Colleghe e amiche invidiavano Svetlana: aveva conquistato un uomo maturo e benestante. Andrea, di quindici anni più grande, era il direttore dell’azienda dove lei lavorava.

A Martina le invidiavano le colleghe e le amiche: era riuscita a conquistare Giulio, un uomo maturo e benestante. Giulio aveva quindici anni più di lei e dirigeva la società in cui Martina lavorava.
È appena arrivata e già si sposa, sussurravano alle sue spalle.
Da sconosciuta a signora importante in un attimo.
Eh sì.
Martina aveva preferito non rendere pubblica la relazione con il suo capo. Si erano conosciuti ancora prima che lei iniziasse a lavorare lì. E, a dirla tutta, Martina non sapeva nemmeno che lui fosse il direttore quando si era presentata al colloquio, tutto era capitato un po per caso. A occuparsi della sua assunzione era stata la responsabile delle risorse umane, che aveva scelto Martina in base al curriculum e all’esperienza. Giulio sosteneva che non aveva influito sulla scelta.

Quando, inevitabilmente, la verità venne a galla e tutti vennero a sapere della loro storia, in ufficio non si parlava daltro: chiunque si sentiva in diritto di giudicare il vedovo e la giovane “arrampicatrice sociale”.

Martina non aveva mai fatto pesare la sua bellezza e sapeva di meritare quel posto anche senza i suoi occhi chiari. Ma le malelingue pensavano diversamente.
Non ha fatto in tempo a passare un anno e mezzo dalla morte della moglie che Giulio già ha deciso di risposarsi.
La prima moglie del direttore, Claudia Romano, era stata la proprietaria dellazienda: dieci anni di matrimonio, poi un incidente le aveva strappato la vita, lasciando a Giulio la società e una discreta fortuna.

Dopo quel lutto, molte donne lo avevano puntato. Appariva chiuso, segnato dal dolore, e questa sofferenza inspiegabilmente lo rendeva ancora più attraente agli occhi delle signore.
Un uomo fedele, uno così non si vede spesso…
Proprio come un cigno, sospiravano, lanciando sguardi languidi.
Giulio non era certo un rubacuori, e nemmeno un grande bel ragazzo. Attraeva molte più persone il suo conto in banca che il suo aspetto. Martina, però, si era innamorata di lui per ben altre ragioni.

Si erano incontrati in modo buffo: alla cassa del supermercato, Giulio le aveva urtato una caviglia con il carrello, rovinandole i collant e le scarpe di camoscio, poi laveva rimproverata perché secondo lui era passata davanti.
Martina però aveva risposto con prontezza, disarmandolo. Imbarazzato, Giulio le aveva pagato la spesa come scusa e poi le aveva rincorsa per tutto il centro commerciale per chiederle perdono.
Le chiedo scusa, davvero, signorina… È stata una giornata pesante, aveva detto lui. Posso aiutarla almeno con le borse?
No, grazie. Ho la macchina e me la cavo benissimo, aveva replicato lei.
A dire il vero, Martina non aveva nessuna macchina. Attese che Giulio si distraesse, poi si diresse alla fermata dellautobus. Ma, quasi per destino, Giulio la vide lì e si fermò.

Sali, ti accompagno.
No, grazie.
Non me ne vado finché non sali, Giulio era deciso. Alla fine, anche gli altri che aspettavano lautobus convinsero Martina a salire per togliersi dimpaccio.
E così iniziò tutto.
Giulio si rivelò un uomo gentile e affabile, quando non era nervoso. Martina pensò che, in altri tempi, avrebbero potuto essere amici prima ancora che innamorarsi. Ma Giulio la voleva come compagna. Dopo la morte di Claudia, aveva creduto impossibile trovare unaltra donna alla sua altezza, eppure Martina lo aveva colpito nel profondo.

Da allora, non smise più di cercarla: ogni giorno si presentava sotto casa sua, fino a quando Martina accettò un primo appuntamento. In seguito, trovò lavoro proprio nella sua azienda. Coincidenza o destino? Chissà.
A Giulio non interessava delle chiacchiere: era felice e non lo nascondeva. Non che la coprisse di regali costosi, ma di attenzioni, quello sì.
A Martina piaceva il modo in cui lui la guardava, ma non negava che anche la casa nel centro di Firenze, lauto nuova e le prospettive di una vita agiata non le dispiacessero. In breve, si trasferì da lui e conobbe la madre del compagno, la signora Sofia Battistini.

Sofia era una donna mite, che dopo la morte della nuora si era trasferita dal figlio per prendersi cura di lui. Cucina, camicie stirate, gestione della casanon si risparmiava in nulla.
Con larrivo di Martina, nulla cambiò. Lei non si impose mai come padrona, anzi, apprezzava i manicaretti di Sofia e si rilassava tra quegli affetti. Tutto filò liscio fino a quando Giulio non decise di fare sul serio.

Cera però qualcosa che a Martina non andava giù: Giulio, a distanza di tempo dalla morte di Claudia, portava ancora la fede.
Sento un legame ancora con Claudia, le confidò una sera.
La cosa dava fastidio a Martina, che gli chiese di togliere lanello.
Daccordo, se ti dà così fastidio, lo tolgo, rispose titubante Giulio.
Non sei più sposato. È strano, altrimenti sembra che io stia uscendo con un uomo sposato, gli spiegò, e Giulio accettò.

