Grazie per mio padre

Grazie per papà

Cosa hanno detto alla polizia? sussurrò Chiara, quando la mamma posò il telefono sul tavolo.

Niente di buono, Antonina prese un bicchiere dacqua, ne bevve qualche sorso. Hanno detto che è troppo presto per allarmarsi. Bisogna che passi almeno un giorno. Ma io lo sento Sento che è successo qualcosa!

*****

Mamma, ciao! Papà è ancora a casa? domandò Chiara, entrando di corsa in appartamento con una torta tra le mani.

Ciao, cara. No, è già uscito. Te lavevo detto che oggi era il suo ultimo giorno di lavoro: festeggiano sia il compleanno che il pensionamento, e i colleghi lo salutano tutti insieme. Capisci, non poteva proprio non andare.

Peccato pensò sconsolata Chiara.

Però tornerà per pranzo, ha promesso.

Va bene. Anche Matteo dovrebbe arrivare per quellora. Saremo tutti insieme. Intanto io e te prepariamo il tavolo, che ne dici?

Certo, aiutami pure, da sola non ce la faccio. Prima però facciamo una pausa: il tè è appena pronto, e ho preso i tuoi bigné preferiti. Li vuoi?

Volentieri.

Mamma e figlia si sedettero a tavola, bevendo tè, mangiando bigné e chiacchierando: del tempo, delle novità, e soprattutto di papà, che proprio oggi compiva cinquantanni.

Tutto sembrava perfetto, eppure

Antonina notò che qualcosa turbinava dentro Chiara, come se volesse raccontarle qualcosa ma esitasse.

Sentì subito un po di inquietudine.

Tutto bene, tesoro?

Si vede così tanto? sorrise Chiara.

Eh sì Non vuoi dirmi qualcosa?

Voglio, ma promettimi che non ti preoccupi. Sono buone notizie.

Allora su, racconta.

Io e Matteo abbiamo deciso di regalarvi il terreno vicino al lago che abbiamo comprato lanno scorso.

Come, regalarcelo?

Di cuore. Matteo ci ha appena finito la casetta, ora si può viverci per tutta lestate senza problemi.

E voi?

Noi veniamo a trovarvi, a rilassarci un po. In realtà non riusciamo proprio a seguirla come pensavamo Chiara abbassò lo sguardo e sorrise in modo misterioso.

Perché?

Perché tra otto mesi sarete nonni: sto aspettando un bambino!

Davvero?

Sul serio!

Santo cielo! Che gioia, Chiara! E pensa come sarà felice Gianni quando lo scopre.

Mamma saltò su, abbracciò forte la figlia e la baciò mille volte.

Speravo di dirvelo a tutti e due insieme, ma papà è uscito presto.

Vabbè, dai. Tra poco torna e potrai dargli la notizia. Intanto, cocca, Antonina guardò lorologio, forza, mettiamoci in cucina.

Andiamo!

Pentole e padelle cominciarono subito a suonare in cucina, i coltelli ticchettavano sulle assi di legno. Si dice che due donne in una cucina non ci possano stare, ma Antonina e Chiara erano in perfetta armonia: tutto pronto e il tavolo addobbato da festa.

Cera pollo arrosto, polpette di pesce, purè di patate e tre diversi tipi di insalata.

Antonina si sedette e guardò lorologio.

Abbiamo fatto anche prima del previsto.

In quattro mani si fa tutto meglio, rise Chiara. Che ne dici, chiami papà per sapere quando rientra?

Sì, ora lo chiamo

Intanto chiamo Matteo e gli chiedo a che punto è.

Chiara andò nellingresso a prendere la borsa.

Antonina intanto compose il numero del marito. I toni di libero si susseguivano a lungo, ma nessuna risposta. Provò e riprovò, niente: Gianni non rispondeva. Guardando il telefono pensava solo: Perché non risponde?

Solo ora si rese conto: Gianni aveva promesso di chiamarla non appena arrivato in ufficio, ma non aveva mai chiamato. Sentì un brivido gelido scenderle lungo la schiena.

Mamma, Matteo arriva fra unora! annunciò felice Chiara tornando in cucina. E papà?

Niente non risponde.

Strano.

Sì, è molto strano Lho chiamato tante volte, escono i toni ma nulla.

Dai mamma, oggi è il suo giorno: festeggia con i colleghi, magari non fa caso al telefono.

No, Chiara. Doveva già essere a casa: aveva promesso di rientrare per pranzo. È sempre stato di parola, il papà. E poi, nemmeno una telefonata quando è arrivato in ufficio: non è da lui. Perché non risponde?

