«Stai scherzando», disse Tiziana, fissando Giovanni Bianchi con gli occhi spalancati.
Lui scosse la testa.
«No, non sto scherzando. Ti darò una settimana per riflettere, perché la proposta non è affatto ordinaria. Immagino già cosa pensi: valuta tutto, pondera bene, e tornerò fra sette giorni».
Tiziana lo osservò allontanarsi, ancora confusa. Le parole appena uscite dalla bocca di Giovanni non trovavano posto nella sua mente.
Lo conosceva da tre anni. Possedeva una catena di stazioni di servizio e alcuni altri esercizi commerciali. Tiziana lavorava a tempo parziale come addetta alle pulizie in una di quelle stazioni. Giovanni era sempre cordiale con il personale, li salutava con calore. In sostanza, era un uomo buono.
Lo stipendio alla stazione era buono, così non mancavano le persone a cui interessava il lavoro. Due mesi prima, dopo aver finito la pulizia, Tiziana si era seduta fuori dallufficio: il suo turno era quasi finito e aveva un po di tempo libero.
Allimprovviso la porta del servizio si aprì e apparve Giovanni Bianchi.
«Posso sedermi?».
Tiziana saltò in piedi.
«Certo, perché chiedere?».
«Perché ti alzi così di fretta? Siediti, non mordo. Che bella giornata».
Lei sorrise e si risiedette.
«Sì, in primavera sembra che il tempo sia sempre bello».
«È perché tutti sono stanchi dellinverno».
«Forse hai ragione».
«Ti devo chiedere una cosa: perché lavori come addetta alle pulizie? Laura ti aveva proposto di passare a operatore, vero? Pagamento migliore, lavoro più leggero».
«Mi piacerebbe, ma gli orari non mi permettono La mia bambina è piccola e si ammala spesso. Quando sta bene, la vicina può farle compagnia, ma nei momenti critici devo essere io. Perciò Laura e io scambiamo i turni quando serve. Lei mi aiuta sempre».
«Capisco Che cosa cè che non va con la bambina?».
«Non chiedere I medici non capiscono. Ha crisi: non respira, va in panico, tante altre cose. Gli esami più seri sono privati, dicono di aspettare, forse crescerà e supererà tutto. Io non riesco ad aspettare».
«Tieniti forte. Andrà tutto bene».
Tiziana lo ringraziò. Quella sera, Giovanni le consegnò un bonus senza spiegazioni, semplicemente porgendolo.
Dopo quel giorno non lo rivedette più, finché, qualche tempo dopo, si presentò alla sua porta. Quando Tiziana lo vide, il cuore le saltò un battito. E la proposta che le fece fu ancora più sconvolgente.
Giovanni aveva un figlio, Stefano, quasi trentenne. Da sette anni era costretto su una sedia a rotelle a causa di un incidente. I medici avevano provato di tutto, ma non era più tornato in piedi. Depressione, chiusura in sé, quasi non parlava neppure con il padre.
Allora Giovanni ebbe un’idea: far sposare Stefano, davvero. Così avrebbe avuto uno scopo, la voglia di vivere, di lottare. Non era sicuro che funzionasse, ma pensava che Tiziana fosse la persona giusta per quel ruolo.
«Tiziana, ti garantirò tutto. La tua bambina avrà ogni esame, ogni cura di cui ha bisogno. Ti offro un contratto di un anno; al termine potrai andartene, qualsiasi cosa accada. Se Stefano migliora meraviglioso. Se no ti ricompenserò generosamente».
Tiziana rimase senza parole, lindignazione la travolgeva. Come se avesse letto nei suoi pensieri, Giovanni continuò a bassa voce:
«Ti prego, aiutami. È un accordo vantaggioso per entrambi. Non so nemmeno se mio figlio ti guarderà mai. E per te sarà più facile: sarai rispettata, legalmente sposata. Immagina di sposarti non per amore ma per una circostanza. Lunica cosa che chiedo è di non parlare a nessuno di questa conversazione».
«Aspetta, Giovanni E Stefano è daccordo?».
Luomo sorrise tristemente.
«Dice che non gli importa. Gli dirò che ho problemi con lattività, con la salute Limportante è che sia sposato, formalmente. Mi ha sempre fidato. È una piccola bugia per il bene più grande».
Giovanni se ne andò e Tiziana rimase seduta, intorpidita. Dentro, lindignazione ribolliva, ma la sincerità delle sue parole le tolse un po del peso della proposta.
E se ci pensava cosa non farebbe per la piccola Sofia? Qualsiasi cosa.
Era anche un padre, amava il figlio.
Il suo turno non era ancora finito quando il telefono squillò:
«Tiziana, sbrigati! Sofia sta avendo unaltra crisi, una brutta!».
«Arrivo subito! Chiama lambulanza!».
Giunse appena lambulanza era ferma davanti al cancello.
«Dove sei stata, mamma?», chiese il medico con tono severo.
«Al lavoro».
La crisi era davvero severa.
