Felicità senza confini

Felicità Libera

Davide, aspetta! Dai, fermati

Davide rallentò leggermente, voltandosi.

Dietro di lui, percorrendo il sentiero battuto che conduceva alla casa a due piani costruita in mattoni, camminava velocemente Lucia, una ragazza di sedici anni, con alti stivali, una gonna, un cappottino bianco corto e il foulard legato in testa. Da sotto il fazzoletto spuntavano dei ricci castano scuro. Quei ricci esaltavano i suoi occhi, di un verde-bruno lucente, come se stesse per piangere. Questo la rendeva fragile, delicata, e faceva venire voglia di proteggerla.

La ragazza scivolava spesso, sobbalzava, ma non rallentava il passo.

Lucia, non correre! Che scivoli! la rimproverò Davide. Anzi ti dona correre. Guarda che guance rosse! Sei bellissima così! È da tanto che non eri così. Stai guarendo!

Lucia sorrise, si avvicinò tanto che Davide le porse la mano; lei la afferrò e gli fece locchiolino.

Cosa volevi? chiese Davide, guardandosi intorno. Si chinò e le diede un bacio rapido sulla guancia. Tua madre però ci ha proibito di frequentarci, mi ha minacciato di dare una bella lavata di capo disse, sospirando.

Lucia abbassò lo sguardo, giocando con la maniglia della borsa, ma poi sorrise di nuovo.

Dai, sono solo chiacchiere, mamma e papà non ti fanno niente, lo sai. Vieni al cinema con me stasera? disse sottovoce. Ho già comprato i biglietti! Guarda!

Si tolse il guanto e aprì il palmo: due biglietti di carta.

Davide avvolse la mano di Lucia tra le sue, sentì che scottava, accarezzò le sue dita fini, da pianista.

Cinema? Eh non so avrei delle cose da fare… si rabbuiò lui, come se ci avesse ripensato. Lucia ritirò la mano, la rimise nel guanto. Ma visto che me lo chiedi tu, andiamo, annuì con malavoglia.

Che film hai preso? Unaltra storia damore?

No, di guerra. Giovanni lha visto, dice che è molto interessante! scosse la testa Lucia, decisa. Ma io ho paura ad andare da sola, e le amiche non vogliono venire.

Giovanni? Lui parla sempre tanto… Perché non ci vai con lui? É un tipo accomodante! Davide gonfiò il petto, orgoglioso. Visto che lo ascolti tanto…

Giovanni Bertolini, compagno di classe di Lucia, intelligente e affamato di sapere, non giocava a calcio, non faceva sciocchezze, studiava, partecipava, puntava in alto e correva sempre dietro a Lucia. Questo irritava Davide, ma sapeva che Giovanni non era un rivale: troppo mite e remissivo. Lucia invece amava i ragazzi vivi, pieni di energia, come Davide.

Solo che, da un po’, alla famiglia di Lucia Davide era precluso; mentre Giovanni era benvoluto dalla madre di Lucia, che gli faceva sempre trovare il tè e i biscotti

Non ascolto nessuno! Lucia si arrabbiò. Se invito te è perché non voglio altri. Allora, vieni oppure no?

Lei arrossì, strizzando gli occhi.

Davide le fece cenno di sì.

Va bene. Andiamo. Così ti proteggo borbottò e a me invece? Bravo! Fate diventare scemo anche me! Poi di notte io ho paura e la nonna Rosa sallarma!

Davide fece locchiolino, lei scoppiò a ridere e con una mano lo salutò:

Ma dai, tu non hai paura di niente! Ci vediamo allora alle diciotto e cinquanta davanti al cinema. Ora devo correre, mamma vuole che aiuti a tagliare il cavolo, tutta la cucina è piena di vaschette. Vado!

Lucia si voltò delicatamente e si avviò verso casa.