Magari chiami il suo capo? Chiedi se lo fanno tornare a casa: ci siamo tutti che lo aspettiamo!

Sì, provo.

Antonina non era mai stata ansiosa, ma un brutto presentimento le serrava il cuore. Gianni ha sempre risposto alle sue chiamate. Sempre.

Persino quando era impegnato.

Diceva che per lui non cera niente di più importante della moglie, non voleva farla stare in pensiero.
E oggi, poi! Doveva proprio capire che lavrebbe fatta preoccupare

Ma forse pensò Antonina lo stanno festeggiando per la pensione, un giorno che capita una volta sola. Gianni ha dato venticinque anni a quel lavoro amato Forse per lui non è facile andarsene

Pronto! la distrasse una voce maschile.

Buongiorno, Dottor Moretti! Sono Antonina, la moglie di Gianni. Volevo sapere quando lo lasciate libero, che lo aspettiamo per festeggiare; è arrivata anche nostra figlia, e mio genero sta arrivando.

Buongiorno, Antonina! rispose il direttore. A dire il vero, non so che dirle

Non capisco.

In realtà lo stiamo aspettando anche noi. Lo abbiamo già chiamato più volte, ma non risponde.

Come? Vuol dire che non si è nemmeno presentato in ufficio? Antonina era sconvolta.

Esatto, non labbiamo più visto. Ma lo aspettiamo: appena torna ci sentiamo in dovere di salutarlo tutti insieme, è tradizione.

Sì certo Se dovesse arrivare, mi avvisi, la prego.

Antonina, con le mani che le tremavano, posò il telefono, poi guardò la figlia:

Chiara, non è mai arrivato in ufficio e non risponde al cellulare. Dovè finito?

Calma, mamma. Non preoccuparti subito. Proviamo insieme a chiamarlo ancora.

*****

Gianni uscì dal portone, sorrise al sole, salutò le signore sedute sulla panchina e si avviò alla fermata dellautobus.

Percorso abituale, sempre uguale da venticinque anni; anche oggi poco cambiava, tranne che andava in ufficio non per lavorare, ma per prendere il libretto di lavoro e salutare i colleghi.

Anche lui aveva salutato tanti colleghi che andavano in pensione, e adesso toccava a lui.

A dire il vero, era agitato. La notte aveva dormito poco, era spesso in piedi a prendere qualche goccia di Biochetasi, ma non migliorava.

Eppure, al mattino, quando la sua cara Antonina lo aveva abbracciato per gli auguri, aveva riso e scherzato.

Non voleva però pesare sulla moglie, così non raccontò nemmeno questa volta del malessere: tanto, sapeva, dopo un po sarebbe passato.

Uscì prima da casa, per non farsi notare e non rovinarle la festa: Antonina, se avesse sentito qualcosa, avrebbe subito annullato tutto. E invece lo aspettavano gli amici.

Dai, passerà si diceva Gianni, mettendo sempre più spesso la mano al petto.

Arrivato alla fermata, si rese conto di non poter salire: il bus era stracolmo, temeva di stare male per lafa.

Così, guardò lora, decise che era meglio incamminarsi a piedi. Tanto cera tempo, e magari aria fresca gli avrebbe fatto bene.

Non avvisò la moglie: avrebbe chiamato una volta arrivato in ufficio, come daccordo.

Ma in ufficio non arrivò mai. Non ce la fece.

La strada passava attraverso un piccolo parco cittadino, solitamente deserto durante la settimana, e proprio lì Gianni si sentì male.

Si sedette su una panchina, sbottonò i primi bottoni della camicia, sciolse il nodo alla cravatta e respirò profondamente laria autunnale. Quanto tempo rimase così non lo ricordava.

Sentiva solo che peggiorava. Non voleva chiamare Antonina, ma, appena capì che la situazione era grave, si decise: Chiamo prima tua moglie, poi il 118.

Solo che le dita gli tremavano, il cellulare gli cadde e rotolò sotto la panchina.

Tentò di chinarsi a raccoglierlo, ma fu impossibile: un dolore terribile al petto lo paralizzò, la vista si oscurò.

Tutto quel che riuscì a fare fu sdraiarsi lungo sulla panchina. Questo è il mio compleanno, questa è la pensione, pensò sconsolato.

Ma ciò che gli faceva più male era lidea di non poter più vedere la moglie amata, né la figlia

Non avrebbe potuto nemmeno salutarle.

*****

Antonina prese ancora qualche goccia per il cuore, poi di nuovo il telefono, provando ancora a chiamare il marito. Soliti toni Chiara aveva provato almeno dieci volte niente.