«Forse dovremmo andare in ospedale?», propose timidmente Tiziana.
Il medico, al suo primo intervento lì, alzò una mano stanca.
«Che senso ha? Non ti aiuteranno lì, faranno solo agitare la bambina. Dovresti andare a Roma, in una clinica di riferimento, a specialisti veri».
Quarantacinque minuti dopo i medici se ne andarono. Tiziana chiamò Giovanni.
«Confermo. Sofia ha avuto unaltra crisi».
Il giorno successivo partirono. Giovanni si presentò con un giovane uomo appena rasato.
«Tiziana, prendi solo lessenziale. Compreremo tutto il resto».
Sofia osservò lauto con curiosità: grande e lucente.
Giovanni si inginocchiò davanti a lei.
«Ti piace?».
«Un sacco!».
«Vuoi sederti davanti? Così vedrai tutto».
«Posso? Lo voglio tanto!».
La madre la osservava.
«Se la polizia ci vede, ci fregano», disse Tiziana severa.
Giovanni rise, aprì la portiera.
«Salta, Sofia! E se qualcuno vuole multarci, pagheremo noi la multa!».
Più si avvicinavano alla villa, più Tiziana si agitava.
«Dio, perché ho accettato? E se è strano, aggressivo?».
Giovanni notò la sua ansia.
«Rilassati. Hai una settimana prima del matrimonio; puoi cambiare idea quando vuoi. Stefano è bravo, intelligente, ma qualcosa dentro di lui è rotto. Lo vedrai tu stessa».
Scese dallauto, aiutò la figlia a scendere e rimase a fissare la casa. Non era solo una casa, era un vero palazzo. Sofia, incapace di trattenersi, schioccò di gioia:
«Mamma, vivremo come in una favola?».
Giovanni la prese tra le braccia.
«Ti piace?».
«Un sacco!».
Fino al matrimonio, Tiziana e Stefano si incontrarono solo a cena. Il giovane quasi non mangiava, quasi non parlava, sedeva al tavolo con lo sguardo perso. Tiziana lo osservava: era affascinante, pallido, come se non vedesse il sole da tempo. Sentiva che anche lui portava un dolore, e le era grata per non aver mai menzionato il matrimonio imminente.
Il giorno delle nozze era un turbine di gente attorno a Tiziana. Il vestito era arrivato il giorno prima; quando lo vide, cadde in una sedia.
«Quanto è costato?».
Giovanni sorrise.
«Tiziana, sei troppo curiosa. Meglio non saperlo. Guarda cosaltro ho».
Tirò fuori una miniatura del vestito da sposa.
«Sofia, lo proviamo?».
La bambina strillò così forte che dovettero tappare le orecchie. Poi la prova: la piccola principessa camminava per la stanza con dignità, radiosa.
A un certo punto Tiziana si voltò e vide Stefano nella soglia della sua stanza, a guardare Sofia. Nei suoi occhi unombra di sorriso.
Sofia ora abitava nella stanza accanto alla loro camera matrimoniale. Non molto tempo fa Tiziana non avrebbe mai immaginato di trovarsi lì.
Giovanni propose di andare in casa di campagna, ma Stefano scosse la testa.
«Grazie, papà. Restiamo a casa».
Il letto nella camera era enorme. Stefano manteneva le distanze, non fece mosse. Tiziana, che aveva pensato di sorvegliare tutta la notte, si addormentò rapidamente.
Passò una settimana. Cominciarono a parlare la sera. Stefano si rivelò incredibilmente intelligente, spiritoso, amante dei libri e della scienza. Non cercò mai di avvicinarsi a lei, ma Tiziana gradualmente si rilassò.
Una notte si svegliò di soprassalto, il cuore a mille.
«Qualcosa non va».
Corse nella stanza di Sofia. Era esattamente come temeva: la bambina era nel mezzo di una crisi.
«Stefano, chiama unambulanza!».
Lui era già alla porta, afferrò il telefono. Un minuto dopo Giovanni, ancora assonnato, entrò.
«Chiamo io Alex, lo faccio da solo».
Lambulanza arrivò in fretta. I medici erano stranieri: tute eleganti, attrezzature moderne. Arrivò anche il medico di famiglia, parlò a lungo dopo la crisi. Tiziana rimase con la figlia, Stefano lì accanto, tenendo la mano di Sofia.
«Tiziana», chiese piano, «ha questa condizione fin dalla nascita?».
«Sì Siamo andati in ospedali tantissime volte, tutti gli esami, ma nulla ha funzionato. È per questo che la mia ex mi aveva detto di non ostacolare la sua vita».
«Lamavi?».
«Probabilmente. Ma è passato molto tempo».
«Allora hai accettato la proposta di mio padre».
Tiziana alzò le sopracciglia sorpresa.
Stefano sorrise.
«Papà pensa che io non sappia nulla, ma lho sempre letto come un libro aperto. Avevo paura di chi avrebbe trovato per me. Quando ti ho visto, sono rimasto sorpreso. Non sei il tipo che farebbe una cosa del genere per denaro. E ora tutto sembra al suo posto».