Lei abitava con i genitori a due case da Davide, erano cresciuti insieme, rincorrevano i passeri tra i cespugli, salivano sui ciliegi per rubare le ciliegie proibite, sfidavano chi sputava il nocciolo più lontano, sempre in alternanza con Davide. Andavano insieme a scuola, anche se Davide era due anni più grande. Le amiche di Lucia le invidiavano quel ragazzo bello che quasi la portava in braccio, ma per Lucia era normale: Davide cera sempre stato, le sembrava ovvio che si occupasse di lei. E portarla letteralmente in braccio era successo davvero

Due inverni prima, sciando, Lucia si era sentita male allimprovviso: testa che gira, puntini neri davanti agli occhi, poi una rovinosa caduta gamba rotta. Distesa sulla neve, stordita dal dolore, non riusciva nemmeno a respirare. Aveva sempre avuto paura del dolore, anche togliere una scheggia da un dito era una tortura E ora tutta la gamba.

Ma Davide era comparso. Lui c’era sempre, anche perché le urla di Lucia si sentivano da lontano Da bambina piangeva di gola, e Davide arrivava, come guidato da una sirena. Ora la voce era più dolce e piacevole.

Davide la portò in braccio fino a casa; la caviglia si gonfiò subito, dovettero tagliare lo stivale. Lucia si aggrappò alla spalla di Davide con tanta forza da lasciargli i segni delle unghie, ma lui sopportò, silenzioso.

Arrivò lambulanza; in ospedale dissero che la gamba era poca cosa, ma il cuore E sulla cartella clinica scrissero una sfilza di nomi in latino. Lunghe settimane di ricovero, poi finalmente a casa.

La neve si scioglieva già fuori, Lucia solo allora ricominciava a vivere.

La gamba guariva a fatica, prudeva sotto il gesso. Lucia era nervosa, piangeva, si lamentava per qualsiasi cosa, ma quando arrivava Davide tutto cambiava. Lui portava sempre qualcosa di nuovo: una cartina geografica stesa sul letto, una barchetta di carta che usava per navigare con Lucia attraverso i continenti, un piccolo costruttore, disegnavano insieme E la faceva sorridere.

Quando ti tolgono questo coso indicava Davide il calzino di gesso andiamo da qualche parte, ok? Dove vuoi andare?

Lucia scrollava le spalle.

Fuori in giardino, almeno! Ma mamma dice che devo stare tranquilla, o il cuore si agita di nuovo. Ormai mi sa che mi sono dimenticata anche come si cammina

Sciocchezze! esclamava sicuro Davide. Bisogna solo muoversi un po. Mio nonno, Michele, a Fiesole, era tornato dalla guerra quasi infermo, trascinava la gamba Un medico lo ha messo sotto torchio, e alla fine il nonno, sempre più arzillo, cammina meglio di me! La medicina fa miracoli, vedrai. Basta non perdersi danimo, devi muoverti, chiocciola!

Per prenderla in giro, afferrava la bambola, la faceva fuggire, e Lucia la inseguiva con le stampelle, brontolando.

Dai, Lucia, a questetà ancora con le bambole! la stuzzicava. Sembri la nonna Gina del negozio. Appena entro, mi parla dei dolori Ma dai, su col morale! Balleremo ancora!

Lucia! Sdraiati subito! Davide, per carità! entrava trafelata la mamma di Lucia, Antonella. Lo sai che non può agitarsi! Su, fuori! Va a casa!

Zia Antonella! sbuffava Davide, mentre lei lo cacciava verso la porta. Ma la fate diventare una statua di gesso così! Non si può relegarla solo perché ha qualcosa che non va! Deve vivere come gli altri ragazzi!

Non spetta a te decidere come gestire la salute di Lucia. Vai a casa, Davide. Ora arriva Giovanni, che le aiuta con i compiti. Abbiamo già perso tanto tempo…

Giovanni? Quel topo di biblioteca? protestava Davide.

