterina

Si erano sposati Lorenzo e Donatella solo due anni dopo essersi conosciuti.

Procedevano verso il proprio felicità con la cautela di chi cammina sulle uova, misurando ogni passo, ogni parola. D’altronde, dopo aver imparato che i sentimenti possono ingannare e che lamore non sempre arriva subito né resta per sempre, cercavano di capire quale fosse davvero il loro premio dopo tante ferite. E se valesse la pena fidarsi di quellemozione nuova e fragile, rinata dalla cenere delle delusioni.

Anche Anna Maria taceva. Non voleva spaventare la felicità mutata di suo figlio, che ora aveva il petto aperto, lo sguardo animato, e si preparava agli incontri come chi fosse pronto a sposarsi lì per lì.

Lorenzo aveva presentato la madre a Donatella quasi subito. E Anna Maria si era guardata la futura nuora con la preoccupazione di chi non vuole fantasmi; ma Donatella di spettri non ne aveva: nulla in lei ricordava lombra di Angelica. Addirittura, Donatella si era rifiutata fermamente di trasferirsi da Lorenzo prima delle nozze.

No, Lorenzo. Non serve. Rosa Vassalli non capirebbe. Tieni a lei, è una donna doro che mi ha aiutata tanto, e ora sta male. Le serve aiuto. Perché cambiare ora? Abbiamo tutto il tempo.

Lorenzo aveva dovuto accettare. Ma questa scelta non aveva creato ostacoli tra loro, anzi: il loro periodo di corteggiamento, anche se lungo, era diventato occasione per amarsi di più e meglio conoscersi.

Donatella si trasferì a casa di Anna Maria solo poco prima del matrimonio, e per una ragione tristissima.

Rosa Vassalli non cera più.

Soffriva da tempo al cuore. Donatella laveva portata da vari medici, aveva preso in carico tutte le faccende di casa, ma era stato solo un rinvio. Un giorno, rincasando, vide Rosa seduta nel suo gazebo preferito, tra le mani una lettera del nipote. Chiamò la donna, ma non ebbe risposta; avvicinandosi, capì che Rosa non respirava più.

Donatella chiamò subito lambulanza, ma i medici non poterono che constatare.

Chiamati Lorenzo e i figli di Rosa, Donatella si lasciò andare alle lacrime sotto il pergolato, rievocando le serate sul lungomare, le conserve cucinate nella minuscola cucina estiva, le canzoni stonate qua e là. E come Rosa laveva accolta senza riserve, tendendole la mano proprio quando tutto, per Donatella, era impossibile.

Grazie… sussurrava grazie mille, ancora.

I figli di Rosa arrivarono il mattino seguente con le rispettive famiglie. Il maggiore, finite le inevitabili formalità, prese da parte Donatella.

La mamma lo desiderava: voleva che una parte della casa diventasse tua. Che rimanessi qui e te ne prendessi cura. Nessuno di noi intende trasferirsi. Sappi che cè testamento. E non abbiamo alcuna obiezione. Senza di te, mamma sarebbe stata sola. Siamo grati che le sei stata accanto.

No rispose decisa Donatella non posso, non voglio. Questa è casa vostra. Se serve badare alla casa, lo farò. Ma leredità spetta solo a voi fratelli. Vostra mamma vi amava davvero.

Lo so bene

E lì si fermarono. Col tempo, Donatella trovò degli inquilini disposti ad affittare la casa stabilmente e mantenne lamicizia con i figli di Rosa, che destate venivano in villeggiatura.

Fu proprio una delle nuore ad aiutare Donatella, quando sei mesi dopo il matrimonio dovette essere ricoverata durgenza.

Gravidanza extrauterina. Dovete pensare alla salute. il chirurgo sollevò un dito ammonitore Vi è andata bene solo perché la mamma era lì vicino. Poteva finire molto peggio!

È la mia suocera. Ma sì, quasi una madre

Bene così. Avete già avuto problemi?

Sì.

Se desiderate figli vi raccomando una visita approfondita, per curare quello che sta ostacolando. Altrimenti, temo che lunica chance sarà la fecondazione assistita.

Ho capito.

Donatella non pianse. Tutte le lacrime, scelse di lasciarle per dopo. Ora contava solo capire come rimediare e cosa fare. Desiderava bambini con Lorenzo era quasi diventata unossessione.