Poi arrivò Matteo. Si sedettero tutti e tre a tavola, in silenzio, guardandosi e aspettando.

Ma cosa aspettiamo? si riscosse Antonina. Dobbiamo chiamare la polizia subito! Forse ci aiutano a trovarlo!

Chiara e Matteo annuirono. Tutti capivano che Gianni non poteva essere scomparso senza motivo.

Aveva sempre lavorato nella Protezione Civile, si era trovato spesso in situazioni estreme, ma se non rispondeva così a lungo, qualcosa di grave era successo. Cera davvero di che preoccuparsi.

Cosa hanno detto alla polizia? sussurrò Chiara, mentre la madre posava il telefono.

Niente di utile, Antonina bevve due sorsi dacqua. Dicono che è presto per preoccuparsi, deve passare almeno un giorno. Ma io so che è capitato qualcosa, lo sento!

Allora dobbiamo uscire noi a cercarlo! disse decisa Chiara.

Sì, hai ragione. Lui saliva sempre allautobus qui vicino. Andiamo a vedere se qualcuno lo ha visto stamattina, chiediamo agli autisti, magari troviamo quello che era di turno oggi.

Mamma, io e Matteo andiamo subito. Tu resta in casa, magari papà torna. Intanto chiama gli ospedali, non voglio essere allarmista, ma è meglio sentire.

Va bene

Chiara e Matteo si vestirono e uscirono per le ricerche.

Antonina, richiusa la porta, prese di nuovo il telefono: questa volta chiamò tutti gli ospedali.

Fa che vada tutto bene, sussurrava appena. Si faceva il segno della croce e continuava a sperare.

*****

Gianni era ancora cosciente, ma ogni minuto si sentiva peggio. La mano si muoveva a fatica, parlare era impossibile; la lingua pareva di legno.

Aiuto biascicò, allungando una mano verso due donne che passavano accanto alla panchina.

Loro però lo guardarono con disprezzo, subito voltando le spalle.

Ancora un ubriacone! disse schifata una delle donne.

Sì, certo! Dalla mattina presto già brillo, e ora nemmeno riesce ad alzarsi. Vergogna

Gianni sentì ogni parola, e le lacrime scendevano sul viso. Era terribile sentirsi tanto impotente. Non poteva far nulla, né per sé, né per chiedere aiuto. E pensare che aveva salvato così tante vite anche animali aveva soccorso, e ora non riusciva nemmeno a salvarsi.

Proprio oggi, doveva succedere?

Quando il rumore dei tacchi scomparve, chiuse gli occhi e si arrese allidea che nessuno sarebbe venuto ad aiutarlo, quando allimprovviso…

Una voce forte e un abbaiare vicino allorecchio.

Poi sentì delle zampe sulle gambe, e qualcuno gli leccava il mento.

Un cane! riconobbe Gianni. Se cè un cane, ci sarà anche il padrone nei dintorni.

Riuscì a riaprire gli occhi, davanti a lui un piccolo cane anziano. Un volto noto, ma dove Dove aveva visto quel cane?

Dimprovviso la memoria si accese.

Rivide una casa tra le fiamme, la gente salvata dai colleghi. Poi, da una finestra rotta, un abbaio forte.

In casa cè un cane?! urlò Gianni a un uomo che stava in ambulanza.

Sì! Cè un cane Non siamo riusciti a prenderlo, era tutto troppo confuso

Ma perché non lavete detto subito!? urlò Gianni scattando verso la casa in fiamme.

Lo fermavano, era troppo rischioso: il tetto poteva crollare da un momento allaltro. Ma non ascoltò nessuno.

Dopo dieci minuti, con i vestiti semi-bruciati e tossendo, Gianni uscì portando il cane in braccio.

Lo consegnò al proprietario, ma rimase lì a lungo, guardando negli occhi di quel cane.

Ci lesse un GRAZIE UMANO immenso, una riconoscenza infinita per la vita che aveva ricevuto, rischiando la propria.

Riaprì gli occhi, e tutto tornò buio. Buio e freddo.

Bau bau! continuava a latrare il cane, scodinzolando e leccando Gianni sulla panchina.

Ricordava il suo salvatore. E adesso voleva aiutarlo.

Se puoi sussurrò Gianni. Trova aiuto. Chiama qualcuno.

Poi svenne.

Il cane lo ascoltò. Ogni parola. Così corse via, deciso a trovare qualcuno nel parco.

Si avvicinò a uno studente fuori dal chiosco dei panini, a una mamma col bambino sulle strisce pedonali, a un uomo che comprava il giornale.