Uscendo, la signora Antonella lo fermava per il collo della giacca e lo appoggiava al muro.

Senti qui, caro mio! Stai lontano con i tuoi consigli da dottorino! Lucia ha una malattia importante, nulla le è permesso. Neanche avere figli, dicono i medici. Io voglio una figlia viva, capito? E non dire nulla di tutto ciò a Lucia, lei sogna una famiglia grande. E ora basta!

Davide, quasi a casa, comprese allimprovviso: Lucia è invalida, realmente malata Morirà gli lampeggiò in mente. E se morisse stanotte?

La nonna Rosa, in veranda, lo osservava stupita togliersi la giacca e la camicia per bersi addosso un secchio dacqua gelida dalla botte.

Davide! Sei impazzito? Ti raffreddi così! gli corse dietro col telo.

Davide espirò, scosse la testa, i pensieri si placarono.

«Non può essere! Deve ancora vivere tutta la vita! E sarà felice, lo giuro!» batté il piede.

La nonna non riusciva a decifrare i suoi borbottii notturni

Dai Davide, che fai tutto sto trambusto? Va a letto, è tardi! gli sussurrò, sbadigliando.

Sì nonna. Scusami se ti ho svegliata. Bevo un tè e vado. Buonanotte!

Vivevano in due. Davide sapeva poco dei genitori, scomparsi oppure morti La nonna Rosa raccontava storie confuse per evitare di dirgli che la madre laveva lasciato e sul padre non si sapeva nulla…

Lucia veniva spesso portata dai medici. Sua madre offriva sempre dolci e verdure del proprio orto purché i medici dicessero che la figlia era curabile. Ma non accadeva il miracolo.

«Oggi non possiamo curare questa patologia, spiegava il medico. Forse un giorno la scienza riuscirà, ma per ora serve solo calma assoluta. Niente emozioni.»

Giusto la calma, annuiva Antonella. Giovanni, lamico di Lucia, è esperto e dice di prenderla con cautela. Ha insegnato a Lucia a leggere molto, e a tenere la routine

Mamma! arrossiva Lucia, imbarazzata dalla loquacità materna.

Brava lei rideva il dottore , ottimo ragazzo. Tenetevelo stretto! Arrivederci tra tre mesi.

Il dottore, sciogliendosi il colletto, osservava con tenerezza come madre e figlia si incamminavano verso il cancello, e telefonava subito alla moglie, chiedendo lasagne per cena. Gli venne voglia di qualcosa di caldo e avvolgente

Così Lucia imparò a muovere pochi passi, sotto lo sguardo vigile della madre, che la proteggeva da tutto: freddo, sudore, corse, salti

Al cinema faceva caldo e si sentiva odore di fumo. Lucia stretta al braccio di Davide guardava il film, pianse silenziosamente sulla sua spalla.

Lucia, dai, non piangere! Vedrai che andrà tutto bene! sussurrava Davide, accarezzandole la testa.

Ma la gente attorno gli intimava il silenzio.

Davide, mi sento male, usciamo? sussurrò Lucia.

Certo!

Le due sagome nere coprirono lo schermo, scivolarono verso luscita. Per un attimo il fascio di luce del foyer le avvolse, poi la porta si richiuse, di nuovo penombra.

Lucia e Davide guardarono la luce violenta delle lampade.

Siediti, ti porto dellacqua! ordinò lui.

La maschera, in un angolo, scosse la testa, sospirando.

Così giovane siete almeno sposati? Che generazione, dove andremo a finire…

Pensava che Lucia fosse incinta, ecco tutto.

No, non ancora. Ma presto potrebbe accadere! dichiarò dimpeto Davide.

Cosa? chiese Lucia, tremando di emozione e paura. Stai scherzando?

Lo afferrò per la mano, lo tirò verso di sé.