A fermarla, fu Anna Maria:

Donatella parliamo un po? La suocera si presentò una sera, sapendo che Lorenzo era fuori città.

Loro vivevano ormai già per conto loro: dopo le nozze avevano acquistato un piccolo appartamento. Lorenzo era finalmente riuscito a permetterselo, tanto che Anna Maria tornava a immaginare una villetta da trasformare in pensione.

Anche i genitori di Donatella avrebbero voluto aiutare, dopo la riconciliazione, ma Lorenzo si era opposto.

Donatella, facciamo noi. Adoro i tuoi, ma la casa per mia moglie la voglio comprare da solo.

Donatella aveva discusso a bassa voce col padre, che, ammirato, aveva stretto la mano al genero.

Anna Maria, da parte sua, aveva avallato la scelta. Come pure il progetto di mettere al mondo bambini senza troppi rinvii.

Ma, nel vedere la vecchia ruga di pensiero tra le sopracciglia del figlio e la nuora sballottata da una clinica allaltra, Anna Maria decise: doveva intervenire.

Donatella, posso dirti una cosa? Perdona, se sbaglio. Sei una ragazza intelligente! Vedi, io mi preoccupo per voi. Raccontami cosa ti turba? Si vede che stai male!

Non riusciamo confessò, rassegnata, Donatella tutto va storto E se non potrò dare figli a Lorenzo? Dovrei lasciarlo! Impossibile condannarlo a una vita accanto a chi non porta gioia né senso.

Sbagli, Donatella. Non sai neanche tu quanto sei stata importante per lui! Lhai rimesso in piedi. Con te ha ricominciato a vivere davvero! E i bambini sono meravigliosi, il meglio che una coppia possa desiderare. Ma non è tutto. Fidati di me! Mai ti ho detto, ma Lorenzo ci ha messo tempo ad arrivare: lo volevamo, labbiamo pregato, atteso e niente. Abbiamo pure rischiato la separazione. Io pensavo che mio marito restasse solo nella speranza di un erede. Mi sono persa nei dubbi. E lui non mi ha mai perdonato questo. Abbiamo trascorso quasi un anno lontani, soffrendo, provando a rifarci una vita altrove. Ma poi ci siamo resi conto di quanto era stato sciocco! Marito e moglie non sono solo la possibilità di essere genitori è molto più di questo. E Lorenzo assomiglia tanto a suo padre… capisci?

Sì… credo di sì.

Allora non rovinare ciò che vi fa vivere! Siete luno la felicità dellaltro. E lamore, se lo curerete, resisterà a tutto.

E tu, come hai fatto a diventare madre?

Magari avessi una risposta! Anna Maria scoppiò in lacrime, sorridendo Non ci crederai, ma fino al primo calcetto di Lorenzo, non pensavo nemmeno di essere incinta. Credevo avessi solo disturbi. E poi il destino, burlone, ci regalò questa sorpresa!

Piacerebbe anche a me, una sorpresa così… sospirò Donatella.

E perché non telefoni a Martina, la nuora di Rosa? Mi pare sia unottima ginecologa; magari può aiutarti?

Donatella si batté la fronte, ridendo:

Ecco, come ho fatto a dimenticarlo?! Certo!

E la settimana successiva volò a Milano per gli esami. La stavano già aspettando.

Un anno ecco che nacquero due gemelli.

Felicità spalancò la porta di casa di Lorenzo e Donatella, entrò e sembrava non aver alcuna intenzione di uscire.

Poi arrivò anche una bambina: la adottarono, certi che figli biologici non ne avrebbero più avuti. Fu una scelta maturata pian piano, ma la possibilità di essere di nuovo genitori si presentò dimprovviso. Unex compagna di scuola di Lorenzo, mamma da pochissimo, scoprì di essere gravemente malata. Fu Arsenio, amico di vecchia data, a portar loro la notizia.

Povera Marina Stiamo raccogliendo euro, Lorenzo. Vogliamo mandarla in Svizzera, magari là riescono Quasi tutti abbiamo contribuito.

Capito. Adesso…

Lorenzo fece un bonifico davvero generoso e pochi giorni dopo la giovane mamma poté partire. Anna Maria si offrì di accompagnarla a Marina era rimasta solo la nonna anziana, con il piccolo serviva aiuto.

