Sofia a trentacinque anni pensava di non poter mai provare la felicità di una donna, ma il destino aveva in serbo altro per lei. Si incontrarono quando entrambi avevano quasi quarant’anni. Alessandro era già vedovo da tre anni a quel tempo. Sofia non si era mai sposata, ma aveva dato alla luce un figlio. Come si dice tra la gente, l’aveva avuto per sé. Da giovane aveva avuto una relazione con un bel moro di nome Paolo, che le aveva promesso di sposarla, incantando la giovane Sofia. Lei si era lasciata convincere dalle promesse che si rivelarono vuote. Come si scoprì in seguito, il corteggiatore della città era già sposato.
A Sofia venne persino a trovare la moglie legittima di Paolo per pregare la ragazza di non distruggere una famiglia altrui. La giovane e inesperta Sofia cedette. Ma decise di tenere il bambino.
Così accadde. Sofia diede alla luce Matteo. E il figlio divenne per lei l’unica consolazione e gioia. Matteo era stato educato bene, studiava bene. Dopo la scuola si iscrisse all’università di economia. Alessandro visitò Sofia diverse volte. Propose di stare insieme. Ma la donna esitava, anche se Alessandro le piaceva. Sofia si vergognava un po’ del proprio figlio e del sentimento di essere finalmente felice. Una sera Matteo decise di parlare con la mamma. Disse che non era contrario: «Mamma, io tanto non vivrò più a casa. Lo zio Alessandro è un uomo affidabile. Purché non ti offenda. Per me è importante che tu sia felice.» Anche il figlio di Alessandro non era contrario.
Così iniziarono a vivere insieme. Si sposarono, fecero una piccola festa. Sofia lavorava nella biblioteca del paese, e Alessandro come agronomo. Facevano tutto insieme. Gestivano la casa, allevavano bestiame, coltivavano l’orto. Si amavano e si rispettavano a vicenda, peccato che Dio non avesse dato loro figli in comune.
Entrambi i figli si sposarono, videro i nipoti. Ogni volta per le feste preparavano doni per i figli e i nipoti. Uova fatte in casa, latte, panna, maiale e pollo. Durante le feste nella loro casa si radunavano molti ospiti. Allora Alessandro e Sofia sedevano a tavola, si divertivano. E si rallegravano di avere qualcuno con cui celebrare.
Solo la sera, quando la coppia anziana andava a letto, ognuno pensava tra sé: lasciare questo mondo per primo… E non sentirsi mai soli.
Gli anni passavano. E un giorno la sfortuna si avvicinò… La mattina Sofia si sentì male, proprio quando iniziava a preparare il minestrone in cucina. La donna anziana cadde. Alessandro con l’aiuto dei vicini chiamò l’ambulanza. I medici dissero che Sofia aveva avuto un ictus. Tutte le funzioni erano a posto, tranne una. Sofia non riuscì più a camminare. Matteo con la moglie venne a trovare la madre. Diede dei soldi per le medicine e se ne andò.
Alessandro noleggiò un’auto, quando la moglie fu dimessa dall’ospedale, la portarono dentro casa con l’aiuto di un vicino.
«Tutto andrà bene, consolava la moglie, tu devi solo vivere. Anche se solo seduta a parlare con me. Solo vivi. E io riuscirò a fare tutto. Solo non mi lasciare, mia colomba…!»
Alessandro si prendeva buona cura della moglie. Dopo un mese lei si spostò su una sedia a rotelle. Lo aiutava in cucina. Continuavano a fare tutto insieme. Pelavano patate e carote, sceglievano i fagioli. Anche preparavano il pane. La sera Sofia e Alessandro discutevano su come avrebbero vissuto in seguito. L’inverno era alle porte. E Alessandro non aveva più forza per tagliare la legna.
Forse i figli ci avrebbero portato a passare l’inverno da loro, e in primavera e in estate ce la saremmo cavata da soli…
Nel fine settimana arrivò Matteo con la moglie. La nuora Valentina, dopo aver osservato tutta la stanza, concluse:
Dovremo, voi colombelle, separarvi. Prenderemo la mamma la settimana prossima. Fammi preparare la stanza. E verremo.