Non scherzo su queste cose! rispose serio Davide. Avevo intenzione di dirtelo in un altro momento, ma ora Lucia, devo partire per il militare. Ma quando torno, ci sposiamo. Ti ho promesso che vedrai il mondo, no? Beh Magari non tutto subito, ma i pinguini sicuramente! Promesso?

Lei annuì.

Allora manterrò la parola. E chissenefrega di cosa dicono! Bisogna volere fortemente guarire. E io lo voglio per te. Troveremo i dottori migliori. Quando tornerò, cureremo tutto, e avrai un bambino! disse con calore. Avrebbe voluto baciarla lì, nel foyer sotto le tende rosse pesanti, ma la maschera non li lasciava mai di mira. E Davide non volle.

Bevi lacqua, poi usciamo! le sussurrò, ma Lucia si sciolse dal suo abbraccio.

Davvero non potrò avere figli? lo interrogò negli occhi.

Davide si confuse. La madre di Lucia gli aveva chiesto di non dirle nulla e lui si era lasciato sfuggire tutto.

Ora non pensiamoci. Vedremo dopo. Per ora bisogna essere prudenti. Dai, facciamo un giro!

Lucia ascoltò, annuì in silenzio, lasciò che Davide le mettesse il cappotto, la portasse fuori, si volse, si morse le labbra. Si sentiva incompleta Non avrebbe potuto essere una vera donna. Come andare avanti?

Poi Davide ebbe unidea per tirarla su di morale: la portò da Costantino, il quale li fece salire sulla sua Vespa. Mettono a Lucia il casco, la sistemano davanti a Davide, gli raccomandano di andare piano.

La Vespa filava regolare, Lucia sentiva le mani di Davide che la cingevano delicatamente, il suo respiro sul collo, il rumore del motore E tutto il resto spariva: le parole pesanti, il film triste. Solo la strada, Davide, le sue mani

Quella notte chiamarono il medico a casa di Lucia, le fece uniniezione.

Ma non proteggete mai questa ragazza? domandò, mettendosi il cappotto. Con esami in arrivo, e lei tutta agitata!

Lucia provò a spiegare che era solo il film

Sei stata con Davide? chiese severa la madre, dopo che il medico se nera andato.

Sì. Davide è buono, mi dice sempre la verità! Su tutto! Anche che non potrò avere figli

Lucia riprese a piangere.

Ah, ma io a quel Davide gliela faccio pagare! minacciò il padre, Tommaso.

Non farlo, papà! Lui è il migliore! Meglio di Giovanni!

Ora basta! tuonò Tommaso, spense la luce, spinse la moglie verso la camera. Davide ha ricevuto la cartolina di chiamata alle armi. Presto saremo più tranquilli.

Antonella non volle più vedere Davide a casa e lo accusava di tutto.

Tanto io con lei ci sarò, e la farò felice! Le ridarò la vita, lo prometto! Smettetela di chiuderla in casa! Non vedete che si spegne come un fiore senz’acqua? Lasciatela vivere! urlò Davide, cercando di salutare Lucia prima di partire per il militare. Ma Antonella non lo lasciò entrare; lui, deciso, minacciò di entrare dalla finestra.

Tommaso uscì sul portico, imbracciando un vecchio fucile.

Sparate pure, signor Tommaso! Una vita in più o in meno Non servo a nessuno, tranne che alla nonna Rosa, se non vi va, pazienza! Direte a Lucia che me ne sono andato, così non si agita?

Davide gli si parò davanti, il fucile puntato al petto giovane; Antonella si coprì il volto dallo spavento.

Tommaso attese un minuto, poi abbassò larma.

Sei un ingenuo, Davide. Magari lesercito ti farà maturare. Vai, Lucia dorme, non te la faccio svegliare. Fallo per tua nonna.

Loro decisero, di comune accordo, che la colpa era tutta di Davide. Era stato lui meglio che sparisse dalla loro vita!

Non ti preoccupare, magari una volta in caserma ci resta La dimenticherà, Lucia bofonchiò Tommaso. Vai a vedere se ha sentito qualcosa?