Tutto inutile. I medici riuscirono solo ad alleviarle lultimo viaggio e a darle il tempo di mettere in ordine il futuro della figlia.

Chiese ad Anna Maria e poi direttamente a Donatella e Lorenzo di occuparsi della bambina. E loro non rifiutarono.

Così la famiglia si allargò.

Nella piccola casa che avevano, ormai si stava stretti. I bimbi crescevano, serviva più spazio.

Intervenne di nuovo Anna Maria:

Lorenzo, abbiamo da parte tutti i risparmi che sognavo per una pensione! Prendetevi una casa più grande.

Mamma, ma il tuo sogno? Non posso.

Eccolo, il mio sogno! baciava la nipotina tra le risate dei gemelli Cosaltro mi serve? Non ho tempo per fare lalbergatrice: preferisco stare coi miei nipoti, vederli crescere. Aiutarvi! Donatella può farcela, ma so che ti serve aiuto con i negozi. Lavorate tranquilli, ai bimbi penso io. Cercate una casa. Ma che ognuno abbia la sua stanza!

Trovarono un appartamento enorme, luminoso. I bambini correvano da una stanza allaltra a urlar eco!, mentre Donatella rideva, osservando i gemelli insegnare alla sorellina la magia dellahu!.

Prendiamola! dichiarò Lorenzo guardando moglie e figli.

Lunico problema del nuovo paradiso fu proprio Caterina l’amministratrice del condominio, che aveva deciso che famiglie numerose nascondevano sempre qualcosa e meritavano la sorveglianza delle forze dellordine. Meglio diffidare!

Quei bambini scalzi in cortile, sempre gente che va e viene! Ieri ho visto la figlia più piccola dormire per tutto il tempo fuori: strano! lamentava Caterina.

Katherine, esageri Fa caldo, cosa cè di male se corrono scalzi? E quelli che vanno e vengono mica fanno baldoria! E poi sono educatissimi! ribattevano le vicine, guardando i gemelli che raccontavano con entusiasmo le loro prodezze calcistiche Ne puoi dire di cose strane, ma qui sembra tutto a posto.

Mentre voi perdetelo a ragionare, questi vanno a finir male! Ne avete già sentite, no? Sotto la facciata tutto perfetto, ma dietro la porta…! Non mi convince questa felicità, troppo perfetta! Scaverò finché non trovo la verità! Nessuno può avere solo cose belle! Non succede, la vita non lo permette!

Le vicine si incrinavano, ascoltandola, ma Caterina non lasciava la presa. Cresciuta da una madre che trasformava la disciplina in tortura, aveva paura di vedere il male passare silenzioso sotto gli occhi di tutti.

Caterina era figlia di funzionari di partito, rigidi tanto a casa quanto al lavoro. Tutti e tre i fratelli vennero cresciuti con una ferocia mascherata da modello. Ginocchia sui ceci, punizioni notturne. Nessuno mai interveniva. E la famiglia, in pubblico, era una vetrina perfetta: cappotti appena stirati a coprire i lividi dei fratelli, Caterina coi codini tiratissimi, che servivano alla madre per strattonarla più facilmente come punizione.

Mai, né Caterina né i fratelli, raccontarono le violenze di casa. Appena fu possibile, tutti e tre sparirono, tagliando i ponti per sempre.

Lei non parlava più coi fratelli: volevano tutti cancellare quellinferno. I ricordi tagliarono via tutto, persino chi era stato semplice testimone delle loro notti di lacrime.

Caterina non aveva una sua famiglia. Un uomo ci aveva provato, ma il giorno in cui sculacciò il suo cagnolino malato perché aveva sporcato il pavimento, lei, inorridita, raccolse la bestiola e se andò per sempre. Portò il cane con sé nella casa della nonna, ereditata tempo dopo la sua morte.

La nonna, materna, era dura e testarda quanto la madre. Caterina aveva sopportato anche con lei. Quando se ne andò, sospirò di sollievo.

Insomma, Caterina non si era mai affezionata a nessuno, avendo imparato che nel suo lontano passato nessuno aveva guardato oltre la porta di casa per capire davvero cosa accadesse. E anche quando i fratelli mancavano a scuola per via delle botte, nessuno aveva mai fatto domande. Nessuno.