E io? sussurrò imbarazzato Alessandro. Noi non ci siamo mai separati. Ragazzi, come si fa.
Beh, prima era diverso, quando avevate la forza per la fattoria e potevate badare a voi stessi, ma ora è tutto diverso. Faccia venire anche tuo figlio a prenderti. Nessuno vi prenderà insieme.
Matteo e la moglie tornarono a casa. Alessandro e Sofia sospirarono amaramente e pensarono a cosa fare. Ognuno di loro, addormentandosi, sognava di non svegliarsi più, per non vedere tutto questo.
Il fine settimana successivo arrivarono entrambi i figli. Cominciarono a raccogliere le cose. Alessandro sedeva vicino al letto di Sofia. Continuava a guardarla, ricordando i loro anni giovani. E piangeva… Si avvicinò alla moglie malata. E sussurrò:
«Perdona Sofia, che le cose siano andate così per noi… Da qualche parte abbiamo trascurato nell’educazione dei figli. Ci separano come gattini indesiderati. Perdonami. Ti amo…».
Sofia voleva accarezzare con la mano la guancia del marito, ma non aveva più forze… Alessandro se ne andò, asciugandosi le lacrime con la manica. E, salito in macchina, non le asciugò più…
Poi il figlio con la moglie e il vicino si occuparono di raccogliere Sofia, la avvolsero in una coperta e iniziarono a portarla fuori di casa… con i piedi in avanti. La donna malata pensò che fosse molto simbolico… Sofia non oppose resistenza, non era più lì quando Alessandro se ne andò. E la donna malata desiderava solo non arrivare fino alla sera.
Passò una settimana. Un bel giorno d’autunno, proprio durante la festa di Ognissanti il loro desiderio si realizzò. Sofia e Alessandro si incontrarono nell’altro mondo. Questa vicenda insegna che l’amore autentico resiste a ogni prova della vita e che la vera felicità sta nell’essere uniti fino alla fine, senza permettere a nulla di dividerli.Sofia a trentacinque anni pensava di non poter mai provare la felicità di una donna, ma il destino aveva in serbo altro per lei. Si incontrarono quando entrambi avevano quasi quarant’anni. Alessandro era già vedovo da tre anni a quel tempo. Sofia non si era mai sposata, ma aveva dato alla luce un figlio. Come si dice tra la gente, l’aveva avuto per sé. Da giovane aveva avuto una relazione con un bel moro di nome Paolo, che le aveva promesso di sposarla, incantando la giovane Sofia. Lei si era lasciata convincere dalle promesse che si rivelarono vuote. Come si scoprì in seguito, il corteggiatore della città era già sposato.
A Sofia venne persino a trovare la moglie legittima di Paolo per pregare la ragazza di non distruggere una famiglia altrui. La giovane e inesperta Sofia cedette. Ma decise di tenere il bambino.
Così accadde. Sofia diede alla luce Matteo. E il figlio divenne per lei l’unica consolazione e gioia. Matteo era stato educato bene, studiava bene. Dopo la scuola si iscrisse all’università di economia. Alessandro visitò Sofia diverse volte. Propose di stare insieme. Ma la donna esitava, anche se Alessandro le piaceva. Sofia si vergognava un po’ del proprio figlio e del sentimento di essere finalmente felice. Una sera Matteo decise di parlare con la mamma. Disse che non era contrario: «Mamma, io tanto non vivrò più a casa. Lo zio Alessandro è un uomo affidabile. Purché non ti offenda. Per me è importante che tu sia felice.» Anche il figlio di Alessandro non era contrario.
Così iniziarono a vivere insieme. Si sposarono, fecero una piccola festa. Sofia lavorava nella biblioteca del paese, e Alessandro come agronomo. Facevano tutto insieme. Gestivano la casa, allevavano bestiame, coltivavano l’orto. Si amavano e si rispettavano a vicenda, peccato che Dio non avesse dato loro figli in comune.