Antonella entrò in punta di piedi; Lucia stava in silenzio, ma non vide che lei, in piedi, guardava dalla finestra la schiena di Davide andarsene.

«Voltati! Voltati!» gridava dentro di sé.

E lui si voltò, facendo finta di sistemarsi il berretto, e le fece un piccolo cenno. E lei capì.

Davide tornò solo quattro anni dopo. Lucia non seppe mai dove fosse finito; la sua famiglia non le disse che era stato mandato in missione e risultava disperso. La nonna Rosa era morta, ancora in attesa del nipote. Nemmeno i funerali la lasciarono vedere, le imposero di studiare.

Tutte le lettere che Lucia spedì al reparto militare di Davide scomparvero.

Non risponde? domandava ogni volta la postina, la signora Anna. Sarà impegnato, o magari non vuole. Dai Lucia, è giovane la vita! Ah, ecco Giovanni! Bello come un accademico. Vai che ti aspetta.

Davide tornò in autunno. La casa buia e silenziosa lo accolse con odore di umido. Il tetto perdeva, la pioggia aveva macchiato i muri; il fazzoletto della nonna giaceva sul divano. Sullangolo del comodino, le icone scurite.

Davide si sedette a tavola, chiuse gli occhi. Tutto sembrava uguale, eppure diverso. O forse era lui ad essere cambiato.

Insonne per tutta la notte, si vestì e si avviò verso casa di Lucia. In cortile Antonella stendeva i panni.

Zia Antonella! la chiamò, gettando la sigaretta. Siete sempre voi!

Gli sembrava passata una vita da quando era partito.

Chi sei? strizzò gli occhi la donna.

Sono io, Davide. Posso entrare?

Senza attendere, aprì il cancelletto; mentre camminava continuava a scrutare la finestra di Lucia. Ma le tende erano tirate, niente vasi di fiori.

Se nè andata, Davide. Ed è anche vero che sei vivo? Antonella, sistemando il fazzoletto, dichiarò con voce disillusa. È andata a Torino, Giovanni ha iniziato luniversità lì e sono partiti.

E Giovanni cosa centra?

Sono marito e moglie adesso. Lucia non voleva restare, le avevamo detto che eri morto. Così se nè andata. Ci hanno scritto che si sono sistemati, che Lucia va anche lei alluniversità. Giovanni le è stato vicino quando ti ha aspettato invano. Dopo che abbiamo seppellito tua nonna, Lucia si è spenta, solo grazie a Giovanni si è ripresa. Ti prego, Davide, lasciali vivere la loro felicità.

Gli mise una mano sulla spalla, ormai invecchiata e segnata.

Lucia non lha mai amato quel topo di biblioteca! amaramente Davide sputò a terra.

Era così, un tempo. Poi senza di te è cambiato tutto. Lasciala andare, Davide. Con lui si sente al sicuro, lui la protegge. Ti imploro, non farti più vedere.

Davide non rispose, si voltò e se ne andò. Antonella rientrò, sospirando. Il marito leggeva a tavola. Anche lui si era abituato a leggere grazie a Giovanni

Davide, ancora per un giorno vagò nella vecchia casa, raccolse qualche oggetto, sprangò le finestre, chiuse tutto con il lucchetto. Poi, con lo sguardo cupo, si recò al cimitero. Davanti alla tomba della nonna, ascoltando il canto degli uccelli tra i cespugli, si tolse la catenina, posandola sulla lapide.

Scusami, nonna Rosa…

E se ne andò.

Davide cambiò molto. Diventò duro, deciso fino al rischio, non accettava mai no, si esponeva sempre, trascinava gli altri con sé, ricompensava chi lavorava per lui. Si immerse negli affari, a volte poco chiari, sempre con le mani in pasta nel denaro, talvolta sporco. Continuava a cercare.