Così ora cercava di combattere la sua solitudine puntando la lente dingrandimento sulla famiglia di Donatella e Lorenzo, unici nella palazzina.

Donatella, seduta sul pianerottolo, sorvegliava i figli e a un certo punto scattò: era ora di rientrare, la piccolina stava per svegliarsi e i gemelli avevano ginnastica. In attesa che il nido poco distante aprisse, li portava al centro giochi e a calcio.

Sul portone laspettava Caterina.

Ancora coi bambini scalzi in cortile! La scarpe non ve le potete permettere?!

Donatella sorrise suo malgrado. Le scarpe ai piedi dei suoi costavano più delle sneakers di Lorenzo. Ma per volere del marito, sullo sport dei bambini non si risparmiava.

Ridi? Che cè da ridere! Hai dei figli, devi prenderti cura di loro! Nutrire, vestire, curare tu cosa fai?

Il nervosismo gonfiò Caterina. Nella calma di Donatella cera qualcosa che la irritava.

Mamma, diamo un po dacqua alla zia Cate! I gemelli tirarono fuori una bottiglia metà piena dalla borsa.

Improvvisamente, Caterina si sentì male: il mondo si fece buio, un ronzio di zanzare comparve nella sua testa, e stava per cadere quando Donatella la afferrò.

Lambulanza arrivò in un lampo. Allospedale, Caterina si risvegliò e trovò Donatella accanto al suo letto. Aveva lasciato i bambini ad Anna Maria, accorsa subito, e si era precipitata.

Cosho? chiese Caterina, ma la bocca non obbediva, la voce strana. Ebbe paura.

Piano, piano. Tutto bene la tranquillizzò Donatella, le rimboccò il cuscino. È stato un ictus. Ma i medici sono stati rapidi. Il caldo… Ora riposate, andrà tutto bene. Non piangete! Sono qui. Ci sarò io. Dormite, ve lo chiedo io.

Donatella mantenne la promessa. Si prese cura lei stessa di Caterina, sapendo, come tutti i vicini, che quella donna sola più di chiunque altro aveva bisogno di qualcuno, ora che non aveva più radici.

Perché? chiese Caterina, a fatica.

Perché bisogna. Nessuno dovrebbe restare solo. Lo so bene.

Come lo sai?

Ho conosciuto la solitudine. Vi assicuro, è cattiva compagnia. Ma voi non ci tornerete: ve lo prometto.

Come?

Credete che ora vi lascerò da sola? Dimenticatelo! Avete vigilato su di noi? Ora tocca a me!

Donatella finse di non notare le lacrime. Ormai, nei suoi occhi Caterina non aveva più rabbia, solo la dolcezza di una donna anziana e sola, come una mamma o una suocera. E Donatella si commuoveva per lei. Caterina avrebbe potuto avere famiglia, nipoti: aveva invece solo lautorità della portineria e le rose più belle del giardino. E se una persona riesce a far sbocciare quei fiori, anche lanima devessere bella; Donatella lo sapeva.

Due anni dopo.

Ah, Donatella! Non so proprio come fai! La tua bambina è una santa, i tuoi gemelli due diavoletti esclamò Caterina, seduta sulla panchina del parco mentre osservava la favorita, la figlia di Donatella.

Ma sono solo due! Pensa che Arsenio ne ha quattro! Quando si trovano tutti insieme, scapperei da casa. Sua moglie prega che il quinto non sia maschio!

Lo sanno già?

No! Si nasconde! rise Donatella. Arsenio dice che si prepara a qualsiasi sorpresa.

Madonna, che afa! Caterina si asciugò la fronte. Ma tu, Donatella, sei felice?

Donatella restò in silenzio.

Cosa serve per la felicità? Avere vicini i tuoi cari? Sì. Che stiano bene? Anche quello. Che i figli crescano felici? Sembra di sì. Allora, sì, è proprio felice.

Sì!

Donatella sorride. E Caterina, ancora una volta, si sorprende di come quella luce cambi tutto intorno.

Anche il caldo di quellestate che da settimane schiacciava la città italiana pareva dimprovviso più leggero, come se nellaria circolasse una brezza nuova.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

9 − 2 =

Caldo Torrido. Caterina