Ricordo ancora quella vicenda come fosse ieri, anche se ormai sono passнули molti anni. All’epoca, molti uomini uscivano distrutti da un divorzio, ma non Edoardo Bellini. Lui splendeva come chi ha appena vinto la lotteria.
Nel corridoio del Tribunale Superiore di Milano si riaggiustava la cravatta di seta, convinto di aver ottenuto la società, la villa al Lago di Como e persino la libertà, lasciando lex moglie, Giuliana, senza nulla.
Ma Edoardo aveva dimenticato un dettaglio: il padre di Giuliana. A scacchi non si festeggia mai la vittoria finché il re non è messo in scacco matto e proprio il re stava per entrare.
Nella sala riservata, Edoardo bisbigliò al suo avvocato, Riccardo Malfatti:
Il novanta per cento degli attivi liquidi. Lazienda è tutta mia. Non credevo si sarebbe arresa così facilmente.
Riccardo annuì con espressione precisa e calma, scorrendo i fascicoli sul tavolo lucido di noce.
Edoardo rise tra sé, ricordando come Giuliana non avesse nemmeno chiesto la villa al Lago; mandò subito un messaggio allassistente per ordinare dello spumante.
Si sentiva invincibile, ignaro che il divorzio gli sarebbe costato ben più dei soldi.
Nellaula 14, Giuliana sedeva composta, vestita in modo sobrio, i capelli raccolti.
Sembrava arrendersi, ma nei suoi occhi si nascondeva una strategia ben ponderata.
Lasciagli la società, la villa sussurrò al suo avvocato, Tommaso Bianciardi Lui si misura con ci che può contare.
Se glielo concedo, abbasserà la guardia. E proprio lì voglio colpirlo.
Edoardo entrò, trasudando arroganza. Fece un sorriso condiscendente a Giuliana: Non ti mancherà nulla, disse. Ma Giuliana restò impassibile.
Entrò la giudice Evelina Parodi e il silenzio calò sulla sala. Siamo qui per la sentenza definitiva del caso Bellini contro Bellini, annunciò.
Laccordo pare evidentemente a favore del convenuto, il signor Bellini.
Riccardo rispose serafico: Il mio cliente cerca solo la pace, vostro onore.
La giudice rivolse lo sguardo a Giuliana: Lei rinuncia a ogni pretesa sulla società e sulla residenza Bellini. Conferma?
Non desidero nulla dalla Bellini & Associati, rispose Giuliana. Voglio solo un taglio netto.
Il petto di Edoardo si gonfi di trionfo finché le porte dellaula non si aprirono scricchiolando.
Enzo Stella, padre di Giuliana, avanzò appoggiato al bastone, che risuonava sul marmo come una dichiarazione di guerra. I suoi occhi sincrociarono subito con quelli di Edoardo.
Obiezione, disse Enzo con voce ferma. Quei beni non appartengono al signor Bellini.
Edoardo fece una smorfia: Avrà perso il conto, ormai. È solo un vecchio orologiaio di Lambrate.
Enzo ignorò lo scherno e pose una cartella di cuoio consunta davanti a Edoardo. Aprila, ordinò Giuliana con voce gelida.
Dentro, una foto in bianco e nero e un documento: Fondo familiare fiduciario Stella.
Vector Logic, il software e la villa al Lago appartenevano da tempo al fondo e ora passavano a Giuliana dopo il divorzio. Il volto di Edoardo sbiancò all’istante.
Non possiedi software, casa né società, disse Enzo.
Per dieci anni hai vissuto in affitto nella tua stessa vita. Ora il contratto è scaduto.
Giuliana si ravvivò le labbra: Possiamo parlare degli alimenti, ma io non intendo pagarli.
Riccardo, in preda al panico, sfogliava i documenti: La licenza è revocata. Senza questa la Bellini & Associati non vale nulla.
Il contratto statale è annullato. Rischiate un procedimento penale per truffa.
Enzo si appoggiò al bastone: Io riparo le cose. Tu, Edoardo, invece sei a pezzi.
Sono io che ho creato questa azienda! Quel contratto valeva 400 milioni di euro! gridò Edoardo.
Giuliana fece un passo avanti: Quel contratto dipende dal mio codice, Edoardo. Vector Logic.
Per dieci anni mi hai detto che non capivo niente di affari, mandandomi a lavori noiosi.
Ma ero io a costruire limpero. Ogni aggiornamento, ogni modifica notturna era farina del mio sacco. Tu ti prendevi i meriti.
La voce di Enzo riecheggiò nella sala ammutolita:
La licenza è annullata. La Bellini & Associati non ha più diritto a utilizzare il software.
Edoardo si afflosciò sulla sedia. Quella vittoria immaginata per anni svanì in un attimo.
Comprese che il contratto statale era invalidato senza licenza la società sarebbe crollata; lo attendeva un processo per truffa, e tutto ciò che aveva costruito spariva.
Il sorriso appena accennato di Giuliana rese chiaro il messaggio: lavidità richiede sempre un prezzo salato.
La giudice Parodi dispose una pausa di unora mentre Edoardo e Riccardo tentavano disperatamente di risalire la corrente.
Il Fondo Stella era inattaccabile una trappola preparata dieci anni prima.
Qualsiasi ricorso avrebbe richiesto anni, mentre il contratto statale rischiava di portare accuse pesanti.
Edoardo supplicò Giuliana: 50 e 50, licenziamenti, implorazioni per salvare la compagnia.
Ma lei vedeva oltre. Per anni aveva raccolto ogni indizio di tradimento nelle sue comunicazioni.
Enzo propose laccordo: Edoardo firmava la cessione della Bellini & Associati, lasciava la villa al Lago e il ruolo di amministratore, in cambio della libertà.
Altrimenti sarebbe stato accusato di frode, appropriazione indebita e reati informatici. Incastrato, Edoardo firmò.
Tentò in segreto la manovra Sansone distruggere i server dellazienda, ma Giuliana aveva previsto ogni sua mossa.
La procedura che attivò era in realtà unesca: il segnale finì dirittissimo alla polizia informatica, e fu arrestato in pochi istanti.
Si rese conto troppo tardi di essere stato battuto ovunque. Giuliana ed Enzo erano i veri vincitori.
Giuliana prese in mano la società, cambiandole nome in Vector Systems.
La gestì con discrezione e talento, dedicandosi anche alla pittura e alla bottega di restauro con il padre.
Edoardo ricevette 15 anni di carcere; la sua vecchia vita e il suo impero sparirono come neve al sole.
Alla fine imparò la lezione amara: il vero successo non è il potere o la velocità, ma un fondamento solido. E solo lorologiaio, insieme alla figlia, possedeva davvero il tempo.