Trovare Lucia sarebbe stato facile: Torino, università, Giovanni lintelligente. Ma non era lei che cercava: cercava unoccasione.

Dopo otto anni di lavoro nel commercio prima pezzi di ricambio, poi antiquariato, poi supermercati, poi forniture alimentari Davide arrivò a rifornire ospedali e cliniche, entrando in contatto con i migliori medici.

Ma cosa ti interessa così tanto la cardiologia? domandava Romanelli, chirurgo del Niguarda. Da noi trovi sempre i migliori specialisti, ma serve sapere il caso preciso.

Nulla, una conoscente. Aveva sedici anni, il cuore malato, non so nulla con precisione.

Allora portami la cartella clinica, gli ultimi esami. A parlare in astratto non serve. Noi ora guariamo molte cose, ma bisogna vedere le condizioni. E a proposito, quando arrivano quelle attrezzature che hai promesso?

Appena sbloccano la dogana. Farò avere tutto. Ma tu se ti porto i dati mi dici se si può fare?

Va bene. Ma serve materiale recente, capito?

Davide annuì, raccolse la borsa e uscì. Nel corridoio silenzioso sentiva solo il ronzio delle infermiere, il cigolio dei carrelli

Dove vai? Irene, la compagna, lo aspettava nel corridoio, stringendosi la cintura della vestaglia perché in casa faceva freddo . Sono le cinque di mattina, già via?

Lui la guardò, scusandosi con un sorriso.

Mi serve andare per lavoro. Sto via due, tre giorni. Non aspettarmi. O meglio, aspettami… la afferrò, rude, la baciò. Aspettami! E se chiamano, di che non sai niente. In casa non portare nessuno, ok?

Irene alzò le mani, come per arrendersi, soffiò un bacio.

Ubbidisco, padrone. Vuoi almeno una colazione?

Non posso, scusami.

Chiuse piano la porta. Irene lo sentì scendere le scale con passi pesanti.

Lei sapeva che non lamava. Non glielo aveva mai nascosto, non diceva mai parole damore. Ma in fondo stavano bene, a modo loro. Una donna accanto a Davide era il suo porto sicuro, per Irene, un uomo ricco e bello è quanto basta In un mondo dove la felicità perfetta non esiste davvero.

Signor Davide, siamo felici della sua offerta, macchinari servono sempre, ma la cartella clinica dei nostri pazienti non si può dare, è unaltra faccenda! il direttore, dottor Moretti, magro e nervoso, seduto al ristorante di fronte a lui, si torceva le dita ossute, si mordicchiava le unghie violacee. Ma questa è una trappola? È della finanza? No, io non posso dare informazioni, per carità! Lucia Bertoni Non ricordo E per le forniture, parliamone con la direzione generale

Era in agitazione, con la fronte sudata.

Ma la smetta di agitarsi, dottor Moretti! sogghignò Davide. Non sono dei servizi segreti. Quanto vuole? Non si risparmi, non bado a spese. Capisce, Lucia è una vecchia amica, aveva il cuore malato e il marito la tiene serrata in casa, solo farmaci ed esami, mai un teatro, mai una vacanza. Sì, lavora, ma solo perché altrimenti parlano male del marito pezzo grosso. E ha anche un figlio. Pure quello già pieno di doveri, sempre a studiare, sembra un anziano. Il marito però spende soldi, va in ferie e si gode la macchina nuova. Tutto grazie al fatto che ha una moglie malata, per ottenere benefit. Lei invece prende lautobus, e il latte che le danno lo beve lui nel caffè. Capisce, dottore? E Lucia si sta spegnendo. Mi basta la cartella, niente di più. Io pago bene. È solo un affare. Così salva la pelle e aiuta anche la sua famiglia so che suo figlio deve andare alluniversità

Convinto, il medico uscì con lui nel vento umido, e stavolta aprì la borsa e consegnò i documenti. Davide inserì i soldi senza pensarci.