Ma niente

Nessuno capì cosa volesse. Anzi, lo scacciarono, temendo che fosse pericoloso. Ma lui chiedeva solo aiuto.

*****

Alla fermata dellautobus, Chiara e Matteo non ottennero informazioni: nessuno aveva visto il signore della foto che Chiara aveva preso dallalbum di famiglia.

Time was ticking.

Andarono in ogni negozio, in ogni cortile vicino.

Nessuna traccia. Il telefono continuava a squillare a vuoto. Dove sei, papà? Dove?

Passando vicino al parco, Chiara sentì abbaiare forte. Si voltò di scatto, vide un cane anziano che insisteva ad abbaiare alle persone e si allontanava subito se qualcuno tentava di cacciarlo via.

Vai via, bestiaccia! gridò un pensionato con il bastone. Non fanno che importunare!

Che cè? le chiese Matteo, vedendola fermarsi, mentre stavano correndo verso il parcheggio dei taxi, con la speranza che qualcuno avesse visto Gianni.

Non so Quel cane non abbaia a caso. Vuol dire qualcosa non saprei spiegare, lo sento.

Il cane la fissò: negli occhi cera più di una semplice richiesta, quasi una supplica.

Chiara, dove vai?

Ma lei non ascoltava.

Seguì il cane, che abbaiava forte mentre la conduceva dentro il parco, dove su una panchina giaceva privo di sensi Gianni. Ma respirava ancora.

Era salvo!

Papà! urlò terrorizzata Chiara, sollevando la testa del padre e cercando di svegliarlo. Matteo, chiama il 118!

*****

Lambulanza arrivò in fretta, portarono Gianni al pronto soccorso di cardiologia.

Chiara, portando con sé il cane, corse con Matteo alla macchina e via in ospedale.

Appena poté, chiamò la madre, raccontando tutto in due parole e promettendo aggiornamenti.

Vostra padre è stato fortunato disse il medico uscendo dalla rianimazione. Lavete trovato appena in tempo. Mezzora di più e sarebbe stato troppo tardi.

Vivrà?! chiese Chiara, asciugandosi le lacrime.

Vivrà.

Uscì fuori, corse da Matteo, che aspettava con il cane accanto allauto, si inginocchiò e abbracciò forte lanimale.

Grazie grazie per papà.

Come sta? chiese Matteo.

Ora va tutto bene. È salvo, rispose stanca Chiara. Grazie a lui, indicando il cane.

Ha il collare. Sicuramente è di qualcuno.

Sì, ma secondo me dobbiamo portarlo a casa con noi finché non troviamo il padrone. Ha salvato la vita a papà, non posso lasciarlo in strada.

Certo, amore.

*****

Antonina, Matteo e Barry (così si chiamava il cane, la medaglietta era incisa sul collare) aspettavano davanti allospedale con lo sguardo fissato sullentrata.

Dopo dieci minuti uscirono Chiara e Gianni.

Barry, felice, accorse ad accoglierlo, saltando e abbaiando.

Eccolo papà, è lui che ti ha salvato. Il regalo più prezioso di questo compleanno: la vita.

Grazie, amico mio, Gianni sorrise e accarezzò il cane. Ma i suoi padroni? Sicuro che ne abbia.

Abbiamo messo annunci online, ma finché eri in ospedale nessuno si è fatto vivo.

Poi Antonina si avvicinò a Gianni. Piangeva, le mani tremavano, ma aveva il sorriso.

Grazie, Gianni, di essere qui.

Scusami, Tonia, per non averti detto che non stavo bene. Credevo passasse.

Ti perdono. Andiamo a casa? Festeggiamo il secondo compleanno?

Andiamo.

*****

Quanto a Barry, Gianni tentò cercare i padroni, arrivando persino davanti la casa che era bruciata un anno prima.

Ma non trovò nessuno. I vicini dissero che i vecchi proprietari erano andati in unaltra città, abbandonando il cane. Forse non avevano tempo o voglia di portarlo

Barry restò a vivere con Gianni. E, sapete, era davvero felice.

Gianni lo era altrettanto.

Insieme a Barry andò finalmente in ufficio per prendere la pensione, passarono pomeriggi al lago, e insieme a Matteo andarono a prendere Chiara dallospedale, quando nacque la nipotina.

Auguri, papà! sorrideva Chiara. Ora sei nonno di due ragazze!

Che felicità, figlia mia!

Bau! fece Barry, contento che le persone che amava fossero finalmente tranquille e felici.

Insomma, poco a poco la vita di Gianni tornò a brillare. E fino alla fine dei suoi giorni, Gianni non smetterà mai di ringraziare Barry per avergli regalato una nuova vita.

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