Guardò Tiziana.
«Tiziana, non piangere. Cureremo Sofia. È una combattente. Non si è rotta, a differenza mia».
«Perché ti sei rotto? Sei intelligente, bello, gentile».
Lui fece una smorfia. «Sii onesta: ti avresti sposata se le cose fossero state diverse?».
Tiziana ci pensò un attimo e annuì.
«Sì. Credo che amarti sarebbe più facile che amare i mille uomini che si credono eroi. Ma non è solo questo. Non so spiegare».
Stefano sorrise.
«Non devi spiegare. Per qualche motivo credo in te».
Qualche giorno dopo Tiziana lo sorprese in unattività strana. Aveva assemblato un apparecchio complesso, cercando di capire come usarlo.
«È un trainer», spiegò. «Dopo lincidente dovevo usarlo tre ore al giorno, ma ho smesso di credere servisse. Ora mi vergogno, davanti a Sofia, davanti a te».
Bussò alla porta. Giovanni apparve sullo stipite.
«Posso entrare?».
«Entra, papà».
Luomo si fermò quando vide quello che Stefano stava facendo, deglutì e si rivolse a Tiziana.
«Dimmi il parto è stato difficile?».
«Sì, perché?».
«Il dottore ha detto che probabilmente hanno estratto Sofia con forza, danneggiando losso temporale. Allesterno è tutto a posto, ma dentro comprime un nervo».
Tiziana cadde su una sedia.
«Non può essere Cosa facciamo adesso?».
Le lacrime le rigavano il volto.
«Ssh, non piangere», disse Giovanni. «Il dottore ha detto che non è una condanna. Ha bisogno di un intervento. Rimuoveranno quello che opprime, e Sofia tornerà a stare bene».
«Ma è la testa è pericoloso».
Stefano le prese la mano.
«Ascolta papà. Sofia potrà vivere senza queste crisi».
«Quanto costerà?».
Giovanni rimase sbalordito.
«Ora non è più una tua preoccupazione. Sei già parte della famiglia».
Tiziana rimase con Sofia in ospedale. Lintervento fu un successo. Dopo due settimane stavano per tornare a casa.
Ma Tiziana non sapeva più dove fosse davvero la sua casa.
Stefano la chiamava ogni giorno; parlavano a lungo, di Sofia, di loro, di piccole cose. Sembrava che si conoscessero da sempre.
Il contratto di un anno si avvicinava alla scadenza. Tiziana cercava di non pensare al futuro.
Tornarono una sera. Giovanni venne a prenderli, serio e teso.
«È successo qualcosa?».
«Non so come dirlo Stefano ha bevuto per due giorni».
«Cosa? Non beve mai!».
«Lavevo pensato. Stava facendo progressi, e poi è scoppiato. Dice che nulla funziona».
Tiziana entrò nella stanza. Stefano era seduto al buio. Accese la luce e iniziò a rimuovere le bottiglie dal tavolo.
«Che fai con quelle?».
«Non bevi più».
«Perché?».
«Perché sei mia moglie. E non mi piace vederti bere».
Stefano rimase perplesso.
«Non durerà a lungo Sofia è sana ora. Non hai più motivo di stare con un uomo disabile».
Tiziana si raddrizzò.
«Intendi con un idiota? Stefano, ti vedevo forte e intelligente, capace di gestirlo. Mi sbagliavo davvero?».
Lui abbassò la testa.
«Mi dispiace non ho saputo gestirlo».
«Bene, sono tornata a casa. Proviamo di nuovo?».
Lanno finì. Giovanni era nervoso: Stefano aveva appena iniziato a stare in piedi con un deambulatore. I medici dicevano che presto avrebbe camminato, magari anche corso.
E Tiziana era giunta lora di andare via.
«Forse offriamo più soldi?», chiese timidamente la moglie di Giovanni.
A cena arrivò Tiziana, Sofia e Stefano nella sua sedia a rotelle.
«Papà, abbiamo una notizia», disse Stefano.
Giovanni si irrigidì, guardando Tiziana.
«Te ne vai, vero?».
Tiziana e Stefano si scambiarono uno sguardo. Lei scosse la testa.
«Non esattamente».
«Non farmi impazzire!».
«Diventerai nonno. Sofia avrà un fratellino o una sorellina».
Giovanni rimase in silenzio, poi, improvvisamente, si lanciò in un abbraccio a tutti e tre, piangendo forte come se temesse di svegliarsi da un sogno. Piangeva di gioia, di sollievo, perché la sua famiglia finalmente era diventata una vera famiglia.
**Lezioni apprese:** lamore vero non nasce da contratti né da convenienze; la solidarietà e la pazienza costruiscono legami più forti di qualsiasi accordoE così, Tiziana capì che la vera felicità nasce dal condividere la propria vita con chi si ama, senza compromessi né inganni.