Grazie. I materiali arriveranno, garantisco.

Davide se ne andò.

Lucia Bertoni, ora Lucia Bertoni Bertolini, camminava lentamente in una stradina. Non pensava a nulla. Sapeva solo che domani doveva andare ancora in ambulatorio, a costo di prendere permesso dal lavoro. A casa, tra una settimana, sarebbero arrivati i suoceri da Torino. Doveva preparare la stanza Tanta fatica. Ma lì per strada, cera solo il sollievo dellaria fresca.

Passò una Vespa, una ragazza abbracciava il guidatore ridendo forte. Lucia sorrise, ricordando quando correva così con Davide, con le spruzzate dacqua dai pneumatici, le case e i profumi di paese che passavano accanto.

Lucia! sentì chiamare, si bloccò. Lucia, ciao!

Si voltò. Davide.

Devo parlarti, è importante! la tirò in disparte. Sediamoci da qualche parte.

Davide Davide mio Davide! sussurrava, toccandogli la spalla, il petto, cercando il suo viso. E la nonna Rosa che non credeva

Lucia scoppiò a piangere, poi Davide la abbracciò stretto, ma con gentilezza. Solido e buono, sempre presente, ora Lucia lo sapeva davvero.

Allora, dove possiamo parlare? Forse in un bar? chiese lui.

Vieni a casa, Giovanni e il piccolo sono lì. Il nostro figlio si chiama Valentino, te lo presento! rispose lei.

Non posso. Ci serve una conversazione tra noi soltanto.

Beh lì cè una trattoria, andiamo.

Sedettero in silenzio, poi lui cominciò:

Lucia, devi venire con me. Bisogna preparare documenti, ottenere permessi e così via.

Dove? balbettò lei.

Il mio amico, il dottor Romanelli, ha trovato una clinica che può intervenire sul tuo cuore. È una procedura rara, ma possono aiutarti, almeno a vivere meglio! E Giovanni smetterà di tenerti chiusa, di tormentarti con le visite

Lui lo fa solo per premura, Davide, sbagli a pensare che

Non sbaglio. Lo so. E so pure che usa la tua macchina. Basta, Lucia! Io ho già pagato tutto, devi solo venire. Lì ci saranno specialisti eccellenti.

Ma tu, Davide, come stai? Sposato? Cosa fai? lo interruppe Lucia. Sei cambiato, non ti avrei riconosciuto Ma stai meglio così.

Come? chiese Davide con voce rauca.

Così misterioso, intoccabile. Un po’ spaventoso. Non sei mica un criminale? sussurrò lei.

Un po di tutto. Ho iniziato dal basso, e non mi vergogno. Ora gestisco forniture, parlo inglese

Bravo. Anche nostro figlio lo studia con un tutor, due volte a settimana. Sei stato a casa? Comè ora?

Non so. Non importa. Parliamo daltro! Lucia, ti basta un certificato, io ho già organizzato. Basta venire.

Davide aveva fretta, come se sentisse che il tempo fosse finito.

Lucia? Valentino ha fame! E tu sei qui al bar? Giovanni emerse allimprovviso accanto a loro. Sono passato per caso e vi ho visti. Ah, lui è Davide

Il volto di Giovanni si fece duro, tirò la moglie per mano.

Aspetta, Giovanni. Davide ha una proposta per me, ma non abbiamo ancora deciso

Lucia sentì che qualcosa di brutto stava per accadere, sbiancò.

Su, aria! Lucia, ti serve aria, prendi la pastiglia! Giovanni si agitava, Davide li seguiva scuotendo la testa.

A casa era fresco, profumo di minestra. Valentino, uscendo dalla sua camera, fissava curioso il nuovo arrivato.

Davide, gli tese la mano il bambino.

Il padre lo guardò significativo.

Vai in camera a mangiare, noi dobbiamo parlare con Davide, ordinò Giovanni.

Lucia portò il vassoio al figlio e tornò in cucina.

