Ah, senti questa storia che mi è venuta in mente, proprio come parlassi con te. Ricorda quella coppia, i Rossi? Non quelli famosi, insomma, Lorenzo e Gabriella.
“Gabriella! Gabriella, dove sei finita?!” La voce di Lorenzo riempiva il soggiorno. “Vieni un attimo, presto! Ho una notizia!”
“Arrivo, arrivo!” rispose lei, asciugandosi le mani bagnate sul grembiule. “Cosa succede? Che è scoppiato un incendio?”
“No, no! Meglio! Molto meglio!” Le saltò incontro quando entrò, afferrandole i gomiti. “Ascolta bene! Ti ricordi di Esposito, il mio vecchio capo? Quello che l’anno scorso è andato in pensione?”
“Certo che lo ricordo. Che gli è successo?” Gabriella si irrigidì. Quando Lorenzo era così agitato, di solito erano guai.
“Mi ha chiamato adesso! Hai presente, sta vendendo un trilocale, in centro! E ce lo offre! Quasi in regalo, Gabriella! Dice che ce lo lascia a metà prezzo perché una volta l’ho aiutato con una faccenda. Ricordi, gli trovai lavoro a quel nipote?”
Gabriella si sedette lentamente sulla poltrona. I pensieri le girarono in testa come foglie in un turbine.
“Lorenzo, che trilocale? Di che parli? Non abbiamo mica quei soldi!”
“Ed ecco la magia!” Si sedette sul bracciolo, parlando veloce ed eccitato. “Esposito dice che si può fare un mutuo! Rate piccole, lui non ha fretta. E poi lui si trasferisce in Sicilia, dalla figlia, l’appartamento in città non gli serve. Gabriella, capisci cosa vuol dire? Abbiamo sempre vissuto ammassati in questo bilocale, e ora questa occasione!”
“Lorenzo, aspetta…” Si massaggiò le tempie. “Ma a noi un trilocale a che serve? I ragazzi sono cresciuti, vivono per conto loro. Questo ci sta anche troppo comodo.”
“Come a che serve?!” Saltò in piedi, cominciando a camminare. “Gabriella, sei una donna intelligente! I nipoti quando vengono, dove dormono? E quando saremo vecchi, magari i ragazzi vengono qui con noi per aiutarci. O prendiamo una badante, serve anche a lei una camera!”
Gabriella lo guardava in silenzio. Trent’anni di matrimonio, e lui era ancora il solito sognatore. Gli sembrava sempre che la felicità grande fosse lì, a portata di mano.
“Quanti soldi servono?” chiese cautamente.
“Beh, l’anticipo è piccolo, tipo trentamila euro. Poi mensilmente, mille euro.”
“Trentamila euro?!” Gabriella manco saltò sulla sedia. “Lorenzo, sei impazzito?! Dove li troviamo soldi così?!”
“Guarda, Gabriella, ci ho pensato su,” le prese le mani sedendosi accanto. “Ricordatì l’anello della nonna? Quello con il diamante? L’ho fatto stimare in gioielleria, vale proprio sui quarantamila euro! Vendiamo quello e i soldi ci sono!”
Gabriella ritirò le mani di colpo.
“L’anello?! Lorenzo Rossi, ma cosa dici?! È il ricordo di tua madre! Te l’ha dato sul letto di morte!”
“E allora?” fece spallucce. “Mamma voleva che vivessimo bene. Ecco, vivremo bene! In un trilocale in pieno centro!”
“E se non riusciamo a pagare le rate? Se succede qualcosa? Ci ammaliamo, perdi il lavoro?”
“Non succederà niente!” la interruppe. “Gabriella, è l’occasione! Capisci? Cose così capitano una volta nella vita!”
Gabriella si alzò, andò alla finestra. Fuori pioveva, e sul vetro scendevano rivoletti di pioggia. Proprio come i suoi pensieri – tutto confuso, niente di chiaro.
“Lorenzo, ne hai parlato con i ragazzi? Cosa diranno?”
“E cosa dovrebbero dire? Saranno felici! Pensa che faccia farà Lucia? E quanto sarà orgoglioso Roberto – i suoi vecchi vivono in centro!”
Lucia, la figlia maggiore, insegnava alle medie. Sempre di corsa, sempre stanca. Roberto, il minore, dopo il militare era andato a Milano, chiamava raramente. Sarebbero felici del nuovo appartamento? Gabriella dubitava.
“Ascolta,” disse senza voltarsi, “magari non c’è fretta? Pensiamoci ancora, parliamone…”
“Con chi parliamo?!” Lorenzo alzò le mani. “Gabriella, Esposito domani vola dalla figlia! Dobbiamo decidere oggi! Sennò l’appartamento lo prende qualcun altro!”
“Ma perché lo offre proprio a noi?” chiese all’improvviso Gabriella. “Non ha mica altri conoscenti?”
“Beh… Dice che siamo persone serie. Di fiducia.”
Qualcosa nella voce del marito la fece voltare. Lorenzo evitava il suo sguardo, giocherellava con la tovaglia.
“Lorenzo, mi stai dicendo tutta la verità?”
“Ma certo! E cosa potrei nascondere?”
“Non so. Però sento che c’è qualcosa che non dici.”
Lorenzo tacque, poi sospirò pesantemente.
“Va bene. C’è un piccolo problema. L’appartamento… beh, non è proprio in condizioni perfette. Serve una ristrutturazione. Importante.”
“Quanto importante?”
“Bé, rifare i bagni, l’impianto elettrico. Magari i pavimenti. E le tappezzerie, ovviamente…”
“Lorenzo!” Gabriella tornò a sedersi. “Ma costerà altri soldi! Un sacco di soldi!”
“Però poi staremo come dei pascià!” parlò con fervore. “Gabriella, ho sempre sognato un appartamento così! In centro, col soffitto alto, le decorazioni! Come nei film di una volta! E adesso la possibilità!”
Gabriella guardava Lorenzo e vedeva nei suoi occhi lo stesso lampo di trent’anni prima, quando la corteggiava. Anche lui allora faceva progetti, raccontava di come avrebbero vissuto. E lei aveva creduto. Sposata, figli, lavoro, risparmi. Lui che sognava sempre qual
E così, mentre il silenzio di quelle stanze vuote si faceva più pesante, capirono che a volte il regalo più grande è apprezzare quel che già si ha, invece di inseguire sogni costosi che svaniscono come fumo.