Entrambi i figli si sposarono, videro i nipoti. Ogni volta per le feste preparavano doni per i figli e i nipoti. Uova fatte in casa, latte, panna, maiale e pollo. Durante le feste nella loro casa si radunavano molti ospiti. Allora Alessandro e Sofia sedevano a tavola, si divertivano. E si rallegravano di avere qualcuno con cui celebrare.
Solo la sera, quando la coppia anziana andava a letto, ognuno pensava tra sé: lasciare questo mondo per primo… E non sentirsi mai soli.
Gli anni passavano. E un giorno la sfortuna si avvicinò… La mattina Sofia si sentì male, proprio quando iniziava a preparare il minestrone in cucina. La donna anziana cadde. Alessandro con l’aiuto dei vicini chiamò l’ambulanza. I medici dissero che Sofia aveva avuto un ictus. Tutte le funzioni erano a posto, tranne una. Sofia non riuscì più a camminare. Matteo con la moglie venne a trovare la madre. Diede dei soldi per le medicine e se ne andò.
Alessandro noleggiò un’auto, quando la moglie fu dimessa dall’ospedale, la portarono dentro casa con l’aiuto di un vicino.
«Tutto andrà bene, consolava la moglie, tu devi solo vivere. Anche se solo seduta a parlare con me. Solo vivi. E io riuscirò a fare tutto. Solo non mi lasciare, mia colomba…!»
Alessandro si prendeva buona cura della moglie. Dopo un mese lei si spostò su una sedia a rotelle. Lo aiutava in cucina. Continuavano a fare tutto insieme. Pelavano patate e carote, sceglievano i fagioli. Anche preparavano il pane. La sera Sofia e Alessandro discutevano su come avrebbero vissuto in seguito. L’inverno era alle porte. E Alessandro non aveva più forza per tagliare la legna.
Forse i figli ci avrebbero portato a passare l’inverno da loro, e in primavera e in estate ce la saremmo cavata da soli…
Nel fine settimana arrivò Matteo con la moglie. La nuora Valentina, dopo aver osservato tutta la stanza, concluse:
Dovremo, voi colombelle, separarvi. Prenderemo la mamma la settimana prossima. Fammi preparare la stanza. E verremo.
E io? sussurrò imbarazzato Alessandro. Noi non ci siamo mai separati. Ragazzi, come si fa.
Beh, prima era diverso, quando avevate la forza per la fattoria e potevate badare a voi stessi, ma ora è tutto diverso. Faccia venire anche tuo figlio a prenderti. Nessuno vi prenderà insieme.
Matteo e la moglie tornarono a casa. Alessandro e Sofia sospirarono amaramente e pensarono a cosa fare. Ognuno di loro, addormentandosi, sognava di non svegliarsi più, per non vedere tutto questo.
Il fine settimana successivo arrivarono entrambi i figli. Cominciarono a raccogliere le cose. Alessandro sedeva vicino al letto di Sofia. Continuava a guardarla, ricordando i loro anni giovani. E piangeva… Si avvicinò alla moglie malata. E sussurrò:
«Perdona Sofia, che le cose siano andate così per noi… Da qualche parte abbiamo trascurato nell’educazione dei figli. Ci separano come gattini indesiderati. Perdonami. Ti amo…».
Sofia voleva accarezzare con la mano la guancia del marito, ma non aveva più forze… Alessandro se ne andò, asciugandosi le lacrime con la manica. E, salito in macchina, non le asciugò più…
Poi il figlio con la moglie e il vicino si occuparono di raccogliere Sofia, la avvolsero in una coperta e iniziarono a portarla fuori di casa… con i piedi in avanti. La donna malata pensò che fosse molto simbolico… Sofia non oppose resistenza, non era più lì quando Alessandro se ne andò. E la donna malata desiderava solo non arrivare fino alla sera.
Passò una settimana. Un bel giorno d’autunno, proprio durante la festa di Ognissanti il loro desiderio si realizzò. Sofia e Alessandro si incontrarono nell’altro mondo. Questa vicenda insegna che l’amore autentico resiste a ogni prova della vita e che la vera felicità sta nell’essere uniti fino alla fine, senza permettere a nulla di dividerli.