Allora, cosa vuoi? Che intenzioni hai? Giovanni si atteggiava a padrone, stendendo le gambe per scomodare lospite.

Lucia, passa quella cotoletta almeno. Sposato? sbiascicava lui, masticando cipollotto.

No. Ho trovato per Lucia una clinica allestero che propone unoperazione al cuore innovativa, con medici italiani in collaborazione. Ci sono molte possibilità di una nuova vita! Lucia, cosa ne pensi? Davide aveva gli occhi accesi di speranza.

Lucia, porta il tè a Valentino sussurrò Giovanni.

Quando Lucia usci, lui proseguì sottovoce:

Cosa potrebbe dire? Tu sbuchi dal nulla, vuoi portarla chissà dove, chissà con che soldi, sotto i ferri. E dopo? E noi con Valentino? E se succede qualcosa? Lei resta là e noi qui? Qui ormai va tutto bene, Davide. Da salvare, piuttosto, sei tu! gli occhi di Giovanni erano minacciosi. Non intrometterti, ti prego. Prima doveri? Con la pistola? Noi tiravamo avanti, faticando. Vuoi portare via Lucia? Ma cosa ne sai tu delle notti in ospedale dopo il parto, delle notti col bambino mentre lei non si riprendeva? Niente. Lei è mia, solo mia. So io cosa le serve. Io

Ma che belle imprese mi elenchi! sbottò Davide, alzandosi e sovrastandolo. Lei non è un oggetto. Merita unopportunità, non la reclusione! Ti piace guidare la sua macchina? Tieniti pronto: dopo loperazione guida lei! Vergognati, Giovanni! Lei potrebbe essere unaltra persona, se solo tú lo permettessi…

Non vengo, Davide. Resto qui. Questa è la mia vita. Ho paura, Davide, paura di non svegliarmi più da quelloperazione Valentino è ancora piccolo, ha bisogno di me. Così va già bene.

Lucia abbracciò Davide da dietro, poggiando la testa sulla sua schiena.

Dai, ragazzi disse con un sorriso , beviamo il tè. Ci sono dolci e pasticcini! Poi, Davide, vai a casa tua, daccordo?

Lui non restò. Prese la giacca e uscì senza nemmeno salutare.

Camminando per strada tra la gente, Davide non riusciva a capire come si potesse rifiutare una possibilità migliore per paura. Aveva venduto mezza azienda per pagare loperazione Tutto invano.

Aveva consumato suole e pazienza combattendo con la burocrazia sanitaria, cercando, domandando, insomma invano.

«Hai solo voluto dimostrare a Giovanni che tu eri meglio di lui, che Lucia sarebbe stata comunque tua. Hai fallito. Hai perso!» gli passò per la mente, lasciandolo solo con il rancore

Irene lo attendeva in casa, vegliando.

Ciao sussurrò in corridoio, sempre con la vestaglia . Ho fatto la zuppa, vuoi assaggiare?

Lei si avvicinò, lo abbracciò, restando in silenzio.

Che cè? chiese Davide.

Avevo paura che non tornassi. Che tu restassi con lei

Irene singhiozzò, gli si strinse addosso più forte.

Sciocchina ma come farei senza di te? Davide sentì allimprovviso la leggerezza di chi si libera da un enorme peso. Non doveva più niente a nessuno solo a se stesso e a Irene. Da ora avrebbero vissuto insieme, cresciuto dei figli, formato una famiglia. E altri avrebbero vissuto la loro vita, come volevano.

E così semplice permettersi di essere felici!

Irene guardava Davide gustare con appetito la sua zuppa. Guardava e sorrideva, sicura che in quella casa ora batteva il cuore di una nuova famiglia.

E se restiamo fedeli a noi stessi e lasciamo anche chi amiamo camminare la propria strada, impariamo che la felicità, spesso, consiste nel permetterci e agli altri di essere semplicemente liberi.

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