Prese la fede, la mise via per un po e se ne dimenticò. Ma quando arrivò il momento della proposta, Giulio andò in banca, prese una scatolina e organizzò una cena da sogno: ristorante elegante sulle rive dellArno, musica dal vivo, calice di vino. Nel suo bicchiere, però, Martina trovò un anello: il gioiello di famiglia, un brillante immenso.
Martina rischiò di strozzarsi.
Mi vuoi sposare? chiese Giulio, sorridendo e cercando di infilarle il prezioso al dito. Ma lei si ritrasse.
No.
In che senso, no?
Non voglio portare quellanello.
Ma è un gioiello unico, appartiene alla mia famiglia! Non immagini neanche quanto vale! Giulio era incredulo.
Non mi interessa quanto vale, non voglio portare un oggetto che è stato di tua moglie.
Ma perché?
Porta sfortuna.
Non essere superstiziosa, su!
Cosa dovrei fare, mettermi anche il suo vestito? Tua madre mi ha detto che ce lha ancora conservato.
Il vestito si compra nuovo. Ma gli anelli… sono unici, sono parte della nostra storia!
Non posso accettare, disse lei. Non voglio portare avanti qualcosa che apparteneva a un’altra. E non mi va nemmeno che tu porti ancora quella fede.
Questa è la tua decisione definitiva? le chiese, deluso.
Sì. Mi dispiace, rispose Martina, alzandosi dal tavolo. La serata era rovinata.
Forse è meglio prenderci una pausa, disse Giulio.
È quello che pensavo anchio.

Martina se ne andò, e Giulio questa volta non la fermò. I musicisti continuarono a suonare e il cameriere portò le portate calde, mentre lanello rimase chiuso nella scatola.

In ufficio, Martina evitava Giulio che, dal canto suo, non usciva quasi più dal proprio studio. Quella sera tornò dai suoi genitori, che la accolsero con un consiglio:
Sei giovane, intelligente e bella! Non rovinarti la vita con un uomo così più grande, per giunta vedovo, le disse la madre.
Martina non sapeva cosa rispondere. Da una parte Giulio era davvero un buon partito, dallaltra la sua incapacità di recidere quel legame col passato la spaventava.

Nei giorni seguenti, nessuna notizia. Giulio non chiamava, Martina si chiuse in silenzio. Dopo qualche giorno, si prese una pausa malattia per lo stress. Oltre tutto lufficio era ormai un covo di pettegolezzi: tutti sussurravano che tra la bellissima stagista e il capo fosse finita.

La situazione peggiorò quando lo stesso Giulio, nervoso, iniziò a trattare male i suoi dipendenti. Nemmeno Sofia fu risparmiata dalla sua rabbia, e quando provò a parlargli della situazione con Martina, ricevette solo una risposta evasiva e seccata.

Non poteva andare avanti così e Sofia, da madre affettuosa, prese una decisione: sarebbe andata lei a parlare con Martina.

Sofia! esclamò Martina, sorpresa vedendola alla porta. Non mi aspettavo nessuno.
Ciao, cara. Come stai?
Così così… mi sento poco bene.
E per questo sei tornata dai tuoi? Per non contagiarci?
Non proprio, rispose Martina arrossendo.
Dai, torna a casa… Giulio senza di te non si raccapezza più.
Non sembra, replicò Martina, stringendo le labbra.
È orgoglioso, non mi ha nemmeno detto cosa sia successo. Ma vi amate! Che cosa è successo?
Vuole che indossi lanello della moglie morta. Io non posso.
Se fosse solo per lanello, tutto sarebbe sistemato?
Ci vorrebbe un gesto: venderlo, comprarne un altro. Non posso pensare di portare quello di unaltra, e poi credo che le cose portino la loro energia.
Hai ragione, Martina, annuì Sofia. Penso che Giulio abbia ancora paura di lasciar andare il suo passato, anche se ti ama.
Non si può costruire sul vecchio, rispose Martina. La ringrazio di essere passata.
Al congedo, Sofia aveva gli occhi lucidi. Era una sciocchezza quella dellanello, ma il vero problema era molto più profondo.

Finito il periodo di malattia, Martina tornò in ufficio ma decise: avrebbe lasciato il lavoro. Non aveva più senso restare dove si sentiva fuori posto e, soprattutto, fuori tempo.

Giulio firmò le dimissioni senza dire una parola.
Adulto e ti comporti come un ragazzino, gli disse Martina mentre se ne andava.
Non mi era mai capitato che qualcuno mi dicesse di no…
Lei non rispose. Notò che Giulio aveva di nuovo la fede al dito.
“Ho fatto la scelta giusta”, pensò Martina sistemando le sue cose. Sapeva ormai, con chiarezza, che Giulio non avrebbe saputo lasciarsi il passato alle spalle.

A volte, per poter vivere davvero e amare chi abbiamo davanti, bisogna trovare il coraggio di lasciare andare ciò che non è più; perché restare legati al ricordo, per quanto prezioso, ci impedisce di vedere il valore del presente e di costruire davvero un nuovo futuro.

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